I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura


domenica 30 marzo 2008

Spazio ai Lettori - n° 2 del 2008


Brani tratti da commenti particolarmente significativi o che si prestano ad ulteriori interventi da parte di coloro i quali vorranno interagire e approfondire i temi trattati. Un click sul titolo dell’articolo Vi condurrà ai testi integrali e Vi consentirà di inserire il Vostro pensiero.

Grazie a tutti Voi.


venerdì 8 febbraio 2008
Tom Traubert’s blues di Tom Waits ed altro

Ciack ha detto...
... Di Waits mi piace questa descrizione che lo dipinge come fosse lui stesso la sceneggiatura di un film:"è uno che canta e nella sua voce ci sono le voci di tutti i barboni ubriaconi del mondo. Non è una voce, è una discarica pubblica, è una sigaretta lunga anni, è milioni di birre e chilometri, e centinaia di amori e motel."


giovedì 28 febbraio 2008
2° reato… letterario

Miriam ha detto...
... In un altro blog amico ho letto un titolo: "L' Attesa....", accompagnato da immagini molto significative e suggestive....Mi sono chiesta cosa rappresenta per me questa tappa affascinante che accompagna determinati momenti della nostra vita e come la vivo; la risposta la ritrovo nelle tue parole caro Riccardo, quando scrivi:-"So che rimarrò sempre una specie di vecchio-bambino, eternamente grato e stupito del fatto che possa succedermi qualcosa di bello", dove praticamente è racchiuso il segreto per gustare e assaporare il dono dell' attesa, la bellezza e la ricompensa gioiosa per aver lottato con tenacia per raggiungere la vetta desiderata!!

Anonimo ha detto...
... Ami la libertà, la musica. E nelle pagine di "Lune a scoppio" mi pare d'udire una dolce musica che accompagna noi lettori verso mete luminose, chiare.

venerdì 28 marzo 2008

“Gli esami” di De Filippo (parte prima)

Gli esami non finiscono mai (1973): l’ultima commedia di Eduardo. Ma è riduttivo definirla “commedia”: secondo me è la summa del pensiero di un artista che ha saputo fondere armoniosamente elementi comici, riflessioni a carattere esistenziale, osservazioni relative al costume ecc.
Gli esami, commedia in 3 atti e 1 prologo ci presentano la vita del protagonista, Guglielmo Speranza dal momento della laurea a quello della sua morte. Nel prologo egli si imbatte nei suoi compagni d’università; è felice, ripete: “Gli esami sono finiti! Non dovrò più dare esami!” Si beve e si festeggia poi l’amico Furio La Spina ricorda la loro lunga amicizia. Osserva che Guglielmo fu sempre più “fortunato” di lui con le donne e con gli studi, però non è invidioso. La precisazione rivela l’uomo, così come fa il suo stesso nome: La Spina. Costui, intanto, si propone come “angelo custode” di Guglielmo.
Ma (già nel 1° atto) Guglielmo vede che gli esami continuano: quando va a chiedere in sposa la sua Gigliola, incontra una nuova commissione esaminatrice costituita stavolta da padre, madre e zio della ragazza. Costoro arrivano a chiedergli quanti caffè beva, quante sigarette fumi, perfino se abbia mai contratto delle malattie veneree! Lui, con candore misto a scaltrezza, passa anche questo esame. Però la commissione decide che matrimonio prima di 2 anni, nisba; bisognerà vedere se Guglielmo farà fruttare quel “pezzo di carta”, come con notevole finezza definiscono la sua laurea. Insomma, Guglielmo è promosso ma rimandato.
Quando quasi allo scadere del fatidico biennio egli rivede La Spina, è un uomo felice perché da “fidanzato ufficiale” sta per ricevere dal suocero la nomina a “marito effettivo". ”Inoltre ha sgobbato duro ed ora sta facendo carriera. La Spina si complimenta ma riferisce certe voci secondo cui la strada gli sarebbe spianata dal suocero: ciò è falso ma turba la sua felicità.
Furio è uno squallido arrivista, falso amico, incapace negli studi (dopo l’ennesima bocciatura è costretto a lasciare l’università) ma cerca di farsi passare per genio. Ha inventato le scarpe col calzascarpe incorporato! Ma il tasto su cui batte sempre sono le voci: false e che lui crea. A Guglielmo, che giustamente sdegnato esige i nomi di certi maldicenti, consiglia di controllarsi perché “già si dice” che sia “invasato, fanatico, vanaglorioso.” Infine, con untuosa insistenza, si impone come compare d’anello.
Gigliola rimane incinta prima del matrimonio: il fatto è evidentemente privato ma Guglielmo riceve delle lettere anonime piene di insulti; La Spina è sempre presente. E punge. Il tempo passa ed ora i coniugi Speranza hanno 2 bei bambini ma vicini e parenti, nuovi membri di una “commissione di controllo”, esaminano la prole: il 1° bimbo somiglia al padre, ma il 2°? Così, Guglielmo comincia quasi a dubitare d’essere il vero padre e prende anche lui ad esaminare il figlio. Che gli esami siano iniziati anche per il neonato?

