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mercoledì 30 agosto 2017

“Rip Van Winkle”, di Washington Irving*


Si tratta di un racconto che lo scrittore americano W. Irving (1783-1859) scrisse nel 1819.
Gli scritti di Irving si trovano agli inizi della letteratura statunitense; tra questi, forse il più famoso è La leggenda della valle addormentata (1820), che ha avuto vari adattamenti televisivi e cinematografici; di questi, ho gustato molto il film Il mistero di Sleepy Hollow (1999), che aveva come protagonista Johnny Depp.
Ma torniamo a Rip. Egli è un uomo semplice e buono. Non molto attivo o intraprendente, o meglio: lo è quando qualcuno ha bisogno di una mano... non sempre quando ne hanno bisogno la sua famiglia e la sua fattoria. Egli lavora per gli altri ed è un po' l'idolo delle massaie e dei ragazzini, che possono contare su di lui per commissioni, lavoretti, giochi ed aiuti di vario tipo.
Quando però deve curare i propri interessi, egli (con sognante vagabondaggio), preferisce sparire nei boschi col suo cane Wolf.
Sì, perché Rip contraddice in pieno l'immagine dell'americano pragmatico, grintoso e pieno di spirito di iniziativa: lui, che vive con la sua famiglia in un villaggio ai piedi dei monti Catskill, pensa soprattutto a sottrarsi alla lingua di sua moglie, la perfida Madama Van Winkle.
“Ma si sa che un carattere acido non si addolcisce con l'età, e che una lingua tagliente è l'unico strumento da taglio che si affili sempre meglio con l'uso.”1
La tendenza del Nostro forse più che alla “poltroneria” alla mancanza di organizzazione, finisce per essere accentuata dalle continue e violente strigliate che subisce dalla moglie. Infatti, per sfuggire a tutto ciò, Rip si rifugia in un mondo tutto suo, fatto di dialoghi col proprio cane Wolf, vagabondaggi senza meta né orario, battute di caccia dall'esito incerto e chiacchierate con gli amici: tutte persone placide ed alla buona come lui e che come lui, anche se non sgobbano come muli, comunque alla famiglia non fanno mancare il necessario.
Madama V.W. aveva strigliato il marito una volta di troppo quando lui (come sempre) si sottrasse al controllo della sua carceriera scivolando nei boschi col fucile e col suo amato cane.
Così finì in un luogo in cui non si trovava anima viva per miglia e miglia, e tutto era immerso in un silenzio quasi assoluto, rotto solo dallo sporadico canto di qualche uccello o dal gorgoglio di un ruscello.
Prima: “Si era arrampicato senza rendersene conto su una delle cime più alte dei monti Kaatskill”2, ma verso il tramonto, da lì si accingeva a scendere quando si sentì chiamare per nome. Pensò che si trattasse di uno “scherzo della sua fantasia”, ma non era così. Vide, infatti, qualcuno.
“Era un vecchio, basso di statura e tarchiato, con un grande ciuffo di folti capelli e la barba brizzolata. Vestiva un abito di foggia olandese antica (…).”3
In effetti, prima che New York diventasse una città inglese poi americana, si chiamava Nuova Amsterdam. Ed era una città olandese. Inoltre esistevano comunità appunto dei Paesi Bassi in tutta la regione attorno a Nieuw Amsterdam.
Quell'uomo era Henry Hudson, esploratore inglese che (tra gli altri), lavorò anche per gli olandesi. Dopo esser stato chiamato dall'illustre personaggio, Rip nota che: “Aveva sulle spalle un massiccio barilotto che sembrava pieno di liquore e faceva segni a Rip perché si avvicinasse per aiutarlo a portare il carico”4: quel che lui fece col solito buon cuore.
Ma ecco che al nostro eroe si presenta uno spettacolo davvero strano: un gruppo di persone vestite come Hudson che in gran silenzio giocavano a bocce. Inoltre: “Nulla rompeva il silenzio della scena salvo il rumore delle bocce che, fatte rotolare, rimbombavano per le montagne come il brontolio di un tuono.”5
A Rip spetta il compito di versare da bere dal barilotto: si trattava di “acquavite olandese di prima qualità”6; e che lo fosse, lo sperimenta anche il nostro amico!
Al risveglio, nessuna traccia né dei misteriosi ed inquietanti giocatori, né del suo cane o del fucile, al cui posto Rip trovò solo un vecchio archibugio.
Tornato al villaggio, trovò molti cambiamenti... la sua vecchia casa in rovina, Wolf che non lo riconosceva più ed: “Al posto del grande albero che riparava la piccola locanda olandese, c'era adesso un palo altissimo e nudo, con qualcosa sulla cima che somigliava a una berretta da notte rossa, e da quel palo sventolava una bandiera con una strana combinazione di stelle e strisce (…). Perfino il carattere delle persone sembrava mutato. Invece della solita flemma e sonnolenza, tutti si mostravano affaccendati e agitati a discutere.”7
In sostanza: le colonie olandesi erano diventate da inglesi, americane; tutto questo era accaduto durante al notte in cui Rip aveva smaltito la sbronza. Solo che quella notte durata circa 20 anni ed ora solo qualche vecchio si ricordava ancora di lui.
Però ritrova il figlio e soprattutto la figlia, che lo prenderà a vivere con sé. Quanto a Madama Van Winkle, era morta: “Le si ruppe una vena un giorno che si arrabbiò tanto con un merciaio ambulante della Nuova Inghilterra”; per Rip questa notizia fu “una goccia di balsamo.”8
Poi, un certo Vanderdonk riconobbe Rip ed affermò che i monti Kaatskill: “Erano sempre stati infestati da esseri strani e che il grande Hendrick Hudson, lo scopritore del fiume e del paese, vi teneva una specie di veglia ogni vent'anni insieme con l'equipaggio della Half Moon (….).” Suo padre: “Li aveva visti una volta in una conca delle montagne intenti a giocare ai birilli, vestiti con i loro costumi olandesi; e lui in persona, in certi pomeriggi d'estate aveva sentito il rumore delle loro bocce che sembrava un fragore di tuono lontano.”9
Questi fatti, che in effetti sospendono il tempo e la logica, non furono creduti da tutti; lo furono però dai”vecchi abitanti di origine olandese”, che ancora oggi: “Ogni volta che in un pomeriggio d'estate si sente un temporale sui monti Kaatskill, dicono che Hendrick Hudson e la sua ciurma stanno facendo una partita ai birilli.”10
Un modo, questo, abbastanza simpatico di accettare il maltempo, non credete?
Quanto al resto: “Tutti i mariti del vicinato che hanno una moglie bisbetica, quando non sanno più dove sbattere la testa, vorrebbero poter gustare un sorso della bevanda consolatrice dal boccale di Rip Van Winkle.”11
E questo (dico io), anche quando si abbia la fortuna di non avere una moglie di quel tipo, sarebbe comunque un modo per rendere il matrimonio più rilassante.
O almeno, penso che non sarebbe male vedere la faccenda in questi termini. 

