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martedì 20 novembre 2007

Il mondo dei conquistadores (parte prima)

Abbiamo visto che il dominio esercitato dagli spagnoli sugli indios combinava forme di controllo militari, economiche (l’encomienda) e psicologico-terroristiche come lo stupro e la tortura. La tortura sortiva l’effetto, attraverso la mutilazione dell’indio ed il progressivo scempio del suo corpo, di sfigurarne l’immagine umana. Lo spettacolo offerto dalle sue sofferenze doveva fornire divertimento agli spagnoli e provocare repulsione negli altri indios: la vittima che soffriva tremendamente era presentata come non umana, quindi come bestia. Il dominatore doveva giustificare la propria crudeltà, il proprio comportamento bestiale: per es. col ritenere che il dominato si trovasse al di fuori del genere umano.
E’ questa una costante storica che si è ripetuta spesso, se ancora a fine anni ’50 Sartre affermava che i soldati del suo Paese applicavano al colonizzato il numerus clausus; non consideravano l’algerino, comunque il non-occidentale ed il non cristiano come facente parte del “numero” degli esseri umani; gli si poteva così usare ogni violenza.
Nel caso degli spagnoli, la crudeltà era la forma pratica del loro dominio: una forma che si esercitava attraverso una combinazione anche complessa di sistemi e che comprendeva anche elementi rituali. Il sequestro e lo stupro per es. delle mogli dei capivillaggio era certo funzionale all’estorsione di un riscatto in oro. Ma penso che insieme, nell’usare violenza sessuale alla moglie di un capo, il capitano spagnolo (l’altro capo) volesse affermare una superiore potenza sul piano militare ma anche su quello simbolico. Il messaggio da trasmettere a tutti gli indios era questo: il vostro capo non può proteggere neanche ciò che dovrebbe avere di più sacro, cioè sua moglie; perciò io ed i miei uomini acquisiamo pieno diritto su tutto… oro, terre, Dèi, le vostre stesse persone.
Ora, la presenza anche di elementi simbolico-rituali ce ne fa intravedere un’altra: quella della religione cristiana. I re spagnoli avevano ricevuto “le Indie” dal papa al fine di evangelizzarle. Benché la religione cristiana non sia responsabile degli orrori dovuti ai conquistadores, tuttavia il suo uso distorto si è dimostrato letale per gli indios. Così, qui anch’io parlo di “imperialismo cristiano.” (L. Nuzzo, "Percorsi religiosi e strategie di dominio…").
Tutta via non seguo Nuzzo quando ritiene necessario liberarsi da categorie “eccessivamente” moderne, per rileggere lo stesso Requerimiento considerando anche i vari condizionamenti teologico-religiosi, nonché influenze e tradizioni “altre” rispetto alla stessa ideologia cattolica dell’impero spagnolo. Non seguo il Nuzzo perché quell’imperialismo si fondava proprio sui succitati condizionamenti. Poi, certo accanto ad essi esistevano dimensioni extragiuridiche, non normative stricto sensu ed anche prestatali (donazioni remuneratorie, micropoteri ecc.).
Ma il quadro di un imperialismo pur così complesso non cambiava nulla sul piano dei rapporti di forza: che agli indios erano sempre avversi. La pluralità di poteri e dimensioni e la mancanza di un forte potere centrale (ma da cui aveva preso le mosse la Conquista e che da essa ricava ingenti ricchezze) rendeva impossibile il miglioramento della condizione del dominato.

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