martedì 25 marzo 2008

La discussione filosofica (parte prima)

Spesso quando si parla di filosofia molti sottoscrivono il giudizio espresso in Fahrenheit 451 (mi riferisco al film di Truffaut, poiché non ho letto il romanzo di Bradbury) dai bruciatori di libri. Il giudizio suona più o meno così: “Ogni filosofo pensa che molti suoi colleghi abbiano completamente torto.”
Tale sententia va presa con le proverbiali molle, tuttavia trovo che contenga qualcosa di vero. Non di rado profondi o anche geniali filosofi hanno innalzato sé stessi al di sopra dell’umano… quindi anche del possibile e sfidando, inoltre, il ridicolo.
La storiografia filosofica documenta svariati esempi di questa ipertrofia dell’io, di questa vera e propria autoesaltazione.
In Mia sorella mia sposa di H.F. Peters leggiamo che Lou Von Salomè dovette intervenire spesso per salvare Nietzche dallo scherno di quanti assistevano allo spettacolo di certi proclami autodivinizzanti. Abelardo, nella sua Historia calamitatum mearum afferma che durante la fase “parigina” arrivò a considerarsi l’unico filosofo sulla Terra. Hegel riteneva che il proprio pensiero costituisse il completamento di tutto uno sviluppo storico, concettuale ed universale. Kant considerava la sua filosofia solo strumento atto a giudicare della verità d’ogni filosofia.
Per Lutero gli esponenti di una tradizione storica e filosofico-teologica quasi bimillenaria, erano insignificanti: ciò rendeva passibile del suo disprezzo, o almeno della sua indifferenza lo stesso Aristotele. Inoltre, il Riformatore tedesco considerava uno dei più grandi umanisti come Erasmo da Rotterdam un somaro. Per Schopenhauer, Hegel era un ciarlatano ed il suo pensiero niente più che una buffonata filosofica.
Potremmo continuare a lungo, il che temo potrebbe costituire una grande (ed imbarazzante, per chi si occupa di filosofia) conferma del giudizio formulato in Fahrenheit 451.
Fortunatamente, non tutta la storia della filosofia documenta le manie di grandezza di alcuni, pur grandi, filosofi.
Beninteso, rimangono da vagliare criticamente cause ed origini di certe autoesaltazioni.
Tuttavia, come vedremo nei prossimi post, denunciare o se non altro documentare certe forme di narcisismo intellettuale non significa svalutare in toto la personalità dei singoli filosofi, né gli esiti delle loro ricerche.

mercoledì 19 marzo 2008

Io e Lune a scoppio al “Paul bar”

