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giovedì 2 agosto 2018

Strage di Bologna: finalmente i mandanti?


Sulla strage della stazione di Bologna, quando dell'esplosivo causò la morte di 85 persone ed il ferimento anche molto grave di altre 200, non si sono mai scoperti i mandanti. Del resto, non lo sono stati neanche quelli di tante, troppe altre stragi.
Sia chi indaga su questi tragici fatti sia il cittadino comune, si imbatte in sigle ed entità tra loro anche molto diverse, che rimandano però ad una realtà avente una sola costante: l'aver sempre agito nell'ombra e sempre contro la democrazia. Mi riferisco a neofascisti, settori della massoneria, uomini dei servizi segreti deviati, fondatori di organizzazioni segrete, mafia e criminali comuni che però si mettevano volentieri al servizio dei soggetti citati.
Così, l'impressione che ricaviamo un po' tutti è di una pazzesca confusione. Una confusione che non ci fa capire per niente chi abbia dato certi ordini; perché lo abbia fatto; da chi sia stato coperto prima, durante e dopo la strage.
Allora molti pensano di esser sprofondati all'interno di un tragico mistero, che per la sua oscurità ed assurdità, non potrà mai esser svelato.
Tuttavia, il perché qualcuno debba ordinare certi massacri, dovrebbe essere chiaro. L'obiettivo? Creare nel Paese un clima di terrore tale, per uscire dal quale le persone accettino o addirittura chiedano a gran voce qualsiasi misura... anche la più antidemocratica. A quel punto, respinte le masse dalla vita democratica, il lugubre intreccio di certi interessi & personaggi avrebbe in pugno tutto.
Ma finalmente: “L'avvocato generale Alberto Candi e il sostituto procuratore generale Nicola Proto”, hanno iscritto: “I primi nomi nelle scorse settimane, dopo aver sentito diversi testimoni e aver svolto rogatorie in Svizzera sui conti correnti riconducibili al venerabile maestro della loggia P2 Licio Gelli.”1
Ricordiamo che la loggia massonica P2 diretta da Gelli è stata considerata di natura eversiva, e pare che egli abbia avuto un ruolo nel colpo di Stato tentato tra il 7 e l'8 dicembre del 1970 dal capo della formazione repubblichina X MAS, Junio Valerio Borghese. Egli avrebbe ricevuto il contrordine appunto da Gelli: il che dà però un'idea del suo potere...2
Del resto, Gelli non fu mai estraneo al fascismo: infatti, a Pistoia, fu “l'ultimo federale del Pnf” (Partito nazionale fascista).3
Inoltre, non risulta che abbia mai preso la distanze dal regime mussoliniano né dal fascismo in generale; fu anzi in ottimi rapporti coi generali golpisti argentini. E dalle autorità argentine, ricevette “anche un passaporto diplomatico.4
Ancora: Gelli fu accusato di aver rivestito un ruolo attivo anche nel sequestro Moro, e comunque: “I principali posti di responsabilità all'interno dei servizi segreti erano occupati da uomini iscritti alla P2,come il comandante della Guardia di Finanza Raffaele Giudice.”5
Il quadro fin qui delineato potrebbe arricchirsi di molti altri, inquietanti, particolari, che vanno indietro nel tempo e che superano la figura di Gelli... benché egli non sia mai uscito da tale quadro. Appunto esso prevedeva la sopravvivenza di bande fasciste anche dopo la Liberazione; la raccolta di ingenti somme di danaro per la prosecuzione della lotta; “nuclei di sabotatori...”; movimenti di merci tra l'Italia e la Svizzera e coltivazione di conti bancari appunto in territorio elvetico; infiltrazione negli stessi partiti antifascisti di elementi che propugnassero le: “Tesi più paradossalmente radicali (…). Così, seminando sciagure su sciagure, suscitare il rimpianto del fascismo e, al momento opportuno... riacciuffare il potere.”6
Certo, il discorso è complesso, quasi folle... ma vicino a quel che leggiamo a proposito della follia di Amleto: in essa vi è “del metodo.”7 Ora però vorrei chiudere il cerchio.
Bene: “Sotto la lente dei magistrati è finito il cosiddetto 'documento Bologna',” un documento che “riporta il nome della città seguito dal numero di conto corrente di una banca svizzera e una serie di cifre affiancate da alcune diciture. Gli inquirenti a febbraio sono andati a Ginevra e hanno chiesto alle banche elvetiche tutte le informazioni su quel conto.”8
In attesa delle dovute risposte sono state però: “Sentite molte persone in veste di testimoni e qualcuno, che all'epoca era vicino a Gelli, ha raccontato di versamenti dai conti riconducibili all'ex capo della loggia massonica ad ambienti dei terroristi di estrema destra.”9
Entità dei versamenti in questione. Si parla di: “Milioni di dollari usciti dalla Svizzera tra luglio 1980 e febbraio 1981, e il documento ha l'intestazione 'Bologna 525779 xs', numero e sigle che corrispondono a un conto svizzero di Gelli.10
Inoltre: “Altre note, scritte a mano dal capo della P2, riguardano pacchi di contanti da portare in Italia: solo nel mese che precede la strage almeno quattro milioni di dollari.”11
Insomma, forse dopo 38 anni. stiamo arrivando ai mandanti. Certo, Gelli è morto, ma secondo me è comunque importante scoprirne almeno uno; probabilmente, il principale.
Però credo che non si debba considerare responsabile della carneficina del 2 agosto 1980 il solo Gelli, bensì tutto un insieme di forze che si sono opposte da sempre al benessere ed all'ascesa del nostro popolo. Una volta, come ai tempi di Bava-Beccaris o e di Mussolini, quelle forze agivano alla luce del sole; in tempi più recenti, hanno dovuto nascondersi e colpire nell'ombra. Ma non per questo si sono dimostrate meno feroci.
Dobbiamo però alla “tenuta” delle istituzioni democratiche ed alla maturità dimostrata dai lavoratori, se non abbiamo conosciuto soluzioni cilene o un revival del tragico ventennio.







