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mercoledì 8 aprile 2015

"Conosci abbastanza-Un'estate in Provenza", di Massimo Gentile


Oggi vi parlerò di un disco bello e stimolante. Si tratta di un lavoro che trovo bello dal punto di vista musicale e da quello dell'amicizia: infatti chi ha curato le musiche cioè Massimo Gentile sia chi ha lavorato sui testi vale a dire Bruno Manca, sono due persone che ho conosciuto durante il servizio militare e con loro è nata appunto una bella amicizia. Max è laziale e vive a Roma; Bru è sardo e risiede come me nell'Isoletta.
Comunque cercherò di parlare del disco in modo obiettivo, altrimenti dovrei rievocare le notti di guardia, le bevute, le lunghissime chiacchierate, le partite di calcio, le suonate ecc. ecc.: al che io inizierei a commuovermi (o giù di lì) e voi a sbadigliare.
Passiamo quindi alla loro fatica musicale.
Il sottotitolo del disco è Massimo Gentile. Variazione su Nick Drake. Si tratta in effetti di una variazione che però, secondo me, è anche una reinterpretazione: infatti rispetto agli originali di Drake troviamo (sul piano musicale) una maggior laconicità.
Il lavoro contiene anche 4 composizioni non cantate di Massimo, di cui 3 di impostazione jazzistica. I brani in questione sono: Dieghito; Ardi; Antoja; Sofia.
Antoja è un brano pianistico che io trovo sempre molto bello, ma che per me dà il meglio di sé quando lo si ascolta verso il tramonto, perché possiede quella malinconia sognante che considero tipica appunto di quella fase della giornata.
Si tratta di un miscuglio di stati d'animo che io trovo anche nel tono generale di Pat Garrett and Billy the kid di Dylan e nell'inizio strumentale di Backstreets di Springsteen: quella forte e nello stesso tempo inafferrabile sensazione di malinconia, rimpianto e rabbia che cerca un paio di orecchie e “magari” un cuore che ci capiscano... quella che è poi l'aspirazione di ogni essere umano ma che nell'animo di un artista diventa un autentico tormento.
Del resto, la stessa copertina del disco, che dobbiamo alla pittrice ligure Laura Tedeschi e che riproduce il suo lavoro Sole in Provenza, ci lancia in un universo di colori e di atmosfere che pulsano di luce e dell'aspirazione all'unità con noi stessi e ad una sperabile vittoria sul dolore, sull'equivoco, sulla solitudine...
La voce di Massimo si aggira per le stanze dei brani di Drake con rispetto ma senza timore: lui non fa delle covers: ecco perché ho parlato di reinterpretazione. Anche a livello infatti oltre che vocale, strumentale, lo strumento-base non è (come negli originali di Drake) la chitarra ma il piano.
Sul piano dei testi, il lavoro di Bruno è stato notevole e (data la particolare fatica del tradurre) tutt'altro che facile. Come già insegnavano i Latini, tradere est tradire: tradurre significa tradire... rendere, infatti, nella propria lingua quanto si trova in un'altra può farci allontanare dal testo originale.
E rispetto alla nostra, la lingua inglese permette dei giochi e contiene delle sonorità che in una traduzione possono perdersi.
Allora compito del traduttore sarà mantenere una certa fedeltà al testo... ma evitando una traduzione letterale. Nello stesso tempo, il suo lavoro non dovrà essere troppo libero. Ma la via di mezzo, se è difficile nella vita di tutti i giorni, lo è ancora di più in arte... che vuol essere una trasfigurazione della vita.
Del resto, Bruno doveva: a) tradurre in italiano dei brani di un artista complesso come Drake; b) per Massimo che probabilmente, di solito canta in inglese; c) per un disco con impostazione a metà tra jazz e canzone d'autore. Infine, queste traduzioni dovevano tener conto del fatto che gli originali di Drake erano stati concepiti dal Drago su una base tendenzialmente rock-blues.
Ora, Bruno si è mantenuto fedele ai testi di Drake ma rendendoli in un italiano italiano, non anglicizzato. Ed ha trovato la misura, l'essenzialità sia delle immagini che del ritmo; secondo me questo ha permesso a Massimo di cantare con una certa tranquillità.
Tutto ciò è accaduto oltre che per la conoscenza dell'inglese del traduttore, anche per le sue frequentazioni blues: maestri come Robert Johnson e John Lee Hooker non si dimenticano facilmente.
Se poi l'amico balla anche con lupi Woolfiani e con scuoti-lancia shake-speariani, beh, a quel punto siamo proprio a cavallo.
Ecco per es. la 1/a strofa di Un posto per me (Place to be)