Giovedì 14 marzo grazie all’ed. Davide Zedda ho usufruito dell’ospitalità di 5Stelle Tv, presso cui ho presentato il mio romanzo Lune a scoppio. C’erano anche il gruppo musicale Etnìas, alcuni del gruppo folk di Siligo, la squadra di basket per disabili di Sassari, il cabarettista Murgia… spero di non aver dimenticato nessuno.
Al Paul bar, questo il nome della trasmissione condotta da Paul Dessanti si fa musica, cabaret, si parla di letteratura, sport, problemi sociali: insomma, si fa cultura: in modo leggero ma per niente superficiale.
Arrivo negli studi olbiensi di 5Stelle dalla mia Cagliari. Sveglia fantozziana alle 5.30, treno alle 6.40, sono ad Olbia verso le 11. Dopo tanti anni ho potuto passare di nuovo una giornata intera coi miei amici Sergio, Mariavittoria, Giorgio, Maddalena e rispettivi figli. Grande.
Ora, è difficile adattarsi ai tempi della diretta tv: sono veloci, complessi ed incrociati; un po’ come suonare 7-8 rock consecutivi dei Rolling Stones. Sembra che basti “buttarsi” a suonare, in realtà sono necessari talento, grinta e… sangue freddo. Così tutta la mia ammirazione a Paul Dessanti, che ha condotto con sicurezza e ad Alberto, sorta di “regista” solo apparentemente nascosto.
Mi intervista il cantautore Mariano Melis. Le sue domande sono tutte pertinenti ma anche incalzanti, così richiedono risposte veloci e sintetiche: è la diretta tv. Forse io e Lune ce la siamo cavate. In caso contrario, la colpa può esser stata solo mia. Ma penso che grazie alle domande di Mariano, ad altre di Paul ed all’efficace formula di Alberto, che ha definito Lune “un’iniziazione spirituale”, il romanzo sia stato posto sotto la giusta luce.
Avrei voluto insistere sul lato comico e paradossale di Lune (scambio di lettere tra il Diavolo ed il protagonista, presenza di gabbiani parlanti ecc.) ma Mariano ha ricordato anche certe mie introduzioni alle Lettere dal carcere di Gramsci ed a opere di Garibaldi, perciò no problem. Del resto, forse se fossi andato a briglia sciolta avrei fatto crollare l’audience; dopo chi ci andava nella prateria, a riprendere i cavalli?
Perciò grazie a tutto lo staff di 5 Stelle: Paul, Alberto, Mariano, coautore di una bella canzone sulla Deledda (congratulations!) e naturalmente grazie anche ai tecnici.
Magari, questa bella esperienza diventerà parte di un nuovo libro… chissà.

sabato 15 marzo 2008

Conquistadores (parte quarta)

Ma il Requerimiento mancava di validità oltre che sul piano giuridico e legale anche su quello filosofico-religioso: Cristo non aveva assegnato agli apostoli la missione d’annunciarLo manu militari. Sia il Las Casas che il Vitoria ritenevano appunto che Cristo andasse proposto, non imposto. E Las Casas radicalizzò la propria posizione sì da pervenire a forme coraggiose ed interessanti di relativismo etico-culturale, che negarono al vangelo lo status di sovrano delle morali e delle religioni.
Inoltre, il Requerimiento mancava del requisito-base che dovrebbe possedere qualsiasi atto o documento che si rivolga ad altri uomini: la possibilità di una libera accettazione o di un rifiuto. Infatti, leggeva il testo un ufficiale circondato da decine di uomini armati, armati peraltro con armi nettamente più sofisticate e letali di quelle di cui erano in possesso gli indios. Evidente elemento intimidatorio della procedura… intimatoria. E come “logica” conseguenza, il rifiuto da parte degli indios o anche il semplice esitare di sottomettersi alla potestà spagnola, dava “diritto” ai conquistadores di dichiarare loro guerra por todas las partes y maneras.
Tutto ciò ledeva nel modo più grave ed evidente quel libero arbitrio che era stato già teorizzato da S. Agostino. La stessa despecificazione, cioè la totale estromissione dell’indio dal genere umano, non era mai stata proclamata neanche dalla Chiesa se (cfr. “Conquistadores parte 2/a”) la bolla di Paolo III affermava il loro essere “uomini veri.” Purtroppo, ciò non impedì agli stessi uomini di Chiesa di partecipare a massacro e sfruttamento appunto degli indios.
Comunque, da quanto visto sinora emerge l’assoluta inconsistenza del Requerimiento sui piani: morale, religioso, giuridico, teologico, filosofico… e così via. Sfortunatamente per gli indios, quello era uno strumento che serviva agli spagnoli per legittimare il loro dominio economico-militare.
Penso quindi che la questione vada esaminata sotto un aspetto che in certo senso mescola i piani succitati: quello, cioè, della falsa coscienza o ideologia così come tematizzata e criticata da Marx. Ma dobbiamo muoverci su un terreno insidioso come quello costituito dalla mentalità spagnolo-cattolica del XVI secolo (mentalità a sua volta piuttosto contorta): perciò lo stesso concetto di ideologia dovrà essere utilizzato con una certa elasticità.
La sola cosa che possiamo affermare con certezza, è che il Las Casas fu uno dei pochi, anzi dei pochissimi che non assunse nei confronti degli indios un atteggiamento ideologico. Purtroppo altri, come lo stesso Vitoria, vi andarono abbastanza vicino fino ad arrivare a giustificare, nei loro confronti, uno o più interventi militari… con finalità se non morali-religiose almeno “disinteressatamente” politiche e civilizzatrici. Per contribuire, insomma, ad “elevare” gli indios e la loro civiltà.