Note

1 Il resto del Carlino, 23 luglio 2018, articolo di Gilberto Dondi, disponibile anche in rete col titolo Strage di Bologna, primi indagati nell'inchiesta sui mandanti.
2 Chi era Licio Gelli e che cos'era la P2, a cura di Ermes Antonucci, La Stampa, 16/12/2015.
3 Vincenzo Vasile, Turiddu Giuliano, il bandito che sapeva troppo, Roma 2005, p.90.
4 Chi era Licio Gelli, art. cit. Ancora nel 2008, durante la trasmissione su Odeontv Venerabile Italia, Gelli dichiarò fiero: “Io ho combattuto per il fascismo, sono fascista e morirò fascista.”
5 Chi era Licio Gelli, art. cit.
6 Per tutto questo cfr. V. Vasile, Turiddu Giuliano, il bandito che sapeva troppo, op. cit., pp.90-94 ed anche pp.95-99.
7 William Shakespeare, Amleto, Fabbri Editori, Milano 1985, atto secondo, scena seconda, p.161.
8 G. Dondi, Strage di Bologna, art. cit.
9 G. Dondi, Strage di Bologna, art. cit.
10 Strage di Bologna, così servizi segreti deviati e P2 aiutarono i terroristi, L' Espresso on-line, 28 luglio 2018.
11 Strage di Bologna, così servizi segreti deviati e P2 aiutarono i terroristi, art. cit.