Quando ero giovane, più giovane di ieri
non ho mai visto la verità affacciarsi alla porta
ora sono più vecchio e me la trovo davanti
sono più vecchio e devo mettere tutto a posto.

Ed ecco come Bruno ci presenta qualcosa che sta a metà tra una sorta di fatalismo ed una sofferta accettazione della vita: si tratta della 3/a strofa di Il giorno se ne va (Day is gone)

Quando fredda è la notte
c'è chi invecchia e chi resiste
ad ognuno la sua sorte
quando fredda è la notte.

Era difficile tradurre testi essenziali come quelli di Drake: si rischiava di aggiungere, togliere o inventare inutilmente. Per es. io ho trovato bruttissime le traduzioni di Dylan di Tito Schipa Jr. Bruno ha saputo evitare tutti e 3 i pericoli di cui sopra.
Inoltre la penna di Bru e la voce di Massimo hanno trovato un supporto certo creativo ma anche discreto (cioè mai ridondante o comunque eccessivo) da parte dei seguenti musicisti: Aldo Bassi, tromba; Massimiliano Filosi, sax soprano e sax tenore; Paolo Scozzi, contrabbasso; Paolo Mignosi, batteria.
E' importante ed anche molto bello, vedere che musicisti di livello come loro si siano messi al servizio di un progetto come questo, evitando inutili virtuosismi: i grandi musicisti sono così. Perché chi possiede un'eccellente tecnica musicale, sa esibirla anche con poche note, quindi senza esibizionismi.
Massimo ha suonato il piano, cantato in tutti i brani ed in Vola ha suonato la tromba.
Il disco è stato registrato a Roma tra l'ottobre del 2012 ed il dicembre del 2014 presso Arcipelago studio; Extrabeat studio; Overload recording studio; registrato, mixato ed editato da Stefano Isola-Arcipelago studio.
Ascoltate questo disco: benchè all'inizio sembri molto essenziale, a tratti quasi scarno, poi (come il blues) rivela sonorità e ci introduce all'interno di atmosfere insospettate ed insospettabili.

Bravi, ragazzi!   

