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venerdì 17 giugno 2022

“Joker”, di Todd Phillips

 

Questo film mi è piaciuto moltissimo.

Finora avevo trovato il personaggio del Joker solo in films in cui appariva come antagonista di Batman e benché (grazie alla sua follia e spietata irriverenza) in quel ruolo risultasse piuttosto interessante, era difficile non vederlo come un personaggio schiacciato sullo stereotipo del pazzo criminale.

Ma i vari Joker visti finora, incluso quello nicholsiano, secondo me alla lunga rivelavano una certa mancanza di complessità. Perfino la loro violenza risultava poco credibile.

Questo altro Joker no: è, infatti, più una persona che un semplice personaggio. Il regista ci presenta Arthur, un uomo che solo dopo assumerà l'identità grazie alla quale è conosciuto da tutti.

Egli è un uomo sulla quarantina che vive ancora con la madre ormai anziana e malata, di cui comunque si prende cura con grande affetto. I due vivono in un modesto appartamento che si trova in una zona disastrata della città immaginaria di Gotham. Povertà, degrado, isolamento, teppismo: sono questi gli “ingredienti” della vita di Arthur e dei dannati che popolano questo inferno suburbano.

Egli è seguito dai servizi sociali e deve assumere degli psicofarmaci per controllare alcuni disturbi mentali che immaginiamo importanti. Ma tutto sommato, tira avanti con una certa dignità. Questo, sebbene la disperazione faccia abbastanza spesso capolino.

La vita di Arthur, della madre e delle persone del loro mondo, che per l'élite economica e politica è quella di un volgare ed assurdo sottomondo, è più che altro sopravvivenza e potrebbe avere come ideale colonna sonora Cold, cold ground, Rosie, Jersey girl ed altre ballate e blues di Tom Waits, o anche Born in the U.S.A., Nebraska e The ghost of Tom Joad di Springsteen. Tutte quelle vite spezzate e costrette a girare eternamente in tondo, nel vano tentativo di riafferrare i pezzi perduti ed insanguinati del proprio cuore e della propria mente...

Come penso che sia già stato detto, se vogliamo cercare degli “antenati” di questo film o almeno delle sue atmosfere, possiamo trovarli in Mean streets ed in Taxi driver di Scorsese: films in cui violenza, squallore e divisione delle città in 2 dimensioni totalmente opposte sono innegabili. Films in cui regnano l'alienazione delle metropoli americane ed il potere della malavita.

Il discorso, infatti, svolto da queste pellicole è senz'altro quello della violenza, della solitudine e dell'isolamento e se lo troviamo (in dosi perfino più abbondanti) anche in altre, credo però che solo in quei 2 vi sia quella particolare miscela di realismo e visionarietà.

Ora, per me il film di Philips si inserisce perfettamente in quel solco, in quella particolare tradizione.

Comunque, l'Arthur di Phillips sembra quasi predestinato alla follia ed alla violenza: il suo mondo, che è poi anche il nostro, è spaccato esattamente a metà tra chi detiene il potere economico, poliziesco-giudiziario e militare ed ha anche quello di tagliare servizi sociali, prestazioni mediche e somministrazioni di farmaci e chi non ha e non è niente. E' un mondo lontanissimo da qualsiasi tipo di redenzione ed al quale, seguendo una logica folle eppure lucidissima, ci si può ribellare solo con altra follia e con nuova violenza.

Colpisce, nel Joker di Phillips, la capacità del protagonista Joaquin Phoenix di alternare con grande intensità momenti di tenerezza verso la madre all'odio verso di lei, fino all'uso di armi di vario tipo ed alla sua passione per la comicità; passione a cui però non corrisponde altrettanto talento. Ed anche questo inserirà nella vita di Arthur altri elementi di devastante, terribile caos.

Mi fermo aggiungendo solo questo: secondo me vale la pena di vedere “questo” Joker, perchè anche se talvolta è perfino brutale, ci aiuta a riflettere sulla nostra società, su noi stessi e sul rapporto-scontro con gli altri. Senza sconti e senza facili auto-assoluzioni.


lunedì 25 aprile 2022

Albert Kesserling, Marksteft 1885-Bad Neuheim 1960

Albert Kesserling: “Dopo l'8 settembre, giorno della proclamazione fra Regno d'Italia e potenze alleate, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia, oltre a quelle schierate in Grecia.”1

Ora, Kesserling fu processato nel 1947 per crimini di guerra. Tra questi, ricordiamo i principali, cioè: la strage delle Fosse Ardeatine (335 morti), Marzabotto (1800), Sant'Anna di Stazzema (560). In quanto comandante supremo delle forze tedesche in Italia, a lui va ascritta la responsabilità morale e penale di tutti quegli orrori. Commessi, peraltro, contro civili inermi.

Ricordiamo, perché sia chiaro e noto a tutti quello che fecero i nazisti a Sant'Anna, che il 12 agosto 1944 essi uccisero anche: “Anna, l'ultima nata nel paese di appena 20 giorni.”2

Sempre per restare in tema di bambini, come scrive lo scrittore Manlio Cancogni: “Fracassavano loro il cranio con il calcio della 'pistol-machine', e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento.”3

Non ho parlato a caso di responsabilità morale e penale di Kesserling in tutto questo. Egli, infatti, già per le Fosse Ardeatine aveva: “Ordinato la rappresaglia in un rapporto di dieci a uno.”4 Di conseguenza: “Dal momento che era stato lui a trasmettere gli ordini alle formazioni dell'Armata alle sue dipendenze, era lui il responsabile delle modalità con cui tali ordini erano stati eseguiti.”5

Inoltre, già il 17 giugno 1944, egli aveva diramato ai suoi un ordine relativo a presunte “nuove” regole contro la guerra partigiana. Ma in realtà, nella mente e nelle azioni di Kesserling e dei nazisti in generale, di nuovo c'era ben poco. Comunque, le “nuove” regole nel combattere i partigiani dovevano consistere non solo nell'eliminare loro, ma anche chiunque in futuro potesse dar loro rifugio... magari solo a livello di ipotesi.