 



Note

1 Washinton Irving, Rip Van Winkle, Tea, Milano, 1992, p.12.
2 W. Irving, Rip Van Winkle, op. cit., p.16.
3 W. Irving, op. cit., p.17.
4 Ibid., p.17.
5 Ibid., p.20. Il corsivo è mio.
6 Ibid., p.21.
7 Ibid., p.26. I corsivi sono miei.
8 Ibid., p. 32.
9 Ibid., pp.33-34. In inglese nel testo.
10 Ibid., pp.35-36.
11 Ibid., p.36.


 

mercoledì 23 agosto 2017

Mare, vento, nuvole ed altro


Come tutti saprete, siamo ad agosto.
Agosto. Il nome di questo mese mi fa pensare al grande romanzo umoristico di Achille Campanile Agosto, moglie mia non ti conosco. Ecco, secondo me, nella nostra letteratura di umorismo se ne trova ben poco... Come se appunto in letteratura si debba essere solo seri. Sempre ed a tutti i costi. Il che significa, in fondo essere seriosi.
E' un po' come la differenza tra il sentimento ed il sentimentalismo, che come diceva Flannery O' Connor nel saggio Nel territorio del Diavolo, più che autentico sentimento, è una sua deformazione. Non sentimento sincero e realistico, ma una sorta di teatralizzazione.
Vabbe', ora lasciamo stare Campanile e la O' Connor (ma con mio grande rammarico).
Un po' per tutti, quindi anche per me, agosto significa mare.
Ma per me il mare, agostano o meno, significa l'orizzonte che posso scrutare in vari momenti ed il vento che increspa l'acqua. Per me, il mare è quella strana fusione di vento, aria, acqua, sole e sabbia che nella mia mente va oltre il semplice concetto di mare.
Per me, infatti, quel particolare insieme rappresenta il tempo, ecco che cosa. Il tempo che scorre e che va, il tempo che crea misteriosi mulinelli di acqua ed indecifrabili, imprevedibili vortici di sabbia.
Mulinelli e vortici che spesso sono simboli dei nostri sentimenti, delle nostre paure, speranze e passioni.
Quel che poi del mare non mi stanca mai è... il guardarlo.
La mattina, perché il luccichio del sole sull'acqua è uno spettacolo che arriva quasi ad ipnotizzarmi.
La sera, perché l'attenuarsi della luce solare crea un'atmosfera... non saprei, come di qualcosa che sfugge alla logica, o che ne crea una tutta sua. Un esempio di questa sensazione? Mica facile!
Ma vediamo... osservare anzi scrutare il mare dall'alto di una scogliera, fissando lo sguardo sulla spuma e sulle onde che si rincorrono fino a lanciarsi sugli scogli: ebbene, a me tutto questo crea una piacevole, intrigante inquietudine.
Le nuvole, poi!
Fin da bambino ho sempre amato star sdraiato a fissarle: al mare, ma anche sdraiato su un prato, seduto su una panchina del porto o in piedi, dietro la finestra di casa. Perché per me le nuvole sono sempre state come i miei dubbi, le mie paure ed i miei progetti... qualcuno di questi ultimi, non so come (!), non è neanche fallito completamente.
Be', per oggi non mi pare di aver altro da dire.
A presto!