sabato 14 febbraio 2015

I gol, il kung-fu e la letteratura


Domenica 17 novembre 2013 ho acquistato il libro di Bruce Lee Il Tao del dragone (Mondadori, Milano, 2013) che reca come sottotitolo: Verso la liberazione del corpo e dell'anima. Infatti, oggi voglio parlarvi del legame che secondo me esiste tra sport ed arti marziali. E letteratura.... ma intesa nel senso più ampio. Per me, qui è della partita anche la filosofia.
Ora, quando io ero ragazzino (parliamo quindi dei primi anni '70) per me e per quelli della mia generazione Bruce Lee era un mito.
Ma ci sfuggiva del tutto l'uomo: in Bruce vedevamo solo il combattente. Non capivamo che senza il Lee a suo modo filosofo, il combattente non sarebbe mai nato.
Bene, c'è un bel libro che parla del legame tra sport, arti marziali e spirito, lo ha scritto Antonio Franchini e si intitola Quando vi ucciderete, maestro? (Marsilio, Venezia, 1996).
Franchini parla dello sport come qualcosa di bello e che per essere tale deve essere compiuto in modo naturale e rilassato. L'esempio portato dall'A. è quel piacere che nel calcio (ma io direi anche in altri sports che prevedano l'utilizzo di un pallone) proviamo nell'eseguire dei palleggi. Quando insomma non ci mettiamo a tirare in porta come se fossimo dei cecchini o a dribblare come dei tarantolati.
Il piacere del palleggio è invece è invece del tutto disinteressato; a rigor di termini, non ci interessa neanche contarli, i palleggi.
Beh, francamente, vedere qualcuno andare in mistico rapimento da estasi palleggiante mi ha sempre dato sui nervi...
Certo, io sempre avuto mezzi tecnici limitati (i cosiddetti piedi di legno) perciò fedele ai precetti di quella grande sportiva che era la volpe, trovo i palleggi troppo acerbi...
Ma oggi la mia insofferenza non è più piena di rabbia. Penso ancora che sarebbe meglio provare i cross, i tiri ed i passaggi, ma oggi sorvolo. Inoltre, ho imparato da tempo a fermare gli avversari senza fare fallo; insomma, non picchio più o almeno, picchio meno. Se quindi qualcuno se la spassa palleggiando, faccia pure. Tanto, con me non passerà neanche se dovesse palleggiare come una foca monaca.
Comunque, nello sport è bella la semplicità: un dribbling eseguito d'istinto, così come lo farebbe un bambino: quello sì che strappa applausi a scena aperta!
A tanti piace il modo di giocare dei brasiliani: niente da dire, sono dei maestri.
Ma nelle loro giocate vedo qualcosa di forzato, è come se idealmente il brasiliano dicesse al pubblico: “Ehi, state attenti, sto per fare un dribbling, una rovesciata, un colpo di tacco... pronti ad applaudirmi!”
Invece io ricordo i dribblings o le altre giocate dell'olandese Crujiff, di Rivera o delle grandi ali del Liverpool Keegan e Dalglish... veloci come lampi ma eseguite con grande classe e subito dopo, il pallone arrivava immancabilmente ad un compagno.
Del resto, non è che per i calciatori debbano essere dei robots: ricordo con grande simpatia ed ammirazione l'austriaco Wenzl di cui si diceva che saltasse gli allenamenti(!) ma che è stato uno dei dribblatori più fantasiosi che abbia mai visto. Non sapevi mai se con quel flipperistico gioco di gambe ti avrebbe saltato a destra, a sinistra o chissà dove!
Quel concetto si avvicina molto all'idea che hanno tanti musicisti o certi poeti, del verso o della nota come qualcosa che non deve dimostrare niente. Una volta Battiato, a chi gli chiedeva perché avesse scritto un determinato verso, rispose: “Mi piaceva il suono.”
Sì, perché l'arte è del tutto libera, si situa al di fuori di qualsiasi piano, progetto o significato fissato a tavolino.
Rivera: “Quando vado sulla palla non so mai se la toccherò col destro o col sinistro.”
Ci sono sportivi che seguono i loro atti in assoluta libertà, come se vivessero in una dimensione tutta loro ed in cui le idee di spazio, risultato, tempo ecc. non esistessero.
Quando vedi certi sportivi capisci come sì, loro stiano giocando: ma come fanno i bambini, prima che arriviamo noi adulti a riempir loro la testa di schemi, tattiche ecc. Per la sua libertà ed imprevedibilità, il giocare di certi sportivi equivale al creare degli artisti: entrambi fanno qualcosa di molto bello ed a prescindere da tutto.
Certo, in tutto ciò vi sono anche classe ed allenamento; ma classe ed allenamento da soli non bastano! E' necessaria anche una volontà che faccia superare dei grandi limiti.
Pensiamo a chi giocò a Città del Messico l'immensa Italia-Germania Ovest del 1970: come era possibile giocare per 2 ore una partita come quella a 2500 metri d'altitudine? E per l'Italia segnò il gol del 4-3 Rivera, uno che sul piano fisico non era certo un guerriero... Ma ebbe il sangue freddo e la classe di segnare spiazzando il grande Maier.
Bene, per oggi la chiudo qui.
Certo, non avrò delineato benissimo il rapporto tra sport e pensiero... ma almeno, non vi ho inflitto il solito post filosofico.
E poi, sull'argomento tornerò all'attacco; non ve la caverete così!
E questa non è una promessa. E' una minaccia...