Ecco perché Kesserling dichiarò: “Io proteggerò qualunque comandante che, nella scelta e nella severità dei mezzi adottati nella lotta contro i partigiani, ecceda rispetto a quella che è la nostra abituale moderazione.”6

Ora, qui parlare di “abituale moderazione”ha il sapore della più cinica delle beffe. Quando mai, infatti, i nazisti (in Italia o altrove) si dimostrarono abitualmente moderati? Aggiungo che Kesserling, sempre fedele all'impostazione oltre che crudele anche derisoria dei suoi ordini, il 1 luglio 1944 diramò alle truppe un 2° ordine che terminava così: “Tutte le contromisure devono essere dure ma giuste. Lo richiede la dignità del soldato tedesco.”7

Ora, quali fossero state la “giustizia” e la “dignità” appunto del soldato tedesco, si era già visto in occasione del bombardamento di Rotterdam (14 maggio 1940), quando i tedeschi: “Imposero la resa immediata minacciando altrimenti di radere al suolo la città. Gli olandesi accettarono la resa, ma mentre si svolgevano le trattative, la Luftwaffe, a buon conto distrusse la città. Successivamente Kesserling giustificò gli attacchi aerei come una necessità militare (W. Shirer, Storia del Terzo Reich, ed. it. Torino, pp.784-785).”8

Così, il principio che dovrebbe essere sempre rispettato sia tra i singoli cittadini sia nel mondo degli affari, del lavoro, dello sport ecc. ecc. e soprattutto tra gli Stati, belligeranti o meno, cioè pacta sunt servanda (i patti devono essere rispettati)9 fu apertamente e criminalmente violato dai Tedeschi. Fu, infatti, oltremodo criminale che chi si fosse de facto arreso, poi fosse ulteriormente attaccato... e con tanta violenza.

Ricordiamo che già nel 1625 proprio un giurista e filosofo olandese cioè Ugo Grozio (olandese Huig van Groot) ribadì la celebre massima a suo tempo attribuita al giurista dell'antica Roma Ulpiano, sull'obbligatorietà del rispetto dei patti.10

Del resto, ancora nel '600 perfino un filosofo come Hobbes che pure non credeva ad alcuna forma di bontà umana, pur prendendo atto della frase di Cicerone silent enim leges inter arma, cioè infatti tra le armi le leggi tacciono, comunque osservava: “Pure, la legge di natura in guerra comanda almeno questo: che gli uomini non sazino la crudeltà delle loro presenti passioni.”11

Tornando ora al '900, nell'occasione di Rotterdam come pure in centinaia di altre, ogni nazista (Kesserling incluso) violava il regolamento del suo stesso esercito, che ordinava al soldato tedesco il massimo rispetto per prigionieri, civili, territori neutrali ecc. ecc.12 Ricordiamo che appunto l'Olanda era un Paese neutrale, che prese le armi solo per difendersi dall'aggressione nazista.

Del resto, troviamo un inquietante precedente relativo al modo tedesco di considerare i trattati internazionali ed il rispetto per i civili, già nella famosa frase pronunciata dal cancelliere Bethmann-Hollweg. Questi, infatti, il 14 agosto 1914 durante un colloquio con l'ambasciatore britannico, dipinse i trattati che garantivano la neutralità del Belgio come “pezzi di carta” e giustificò l'invasione del Paese teorizzando una “necessità che non conosce legge”.13

Dunque, già 20 anni prima che Hitler prendesse il potere e che Kesserling diventasse uno dei suoi comandanti più spietati, era quello l'humus morale, giuridico e politico-culturale della Germania. Logico quindi che quando il nazismo poté contare su un indottrinamento fanatico e di massa nonché su un complesso militare-industriale di prim'ordine, l'impatto sulle popolazioni attaccate fosse quello che sappiamo.

Ma ora torniamo a Kesserling.14 Egli fu processato dagli inglesi nel 1947 quindi: “Condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo per intervento del governo britannico.15” Ma in modo davvero sconcertante, già nel 1952: “In considerazione delle sue 'gravissime' condizioni di salute, egli fu messo in libertà.”16

I britannici non dimostrarono altrettanto senso di umanità né alcuna riconoscenza nei confronti del generale Bellomo, che invece fucilarono dopo un processo sommario. Questo benché egli, a Bari, avesse guidato con grande coraggio la lotta contro i nazisti, contribuendo in modo decisivo alla liberazione della città.

Tuttavia, appunto i britannici credettero a priori alla tesi quasi sicuramente falsa (e sostenuta da un ufficiale italiano!) secondo cui, in precedenza, il generale aveva fatto fucilare dei prigionieri inglesi.17

A differenza di Bellomo, Kesserling poté tornare tranquillamente ai suoi affetti. Anzi in patria fu accolto: “Come un eroe ed un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore.”18

Del resto, egli morì a 75 anni, sereno e fiero delle sue gesta. Insomma, non si pentì mai degli orrori da lui ordinati e scatenati. Ancor meno rinnegò la sua fedeltà ad Hitler ed inoltre dichiarò che: “Non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli un monumento .”19

La derisione ed il cinismo di chi solo con estremo ribrezzo possiamo definire uomo, ci fa accostare costui più a demoniache figure dell'Inferno di Dante: sola dimensione, quella, nella quale speriamo sia sprofondato. In aeterno.

Ma in casi come quello rappresentato dal feldmaresciallo, il giudizio filosofico-morale e perfino quello morale-religioso, affinché possano essere formulati in modo inequivocabile, necessitano di un'analisi storica: ed io ho cercato di sviluppare e presentare un'analisi di tale genere.

Concludo comunque coi versi finali dell'epigrafe di Calamandrei per il “camerata Kesserling”:

ora e sempre

RESISTENZA.20



Note


1 16 luglio 1960, muore il feldmaresciallo Kesserling, 18/7/2019, 7:29, in www.combattenti ereduci.it

2 Cfr. www.santannadistazzema.org

3 www.santannadistazzema.org I corsivi sono miei. Per un ulteriore inquadramento del terribile massacro cfr. anche Roberto Battaglia Giuseppe Garritano, Breve storia della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma 1997, pp.194-195.