lunedì 31 luglio 2017

Ancora liberi Espenhahn e Priegnitz


Nella notte tra il 5 ed il 6 dicembre 2007 morirono nel rogo della Thyssen Krupp di Torino ben 7 operai. Erano: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.
Di questa vera e propria strage, secondo la sentenza emessa dai giudici, sono risultati colpevoli 4 dirigenti italiani e 2 tedeschi. Gli italiani, dopo che il processo si è concluso definitivamente il 13 maggio 2016, si trovano in carcere.
Invece i tedeschi Harald Espenhahn (amministratore delegato) e Gerald Priegnitz (consigliere d'amministrazione) sono ancora liberi. Espenhahn ha riportato una condanna a 9 anni ed 8 mesi: Priegnitz, invece, a 6 anni e 3 mesi.
Come ho letto ne Il fatto quotidiano (29 luglio 2017, p.9): “Un accordo bilaterale prevede che un cittadino tedesco condannato in Italia possa scontare la detenzione nel suo paese e che la durata non possa superare il massimo previsto dal codice penale tedesco, che per l'omicidio colposo ammonta a 5 anni.”
Insomma, soprattutto per il maggior colpevole la condanna, anche quando dovesse essere applicata, sarebbe in sostanza dimezzata; probabilmente, l'altro (Priegnitz), se la caverebbe al massimo con 1 o 2 anni.
Ora, il processo è durato poco meno di 9 anni: in tutto quel tempo la tragedia della Thyssen è stata analizzata a fondo fornendo agli imputati tutte le possibili tutele e garanzie sul piano giuridico. Niente da eccepire, quindi, sulla correttezza della nostra magistratura e su quella delle nostre forze dell'ordine.
Purtroppo, c'è da eccepire sulla correttezza delle autorità tedesche. Infatti: “Tre giorni dopo la sentenza, il 16 maggio, la Procura generale ha emesso un mandato di arresto europeo.”
Attenzione a questo che non è un semplice particolare: si tratta di un mandato di arresto europeo, mica di un capriccio della magistratura italiana. Un mandato di questo tipo, prevede la sua esecuzione anche al di fuori del territorio italiano; richiede, inoltre, un'esecuzione che non può essere procrastinata, insomma rimandata sine die.
Ma sempre nell'art. de Il fatto leggiamo che: “Il 25 maggio sono state diramate le ricerche dei due condannati, individuati in Germania, dove è stata inviata una prima parte degli atti, ma il 4 agosto la Procura generale di Hamm ha comunicato al ministero della Giustizia di Roma di essersi rifiutata di arrestare i due cittadini, facoltà concessa dalle norme che regolano il mandato di arresto europeo” (il corsivo è mio).
A questo punto io mi chiedo: che razza di validità e di serietà può mai avere un mandato di arresto europeo che però, concede ad un Paese il diritto di non arrestare chi in base ad una sentenza definitiva risulta colpevole?
Però sono state inviate in Germania le traduzioni delle sentenze (quelle di appello e quella della Cassazione), depositate a dicembre. “Le traduzioni sono arrivate un mese dopo e subito, il 17 gennaio scorso, gli atti sono stati inviati a Berlino.”
I tedeschi, a cui il recht cioè il diritto sta molto a cuore, hanno richiesto altre garanzie, atti ed informazioni, così: “Ai primi di giugno sono partiti da Roma i nuovi documenti. Da allora la questione è in mano alla Procura generale di Hamm e alle autorità giudiziarie di Essen, ma non è ancora conclusa.”
Pare che il ministro della giustizia Orlando debba incontrare il suo omologo tedesco Heiko Hess “al prossimo consiglio europeo dedicato alla giustizia, il 12 ottobre.”