sabato 31 gennaio 2015

Da un'Italia parallela


“Salve, so che da voi si sta pensando ad una sola cosa: l'elezione del prossimo presidente della repubblica. Da noi la repubblica non c'è più, ma il presidente sì, quello non ci manca mai. Un momento, mi correggo: è la democrazia che non c'è più, mica la repubblica... comunque nella vita non si può avere tutto.
Ma dato che siamo in diretta cedo la parola alla ministra delle minestre... no, ah ah ah! Scherzi a parte, ecco a voi l'unica, inimitabile, molto trendy e (spero che non si offenda) anche un po' onesta, on. Caterina “Piccola Kathy” La Biondina-De Jolie-De L'amour-Madame Dorè-Del Piccolo Grande Amore- Del Grande Reame. Buongiorno, tesoro!”
“Ciao, chicco. Colgo l'occasione, pardon, l'occasìne per illustrare la nostra ultima riforma del lavoro. Dunque: fine dello stipendio mensile; chi lavora sbava per il grano, no? Quindi perché deve aspettare un mese, spesso un mese mensile? Noi pagheremo a giornata: tu lavori un giorno ed a fine turno ti abbranchi il quattrino. Ma centra gli obiettivi della giornata, bello mio, altrimenti i soldi te li scordi.”
“Potresti essere più precisa?”
“In che senso precisa?”
“Voglio dire... potresti spiegarti meglio?”
“Ah sì, ora ho capito! E' che tu usi tutti quei termini complicati, da intellettuale... comunque la storia è questa: chi lavora deve centrare il 100% degli obiettivi. Se arriva anche solo al 99%, zero soldi. E che cavolo!”
“Forse hai ragione.”
Ragione in che senso?”
“Lascia stare, vai avanti.”
“Bene. Vedi, gli obiettivi da centrare saranno comunicati ai lavoratori due minuti prima dell'inizio del turno e potranno anche essere appunto obiettivi per i quali non hanno mai ricevuto una preparazione specifica. E sai perché?”
“Mah, francamente...”
“Per la suspence! Per evitare che i lavoratori si annoino ed invece si autorinnovino e facciano appello alla loro creatività, al loro amore per il rischio, perché si godano il brivido dell'imprevisto e magari anche quello del licenziamento! Perché sai, con questa riforma licenziare sarà più facile ed anche più divertente. Non è uno spasso?!”
“Beh, proprio uno spasso non direi. Per il lavoratore il licenziamento è un dramma. Ed anche un'umiliazione.”
“Non lo so, non mi interesso di questioni psichiatriche. Però l'imprenditore che licenzia più facilmente e che facendo questo può anche divertirsi, poi è più motivato ad assumere e così, a far crescere il Paese. Conosci lo slogan, no? Assumere e licenziare. Al 3° licenziamento ti faccio arrestare, ma caro dipendente, questo non ti può fare male.”
“Mi sembra che in questa riforma del lavoro, di lavoro ce ne sia pochino. Mi ricorda la legge sulla libertà d'espressione...”
“Mbe'? Che cosa ha quella legge di sbagliato? Abbiamo perfino concesso la pubblicazione di quella poesia satirica, Se mi fucili non vale...”
“Peccato però che il cantante sia morto in uno strano incidente.”
“Chi beve troppo poi non deve mettersi alla guida.”
“Quel tipo era astemio.”
“Io non mi occupo di alcolismo. Comunque le polemiche non fanno bene al Paese.”
“E' vero. Senti, che cosa pensi della Legge sul controllo domestico?”
“Ecco, dal mese prossimo, in tutte le case saranno installate delle telecamere controllate dalla polizia che garantiranno la sicurezza di tutti i cittàdini. I più buoni saranno premiati con un panettone, due bottiglie di spumante e tre orsacchiotti di pezza. Pensaci, sarà come tornare tutti bambini! Che bello! Che tenerezza, che nostalgia... mi viene quasi da piangere!”
“Va bene. E la legge sulla tortura?”
“Mi piace questa dòmanda. Guarda, la tortura non sarà applicata a tutti, ma solo a quelli che saranno sorteggiati come “torturabili telegenici”; così anche i colpevoli avranno una scianz di farla franca.”
“Ma così al loro posto saranno puniti degli innocenti.”
“Io non cercherei sempre il pelo nell'uovo, sai?”
“Sì, ma io vorrei ricordarti che alcune delle ultime operazioni della polizia e dei servizi segreti hanno provocato 42 morti in 5 mesi.”
“Ed io vorrei ricordarti che da allora, la fiducia dei mercati è cresciuta del 4%. Non succedeva da anni. Adesso facciamo un recòrd e lo buttiamo nella mondezza?”
“Ma vedi, la giustizia...”
Giustizia? In che senso?”