4 Il processo ad Albert Kesserling, in www.difesa.it

5 Il processo ad Albert Kesserling, cit. Il corsivo è mio.

6 Il processo ad Albert Kesserling, cit. I corsivi sono miei.

7 Il processo, cit. Il corsivo è mio.

8 Robert Katz, Morte a Roma (1968), Editori Riuniti, Roma 1996, p.90 n.1. I corsivi sono miei.

Stando a più recenti fonti olandesi, nel bombardamento morirono 850 persone e per esso si ebbero 80mila senza tetto. Ovviamente, furono fatte a pezzi tutte le infrastrutture civili ed industriali della città, il centro storico ecc. ecc. Su questo cfr. Rotterdam, cerimonia 'virtuale' per ricordare il bombardamento di 80 anni fa, 19 maggio 2020, in www.31mag.nl

E' tuttavia probabile che il numero delle vittime sia stato ben più alto, nell'ordine cioè delle “migliaia”; cfr. Adriano Luijdjens, Enciclopedia Italiana -II Appendice (1949), Rotterdam (xxx, p.174), ora in www.treccani.it

9 Pacta sunt servanda, in dizionari.simone.it

10 Su Grozio cfr. almeno 6 Grozio e i riflessi del giusnaturalismo sul diritto moderno, apr. 24, 2021, in www.centrostudilivatino.it Per un'esposizione meno tecnica del pensiero di Groot cfr. Groot, Huig Van, in www.treccani.it

Per il pacta sunt servanda cfr. De iure belli ac pacis, Prolegomena, §15, p.26, ora in Luigi Bonanate, Diritto naturale e relazioni tra gli stati, Loescher Editore, Torino 1978, p.47.

11 Thomas Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, I, xix, 2, pp.156-57, ora in L. Bonanate, Diritto naturale e relazioni tra gli stati, op. cit., p.123. La frase di Cicerone si trova nell'opera Pro Tito Annio iudicem oratio (Orazione in difesa del giudice Tito Annio Milone), più nota col breve e più semplice titolo di Pro Milone cioè “In difesa di Milone.” L'oratio risale al 52. a.C.

12 cfr. Appendice, I dieci comandamenti del soldato tedesco (stampati sul libretto paga di ogni soldato), in Lord Russell, Il flagello della svastica (1954), Feltrinelli, Milano 1991, pp.239-240.

13 Bethmann-Hollweg, Theobald von, in www.treccani.it

14 Sul modo di Kesserling di intendere la guerra mi limito a segnalare Robert Katz, Morte a Roma, op. cit.; Id., Roma città aperta. Settembre 1943 giugno 1944, Edizione Mondolibri S.p.A., Milano su licenza Gruppo editoriale il Saggiatore S.p.A., Milano 2003; L. Russell, Il flagello della svastica, op. cit., spec. pp.111-118; R. Battaglia G. Garritano, Breve storia della Resistenza italiana, spec. pp.105-116.

15 16 luglio 1960, cit.

16 Lo avrai, camerata Kesserling, 25 aprile 2019, di Pierpaolo Farina, in www.qualcosadisinistra.it

17 La fine del generale Bellomo, di Vincenzo Gastaldi, in anpibrindisi.it da Patria indipendente, 29 settembre 2002. Cfr. anche 28 luglio 1943, la strage di Bari, di Ferdinando Pappalardo, in www.patriaindipendente.it

18 Lo avrai, camerata Kesserling, art. cit. Il corsivo è mio.

19 Per l'immutata fedeltà a Hitler di Kesserling e per il “monumento” cfr. rispettivamente 16 luglio, cit.; Lo avrai, camerata Kesserling, art. cit.

20 Lo avrai, camerata Kesserling, art. cit. 

venerdì 24 dicembre 2021

Buon Natale 2021 da me & dal mio I.I.

 

A costo di passare per tradizionalista, scemo o per entrambe le cose, ribadisco quanto ho già detto o scritto in precedenti occasioni, cioè che mi piacciono: le canzoni natalizie; l'albero di Natale; il presepe. Mi piacciono perfino le grandi abbuffate/riunioni familiari.

Certo, però c'è soprattutto il significato del Natale, che è evidentemente religioso e che ormai, passa sempre più in 2° piano. Per colpa anche del credente, non solo del consumismo.

Facciamo un esempio pratico: come puoi celebrare la nascita di Cristo, quando saresti prontissimo a rispedire i migranti a casa loro... magari a mitragliate? Anche la famiglia dell'Uomo che preghi non trovava un posto per la notte... chissà, forse il mercato del tempo non era in grado di fornire abbastanza alloggi a tutti!

Anche quella famiglia fu costretta a fuggire in terra straniera (l'Egitto) ed in Deuteronomio 26,5, quindi già molto tempo prima di Cristo, leggiamo: “Mio padre fu un Arameo errante.”

Non dimentichiamo poi che come dice Frei Betto in Gli Dei non hanno salvato l'America, Cristo fu anche un prigioniero politico. Provocazione? Non tanto.

Ma ecco che appare il mio Interlocutore Immaginario. Il tipetto si prepara un buon caffè, fruga tra i miei fogli e commenta: “Bravo, Ric. Stile scorrevole, direi addirittura musicale; concetti poi che vanno controcorrente. E complimenti anche per la musica che stai ascoltando ora... chi è, Etta James?”

Sì, ma tra un po' passerò a Baby it's you delle Shirelles.”

Ah, le Shirelles... grandi! Sai che le ho conosciute? Nel Natale del 1963, la 1/a volta che sono andato nel New Jersey.”

Aspetta, I.I., aspetta: nel '63 io e te avevamo un anno, quindi non potevi/potevamo andare negli U.S.A. da soli.”

Ti dico che ci sono/siamo andati. Comunque adesso non è il caso di cercare il pelo nell'uovo; dopotutto, a Natale tutto è possibile, giusto?”

Sì, ma...”

Niente ma, carissimo. Ma tornando a Baby it's you, a me piace anche la versione dei Beatles. Ah, aspetta, stai zitto un momento!”

Stai zitto un momento? Ma se stava parlando solo lui...