martedì 31 luglio 2018

Un discreto 31 luglio


Luglio è quasi finito, ma ovviamente, questa non è colpa mia.
Sono qui, nel mio regno (la cucina) con un programmino niente male: scrivere qualcosa per alimentare il mio blog denutrito con in sottofondo Tracy Chapman, B.B. King, Corelli, Vivaldi e Telemann.
Purtroppo, Tracy mi ricorda il periodo del militare, in cui conobbi il grande sergente Pilia (non lo dico ironicamente) ed alcuni cari amici, però si concluse con la morte di mio padre.
Vabbe', lasciamo perdere.
Con Fast car la Chapman scrisse una canzone che prima o poi commenterò su questi telematici schermi.
Sorseggio il caffè. Sono in piedi dalle 7.45.Chi me lo fa fare? Perché non dormo, dato che sono in vacanza?
Semplice: ho bisogno di impiastrare i fogli. E la bile va espulsa sotto forma di aggettivi, punti esclamativi, interrogativi, dialoghi, riflessioni... Sotto forma di scrittura, insomma.
Ma ecco che riappare I.I., il mio interlocutore immaginario. Spero che non abbia la luna storta... né altre parti del firmamento.
Ciao, Riccardo. Che cosa fai, come al solito perdi tempo scrivendo le tue scemenze?”
Aveva la luna storta. E magari anche qualche asteroide.
Ciao, Interlocutore. Beh, non posso certo scrivere le scemenze di un altro.”
Dovresti cercarti un editore in grazia di Dio e piantarla di rompere le scatole a tutti quanti.”
Non sopporto più editori che non rispondono mai.”
Andai al lavandino e lavai un bicchiere, la tazzina del caffè, il cucchiaino ed il piano cottura. Sono sempre stato uno dei tipi + disordinati di tutti i tempi, ma quando scrivo, odio essere circondato dal disordine.
Ecco, bravo... lava, lava... Vuoi un suggerimento? Cercati un lavoro come lavapiatti.”
Già fatto. Non mi hanno neanche risposto. Comunque, a settembre spero di riprendere ad insegnare: andrei (come sempre) ovunque. Se ricordi, ero disposto a trasferirmi perfino a S. Antioco, che si trova a 90 km da Cagliari.”
Sì, in effetti non ti ho mai considerato un poltrone. Però non ti sai... accidenti, non ti sai vendere! Se sul mercato uno non sa fare una cosa come quella, è finito. Finito, bello mio. Kaputt.”
Io sono sempre stato finito: però anche in questo, I.I., consiste la mia gloria o almeno, la mia fama.”
Gloria, fama? Ma se non ti conoscono neanche i tuoi parenti! Ieri sera ti ha incontrato zio Gino e ha pensato che fossi il suo idraulico.”
Risi, ma con notevole agilità finsi di aumentare il volume della radio. In realtà scivolai alle spalle di I.I. e ringhiai: “Non muoverti o ti pianto un aggettivo nella schiena.”
Ma Ric...”
Zitto! Un'altra parola e ti taglio la gola con un superlativo. Ora sparisci. In questa casa nessuno può venire a disturbare il sottoscritto, soprattutto quando scrive ed ascolta della musica!”
Sparì.

venerdì 29 giugno 2018

Da questa terra di roccia e di vento


Spingo avanti il mio niente
ma, sai, sto benissimo...
anche perché potrebbe andare peggio che malissimo.
Da questa terra di roccia e di vento
un giorno, bello o brutto, mi sono alzato
ed ho iniziato a correre...
qualche volta perfino a camminare.

Perché da questa terra di roccia e di vento
dove la gente muore d'amore, di vendetta o di zero lavoro,
ho imparato a nascondere le lacrime
e purtroppo, perfino la gioia.

Apro il mio cuore ed il blues si accomoda,
chiudo i miei occhi ed i vecchi sogni ritornano...
sogni di giustizia e di verità
che però, sia chiaro,
nessuno potrà realizzare solo con baci e sorrisi.

Perché questa terra di roccia e di vento ci ha insegnato
che nessuno, davvero nessuno regala niente
ed a chi ha troppo,
quel troppo bisogna strappare...
anche col ferro e col fuoco, se necessario.

Ridicolo becchino di me stesso,
trascino ogni giorno un carretto pieno di ossa e di incubi,
ma tutto questo non mi rende amaro o cattivo...
solo consapevole di quel che mi ha reso uomo
e di quel che ancora dovrò fare per rimanerlo...
o per diventare un uomo migliore di quello che sono...
su questa terra, su questa terra di roccia
su questa terra di roccia e di vento.

lunedì 21 maggio 2018

Pioggia, ruote, pozzanghere ecc. ecc.