venerdì 23 gennaio 2015

Su “With God on our side” (e non solo) di Bob Dylan


Il disco

La canzone si trova nell'album The times they are a-changin' (1964). L'album è interamente acustico: chitarra appunto acustica, voce ed armonica, ma benché sia così scarno musicalmente, secondo me colpisce comunque. E parecchio.
Il disco contiene, infatti, dei brani molto stimolanti: soprattutto dal punto di vista dei testi. Mi riferisco in particolare alla canzone che dà il titolo a tutto il lavoro, vale a dire The times they are a-changin', un pezzo che racconta come i tempi stessero cambiando sia a livello di costume che da quello generazionale, politico, culturale ecc. ecc.
Ma non bisogna dimenticare neanche Only a pawn in their game, un brano in cui si denuncia l'assassinio del leader nero del movimento per i diritti civili (Naacp) Medgar E. Evers.
In questo pezzo Dylan analizza la formazione della mentalità razzista e le sue assurde motivazioni... motivazioni che conducono the poor white (il bianco povero) a sentirsi in diritto di ricorrere a qualsiasi tipo di violenza per affermare la sua “superiorità” sul nero
In tutto questo, quei pochi che traggono vantaggio dal mettere poveri (bianchi) contro altri (neri), utilizzano chiunque come una pawn, una pedina.
Il disco contiene altri brani notevoli, per es. Restless farewell, in cui l'impegno sociale di zio Bob si incrocia con le sue crisi amorose ed esistenziali, ma è grande anche When the ship comes in: una visione sognante del futuro cambio della guardia ai vertici della società.
Abbiamo anche la restless hungry feeling, la “sensazione affamata senza riposo” di One too many mornings.
Ma così vi ho presentato quasi tutto il disco: allora potrei chiuderla qui, no?
No, perché devo ancora parlarvi di With God on our side. Ma mi sono fatto prendere la mano; succede, quando si parla dello zio Bob...

Legame tra musica e testi

Bene, intanto una considerazione preliminare: non sarebbe meglio, quando si tratta di temi sociali importanti, sottolineare i versi con una bella batteria, un basso martellante e delle chitarre elettriche esplosive, incalzanti & laceranti?
Forse sì.
Ma nello stesso tempo, del bel rock rischia di far perdere di vista il messaggio del brano. Questo soprattutto nel caso di Dylan, i cui versi sono molto raffinati e complessi... tali cioè che potrebbero essere sovrastati da velocità e durezza del rock.
Beninteso, questa non è una regola assoluta. Pensiamo per esempio a Like a rolling stone, brano col quale Dylan nel 1967, in occasione del festival folk di Newport, passò dal folk al rock... scandalizzando appunto i puristi. Da allora, nei suoi dischi, rock o comunque strumenti elettrici sono stati frequenti e graditi ospiti.
Del resto, come dichiarò John Lennon: “Dylan mostra la strada.” Il rock deve cioè a mr. Zimmerman la fusione di rock e testi di un certo livello.
Inoltre, è nota (ed a volte anche spiazzante) la tendenza del Nostro a stravolgere le sue canzoni: spesso proprio in chiave rock.