Questo è Chuck Jackson in Any day now: grande cuore, grande soul, anima, il buon Chuck. Accidenti, ma vedo che hai anche Don't go please stay dei Drifters. A proposito, fai i miei complimenti a tua moglie.”

Vediamo se indovino: perché una volta abbiamo sentito una canzone di Natale cantata da loro, e lei disse che solo i Neri potevano sapere che cosa significhi trovarsi al gelo la notte della Vigilia, soli, senza cibo, senza un posto dove andare mentre tutti festeggiano al caldo nelle loro case.”

Sì, lei capì bene lo spirito del gospel e del Natale. Be', adesso devo andare, ma prima dimmi: a che punto sei col nuovo romanzo, quello ambientato nella Cagliari del 1600?”

Ho finito di scriverlo pochi mesi fa. Certo, all'inizio non è stato facile documentarmi su un periodo certo molto interessante, ma che però...”

Va bene, ma ora scusami. Devo andare, devo proprio andare. Comunque, buon Natale a te ed a tutti quelli che ti leggono!”

Buon Natale anche a te e quindi anche a me, I.I.!”

giovedì 2 dicembre 2021

Nuvole e vento, di Antonella Pingiori, seconda ed ultima parte

 


Nel libro di Antonella, che durante lo scorso anno scolastico ho avuto il piacere di avere come collega e di ritrovare anche in questo, si trovano spesso delle stimolanti ed argute osservazioni sul rapporto uomo-donna.

In effetti, come uomini, dobbiamo riconoscere (vedi Due colpetti e un bacio in fronte) che sulle donne molti di noi coltivano parecchi stereotipi: soprattutto di tipo ormonale.

Qualcuno di noi, ogni tanto, si lancia addirittura in analisi (però fallimentari) di tipo psicologico: la donna che ha sempre qualche “paturnia.” Le donne che sarebbero: “Scostanti, quando loro”, (gli uomini), “vorrebbero affetto ed attenzioni, e che chiediamo affetto ed attenzioni, quando loro sono stanchi e hanno problemi seri.”

Poi, le donne pretenderebbero: “Di uscire, quando alla tv c'è la finale dei Mondiali di calcio.”

Etc. etc. Di molti dei pregiudizi che tanti uomini hanno sulle donne, troviamo un bel campionario proprio nel racconto citato, dove tra l'altro, si parla anche della perdita di passione nel matrimonio. Il tutto, mai in modo rancoroso né patetico.

Il discorso prosegue in Vivi e lascia vivere, dove un uomo passa in rassegna i mali dei matrimoni degli altri.

Prendiamo per es. la moglie di Antonio: “Si chiama Teresa ed è di quelle fissate con la pulizia. Mamma mia! I pavimenti sono la sua passione. Sui suoi pavimenti lei ci potrebbe fare un intervento chirurgico. Puliti, splendenti, asettici.”

Naturalmente, per il protagonista del racconto, questa è un'autentica megera, che rinfaccia al marito il proprio lavoro in casa e fuori, il seguire lei i figli con lui che non aiuta mai etc. etc. Ecco perché lui si rifugia nel cibo.

E vogliamo parlare della girlfriend di Piero?

Questo tra un po' dovrà fare una finanziaria se vuole tenersi la fidanzata.”

E da vero italiano medio, per il protagonista le mogli degli altri sono dei mostri ed i loro mariti, delle vittime o degli imbecilli. Lui, invece, che la molla per andare a giocare a calcetto e deve trovare la cena pronta alle 20 “e non ci sono santi”, è uno che vive e lascia vivere.

In Nuvole e vento troviamo anche delle riflessioni sull'insonnia, che ne L'agguato è chiamata, giustamente la Bestia. L'insonnia, che non auguro neanche al mio peggior nemico...

Inoltre, Antonella riflette su malattie mortali ed incurabili, chiedendosi: “Può avere un senso tutto questo? Perché tutto questo dolore? Perché e per chi? Per espiare quale colpa? Forse l'unica, la più grave: quella di essere vivi.”

Da qui il piano del protagonista (Il piano).

Nei racconti Un piatto di minestra e Pregiudizi e cous-cous Antonella affronta anche il tema del razzismo e dell'ignoranza che lo alimenta.

Non manca, inoltre, un omaggio al Kafka de La metamorfosi. Un omaggio, il racconto Una metamorfosi, naturalmente, che però rispecchia il punto di vista di una donna e che in poche pagine illumina tutto un mondo

Come? Con sofferenza ed anche con un doloroso senso di impotenza, di fronte all'insensibilità che spesso manifestano i famigliari verso mogli e madri.

Dato che del racconto che chiude la raccolta, cioè Senza vorrei parlare in un post a parte, oggi dirò solo che esamina il tema dell'amicizia uomo-donna che secondo alcuni “non può esistere.”

In conclusione: Nuvole e vento merita di esser letto e... riletto: il suo insieme di satira, umorismo e malinconia dimostra da parte dell'Autrice un'attenzione verso le persone ed un rispetto per le parole che francamente, si trova di rado. Molto di rado.

Chapeau, Antonella!

venerdì 15 ottobre 2021

Sull'attacco neofascista alla sede della CGIL

 

Sabato 9 ottobre, un'orda facente capo al movimento neofascista Forza Nuova, ha attaccato e devastato la sede nazionale della CGIL di Roma. Ingenti i danni, vari i feriti tra le forze dell'ordine. Non si vedeva una situazione del genere dai tempi in cui le squadracce che portarono al potere Mussolini (sia pure con l'acquiescenza se non con la complicità della monarchia) spadroneggiavano in lungo ed in largo per l'Italia.

Veniamo ora al recente fattaccio di Roma. Si è trattato di decine e decine di persone che inquadrate e guidate dai loro rappresentanti (Fiore e Castellino), hanno assaltato la sede del più importante sindacato dei lavoratori italiani. Nel far questo, inoltre, si sono accanite vigliaccamente contro i pochi poliziotti che presidiavano la sede. Quell'azione era del resto già stata pubblicamente auspicata, se non organizzata, dai capi dell'orda.