Intanto, saranno passati altri 3 mesi e francamente, dubito che la questione possa trovare immediata o almeno rapida soluzione.
Spero soltanto che di rinvio in rinvio, il reato commesso anche dai 2 manager non cada in prescrizione.
Comunque, anche se il dott. Hess ed il suo ministero dovessero procedere all'arresto, dalla sentenza sarebbero comunque passati 17 mesi. Troppi, maledettamente troppi per la giustizia e per quei poveri operai, morti in modo così ingiusto ed inumano. Ma meglio tardi che mai.

martedì 25 luglio 2017

Di quella volta che fregai me stesso


Osservo il castello di S. Michele ascoltando l'assolo di sax di Clarence Clemons in Trapped; la versione di Springsteen con la “E” Street Band, non quella di Jimmy Cliff.
Salta fuori il mio Interlocutore Immaginario, che non vedo da tempo. Mi demolisce una spalla con una pacca devastante e chiede: “Be', non mi offri niente da bere, o almeno da mangiare?”
Mi dispiace, ma sono quasi a dieta.”
Non preoccuparti. In effetti, ho anche io 3-4 chiletti di troppo. Pensa che ho dovuto eliminare il formaggio!”
A me”, rispondo, “quello non dice molto. Però non posso rinunciare al pane ed al vino.”
Eh”, borbotta I.I., “la forma fisica è sempre un problema... Ma senti, ultimamente stai leggendo qualcosa di interessante?”
Docherty di William Mc Illvanney. Parla dei minatori del nord della Scozia: un gran bel romanzo; senza fronzoli, ma anche molto poetico.”
Noto che si appunta il nome su qualcosa che sembra un'agenda elettronica. Solo che i tasti sono tappi di sughero ed il display è di cartone; neanche tanto pulito.
Ma non dico niente; se sapesse quanto è sporca la coscienza di certi politici, banchieri, militari, poliziotti ed alti prelati...
L'amico apre la portiera della sua Jaguar Hooker-Berry e mi invita a saltar dentro.
Salto, ma poiché la dieta mi sta facendo riacquistare una forma eccessiva, scavalco l'auto e volo in un canneto, dove la violenza dell'atterraggio terrorizza papere, paperette ed anatroccoli (belli e brutti).
Inoltre, sollevo un'onda che richiama vari surfisti: soprattutto dalla Florida e dalla California.
Li caccio via a pedate, loro ed i loro vergognosi addominali, poi apro una copia fradicia d'acqua e di alghe de Il mercante di stoffe, della scrittrice ed attrice catalana Coia Valls.
Poi ecco Tana French. Chiedo sia alla Valls sia all'irlandese se alla loro carriera di scrittrici abbia giovato l'essere state anche attrici. Loro mi fissano e scoppiano a ridere.
Dalla Jaguar, I.I. suona il clacson. Mi avvicino e lui: “Ci sei rimasto male.”
Un po'. Mi hanno ricordato i tempi del liceo. Vabbe', pazienza.”
Lui accende la radio, c'è Is it in my head? degli Who. Gli chiedo: “E' nella mia testa? E qualcosa che sto immaginando?”
No, Ric, ma tu non pensarci. Beh, dimmi, stai pensando di suonare qualcosa di bello, con l'armonica?”
Love reign o'er me, sempre degli Who. Intendo il refrain.”
Quadrophenia è ancora un bel disco, vero?”
Immenso, I., immenso. Grandioso. Ed è grandioso anche il film. Nichilista, forse, ma del resto, la vita è... be', sai come sia, Lady Life.”
Già. Bene, ora io devo andare”, sorride I.I. “Sai che Townshend deve scrivere una Drowned part 2, citando anche dei versi di T. S. Eliot?”
Non lo sapevo. Ma se non sbaglio, ora tu devi andare.”
Vado, vado”, fa lui, seccato. “Ma così che fine fa la tradizionale ospitalità dei sardi? Complimenti!”
Però sparì.
Per una volta avevo avuto io l'ultima parola su me stesso.

