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sabato 9 giugno 2007

In primavera il pallone rimbalza meglio

In questi primi giorni di giugno strade e piazze sono invase da orde di ragazzini. Sono liberi dalla scuola. La mia simpatia va soprattutto a quelli che urlano e corrono dietro ad un pallone; anch’io andavo matto per il calcio. Tuttavia… scusate, mi tolgo la camicia di forza perché comincio ad aver caldo. Bene, ricordo quella sensazione di libertà e di gioia che mi avvolgeva nelle sere di maggio, quando ero ormai libero dalla schiavitù di greco, latino e matematica e nell’aria echeggiava la parola magica: ”Partitina?” Era come abracadabra e rendeva più sopportabili le ansie scolastiche e (forse) anche quelle amorose.
Le attività sociali nel mio quartiere? Il calcio e le sassaiole. In effetti, il calcio era solo un po’ meno ammaccante, comunque si ispirava ad una mentalità e ad un’organizzazione tribale o paramilitare. Ogni via o gruppo di palazzine aveva una o 2 squadre, ogni parte di quartiere disponeva di un campo cui potevano accedere solo le squadre di quella parte. I tornei e le partite erano intesi come una sfida per l’onore tra clan rivali; perdere una partita significava attirarsi l’accusa di vigliaccheria. Essere eliminati da un torneo era come essere considerati eretici nel Medioevo.
Avevamo tutti una squadra-mito. In campo rispettivamente nazionale ed internazionale, le mie erano il Cagliari di Riva e l’Olanda di Cruijff. Ho sempre detestato il Brasile, benché per me Pelè sia davvero o rey, il re del calcio: anche più di Maradona. Ma in generale, ho sempre trovato il gioco brasiliano esibizionista, con tutto quell’armamentario di dribblings, finte, tocchetti ecc. Così, la mia regina del calcio rimane l’Olanda del ’74: e non solo perché poteva schierare campioni come Cruijff, Neskeens, Krol, Suurbier… Del resto, non scherzava neanche la Germania con Maier, Breitner, Beckenbauer e Gerd Muller o la Polonia con Lato, Deyna e Tomaszkewski.
Ma quell’Olanda ha scardinato il dogma che ogni giocatore fosse ancorato al suo ruolo per sempre, come una sorta di servo della gleba del calcio. Una volta difensore, attaccante o centrocampista, rimarrai tale per sempre: finchè morte non ti separi (dal tuo ruolo). Ma nell’Olanda del ’74 c’era una continua rotazione di ruoli, inoltre correvano e marcavano tutti, tiravano da lontano, piedi e teste degli olandesi trasformavano il campo in un gigantesco flipper. Era esaltante.
Quando seguo le partite dei ragazzini ritrovo molta di quella sensazione di libertà e di gioia che provavo alla loro età. Quella mancanza di schemi, quella voglia di correre e di gridare… un po’ come rivedere una discesa di Cruijff o un lancio di Krol. E pazienza se giocano alla brasiliana.

4 commenti:

  1. Spiegel Mening11 giugno 2007 11:27

    Scorrendo i mitici nomi dei protagonisti del calcio anni '80 vestiti dei tuoi ricordi d'infanzia ho fatto anch'io un balzo nel tempo sbucciandomi le ginocchia su campetti sterrati, rincorrendo fantastiche immaginarie coppe da torneo di mondo-quartiere-strada-cortile. Due frasi però mi hanno portato a rivedere il calcio quasi fosse specchio metafora di vita e società.
    "...ha scardinato il dogma che ogni giocatore fosse ancorato al suo ruolo per sempre, come una sorta di servo della gleba del calcio. Una volta difensore, attaccante o centrocampista, rimarrai tale per sempre: finchè morte non ti separi dal tuo ruolo."
    Provo a sostituire alcuni termini:
    "...ha scardinato il dogma che ogni individuo fosse ancorato al suo ruolo per sempre, come una sorta di servo della società. Una volta insegnante, ingegnere o astronauta, rimarrai tale per sempre: finchè morte non ti separi dal tuo ruolo."
    Quante frustrazioni derivano proprio dall'essere schiavi, nella vita, del proprio ruolo? Ben venga allora come augurio per tutti: "...quella sensazione di libertà e di gioia...Quella mancanza di schemi,quella voglia di correre e di gridare..."

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  2. Riccardo Uccheddu11 giugno 2007 23:48

    Rif. Spiegel mening.
    Salve, Spiegel mening. Sono molto d'accordo con quanto hai scritto, "sostituzione" in stile specchio compresa.
    In effetti, più della rotazione calcistica è importante quella (scusa la parola) esistenziale.
    Il calcio olandese è stato soltanto uno dei momenti divertenti degli anni '70, ma faceva parte di un clima di grande libertà e sperimentazione.
    Per questo mi disturba parecchio vedere quel periodo ridotto a fenomeni, pur terribili, quali droga e terrorismo.
    Spero che si possa ricreare il clima migliore dei '70, magari con meno illusioni.
    A presto, Spiegel

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  3. Chi si dimentica quei giorni, caldo, odore di asfalto e cemento, e sempre, sempre a giocare a pallone

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  4. A proposito di "attivività sociali" di fine anno scolastico e relativi "ruoli", penso che quelli che hanno la nostra età.....(io sono una "femminuccia" del sessantuno), sanno e ricordano molto bene che ognuno aveva e doveva rispettare il proprio!Maschietti da una parte e femminuccie dall' altra o quasi....
    Senza dare le "colpe" a nessuno , forse samo cresciuti TROPPO dentro i ruoli....pagando qualche conseguenza nella vita, da adulti!
    Probabilmente siamo cresciuti anche nelle vicinanze perchè ricordo molto bene le "partitine" tra voi maschietti.
    Le sassaiole forse erano l' unico modo per manifestare un po' di sana ribellione alle regole, spesso troppo rigide impartite attraverso l' educazione dai nostri genitori e dall' ambiente.
    Qualche volta avrei voluto rompere i vostri schemi e mischiarmi in una delle vostre bande e invertire le vostre regole tribali o anche, perchè no, combattere con voi, ma puntualmente venivo allontanata e cacciata fuori dal vostro territorio e dalla vostra banda, a giocare con le bambole insieme alle altre "femminuccie".
    L' unico privilegio era beccarmi una sassata in testa e tornare a casa ma zitta e senza piangere, per non prendermi anche le botte dei miei....
    Oggi quella femminuccia è convinta che (senza capovolgere niente), è bene ma soprattutto salutare ROMPERE E USCIRE DAGLI SCHEMI che
    spesso non sono altro che brutte e inutili gabbie .
    Per favore apriamo quelle che ancora esistono e che sono rimaste in piedi, quelle che ancora alimentiamo con le nostre ipocrisie e voliamo più in alto che possiamo.
    Fuori possiamo trovare la risposta alla nostra sete di verità e forse la realizzazione di molti nostri sogni, rimasti ancora chiusi e imprigionati da troppo tempo!

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