lunedì 10 marzo 2008

Qualcosina sul teatro

Non so bene come siano i rapporti tra me ed il teatro (greco théatron). Mi piace ma trovo più entusiasmanti la musica ed il cinema, + stimolanti la letteratura e la filosofia.
Tuttavia, una volta che si vada in scena, il teatro ha in comune con la musica il fatto che non si può tornare indietro. Puoi fare tutte le prove che vuoi ma quando reciti, proprio come quando canti o suoni, se sbagli… sbagli.
Durante le prove o in sala d’incisione, gente di teatro, di cinema e musicisti possono intervenire sulla loro parte anche centinaia di volte. In scena, no. On stage l’azione d’ogni artista è quella e quella soltanto.
E’ così anche nello sport. In allenamento puoi provare tutti gli schemi del mondo, puoi e devi tenere fisico e riflessi al massimo, ma se in una competizione ufficiale sbagli un tiro, un passaggio, 1 gancio (se sei un pugile) ecc., sono capperi tuoi.
Perciò w il teatro: in esso l’artista vola senza rete; successo o insuccesso possono essere più esaltanti… o + deprimenti.
Conflittualuccio il mio rapporto con la gente di teatro. Mi trovo molto bene con chi porta in scena dei musicals o comunque delle pièces che prevedano un qualche utilizzo della musik.
Mi trovo malino con chi fa “cose” magari anche molto valide, ma da essa prescinda. Sarà che come mi dicono tutti sono “fissato” con la musique? Forse. Ma può anche darsi che la questione si spieghi con l’aver io conosciuto pochi “teatranti.”
In ogni caso, quando in questo blog parlerò di teatro non accamperò diritti o conoscenze che non ho.
Parlerò di teatro alla buona, in base a quello che ho visto e letto, rapportando il tutto a miei gusti, impressioni e sensazioni. Del resto è quello che faccio anche quando parlo di arti e/o realtà che forse conosco meglio… o meno peggio.

martedì 4 marzo 2008

Presentazione alla “Vetreria”

Sabato 1 manzo, pardon, 1 marzo alle 18.30 si è tenuta la presentazione di Lune a scoppio, mio 1° romanzo e 2/a opera. La “Sala Diamante”, a tali occasioni deputata ha visto la gentile presenza di tanti amici, parenti ed anche di qualche nuovo amico. Di ciò ringrazio LF: il blog da lui creato si è rivelato uno straordinario tam tam.
Bene, dicevo che c’era tanta gente; e l’emozione? C’era, c’era anche quella… Comunque si è cercato di scaldare l’ambiente con dell’ottimo blues: John Lee Hooker, Muddy Waters ed altri. Poi, 1° gong.
Inizia Davide “The editor” Zedda. Presenta Lune evidenziando la sua dimensione cagliaritana, ma vede nelle vicende in esso narrate qualcosa di comune a ciò che accadeva anche nelle periferie di altre città. Bella la sua definizione di un romanzo, Lune a scoppio, in cui si respira l’odore dell’afa e dell’asfalto tra e sul quale i ragazzi e le ragazze del libro “combattono” la loro vita.
Alla voce di Carmen Salis il compito di leggere alcuni passi di Lune. Lei legge con calma e con la dovuta espressività, dando il giusto rilievo a lati e passi non semplicissimi; così, cattura abilmente l’attenzione del pubblico.
Roberto Sanna centra il suo intervento sulla non tradizionalità del libro, sul carattere multiforme dei capitoli che lo compongono: come tali non ancorati al tipico schema protagonista e/o voce narrante. Per stile ed emozioni, mi fa l’onore di cogliere nel libro rimandi e collegamenti a Joyce e Cèline.
Nuove letture di Carmen poi dico qualcosa anch’io; tutto sommato, non mi pare d’aver scatenato epidemie di sbadigli.
Rob. mi rivolge qualche domanda d’approfondimento, poi Davide informa il pubblico sul fatto che per la casa editrice La Riflessione ho curato delle introduzioni alle Lettere dal carcere di Gramsci (postfazione di Stefania Calledda) ed alle opere di Garibaldi Clelia: il governo dei preti e Poema autobiografico.
Però quando “The editor” mi descrive come “1 fine intellettuale” mi vergogno come 1 ladro!
Si va verso la conclusione; qualche buona domanda da parte del pubblico quindi via a dedicare il libro a tanta, tanta gente.
Grazie a Davide e Rob. per tanta stima & fiducia; a Carmen per voce e disponibilità; al pubblico per la grande attenzione;
Infinite grazie a Silvana per aver tenuto eccellentemente a bada i nostri scoppiettanti orsacchiotti (Andrea e Sara), sole e vere lune.