venerdì 30 giugno 2017

Lavorare per vivere


Dovrebbe essere scontato che per vivere, gli esseri umani devono lavorare; ed in modo dignitoso.
Dovrebbe essere chiaro che il lavoro deve essere retribuito in modo giusto, adeguato.
Dovrebbe essere chiaro che sul posto di lavoro, le norme ed i contratti devono essere rispettati sia dal lavoratore sia dal datore.
Dovrebbe essere evidente che nessun datore possa usare la violenza fisica o psicologica nei confronti di chi lavora.
Ma a queste più che ovvie considerazioni, alcuni ribattono: “Belle parole. Tu vuoi fare della filosofia, ma la realtà è un'altra cosa.”
Filosofia la mia? Può darsi, ma se la intendiamo come un tentativo di capire, attraverso la ragione, la realtà. Non si tratta quindi di qualcosa di “astratto.” Infatti, che cosa possono fare gli esseri umani, che sono esseri razionali, se non utilizzare ciò che li caratterizza cioè la ragione? Devono usarla per forza, perché quella è la loro natura: così come è nella natura del pesce nuotare.
Ma vediamola, questa realtà.
Oggi vorrei parlarvi di una fatto gravissimo rivelato nei giorni scorsi da giornali e tg. Come fonte sono ricorso a bari.repubblica.it del 19 giugno 2017.
I fatti.
Nel Brindisino, sono state arrestate 4 persone che sfruttavano e minacciavano, oltretutto approfittando del loro “stato di bisogno”, 15 donne che dovevano lavorare più di 8 ore al giorno “a fronte delle sei ore e mezzo previste dal contratto.”
Dalla paga sarebbero stati poi scalati 8 euro per il trasporto da Villa Castelli (Brindisi) e da altri comuni del Brindisino e del Tarantino, per essere condotte “nel Barese.” Così, dalla paga giornaliera di 55 euro, si scendeva a 38.
Aggiungo che ipotizzando una settimana lavorativa piena, cioè di 7 giorni su 7, un'ora e mezzo (facciamo anche 2) di lavoro in più al giorno, significa 14 ore a settimana di lavoro gratis.
Questa pessima vicenda è emersa perché una delle donne ha raccontato agli investigatori di essere stata picchiata per aver chiesto “la regolarizzazione del contratto.”
Le persone arrestate: “Michelangelo Veccari, la compagna Valentina Filomeno, Grazia Ricci e Maria Rosa Putzu.”
Le 4 persone arrestate gestivano un sistema tristemente efficiente: il giro era gestito da Veccari-Filomeno, le altre 2 arrestate si occupavano una di “procacciare la manodopera” ed un'altra, era una dipendente dell'azienda ritenuta “committente.”
Il clima di paura e di ricatto è stato provato anche dalle intercettazioni telefoniche. In una una di queste si sente: “Alle femmine pizze e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano”; in un'altra: “Femmine, mule e capre tutte con la stessa testa.”
Non sappiamo (benché pare che qualche giornale abbia avanzato questa ipotesi) se via siano state anche minacce o avances di tipo sessuale, ma il quadro mi sembra abbastanza pesante anche così.
Comunque, in tante parti del sud, spesso la situazione di chi lavora nelle campagne è questa: sfruttamento, botte, minacce, ricatti di vario tipo. Non di rado, della gestione di questo genere di “lavoro” si occupano mafie e camorra. E come sappiamo, molte aziende sono controllate da certe organizzazioni.
Ma talvolta, dati i profitti che si possono ottenere con certi aiutini, forse si può parlare più che di controllo, di una cordiale... collaborazione.
Stroncare questo sistema feudale e mafioso è una delle emergenze di questo Paese: non si può assolutamente ammettere che chi lavora nei campi di ciliegie, nelle vigne o si occupa della raccolta dei pomodori, debba vivere in condizioni semi-schiavistiche. Altro che filosofia!

