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mercoledì 25 luglio 2007

Fantascienza scaduta o in scadenza

Nell’ultimo post sulla fs ho anticipato che considero un male gigantismo ed effetti speciali. Per gigantismo intendo l’uso sproporzionato della tecnica, o la troppa ospitalità offerta appunto ad ospiti che pure, spesso abitano la casa della fs. Per me è gigantismo riempire 1 film di robots, cyborgs, laser, astronavi ecc.: così vien meno la misura. Il film diventa un semplice raccoglitore di meraviglie della scienza e della tecnica e la trama perde centralità. L’attenzione dello spettatore è così calamitata da elementi anche strabilianti: ma che all’interno di una trama hanno funzione secondaria. Quelle “meraviglie” sono utilizzate da registi, sceneggiatori ed attori che si rispettino per raccontare una storia; non sono la storia.
Immaginate che vi servano una bistecca poco cotta, bruciata o addirittura avariata, ma intrisa di salsine, sughetti, cosparsa di spezie, sale, maionese ecc. Sembrerà gustosa ma sarà un paciugo che con la cucina non avrà niente a che fare.
Idem per gli effetti speciali: loro fine è rendere la storia più interessante o anche stupire lo spettatore. Ma quando essi sostituiscono di fatto la trama, al punto che pare che, per es., un nuovo sistema per viaggiare nel tempo possa reggere da solo tutto il film, allora il film diventa secondario rispetto agli effetti, non il contrario. Nessuno pretende che al cinema la fs del XXI secolo rinunci ad ogni apporto tecnologico e regredisca ai mezzi dei fratelli Lumière. Però si può e si deve raccontare una storia avvalendosi della tecnologia in un modo che induca lo spettatore a seguire appunto una storia, non a sgranare gli occhi: quello è il fine di imbonitori e ciarlatani.
Quando ho visto col mio bambino il 1° film dei Fantastici 4 forse mi sono divertito più di lui; il divertimento va benissimo, quando è solo obiettivo dichiarato o evidente. Ma sbadiglio quando certi film (non penso a qualcuno in particolare ma a tutta una tendenza) “fingono” di non essere quel che sono: spettacoli di intrattenimento, benché tecnicamente perfetti.
Così condivido l’opinione dello scrittore polacco Stanislaw Lem sulla fs anglosassone. Per Lem, quella fs sprecava le sue potenzialità, utilizzando la scienza per raccontare delle fiabe. Infatti Lem, dal cui romanzo Solaris Tarkovskij trasse l’omonimo film, apprezzava (benché oscillando) solo Philip Dick e tra gli AA. + antichi, Wells. Secondo Lem, Wells e Dick fondevano scienza ed arte narrativa in un prodotto originale. Peraltro, condannava il gigantismo anche Harrry Harrison, autore di Bill, eroe galattico. Estenderei senz’altro l’opinione di Lem e di Harrison dalla fs letteraria a quella cinematografica.

4 commenti:

  1. Cinema? eccomi qua. Fantascienza? L'Università inglese ha aperto un intero corso sull'argomento.
    Un commento mi sta dunque un po' strettino. Vorrei esordire facendo notare come il termine fantascienza sia spesso usato decisamente fuori tema perdendo di vista la composizione stessa della parola. Fanta+Scienza implica che protagonista è la scienza. Il Frankenstein di Shelley(1818), i romanzi di Verne furono i primi veri romanzi di fanta+scienza. Un'indagine del 'Guardian' dello scorso anno, ha promosso Asimov come maggior scrittore di fanta+scienza secondo un centinaio di scienziati interpellati nel mondo e fu proprio lui a coniare il termine robot. Secondo, finalmente, i nuovi accordi sui generi letterari e cinematografici, tutto ciò in cui la scienza non è protagonista o esplicito motore ispiratore degli argomenti trattati, va classificato come genere fantasy con tutti i suoi sottogeneri. Alcuni autori e critici utilizzano di preferenza l'espressione fiction speculativa per descrivere complessivamente il fenomeno e altri utilizzano il termine Slipstream intendendo il fantastico, cioè quella forma letteraria e cinematografica estremamente ampia che utilizza l'immaginario, il surreale e tutto ciò che non è mimetico della realtà, per dare maggior impatto ad un messaggio radicato nella visione politica, metafisica, ideologica del reale. In effetti i temi trattati nell'ottimo Solaris sopravviverebbero anche ambientati in un'isola deserta e se la scienza non è fattore dominante ecco che il romanzo-film rientra nello Slipstream. A proposito del film forse non tutti sanno che la versione circolata in occidente era monca di 40 minuti e il doppiaggio arrangiato in modo tale da farne un film diverso dall'originale, tanto da spingere il regista a chiedere che il suo nome non comparisse nei titoli. Solo nel 2002 è uscita in DVD la versione itegrale e ridoppiata. Chi era convinto di aver visto Solaris ora sa che forse non era proprio così. Apprezzo Wells, il mio autore preferito è Philip Dick. Alla prossima. Ciack

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  2. Riccardo Uccheddu27 luglio 2007 23:59

    Rif. Ciak
    Grande commento! In effetti, è molto documentato e chiarisce tanti, troppi equivoci che nascono in ambito fs.; al cinema e non solo. Inoltre, evidenzi come la fs possegga una certa dignità culturale. Ora sono cambiate tante cose, ma fino a poco tempo fa fs e suoi AA. non erano “molto considerati” (eufemismo).
    Sapevo dell’indagine del “Guardian” e sarei d’accordo su Asimov “come maggior scrittore di fs.” Avrei qualche riserva solo sul fatto che la corona gli sia stata consegnata da scienziati: che possono giudicare senz’altro l’aspetto scientifico della sua opera, meno quella letteraria. Ma può darsi che l’indagine fosse articolata su + livelli, perciò forse sto cavillando.
    Si deve invece escludere che “robot” sia stato coniato da Asimov. Come dice Ripellino in “Praga magica”, robot è vocabolo ceco: derivato da “robota” (corvèe, sfacchinata ecc.). Lo troviamo nel dramma R.U.R. (Russum’s Universal Robots) scritto dal boemo Karel Capek nel 1920. Il termine, suggeritogli dal fratello, Josef, designava degli uomini artificiali organici.
    Sapevo dello scempio subito da Solaris: purtroppo è accaduto qualcosa di simile anche a Blade Runner. Aaargh! Condivido la tua stima per Wells e Dick. Ma hai ragione: in fs, con un commento o anche con qualche post si sta strettini. Riprenderò il discorso in prossimi post. Ciao.

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  3. Grazie per la risposta. A proposito di robot sapevo di Capek e Josef ma come scrivi, loro intendevano robot come uomini artificiali ma organici e quindi con un significato più simile a quello di cyborg. La robotica e le sue leggi nascono nel 42 con io,robot di Azimov. attendo il tuo prossimo su fs, non è che parlerai delle ferrovie dello stato? scherzo. a presto.Ciack

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  4. Riccardo Uccheddu31 luglio 2007 20:29

    Rif.Ciak
    Ho scomodato i Capek per chiarire chi avesse coniato per primo il termine “robot”. Conosco la differenza tra robot e cyborg, ma intendevo intervenire solo su un problema di cronologia, non relativo a contenuti. Comunque, il fatto che i Capek abbiano coniato per primi il termine “robot” non toglie nulla alla grandezza di Asimov: ottimo anche come divulgatore e saggista, oltre che come A. di fs.
    Rimanendo in ambito ferroviario, nel prossimo post sulla fs potrei parlare di 2 miei vecchi progetti: piazzare i binari nell’iperspazio; far trainare i treni da qualche astronave a pedali. Scherzo anch’io, chiaro. Ciao

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