La canzone

Dylan inizia presentando sé stesso come una persona il cui nome e la cui età sono prive di qualsiasi importanza. Ricorda però il luogo da cui proviene: il Midwest. Egli è nato, infatti, nel Minessota, uno degli Stati (geograficamente) centrali degli USA e lì ha imparato
the laws to abide
and that the land that I live in
has god on its side
a obbedire alle leggi/ e che il Paese in cui vivo/ ha Dio dalla sua parte.
Nel brano Dylan rievoca buona parte della storia degli USA:
The cavalries charged
the indians died
for the country was young
with god on its side
la cavalleria cadeva/ gli indiani morivano/ perché il Paese era giovane/ con Dio dalla sua parte.
Dylan rievoca anche la guerra ispano-americana, quella civile e la I guerra mondiale, di cui non ha mai capito the reason, la ragione. Ma
You don't count the dead when
god's on your side
tu non conti i morti/ quando Dio è dalla tua parte.
Segue questa regola “divina” anche la II guerra mondiale... il più grande conflitto della storia. Del resto, sia gli americani sia (ora) i tedeschi “hanno Dio dalla loro parte.”
Nel brano, scritto in piena guerra fredda e pochi mesi prima dell'inizio dei bombardamenti USA sul Vietnam, si parla anche dell'imparare “ad odiare i russi” e delle nuove armi chimiche ed atomiche... sempre con Dio dalla propria parte.
Il pezzo termina con l'ammissione dell'estrema stanchezza e confusione provata dal protagonista e con questa sorta di preghiera o speranza
If god's is on our side
he'll stop the next war”,


se Dio è dalla nostra parte/ impedirà la prossima guerra.

mercoledì 31 dicembre 2014

I miei possibili, passabili ed impossibili anni


Bambino di 6 anni o poco più
affrontavo il gelo degli inverni
scrutando il cielo
e disegnando o scrivendo con le dita
sui vetri della mia finestra.

Bambino che veleggiava verso il suo futuro da ragazzino
vidi una miniera
che sorgeva tra le agavi ed il mare,
la vidi soltanto
o ci entrai per visitarla
ma iniziai ad intuire qualcosa.

Cominciai a capire
sentendo la voce stanca ma appassionata di mio padre
parlarmi di camionette della polizia
che travolgevano operai e dimostranti...
mi trovavo sulla strada
che conduceva da quella del ragazzino che ero
a quella
dell'uomo che sarei diventato.

Per molto tempo le fiamme dell'Inferno ed il loro terrore
sono state mie fedeli e purtroppo corrisposte amanti,
molto tempo dopo iniziai a liberarmene
ma dovevo ancora perfezionarmi
nel mestiere dello spiritual pompiere!

Il 1973 è stato un bell'anno...
oserei dire felice
ma non certo nel Cile del maledetto Pinochet!
Il 1977 sulle strade e nelle piazze d'Italia
è stato di piombo
ma dentro io mi sentivo di legno.
Il 1789 è stato un grandissimo anno,
ma so che
bisogna lavorarci sopra sempre:
deve essere 1789 tutti i giorni, tutti gli anni.

A mezzanotte Robespierre mi citofona...
è un po' alticcio.
Gli dico:
“Max, Maximilien, se hai con te delle donne
ricorda che sono un marito felice.”
Lui, ridendo:
“E sei sicuro che lo sia anche tua moglie?”
Ma quando sale da me
ha con sé solo tre damigiane di sidro:
niente mesdamesmademoiselles, nessuna chatte, nessuna gatta.
Accendiamo la tv e scoliamo il sidro,
Max perde il suo senso dell'umorismo
solo quando l'Austria Vienna segna un gol
contro il suo amato Paris St. Germain... ah, putain!

Oggi, 31 dicembre 2014 mi trovo ancora qui,
un professore & una specie di scrittore
che insegna stimolanti e preziosissime verità
a ragazzi cui interessano
quanto un pezzo di fango secco,
eppure sono ancora qui
a sognare tamburi, sax e chitarre nella notte:
con un'armonica in una mano
un libro in un piede
ed una tagliente ma dolcissima penna nell'altra mano.