Alle 07.15 di oggi 21 maggio, a Cagliari piove. Ed anche molto. In questo periodo e per la mia città, questo fatto è piuttosto inconsueto. Da noi è abbastanza raro che piova in dicembre, figuriamoci a fine maggio e con questa abbondanza.
Però niente da eccepire sulla pioggia: talvolta, d'estate, per le scarse o talvolta inesistenti piogge, rischiamo il razionamento dell'acqua. Quindi, anche io come tanti miei concittadini, canto Singing in the rain.
Purtroppo, the rain trasforma molta gente in altrettanti piloti di Formula 1. Persone che magari di solito non superano i 60 km/h, quando piove diventano delle saette su ruote.
Il che non è per niente piacevole per chi (come il sottoscritto) viaggia solo in pulman e/o in corriera, e di mattina presto si trova alla fermata dell'uno o dell'altra... e si trova letteralmente innaffiato dall'acqua delle pozzanghere che gentili piloti e pilotesse, gentilmente gli schizzano addosso. Che cosa significa, questo? Che cos'è... la pluvialità come stimolo alla velocità automobilistica?
Buoni concittadini, stimate concittadine che vi inoltrate nella giornata con indomito spirito lavorativo, commerciale, esplorativo ecc. ecc., una preghiera: non inzuppate più questo ormai stagionato precario della scuola. Mentre sfrecciate col vostro consueto eroismo, siate indulgenti con chi nei suoi romanzi & racconti, vi celebra con affetto.. sia pure, talvolta, anche con qualche stilettata satirica.
Del resto, anche il sottoscritto satirizza sé stesso. Molto. Parecchio. A volte, perfino volentieri.
Comunque, tutto bene. Amo la pioggia. Adoro sentire Lady Rain tintinnare sui tetti e rimbalzare sui vetri delle finestre. Apprezzo ancor di più la pioggia, che come si chiedevano i Creedence, chi potrà fermare (Who'll stop the rain?), quando corre sulla Terra scortata da una certa foschia... e da un'improvvisa nebbia. Sarà il mio gusto per il misterioso, il gothicus o addirittura per lo spaventoso. Chissà.
Comunque, ora sono le 11.25 e sto tornando a casa; tra corriera e pulman vari, non arriverò prima delle 12.30.
Sto attraversando Capoterra, una cittadina a 13 km da Cagliari. Le campagne appunto di tale cittadina sono molto rilassanti, se accarezzate dalla pioggia. Cabuderra (in sardo) è stata dotata dal Gran Capo che sta nei Cieli di alcune montagne, che in inverno sono avvolte da nebbie e nuvole che spesso, nascondono le cime appunto delle mountains.
In questo momento la strada sta pensando bene di condurmi da Capoterra verso la spiaggia che si trova in località “Giorgino” e già che c'è, il simpatico nastro d'asfalto attraversa anche parte della laguna di Santa Gilla.
A poca distanza vedo il porto-canale, che purtroppo chiuderà (ma spero proprio di no!) tra non molto...
Alla mia sinistra ecco Sa illedda (L'isoletta, sempre in sardo) ed il ponte che conduce a Cagliari. Mi preparo per scendere: tra poco raggiungeremo la stazione delle corriere.
A presto!