Inoltre, pare che se ne parlasse già nei social. Ancora: all”azione” hanno partecipato anche elementi in passato coinvolti nel terrorismo neofascista dei NAR.1

Risultano gravi ed evidenti le responsabilità di chi avrebbe dovuto impedire questo squallido revival dello squadrismo. Appunto quelle responsabilità sono state di prefetto, capo della polizia, ministro degli interni? Non lo so, ma certo la cosa andrà chiarita. Ed anche molto in fretta.

Tuttavia, il fatto che vi sia stato chi non ha vigilato abbastanza, non assolve assolutamente chi ha attaccato, picchiato, devastato.

Né ci si può limitare a dire, come ha fatto l'on. Meloni che: “E' sicuramente violenza e squadrismo poi io la matrice non la conosco. Nel senso che non so quale fosse la matrice di questa manifestazione ieri, sarà fascista, non sarà fascista non è questo il punto. Il punto è che è violenza, è squadrismo e questa roba va combattuta sempre.”2

Invece la matrice si conosce e quelli che hanno scatenato la violenza hanno sempre esibito la loro fedeltà al fascismo senza alcuna ambiguità.

In una sorta del resto di citazione della marcia su Roma: “Durante i servizi preventivi alla manifestazione – sottolinea la questura – sono stati intercettati ed identificati 600 manifestanti provenienti da Reggio Emilia, Padova, Mantova, Brescia, Verona, Torino, Milano, Bergamo, Pesaro Ancona, Firenze, Trieste, Bolzano, Modena, Treviso, Rovereto ed Arezzo.”3

E' stato inoltre: “Devastato il pronto soccorso dell'Umberto I da un gruppo di manifestanti coinvolti nelle violenze (…). A quanto apprende l'agenzia Adnkronos, nel reparto era stato ricoverato un manifestante ferito, già in stato di fermo, quando si sono presentate una ventina di persone che hanno creato il panico nel pronto soccorso dell'ospedale romano, devastandolo (…). Ci sono quattro feriti, due tra le forze dell'ordine e due operatori sanitari.”4

La condanna delle violenze è stata unanime ed è stato anche chiesto lo scioglimento di Forza Nuova a cui, tutto sommato, i partiti di centro-destra pare che non vogliano opporsi.

Ma questi ultimi hanno dichiarato che non aderiranno alla manifestazione nazionale antifascista indetta da CGIL, CISL, UIL per sabato 16 ottobre. Motivazione? Non dovrebbe tenersi durante il silenzio elettorale.

Assurdo. La manifestazione, infatti, non sarà partitica ma contro il fascismo, non contro il centro-destra. Però questo schieramento afferma che sarebbe strumentalizzata dalla sinistra. Io penso invece che proprio non partecipare appunto alla manifestazione possa far sospettare una vicinanza dell'attuale centro-destra a certi movimenti.

Infine, anche a costo di passare per cerchiobottista, vorrei ricordare un altro fatto. Il 10 maggio 1996, nel suo primo discorso da presidente della Camera, Luciano Violante (pur con alcuni distinguo) dichiarò che bisognava: “Sforzarsi di capire i motivi” di coloro i quali si schierarono dalla parte del regime nazifascista di Salò.5

Ecco, secondo me anche queste scriteriate aperture, quasi delle (involontarie?) legittimazioni, hanno reso la nostra democrazia parecchio indifesa di fronte al risorgere del neofascismo.

Attenzione, dunque... perché come scriveva Brecht riferendosi ad Hitler (ed io direi che questo potrebbe riferirsi anche al nuovo nazifascismo): “Il grembo da cui nacque è ancor fecondo.”6

Note


1 Si tratta di : “A.L., di anni 65, ex-appartenente ai NAR.”

“A. L.” è Luigi Aronica. Circa i NAR ricordiamo che: “I suoi membri sono stati giudicati tra i responsabili della Strage di Bologna, l'attentato commesso il 2 agosto del 1980 alla stazione ferroviaria della città che provocò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200.”

Su Aronica e sui NAR cfr. “Dalle condanne con i Nar alle azioni con Forza nuova: chi è Luigi Aronica, arrestato per gli scontri a Roma”, in www.open.online 10 ottobre 2021

Cfr.: “Attacco alla CGIL, Landini: “Abbiamo sconfitto il fascismo. Non ci fanno paura”, in www.rainews.it 10 ottobre 2021.

2 cfr. www.ilsole24ore.com 10 ottobre 2021. Il corsivo è mio.

3 “Attacco alla CGIL, Landini: 'Abbiamo sconfitto il fascismo', in www.rainews.it articolo e sito citati.

4 Ibid. I corsivi sono miei.

5 “Violante: riflettere su Resistenza e sui vinti di ieri. Capire le ragioni senza revisionismi falsificanti”, in www.1adnkronos.com

6 “Il grembo da cui nacque è ancor fecondo”, in www.luduslitterarius.it L'art. da cui è sta tratta la citazione brechtiana risale al 2013. Da allora, la galassia neo-nazifascista non si è di certo ristretta.

venerdì 27 agosto 2021

Nuvole e vento, di Antonella Pingiori

 

Si tratta di 13 racconti che hanno tutti in comune 2 elementi: la brevità (il più lungo è di sole 10 pp.); lo stile, sempre molto elegante e scorrevole, ma con ogni parola al suo posto... in quella che sembra facile naturalezza.

Questa 2/A considerazione mi porta a ripetere una cosa certo nota, ma nondimeno sacrosanta: scrivere bene dei bei racconti è molto più difficile che scrivere un bel romanzo.

Perché dico questo? Semplice. Il racconto, soprattutto quello breve, necessita di un tocco apparentemente leggero e comunque, particolare.

Il romanzo no, o magari, meno: è una sorta di “bestione” nel quale possiamo inserire digressioni, salti spazio-temporali, dialoghi, riflessioni, descrizioni etc etc. E' un bizzarro congegno per far funzionare il quale si può anche ricorrere al colpo di scena o al Deus ex machina: per es., ecco che l'amico che credevamo morto in realtà è vivo, e sta bussando alla nostra porta; 10 anni o 238 pagine dopo.

