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sabato 28 luglio 2007

Noi, i nostri bambini ed i bambini che siamo stati (2)

In perfetta continuità con la mia infanzia, per me è ancora fondamentale il rispetto; lo è proprio nel senso di ciò che dà fondamento, sta alla base di qualcosa. Per me, nei rapporti umani il rispetto è tutto; spesso gli si oppone l’amore trovandolo “più caldo.” Ora, nel 1° post “bambini” ho detto che considero l’amore la cosa + bella, tuttavia penso che non possa prescindere appunto dal rispetto: perché senza di esso l’amore è tirannia. I genitori commettono questo errore col loro “lo faccio per il tuo bene.” Ma un bene che passi sulla testa dei figli, senza che i genitori permettano che sia compreso ed accettato, vale poco.
Ho sempre rifiutato questa concezione del rispetto perché lo trasforma in sottomissione. Spesso in molte famiglie (compresa la mia) l’educazione avveniva su base quasi militare, non di rado unita ad un uso colpevolizzante della religione. L’idea, quindi, di rispetto era… bizzarra. Rimaneva l’amore: che non era certo poco. Ma l’idea di fondo era quasi sempre quella della famiglia come gerarchia. Sono tuttavia grato ai miei perché vivendo con loro ho iniziato a sperimentare una certa dialettica. Chi come me si avvia ai 50, sa che nelle nostre famiglie questa era la regola.
Io cerco d’applicare un altro metodo. Poiché mi offendeva profondamente che quando parlavano i “grandi” mi fosse imposto il silenzio, non faccio altrettanto con mio figlio. Comunque, da bambino mi offendeva che quell’imposizione avvenisse a priori, solo perché non ero un adulto.
Ora, “rispetto”: abbiamo il latino respectum da respicere (volgersi a guardare, rivolgere l’attenzione). Il rispetto comporta quindi stima, considerazione verso qualcosa o qualcuno: non è uno sguardo indifferente, come se non vedessimo nemmeno l’altro. I francesi dicono quantitè negligèable, quantità trascurabile. Purtroppo, per molti l’altro è questo: quantità, appartiene quindi al dominio della materia inerte o inanimata; non è persona ma cosa che come tale, non gode d’alcun diritto. Noi per es. cosalizziamo il bambino quando pretendiamo che smetta di giocare. Sì, spesso questo è necessario perché sui genitori pesano spade di Damocle lavorative, personali, interpersonali ecc., ed i piccoli Sioux che fanno tremare la casa, fanno saltare i nervi. Ma si può trovare il modo per pacificare il West domestico; si deve almeno tentare.
Comunque, per me è importante far capire al bambino che conta: questo anche prescindendo dal fatto che un genitore non giochi con lui. Con me mio padre giocava poco ma non c’era problema; avevo gli amici. Ma con me passeggiava e parlava molto e se in quei casi gli chiedevo qualcosa, non mi chiudeva mai la bocca. Faccio così anch’io coi miei figli; in più gioco molto. Insomma, sono perfetto. Scherzi a parte, il rispetto è la base dell’amore: che altrimenti sarebbe soffocante. Per Hegel anche l’amore deve essere ”intelligente”.
Al prossimo post su questo.

4 commenti:

  1. Non sono d'accordo sul fatto che il rispetto debba comportare stima. Trovo anzi, questo, un messaggio diseducativo e incline al razzismo. Il rispetto deve essere aprioristico. Io ti rispetto in quanto persona, in quanto individuo, a prescindere dal fatto che io possa provare o meno stima nei tuoi confronti. Questo educa a rispettare le persone e le loro idee anche se non le condividiamo, educa ad avere rispetto anche verso un condannato a morte, in quanto persona, anche se non possiamo stimare lui e le sue azioni; educa a rispettare chi professa religioni diverse dalla nostra anche se non stimiamo quella religione.
    Questo vale anche a proposito dei figli, rispettiamoli e amiamoli anche quando purtroppo per loro scelte sciagurate non riusciamo a provare stima per loro. Non divulghiamo un messaggio secondo il quale Rispetto,Amore e Stima sono sinonimi e insieme santissima trinità. In realtà dobbiamo considerarli indipendenti uno dall'altro. Per quanto possa sembrare assurdo la letteratura e la cronaca ci mostrano storie di relazioni nelle quali uno prova amore, ama un'assassino, uno stupratore, un sequestratore o altro pur riconoscendone le colpe, pur senza stimarlo. Con rispetto, Spiegel

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  2. Condivido le parole di Spiegel e aggiungerei di non dimenticare che il discorso sul rispetto, pur in assenza di stima, dovrebbe valere anche da parte dei figli nei confronti dei genitori, cosa tutt'altro che scontata, soprattutto se continuiamo a sfuocare tutto inappropriatamente nel termine amore.
    Un saluto. Lorenzo - Mi

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  3. Riccardo Uccheddu31 luglio 2007 20:31

    Rif. Spiegel
    Sottoscrivo la tua idea di rispetto: che dev’essere “aprioristico”. Poichè ritengo anch’io che ognuno vada rispettato, come scrivi, “come persona”, trovo che il respicere sia (secondo l’etimo latino) un volgersi a guardare, un rivolgere l’attenzione: il che non significa certo discriminare qualcuno per ciò che pensa o che fa. Ho scritto che nella mia idea di rispetto è presente il guardare l’altro non con indifferenza, quindi con interesse.
    Ma subordinare il nostro rispetto a ciò che pensiamo di quello che fa o pensa una persona significa negarle la sua umanità e ritenere che faccia parte della “materia inerte o inanimata”. Questo non ha niente a che fare col rispetto.
    Quando scrivevo che il rispetto comporta stima, intendevo il termine “stima” nel senso d’una vicinanza alla persona: delle cui azioni o convinzioni non mi ergo certo a giudice.
    Trovo però che tu abbia esaminato una singola espressione del post, trascurando la sua impostazione complessiva: che (scherzo) non mi sembra quella di un ideologo del Ku Klux Klan! Tuttavia, penso e spero d’aver chiarito. Ciao.

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  4. Riccardo Uccheddu31 luglio 2007 20:33

    Rif.Lorenzo
    Condivido le parole tue e di Spiegel sul rispetto. Certo, la questione va inquadrata in tutta la sua drammatica complessità.
    Così, benché sia d’accordo sulle linee generali del discorso, penso che vada affrontato tenendo conto del fatto che ci muoviamo sul terreno oscuro ed insidioso degli esseri umani (ma lo siamo?). Forse anche trascurare questo può “sfuocare tutto inappropriatamente” in qualcosa, anche se non “nel termine amore.”
    Soprattutto a fine post ho parlato di un amore che non può prescindere dal rispetto, pena il soffocamento di chi è oggetto d’amore. Hegelaccio sapeva il fatto suo quando sosteneva che l’amore deve essere “intelligente”: infatti quel tipo d’amore tiene conto non di un astratto essere umano, ma di un uomo determinato, con le sue esigenze, contraddizioni ecc. senza cercare di soffocarlo in nome di niente. Ricambio il saluto.

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