mercoledì 25 aprile 2018

Alcune riflessioni sul fascismo


Il fascismo sorse in Italia il 21 marzo del 1919. Finì dopo la Liberazione avvenuta il 25 aprile e dopo l'esecuzione (28 aprile) da parte dei partigiani del suo fondatore, Benito Mussolini.
Egli aveva preso il potere il 31 ottobre del 1922, in seguito alla marcia su Roma di tre giorni prima; tuttavia, tale marcia non fu certo contrastata dalla monarchia, dall'esercito, dall'alta borghesia e dal governo del tempo, allora guidato da Facta.1 Essa fu quindi più che una dura ed avversata azione militare (benché i fascisti fossero piuttosto agguerriti), un giocare per così dire sul velluto. Ma evidentemente, questo non toglie nulla al suo carattere profondamente intimidatorio ed antidemocratico.2
Comunque, un discorso sul fascismo non può prescindere dalla figura del suo capo. A rigore, si potrebbe parlare di “mussolinismo.” Probabilmente egli incarnò molte delle tare tipiche dei membri di certe classi del nostro Paese.
Come scrisse, infatti, Gramsci, già da quando l'allora socialista Mussolini avrebbe potuto guidare i lavoratori durante la “settimana rossa” del 1914: “Egli era allora, come oggi, il tipo concentrato del piccolo borghese italiano, rabbioso, feroce impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale dai vari secoli di dominazione dagli stranieri e dai preti: non poteva essere il capo del proletariato; divenne il dittatore della borghesia.”3
Gramsci sottolinea inoltre quel: “Roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro ferocia meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato.”4
Si trattava di un insieme di atteggiamenti volti ad impressionare, più che a convincere; a dirigere l'attenzione verso la figura di un mitico combattente, non ad orientare il pensiero verso i problemi reali. Egli si fece chiamare “duce”, dal latino dux che significa comandante, generale; l'uomo vedeva sé stesso come una sorta di invincibile condottiero romano. Forse un nuovo Giulio Cesare, chissà.
Ma Mussolini non guidò personalmente la marcia su Roma: raggiunse la capitale senza correre alcun rischio viaggiando in vagone-letto.5
Forse durante la settimana rossa egli dimostrò del coraggio. Si trattava però di qualcosa di puramente fisico, dote questa che lo calava nel ruolo dell'uomo duro, pronto a guidare scontri e rivolte. Non vi era però in lui la capacità morale ed intellettuale del vero capo, cioè l'attitudine al ragionamento, la disponibilità all'ascolto, la capacità di accogliere in una sintesi anche posizioni magari contrarie alle sue.6
Del resto, diede prova del suo preteso coraggio quando travestito da soldato tedesco, cercò di fuggire dall'Italia.7 Ancora: la prova dell'amore provato da lui e dal suo regime per il Paese, è dimostrata dalla creazione della repubblica di Salò... quella che fu: “In realtà uno Stato fantoccio,  un regime collaborazionista dei tedeschi.”8
Le crudeltà commesse anche da italiani, sia pure fascisti, nei confronti dei loro connazionali nonché l'interiorizzazione di stili di comportamento nazisti (sul piano simbolico come su quello pratico), risultano già dal fatto che il regime repubblichino si prestò alla creazione di SS italiane.9 Tutto questo condusse ad un'ondata di massacri, devastazioni, saccheggi, furti, stupri, torture: il che fu sempre sostenuto ed anche compiuto dai repubblichini. Del restò, come provò il gen. Karl Wolff, comandante delle SS tedesche in Italia, il Mussolini di Salò era totalmente controllato da lui e da funzionari nazisti.10
Esiste comunque un filo che lega dall'inizio alla fine il fascismo a sé stesso ed al nazismo: la sua natura, che era profondamente violenta. Ancor prima della marcia su Roma, bande fasciste si erano abbandonate a centinaia di atti di violenza contro avversari politici, avevano incendiato sedi di giornali e di cooperative, umiliato e seviziato uomini e donne ecc. ecc.11 
Subito dopo la conquista del potere, Mussolini dichiarò che avrebbe potuto fare del parlamento, da lui definito “aula grigia e sorda”, un “bivacco “ per i suoi “manipoli.”
Ed infatti, dal '22 fino alla fine della guerra, parlamento e libertà democratiche non esisteranno più; dal 1935 al 1939 sulla sola Etiopia, le truppe fasciste lanciarono anche sui civili, “non meno di 500 tonnellate di aggressivi chimici”12; tutto questo, benché i vertici del fascismo fossero pienamente consapevoli d'aver sottoscritto la Convenzione con la quale si erano impegnati“a non fare uso dei gas.”13
Ancora: “Spesso i carnefici italiani si fanno fotografare in posa dinanzi alle forche o reggendo per i capelli le teste mozzate dei patrioti etiopici.”14 Fucilazione di civili, stupri, torture, avvelenamento dei pozzi ecc. ec. Furono in quel periodo la regola.
Dal 1936 al 1939 l'Italia fascista appoggiò militarmente, insieme alla Germania nazista, la ribellione del generale spagnolo Franco contro un governo democraticamente eletto; nel 1938 varò le leggi razziali contro gli ebrei; nell'aprile del 1939 occupò l'Albania; nel maggio sempre del '39 firmò il Patto d'Acciaio: l'alleanza col nazismo.
Nel 1940 entrò in guerra a fianco di Hitler e del Giappone... guerra che si concluse con la distruzione di tantissime nostre città, con la morte ed il ferimento di centinaia di migliaia di persone, la distruzione di infrastrutture, impianti industriali,, opere artistiche ecc. ecc.
Questo è stato il fascismo. Ed è bene che nessuno di noi lo dimentichi. Mai.

