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martedì 5 febbraio 2008

Io, i Rolling Stones e Lawrence M. Krauss

Qualche giorno fa… naturalmente si dice sempre così, poi magari sono passati 47 anni. Ok, ricominciamo. Mesi fa sono entrato in possesso del libro di Lawrence M. Krauss Dietro lo specchio. Non parla di Alice nel paese delle meraviglie ma in 1 certo senso mi ha meravigliato di +. Perché? Ve lo dirò dopo. Escludo, inoltre, che il buon Krauss sia parente del viennese Karl Kraus, il creatore di fulminanti aforismi (e non solo di quelli). Non dirò che la lettura del suo libro mi abbia divertito e stimolato più di quella delle opere del Viennese: questa sarebbe, come si dice nei quartieri popolari di Cagliari, “una notevole baggianata.” Tuttavia sto gradendo il testo in questione.
Riepilogo: non è 1 romanzo fantastico-visionario e non ha niente a che fare con la satira. Non è 1 trattato di ottica, né un rèportage a carattere scandalistico sugli oculisti. Secondo me è un libro di fisica teorica che però, per non spaventarvi definirei di filosofia della scienza. Vi dirò dopo di che cosa parli: ora sto ascoltando You can’t always get what you want dei Rolling Stones: perciò, appunto non puoi avere sempre quello che vuoi. Pazienta quindi, o caro lettore; la ricompensa non tarderà.
Ora, il testo di Krauss inizia con 1 introduzione al piano e dopo una veloce rullata di batteria… ah, oggi ho proprio voglia di scherzare. Siamo seri, please. L’opera di Krauss comincia con una reminiscenza, termine questo che egli desume da Platone (non a caso citato spesso ne Dietro lo specchio). L’anamnesis, pardon, la reminiscenza di Krauss consiste in questo: al’età di 8 anni vide un episodio de Ai confini della realtà, in cui dei genitori si accorgono della scomparsa della loro bambina. Così chiamano 1 certo Bill che: “Dopotutto è un fisico!” Bill scopre una porta spazio-temporale, ripesca la baby e vissero tutti felici e contenti.
Ovviamente, il piccolo Krauss fu sconvolto dall’eventualità che 1 bambino potesse essere separato dai genitori. Oltre 30 anni dopo rivede il fatidico episodio, di cui però aveva dimenticato la battuta sul fisico e ricorda che avrebbe voluto diventare proprio quello; un “fisico-supereroe!” Bè, Krauss diventò davvero 1 fisico. Il nostro futuro può dipendere dalla visione d’1 episodio di Ai confini della realtà? Chissà. Forse.
Io, da piccolo, quando i miei amici puntavano alla carriera di pompiere, astronauta o cowboy, sognavo quella di storico; ma non ho mai visto puntate di Ai confini che avessero come protagonista 1 storico-supereroe. Poi mi sono laureato in filosofia, ora scrivo romanzi e racconti, sono una specie di insegnante di italiano e storia, scrivo saggi storico-letterari (non mi conosce quasi ness1, ma questo è 1 altro discorso) ed il tutto ha un legame, sebbene remoto, col lavoro di uno storico. In fondo mi piaceva giocare a cowboys, astronauti ecc. ma sognavo 1 lavoro poco avventuroso; ora che ho quel lavoro, scrivo storie deliranti. Come se non bastasse, vorrei essere Indiana Jones oppure il capitano Jack Sparrow.
Tutti i miei amici hanno lavori seri e pensano che fidarsi della fantasia sia da stupidotti; sono stati cowboys troppo presto: bisogna giocare soprattutto da grandi; è quello il segreto!
Il libro di Krauss, dite? Ve ne parlerò un’altra volta.
You can’t always get what you want.

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