Ma passiamo finalmente a Nuvole e vento, titolo che indica il nostro tentativo di “dare un ordine al mondo”, in pratica un senso. Ma spesso, tutto questo si rivela vano o frustrante.

Tuttavia,in Antonella c'è sempre questa tensione verso la ricerca appunto di senso e così, il tentativo di combattere il caos ed il dolore.

Prendiamo per es. il racconto La lettera anonima. Spesso si parla (ma senza conoscere quel mondo dall'interno) della pretesa fannullaggine che sarebbe “tipica” del mondo della scuola. Fannullaggine che potrà certo riguardare qualcuno: ma come potrà riguardare qualsiasi altra persona appartenente a qualsia altro campo lavorativo.

Bene, il protagonista del racconto è un professore che col suo mix di menefreghismo, prepotenza ed incompetenza, si resa odioso agli occhi di genitori, degli alunni e colleghi.

Disgustata da tutto questo, una collega chiede a sé stessa: “Dobbiamo sempre sopportare i prepotenti e farci mettere i piedi in testa? Eh, no! A tutto c'è un limite.”

Decide quindi di scrivere una lettera anonima.

Ora, l'azione era già abbastanza spregevole, ma la donna supera perfino questo livello di spregevolezza... aggiunge, infatti, alla missiva dei particolari non solo scandalosi, ma anche falsi.

A questo punto, stop.

Posso però aggiungere almeno questo: qui l'Autrice ci invita a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni, che a volte nascono da un civismo più malinteso che altro.

Comunque, nel libro troviamo anche molto umorismo: non quello però di grana grossa, volgare ed in definitiva insopportabile come quello che ci ammannisce troppo cinema e tanta tv. No, si tratta di osservazioni fatte apparentemente en passant, ma che lasciano il segno.

Qui penso soprattutto a Brunetta. Costei, non aveva parlato fino al 5° anno di età. Oltretutto, la piccola rifiutava con grande ostinazione il tipico cibo destinato ai suoi coetanei: “Così era passata dal latte al miglio, che la bambina sottraeva al canarino di casa.”

Ma arriva appunto il giorno del suo 5° compleanno.

La mamma aveva preparato una torta a base di fiori di zucca e l'aveva poi decorata con fettine di cetriolo e foglie di basilico.”

E poi, il miracolo: la bambina, che fino a quel momento non aveva ancora spiccicato una sola parola, esclama: “Io voglio vivere per raggiungere la perfezione!”

Segue quindi una cascata di frasi, sapientemente pronunciate ed articolate. Esultanza dei parenti: “Mentre Brunetta tenendo la manina alzata, con gesto benedicente, si volgeva verso tutti e ringraziava con un piccolo ed elegante gesto del capo.”

Non sembra di vedere un mix del papa, di Berlusconi e di Sophia Loren? Quando ho letto quel passo mi trovavo sul bus e per poco non scoppiavo a ridere con esiti a dir poco imbarazzanti!

Gli anni passano, Brunetta diventa docente di tedesco: è la tipica collega che-sa-tutto e che è- sempre-aggiornata.Per difendere (a suo modo) i diritti delle donne, entrerà anche in politica...

Altro bel racconto, pieno di sottile umorismo e di tenerezza, è Maria la bella e l'omino matto. Maria, docente di filosofia, è bella, intelligente, dinamica, ma “impegnativa.”

E: “Qualcuno le aveva detto era una donna troppo impegnativa e che, davanti alle donne impegnative, gli uomini han paura e scappano.”

Lei, infatti, rimaneva puntualmente sola. Ci credereste che addirittura un uomo: “Fascinoso ed intraprendente, al primo appuntamento aveva ritenuto opportuno accompagnarla a visitare una mostra bovina, dato che le mucche erano la sua vera passione?”

Eppure, questo racconto, punteggiato com'è di osservazioni anche taglienti sul rapporto uomo-donne, vola verso qualcosa di inaspettato.

Antonella non manca poi di ironizzare si chi “crede” di essere credente, ma in realtà, assume verso il prossimo e verso le stesse donne un atteggiamento ipocrita e contraddittorio. E' il caso de Uomini di Dio? Libera me, Domine.

In effetti, la protagonista spera che il Signore la liberi da chi utilizza come altrettanti armi: “I paroloni, le citazioni in latino, i concetti di alta teologia.”

Ma ce n'è, come in Parole di cera, anche per alcuni “baroni della facoltà”, come per es. un docente di filosofia teoretica che dopo aver parlato quasi senza costrutto per 40 minuti, vien liquidato con una sola domanda da Serena... l'antica fiamma del protagonista.

Nel prossimo post finirò di analizzare Nuvoel e vento, ma per non togliervi il gusto della sorpresa e della scoperta, non esaminerò in dettaglio i restanti racconti.

A presto!

mercoledì 4 agosto 2021

Storia di una bomba, di Cinzia Venturoli*

 

Sono passati 41 anni dalla strage alla stazione di Bologna, che vide il barbaro assassinio di 85 persone ed il ferimento (in alcuni casi gravissimo) di altre 200. Per quanto possibile, da quando ho aperto questo blog, ho cercato di ricordare quella tragedia ogni volta che ho potuto. E continuerò a farlo sempre. Continuerò e non con un senso di stanchezza o in modo “rituale”, scontato etc. etc., come pure da noi si sarebbe tentati di fare.

Invece continuerò con convinzione e con la giusta indignazione, perché considero mio preciso dovere sul piano storico e morale, ricordare quegli innocenti. Esiste, infatti, un legame tra i vivi ed i morti che il filosofo Benjamin definiva così: “Un'intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra.”1

Io penso che faccia parte di questa intesa: ricordare quei morti; esecrare chi si sporcò le mani del loro sangue; esecrare anche chi per tanti anni aiutò gli assassini a sfuggire alla giustizia.