lunedì 26 giugno 2017

"La più bella donna della città", di Charles Bukowski


Bukowski è stato spesso accusato di aver trattato con eccessiva crudezza temi come l'alcol, il sesso e forse, anche la violenza.
Ma poiché il mondo del Nostro fu per buona parte della sua vita proprio quello della “suburra”, in cui certe realtà andavano per così dire in onda in quel modo, non si vede perché mai lui non avrebbe dovuto dire ciò che vide e come lo vide. Uno scrittore o una scrittrice inventa storie e nello stesso tempo, è anche uno specchio della realtà.
Altra accusa che gli è stata rivolta, quella di maschilismo; tuttavia, credo che questo racconto possa smentirla agevolmente.
I personaggi, infatti delle storie del Nostro, in realtà sono vittime e carnefici di sé stessi. Inoltre, di fronte alle donne, essi hanno la percezione (magari confusa) della propria inadeguatezza. Ed anche quando troviamo casi di prevaricazione nei confronti appunto delle donne, Bukowski non li presenta mai in modo che denoti approvazione o complicità.
La più bella donna della città è un racconto che apre la raccolta Storie di ordinaria follia (trad. it. del grande P.F. Paolini, 1975).
Ecco subito a voi Cass, la protagonista: “Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente”, e del resto: “Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni. Non c'era via di mezzo, per Cass. C'era anche chi diceva che era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevano capirla.
Come vediamo, qui Buk riproduce in modo davvero poetico la natura e l'essenza di una donna non solo molto bella, ma piena anche di cuore e di spirito. ”Dipingeva, danzava, cantava, modellava la cera, e quando qualcuno era ferito, mortificato, nel corpo e nell'anima, Cass provava compassione per costui.
Ed ancora: “Di solito Cass era gentile con quelli più brutti; i cosiddetti fusti non le dicevano niente.
Le sorelle erano gelose dell'ascendente che aveva sugli uomini, questi ultimi la consideravano solo una preda sessuale ed un po' per tutti, era pazza. Perché? Cass è una che come dico io, va in giro a cuore scoperto, senza difese di sorta. In effetti, almeno l'80% di noi uomini, di fronte a donne come lei non sa proprio che pesci pigliare.
Quando si tratta di gestire un rapporto con donne anche non straordinarie come una Cass, in noi subentra comunque uno strano mix di insicurezza, aggressività, narcisismo, ansia ecc. ecc.
Invece il protagonista del racconto dichiara: “Io ero forse l'uomo più brutto della città, e magari questo avrà influito in qualche modo.”
Cass non vuol essere considerata solo per la sua bellezza, ecco perché si sfregia con spilloni e cocci di bottiglia; è una sfida anche per il suo amante, vuol vedere se a lui interessi anche lei, oltre al suo corpo. Sfida questa raccolta e vinta, se lui dice: “A me interessi tu e anche il tuo corpo. Dubito però che gli altri uomini, perlopiù, vedano altro oltre il tuo corpo.”
La risata di Cass: “Quella sua risata – solo lei era buona. Era come gioia sprizzata dal fuoco.
Il rapporto dei due amanti, benché sia disturbato da qualche lite, è però di solito pieno di dialogo, di passione ed allegria. Loro non vivono insieme, ma ogni volta che si ritrovano è tutto, di nuovo, straordinario.
Inoltre, lui la aiuta ad uscire dal carcere quando vi finisce per ubriachezza e rissa.
Attenzione: ora racconterò la fine, perciò chi ama la sorpresa, salti queste ultime righe.
Bene, lui le chiede di mettersi definitivamente con lui, ma lei rifiuta. Lui rispetta la sua decisione e non si vedono per una settimana. Una sera scopre che si è suicidata tagliandosi la gola. Comincia a sentirsi in colpa: se avesse insistito perché restasse da lui, se non si fosse arreso...
Cass, la più bella donna della città era morta a vent'anni.”
Che lei sia vissuta davvero o che sia stata solo una creatura di Bukowski, è stata una gran donna. E ci voleva un grande scrittore per consegnare a noi la grazia di Cass, la sua risata, la sua sensualità.