Aspetto il nuovo anno
sperando che porti vita, salute, lavoro, musica,
amore e gioia
e sogni di una giustizia che non resti
sempre e soltanto un sogno
ma che diventi incubo per gli ingiusti,
aspetto il nuovo anno
sperando che ci si rimetta in marcia tutti quanti
per costruire un mondo
che non sia più un orrendo miscuglio
di caserme, carceri, manicomi e sacrestie medievali.

Perciò stappiamo tutti una bella bottiglia
ed alla salute!
Spediamo l'amarezza ed il dolore sulle lune di Saturno
perché non è da lunatici
sperare e lottare per un mondo ed un vivere
un po' meno immondi...
be', crepi l'avarizia: per niente immondi!

mercoledì 24 dicembre 2014

La miglior-peggiore bevanda di Natale


Il pasticciaccio è cominciato qualche anno fa.
Camminavo al tramonto su e giù per il porto di Cagliari, pochi giorni prima di Natale, ridendo delle luci e dei canti, dei sorrisi e della falsa allegria della gente.
Odiavo quella allegria ma odiavo molto di più la prospettiva che potesse essere vera: la sola realtà che amo è il dolore.. quello che provano i lavoratori, gli immigrati, i vecchi, i disoccupati, gli orfani, i malati, i galeotti; insomma, gentaglia del genere.
Be', ad un certo punto un tipo con la sua dannata barba bianca mi ha porto una fiaschetta dicendo: “Bevi, figliolo.”
Pensavo che fosse uno di quei vecchi marinai che si ostinano ancora a cercare un imbarco e che io ed i miei amici ci divertivamo a torturare... ma sbagliavo: perché dopo pochi sorsi, quella bevanda (che sapeva di pino, miele, neve, ed acquavite) mi fece venire una strana voglia.
Così corsi in consiglio regionale, chiesi la parola ed anche se ormai non ero più sindaco da anni ma amministratore delegato della Dermud, confessai; dissi tutto dei falsi in bilancio, dei pestaggi di operai e sindacalisti camuffati da “scontri” con la polizia, vuotai il sacco sui ricatti sessuali cui costringevamo le dipendenti, rivelai la vecchia storia dei marinai le cui torture era possibile scaricare da internet, ovviamente a pagamento.
Le prove che fornivo erano così schiaccianti che perfino i miei complici di abusi, torture, cocaina e sfruttamento dovettero ordinare il mio ed il loro arresto seduta stante.
Qualcuno venne a trovarmi in carcere. Il vecchio dalla fiaschetta maledetta me ne fece trovare un'altra: la passai in giro... e ricominciò la schifosa mania dell'onestà e della verità!
In poche ore, solo in Sardegna, furono arrestate centinaia tra consiglieri regionali e provinciali, alti ufficiali dell'esercito e della polizia, avvocati, amministratori delegati, prefetti, vescovi, commercialisti, banchieri...
Come se fosse un vampiro, ogni bevitore di verità sentiva il bisogno di costringere altri a bere quella tremenda bevanda!
La follia del confessare arrivò fino a Roma: il governo crollò in 3 ore e 5 minuti.
Il presidente della repubblica si autoaccusò in diretta tv di tradimento della Costituzione, frode fiscale, accordi con la neomafia e tentato golpe.
Fu però salvato dall'accusa di fabbrica clandestina di acquavite: quello era era un reato mio, al quale ero molto affezionato!
Venne a trovarmi in carcere la cancelliera tedesca Teufelin von Blut... con un antidoto, che però non funzionò. Un secondino le offrì un goccetto e tra le tante, pessime cose che la von Blut confessò, saltò fuori la prossima costituzione di un “partito postnazista” e la soppressione del parlamento europeo, che sarebbe stato appunto sostituito “per circa 30 anni” da quello tedesco.
Fu assassinata dal direttore della Cia, che voleva impedire a quello del Fmi di dire quel che sapeva su certi golpe, fondi neri ecc.; purtroppo, quando si spara, il fuoco amico esisterà sempre.
Ma ha fatto veramente scalpore la notizia di alcuni scontri a fuoco, avvenuti in piena Wall Street, tra bande di mafiosi, massoni, banchieri ed analisti finanziari.
Oggi, 23 dicembre, il presunto Santa Klaus è in volo verso New York; si prevede il suo atterraggio sul tetto della Grand Central Station per le 22 del 24. Inoltre, egli ha indetto una riunione all'Onu (ore 23 circa) con tutti i leaders della Terra; quei pochi ancora a piede libero.
Nel recarsi al Palazzo di vetro qualcuno gli ha urlato: “Babbo Natale, tu non esisti!
E lui: “Se è per questo, caro Mattia Cenci, fino a poco fa c'era chi pensava che non esistessero neanche i diritti dei lavoratori e della povera gente. Vergognati, giovanotto!”
Così Babbo Natale è stato scortato da una pattuglia di poliziotti-gospel all'Onu, dove parlerà tra non molto. 
Ma abbiamo una notizia d'agenzia. Il maledetto ha dichiarato pochi secondi fa: “Cari amici e care amiche, l'effetto della mia grappetta durerà pochi altri giorni. Cominciate ad inventarvi qualcos'altro, non potete affidarvi sempre a Babbo Natale...”