In tutto questo c'è ancora posto per esprimere il mio profondo sconcerto verso chi (pur applicando beninteso la legge) ha scarcerato personaggi come Mambro e Fioravanti... personaggi che pure in precedenza erano già stati condannati ad otto (Fioravanti) ed a nove ergastoli (Mambro). Per il 1° la pena è “estinta” dal 2009; per la 2/a lo è dal 2013. 2

Ora , io non sono un giurista: sono un cittadino comune che comunque rispetta sentenze e decisioni dei giudici, ma mi amareggia che a costoro sia stato permesso di tornare in libertà dopo aver totalizzato ben 17 ergastoli complessivi.

Poi, durante il processo chi andava a testimoniare vedeva: “Sta gente che sghignazzava dietro le sbarre, sembrava che se ne fregassero.” E: “Ridevano, prendevano in giro noi, gli avvocati.” Il bambino di un testimone chiese al padre: “Papà, perché quei due là si baciano? E mi indica Mambro e Fioravanti.”3

Fioravanti, che oggi si definisce “ex-criminale”, si considera innocente per Bologna, ma riconosce (bontà sua) di avere sulla coscienza trentatré vittime di precedenti omicidi. Del resto, già il 9 gennaio del 1979 non si fece scrupolo di sparare: “Contro alcune donne che stavano conducendo una trasmissione”, e neanche di: “Lanciare delle bombe a mano nella sezione del PCI dell'Esquilino.”4

In ogni caso, il curriculum non certo vitae bensì mortis dei due è tragicamente ricco.5

Tuttora, sia loro sia altri che sono stati accusati e condannati per aver partecipato alla strage negano qualsiasi responsabilità. Una delle “motivazioni” a favore della loro innocenza dovrebbe consistere nel fatto (tra l'altro estremamente cinico) che tanto avevano già ucciso molte altre persone, quindi perché non avrebbero dovuto ammettere anche questa carneficina?

Ma la “motivazione”, inconsistente sul piano logico, odiosa sul piano morale e priva di validità su quello giudiziario, è stata agevolmente smontata (se non ridicolizzata) dai giudici.6

Naturalmente, ci si chiede come sia possibile che i mandanti di un abominio del genere non siano mai stati individuati. Ancora, ci si chiede quali siano stati quei mandanti.

Penso che sia evidente che questi quesiti rimandino al quadro della strategia della tensione. Questa definizione che fu: “Coniata sei giorni prima della bomba di piazza Fontana dal giornalista Leslie Finer dell'”Observer”,7 indicava una situazione che ai più giovani potrebbe far pensare ad uno scenario da film d'azione o di spionaggio. Purtroppo in Italia, nel periodo compreso tra il 1969 ed i primi anni '90, i morti ed i feriti sono stati un fatto tragicamente reale.8

Si trattava di una: “Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario.”

Quanto alla bomba di piazza Fontana essa: “Costituì la risposta da parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all'avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano.”9

Ora, dobbiamo agli italiani del tempo nonché ai loro partiti e sindacati di riferimento, non essere cascati nella trappola di invocare misure autoritarie (tribunali speciali, pena di morte, massiccio ricorso alla tortura, sospensione se non soppressione di parlamento e Costituzione), né nell'aver ceduto alla tentazione di abbandonarsi a rivolte cieche o a vendette sommarie. Tutto questo non avvenne né prima né dopo il 1980, quando pure responsabilità e complicità di alcuni in lunghi anni di stragi e depistaggi pure risultarono evidenti.

Del resto, bisogna combattere una certa mentalità fatalista secondo la quale né della strage di Bologna né di tutte le altre, si saprà mai niente.10 In realtà, che si scopra o meno qualcosa non dipende dal Fato, dal destino: dipende da uomini e donne in carne ed ossa, non da entità astratte, metafisiche. Nell'Iliade perfino Elena ha il coraggio (sia pure per poco) di ribellarsi alla sorte decisa per lei dalla dea Afrodite.11

Ma non i personaggi del mito, della letteratura o della mitologia bensì investigatori e giudici umani hanno accertato e stabilito la realtà dei fatti: non romanzesca né letteraria. Essa ha visto la condanna dei “NAR Mambro e Fioravanti.” Inoltre: “Ufficiali del SISMI Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza furono condannati per calunnia aggravata, ovvero per aver messo in atto azioni di depistaggio.”12

Ancora: il 9 gennaio 2020 un altro membro dei NAR cioè Gilberto Cavallini è stato condannato: “In primo grado per concorso in strage e nel corso del processo sono stati messi in luce i legami fra uomini dei servizi segreti e i gruppi del terrorismo neofascista; mentre scriviamo non sono ancora state rese pubbliche le motivazioni delle sentenze e si dovranno attendere i successivi gradi di giudizio per avere una sentenza definitiva, ma possiamo dire che il processo non ha mostrato per ora discrepanze con le precedenti sentenze definitive che riguardano la strage.”13

Purtroppo, da una recente inchiesta, è risultato che della strage sanno poco gli stessi studenti bolognesi.14 Nè sono i soli. E parlare ai giovani di questi fatti ingenera in loro reazioni di noia, se non addirittura di fastidio. Che questa non sia una vittoria del terrorismo neofascista?

Del resto, quanti di noi informano i giovani di certi drammi? Se nei giovanissimi l'ignoranza è in parte scusabile, in noi adulti (insegnanti, educatori, genitori etc. etc.) tollerare e/o incoraggiare quell'ignoranza è totalmente colpevole. Ben vengano quindi testi come quello della Venturoli che per fortuna, insieme a quelli scritti anche da altri Autori, dicono come siano andate le cose. Forte è in me, infatti, il timore espresso da Benjamin: “Anche i morti non saranno al sicuro, se egli vince.”15

Il filosofo si riferiva all'”Anticristo”, da lui forse inteso più che in senso religioso, come sinonimo di male, colpevole oblio, barbarie economico-sociale etc. etc. Del resto, nel momento in cui permettiamo che si perdano la memoria ed il ricordo di chi fu assassinato, peraltro senza nessuna colpa, ci rendiamo complici di quella che io considero un'autentica profanazione del cuore e dell'anima di quegli innocenti.