 


Note

1 Al riguardo, si è giustamente parlato di “fiancheggiatori” che comprendevano buona parte di quella che allora rappresentava la classe dirigente. Cfr. Marco Palla, Mussolini e il fascismo, Giunti, Firenze, 1996, p.25.
2 M. Palla, Mussolini e il fascismo, op. cit., pp.28-29.
3 Antonio Gramsci, “Capo”, in Antonio Gramsci, Le opere. Antologia, a cura di Antonio A. Santucci, Editori Riuniti/L'Unità, Roma, 2007, p.144.
4 A. Gramsci, “Capo”, op. cit., p.144.
5 Cfr. Roberto Battaglia Giuseppe Garritano, Breve storia della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma, p.7; M. Palla, op. cit., p.29.
6 A. Gramsci, op. cit., pp.143-144.
7 M. Palla, op. cit., 141.
8 M. Palla, op. cit., p.136; Tale “Stato” nacque dopo l'8 settembre 1943. Per il regime di Salò cfr. M. Palla, op, cit., pp.136-139; R. Battaglia G. Garritano, op. cit., pp.117-123; Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. 1943-44, Donzelli, Roma, 2006, pp.146-148. Per sottomissione di Mussolini al nazismo, nonché per massacri, torture ed atrocità di varia natura, cfr. Primo de Lazzari, Le SS italiane, Teti Editore, Milano, pp.45-80.
9 Cfr. P. de Lazzari, Le SS italiane, op. cit., pp.81-116.
10 P. de Lazzari, op. cit., pp.71-72.
11 Per tutto questo cfr. M. Palla, op. cit., pp.19-22; R. Battaglia G. Garritano, op. cit., pp.5-7; Federico Chabod, L'Italia contemporanea (1918-1948), Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 1961, pp. 60-61.
12 Angelo Del Boca, I gas di Mussolini, Editori Riuniti, Roma, 1996, p.20.
13 A. Del Boca, I gas di Mussolini, op. cit., p.38.
14 Ibid., p.47.

venerdì 30 marzo 2018

Buona Pasqua a chi lo merita


Oggi il cielo è pieno di nuvole. Diciamo pure che è un totale lenzuolo di nuvole, il che mi fa venire un sonno pazzesco.
Però ecco che liquido the clouds (le nuvole) e cerco di mettere un po' d'ordine in casa.
Soprattutto nel salotto, che è pieno come sempre di libri, giornali, appunti per scuola, cd, carta di caramelle, penne che non scrivono più e cassette. Musicassette, come si diceva una volta; mica cassette di frutta o di verdura, chiaro?!
Bene: dopo un'oretta di lavoro, il tavolo del salotto non sembra più una discarica comunale, ma appunto un tavolo. E va bene, me lo dico da solo: quando voglio sono anche bravo a mettere ordine.
In questo momento sto ascoltando un disco de The Klezmatics, Jews with horns: si tratta di musica appunto klezmer, cioè un particolare miscuglio di melodie ebraiche, slave e jazz molto originali e divertenti.
Molto bello Freyt aykh, Yidlekh, che significa Siate felici, ebrei. Un brano se vogliamo anche ballabile, sorretto e portato sempre più su (se l'udito non mi inganna) da trombe, clarinetti ed altri strumenti a fiato, nonché da una batteria allegra e saltellante.
Altro molto brano bello è Heyser Tartar-tants, Danza Tartara. Qui oriente, jazz e burlesque si fondono in qualcosa di talmente divertente, che a me ricorda certe comiche di Chaplin.
Potrei parlarvi anche di altri brani, come per esempio In kampf, un canto di lotta dei lavoratori ebrei, scritto in America nel 1889. Ma sarà per una prossima volta.
Ora sto pensando al fatto che il mio ennesimo contratto scadrà il 30 giugno; se non altro, un mese di lavoro in più rispetto al passato. Poi però, sarò daccapo con la ricerca di un altro contratto. Vede, mr. Lou Reed, ci sono molti modi per camminare sulla wilde side, il lato selvaggio. Purtroppo, la disoccupazione è uno di quelli.
Comunque stasera sto bene... tra poco andrò a comprare il vino binu wine vin vinus oinos wein etc. etc.
Presto sarà Pasqua, ma non sarà una Pasqua di resurrezione per gli operai di Livorno; spero però che esista un Paradiso dei lavoratori in cui possano riposare davvero. Possibilmente, senza passare per l'Inferno che hanno dovuto vivere quaggiù. Le righe che ho scritto oggi, per quello che valgono, sono per loro.