giovedì 18 dicembre 2014

Pasticciando sulla musica medievale


Secondo me la musica medievale possiede una musicalità molto particolare, un ritmo cioè che anche nei brani più veloci, ha la capacità di rallentare, contrarre, in qualche modo sospendere il tempo.
Non a caso, sia certa letteratura colta del M. E. che molti miti e leggende appunto del Medioevo ci consegnano il racconto di persone letteralmente infatuate dalla musica e soprattutto dalla danza: infatuate proprio nel senso di persone colpite da un sortilegio o da un incantesimo lanciato loro da una fata o da una strega.
Per esempio, (questo si trova anche in Sardegna) leggiamo o sentiamo di persone che una volta entrate nel cerchio davvero magico della musica, sono poi costrette a ballare in tondo e da quel cerchio, in teoria per secoli, non potranno uscire se non per un intervento esterno... un intervento che potremmo definire quasi miracoloso.
Talvolta tramite la musica si tenta addirittura di ingannare la morte: questo è stato ben intuito e rappresentato da Branduardi nel brano Ballo in fa diesis minore, peraltro introdotto dalle launeddas (strumento e canne tipicamente sardo) suonate dal maestro Luigi Lai, che hanno un suono direi ipnotico.
Dall'ascolto della musica medievale ho ricavato questa impressione, come tale del tutto soggettiva, personale: si tratta di una musica che a differenza di stili moderni come il rock, il blues, il reggae, il jazz, il rap, la techno o come la stessa musica melodica e la canzone d'autore, prevede un uso massiccio sia del ritmo sia della melodia.
Invece, io penso che ognuno degli stili citati sia prevalentemente ritmico o prevalentemente melodico.
La musica del M.E. no, al suo interno troviamo un ritmo incalzante, martellante. Al contempo, da essa si libera una melodia davvero armoniosa e che rilassa stupendamente.
Io ascolto spesso il disco Canti d'amore al tempo dei trovatori, dell'Ensemble musicale il Monocordo: se potete, cercatevelo; è un ottimo esempio di quello che ho tentato di dire.
Al momento non mi sento in grado di parlarvi adeguatamente degli strumenti che si utilizzavano nella musica medievale, ma a livello generale posso dirvi che i suoi canti, le sue ballate ed anche i pezzi strumentali, ricordano un po' la musica orientale. Del resto, uno strumento a fiato come per es. la ciaramella, probabilmente aveva origini arabe o egizie.
Ma i nostri amici medievali sapevano anche imprimere alle loro melodie un ritmo trascinante, nel cui cuore pulsavano le percussioni.
Beh, per oggi basta così.


Alla prossima!