D'altronde, in Paesi come per es. la Germania, si sta assistendo da tempo ad una vergognosa opera di cancellazione di prove e ricordo dei crimini nazisti, nonchè dell'opposizione ad essi.16

Stiamo quindi ben attenti a che anche da noi non si arrivi a qualcosa di simile: la cosa avrebbe poi una sua logica... Del resto, all'epoca della strategia della tensione (ricordiamo certo che è esistito anche un terrorismo “rosso”17, benchè non ricorresse a metodi stragisti) Bologna era considerata il centro della sinistra italiana. Colpire quindi quella città aveva un senso politico e simbolico ben preciso, così come secondo me lo ha ora il silenzio che ammanta quella ed altre stragi. Quante altre volte, infatti, si parla di esse al di fuori dei giorni in cui ricorre il loro anniversario?

Attenzione dunque a non dimenticare, se non vogliamo renderci complici di certa barbarie. Lo dobbiamo ai nostri morti, lo dovremo sempre a tutti quegli innocenti.


Note

*

Inizialmente questo post doveva essere una recensione al testo della Venturoli, ma poi data la complessità e l'intreccio di temi che la strage di Bologna comportava, appunto il post è diventato un piccolo saggio sul terrorismo neofascista.

Sono però rimasti i frequenti riferimenti al libro della studiosa bolognese e del resto, l'impianto di questo scritto deve parecchio al suo lavoro.

Inoltre, ho cercato di seguire il più possibile il metodo della Venturoli, fatto di scrupoloso lavoro storico-documentario ed animato da grande passione civile.

1 Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, in W. Benjamin, Angelus novus, a cura di Renato Solmi, Giulio Einaudi editore, Torino 1995, tesi 2, p.76.

2 Cinzia Venturoli, Storia di una bomba. Bologna, 2 agosto 1980: la strage, i processi, la memoria, Castelvecchi, Roma 2020, p.134.

3 C. Venturoli, Storia di una bomba, op. cit., cfr. rispettivamente le pp.117 e 118. Il corsivo è mio.

I due assunsero atteggiamenti gravemente derisori e provocatori anche verso il giudice Mancuso e verso la Corte, così come del resto fecero anche: “Durante il dibattimento per l'omicidio del giudice Amato.” C. Venturoli, op. cit., p.118.

4 Ibid., p.133. Cfr. nella stessa pagina il profilo psicologico-criminale della persona citata come formulato dai giudici. Però costui, nell'ambito della formazione neofascista dei NAR (nuclei armati rivoluzionari) si trovava in buona compagnia: per es. della stessa Mambro e di altri.

5 Curricula criminali di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti, in www.stragi.it

6 Per tutto questo cfr. C. Venturoli, op. cit., pp.130-131.

7 Cfr. Antonella Beccaria, Piazza Fontana. I colpevoli, PaperFirst, Roma 2019, p.36.

Si ricorda qui ai più giovani che il 12 dicembre 1969 a Milano, preso i locali della banca nazionale dell'agricoltura sita appunto in piazza Fontana, una bomba fatta esplodere da elementi neofascisti causò la morte di 18 persone ed il ferimento di altre 88.

Oltre al testo citato cfr. almeno il sito www.piazzafontana.it spec. gli articoli di Fortunato Zinni Piazza Fontana, non è solo una piazza di Milano; La verità storica non basta; Finalmente un giudice a... Milano. E piazza Fontana?

8 La Beccaria osserva poi che che in occasione della strage (23 dicembre 1984) del Rapido 904, accanto alla costante presenza neofascista, si è rilevata anche la presenza della mafia. Comunque, nella strage citata, i morti furono 16 ed i feriti 267.

9 Per tutto questo cfr. www.treccani.it Strategia della tensione. Dizionario di storia (2011). I corsivi sono miei.

Zinni, nell'art. Finalmente un giudice parla di esecutori appartenenti alla “galassia neofascista” che agirono con la: “Complicità di militari italiani e americani e dei servizi segreti (la Cassazione ribadisce anche questo). Zinni ricorda poi come nei processi per stragi originate dalla strategia della tensione abbia sempre pesato: “La sistematica attività di depistaggio (nel caso di Brescia, l'interferenza del Sid nel sottrarre documenti scottanti è stata fatale).”

Il 28 maggio 1974 a piazza della Loggia a Brescia, alle 10.12 del mattino durante un comizio antifascista, una bomba causò la morte di otto persone ed il ferimento di altre 100. L'attentato fu rivendicato dalle formazioni neofasciste “Ordine Nero” e “Anno Zero-Ordine Nuovo”; cfr. www.vittimeterrorismo.it Cfr. anche www.strageabrescia.it

Ottima sintesi della situazione e della positiva conclusione in sede processuale in www.ilfattoquotidiano.it Su piazza della Loggia ora sappiamo la verità, art. di Gianni Barbacetto, 28 maggio 2019.

Infine, la sigla SID stava per Servizio Informazioni Difesa; cfr. www.sicurezzanazionale.gov.it La nostra storia: spec. il paragrafo Il sistema nazionale di sicurezza e intelligence nel secondo dopoguerra: 1948-2007. Come il SISMI anche il SID rimase in attività fino al 2007.

10 Al riguardo, illuminante la lettura della Prefazione dello scrittore Carlo Lucarelli a C. Venturoli, op. cit., pp.6-9. Notevole anche quanto scrive l'ex-giudice Turone: cfr. Prefazione a A. Beccaria, op. cit., pp.9-12.

11 Omero, Iliade, a cura di Franco Ferrari, testo greco a fronte, nuova traduzione, Mondadori, Milano 2018, Canto III, vv.395-412.

12 C. Venturoli, op. cit., cfr. rispettivamente le pp. 128 e 129. Citazione tratta dalla sentenza della suprema Corte di cassazione a sezioni penali unite, 23 novembre 1995.

13 C. Venturoli, op. cit., p.150.

14 Ibid., pp.179-180.

15 W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia, op. cit., 6/a, p.78. Corsivo dell'A.

16 Monika Zorn, Uccisi due volte. Nella Germania unificata è in atto la “soluzione finale della resistenza antifascista, Zambon Editore, Francoforte sul Meno-Verona, 2009.

17 Giovanni Fasanella Alberto Franceschini, Che cosa sono le B.R. Le radici, la nascita la storia, il presente, Bur, Milano 2004.