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lunedì 11 giugno 2007

Divagazioni su Tom Waits

Oggi ho riascoltato Jersey girl di Tom Waits. Lei è appunto una ragazza del New Jersey, lo stato del duro lavoro. In fabbriche, porti ed installazioni industriali di vario tipo ha sempre lavorato tantissima gente. Ma durante gli anni ’80, con Reagan si ebbero folle di disoccupati. Waits compose il lp Heartattack and Vine, che contiene anche la canzone citata, verso l’81. Tuttavia, forse quella tendenza era già in atto nel ’78. Ora, Tom si trova più sul versante individualistico di Bukowski che su quello sociale di Steinbeck. Comunque, in Waits traspaiono familiarità e simpatia per il mondo dei losers (perdenti). In Jersey girl il protagonista dichiara: “Non ho tempo per i ragazzi/ che fanno tutto quel casino giù in strada/ non voglio puttane dell’Ottava Strada/ perché questa notte la passerò con te.”
Il protagonista non vive nello stato della ragazza (Waits, per es., è californiano) ma è pronto a farsi “quella corsa/ attraverso il fiume fino al New Jersey.” Il fiume, l’Hudson, separa il mondo di lei, fatto di gravi problemi economici e solitudine da quello di lui: che si tratti di Los Angeles o di New York, laddove Tom (o il suo alter-ego) vive da artista, non importa. Lui viene da un altro mondo ma vuole entrare in quello della ragazza. Supera il vecchio ambiente, pieno di sesso e soldi facili perché “nient’altro è importante in questo mondo/ quando sei innamorato di una ragazza del Jersey.” In fondo, sottoscrive quel che canta il protagonista di Sandy di Springsteen: “Con questa vita di strada io ho finito/ dovresti cambiare scenario anche tu.” Infatti il ragazzo della Jersey girl dichiara con orgogliosa gioia: “Il mio piccolo angelo mi dà tutto/ so che un giorno le infilerò l’anello da sposa.” Ma né gli eroi di Waits né quelli di Bruce sono dei romanticoni. In Please call me, baby di Waits uno di loro dice: “Ma non ti rendi conto/ che se esorcizzo i miei diavoli/ possono andarsene anche i miei angeli/ la dove è così difficile trovarli?”
Così, i 2 hanno alle spalle vite difficili e non si illudono sul loro futuro. Waits canta il pezzo con voce rauca, piena d’alcol e sigarette. Per la rivista Rolling Stone: “C’è abbastanza catrame da asfaltare un’autostrada.” La Jersey girl, benché dolcissima col suo uomo non è certo, come canta Springsteen in Sandy una di quelle “sciocche verginelle di New York.” Peraltro, lo stesso Waits in Downtown train dirà di loro: “I treni che portano in centro sono pieni/ di tutte quelle ragazze di Brooklyn/ cercano in tutti i modi di uscire dai loro piccoli mondi.” Ma “Sono soltanto spine senza la rosa.” Invece lei si tiene lontano dalla freddezza, ma senza buttarsi via. Del resto, in Heartattack and Vine, il brano che dà il titolo al lp, Waits parla di una “ragazza del Jersey con il top trasparente”, in compagnia di uno spacciatore; il pericolo di bruciarsi c’è sempre.
Dopo questo disco, come dice Massimo Cotto, “il primo Tom Waits scomparve.” Poi sposò Kathleen Brennan. Musa, madre dei suoi 3 figli, coautrice di molti degli ultimi suoi pezzi, amministratrice. Tom continua a far dischi: perfino superiori ai vecchi . Ora convive coi suoi angeli & diavoli. Perché uno dovrebbe soffrire sempre? Come diceva un buon amico di Waits, Charles Bukowski: “Ci vadano gli altri, sulla croce.”

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