mercoledì 28 febbraio 2018

“American idiot”, dei Green Day


Si tratta di un rock senza fronzoli, tutto centrato su basso-chitarra-batteria, e con al centro una voce aggressiva il giusto. Un rock di quelli che ormai, in giro si sentono sempre meno.
A me questo brano ricorda parecchio la musica dei Clash, ma come uno che si riallaccia ad una tradizione, non come una volgare scopiazzatura. Un po' come certe canzoni di Ryan Adams possono ricordare qualcosa di Neil Young, o Ruminations di Conor Oberst, il Dylan di Blonde on blonde o quello di Desire.
Ripeto: il pezzo si basa tutto su una ritmica basso-chitarra molto serrata, sostenuta da una batteria essenziale... un drumming che fa pensare ad un durissimo metronomo. Nel brano, si inseriscono poi degli improvvisi stop di tempo e dei violenti strappi di chitarra: insomma, la chitarra si blocca di scatto e nello stesso modo, riparte. L'effetto complessivo è spiazzante ed insieme esaltante.
Il testo non è meno diretto della musica. American idiot significa “idiota americano.” Billie Joe Armstrong, cantante e chitarrista del gruppo, canta spesso: “Non voglio essere un idiota americano.” Egli aggiunge che non vuole una nazione succube dei nuovi media, quindi chiede ad ognuno: “Senti il suono dell'isteria?”
Il pezzo condanna i “sogni televisivi del futuro” e denuncia un “nuovo tipo di tensione” che manipola le menti e condiziona le azioni delle persone... . spesso in modo davvero invasivo
Così, per rifiutare un incubo in cui non vorrebbe vivere nessuno, Billie ripete fiero: “Non voglio essere un idiota americano” e vede una nazione: "Controllata dai media/ la nazione dell'informazione e dell'isterismo/ che dilaga nell'America idiota.”
In effetti, la mania di trovarsi a tutti i costi sui cosiddetti social e di filmare, registrare e fotografare qualsiasi cosa... anche fatti ed ambienti ben poco interessanti (spesso solo quelli), ebbene, tutto questo ci impedisce di conoscere davvero la realtà. Soprattutto, ci impedisce di vederla in modo critico e personale.
Ma come cantano i Green Day, anche per smentire un ottimismo spesso illusorio: “Non tutto deve andare bene per forza.”
Purtroppo, spesso finiamo un po' tutti per uniformarci a questo discutibile miscuglio di ottimismo a buon mercato e di tecnologia, che talvolta utilizziamo con poco buon senso. Allora anche un bel rock vecchio stile può contribuire a svegliarci un po'.
Inoltre, secondo me è molto utile il confronto tra American idiot e Working class hero di John Lennon, che non a caso è stata ripresa qualche anno fa dai Green Day in versione rockeggiante. Il pezzo di Lennon, infatti, denunciava una tendenza a rimbambire la gente con un uso distorto di sesso, alcol e tv.
Sempre Lennon, stavolta in Remember, attaccava la mania di sognare una società di “divi del cinema.”
In breve: secondo me, nel loro pezzo i Green Day hanno saputo fondere protesta sociale e rock; quello che sa e vuole usare chitarra, basso e batteria come altrettante “armi” e che ci fa ballare coi piedi, ma senza calpestare il nostro cervello. E magari, neanche quello degli altri.

mercoledì 31 gennaio 2018

L'ultimo giorno del primo mese

Oggi,
è l'ultimo giorno del primo mese
dell'anno,
gusto la luce che sopravvive orgogliosa
e quasi gioiosa,
purtroppo ancora molto lontana dalla primavera.




Raccolgo i miei pensieri
ma
archivio il mio dolore o almeno:
ne archivio una buona parte.
Ho deciso, pensato e solennemente stabilito
che
al dolore ed al suo ottuso fascino
è meglio suonarle.

Ho incontrato mr. T.S. Eliot una sera,
mentre vagabondavo nello scintillante ghetto della mia anima...
riflettevo
senza particolari angoli di riflessione
sul lavoro...
che per fortuna ho
e su ordinarie questioni
che di solito,
insolitamente mi tormentano.

Il dolore ritorna
ma stavolta gliele suono davvero:
grandi, sarde testate sulla sua sfrontata fronte
finché mr. Chuck Berry
non immerge la chitarra in acque splendide e fangose
per poi brandirla come Excalibur...
ed io, pur dal crossroad/crocicchio in cui ho sempre
o almeno spesso, spesso, spesso vissuto,
faccio marameo a zio Satana.

Stasera,
ultima sera del primo mese dell'anno,
sono contento
        e la felicità
potrebbe
non esser più
                    un fantasma.