mercoledì 31 maggio 2017

Stagioni ed un bellissimo libro


Pochi giorni fa ho finito di leggere I luoghi infedeli della scrittrice irlandese-americana Tana French. Ne parlerò in un prossimo post, ma avverto subito che per me, la cosa sarà piuttosto difficile: nel caso di un romanzo appassionante come quello, bisogna svelare anche il finale. Il che può togliere il gusto della suspence.
Ma dato che I luoghi infedeli è molto più di un thriller, la conoscenza appunto del finale non rovinerebbe il gusto della lettura.
Comunque, nel post non lo troverete, il famigerato!
Quel che nel libro mi ha colpito in modo particolare, è l'attenzione da lei prestata alla psicologia dei personaggi, all'insieme (spesso contraddittorio) delle loro emozioni, dei loro sentimenti e dei loro sogni.
L'analisi della French è molto profonda e partecipe: lei dimostra forte simpatia, anche amore per i suoi personaggi e nello stesso tempo, soffre con loro. In questo, per me si trova sulla linea di Dostoevskij.
Ma di tutto questo parlerò un'altra volta.
Bene, l'estate si avvicina e con lei anche i libri che molti/e si porteranno sotto l'ombrellone.
Io non me ne porterò nessuno, perché al mare preferisco giocare, prendere il sole e nuotare... o almeno, fingere di farlo.
Comunque se vorrete farmi sapere che cosa leggerete voi al mare, gradirò l'informazione.
L'estate è anche il periodo dei tormentoni musicali. Be', quelli, data l'eccessiva orecchiabilità, non li reggo. Però ho sentito un pezzo di Gabbani che mi sembra interessante e data la stagione, anche fresco.
Vicino a casa mia c'è un colle (quello di S. Michele) che di notte rimbomba di musica; anche di bel rock, che è la mia musica preferita.
Qualcuno si lamenta per il volume della musica, e con simpatica gergalità cagliaritana, dice che dopo mezzanotte: “E' ora di basta!
Certo, l'eccessivo volume può essere un problema per chi la mattina dopo deve andare a lavorare o comunque, vuol riposare.
Ma c'è anche chi dice che la gente, di notte, vuol divertirsi. E se si diverte, spende. E se spende, fa girare l'economia.
Certo, c'è anche il rischio che i troppi decibel facciano girare qualcos'altro. Lo so.
Vabbe'.
Ma a proposito di stagioni, io all'estate associo proprio l'idea di musica.
All'inverno, quelle di cibo e di vino.
Alla primavera, quella delle passeggiate.
All'autunno... non saprei... qualcosa di più impalpabile e di decisamente insidioso, come la malinconia.
E voi a che cosa associate ogni singola stagione?