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martedì 13 novembre 2007

Il grande Zà, detto anche Cesare Zavattini

Cesare Zavattini (1902-1989), il grande è stato scrittore, giornalista, sceneggiatore, pittore, regista e molto altro ancora. Nacque a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia e per tanto tempo si portò appresso il tormentoso ricordo della classica piccola città: quella provincia in apparenza dolce e quieta, in realtà feroce… coi suoi figli più creativi. Il natio borgo selvaggio di leopardiana memoria o, per chi non regge certi riferimenti letterari, la Piccola città di Guccini o la Piccola città eterna di Ligabue.
Di Zà avrò letto 29 volte Parliamo tanto di me, sorta di viaggio dantesco intessuto però di comicità. Ogni capitolo dell’opera contiene delle storiette, come l’A. chiama le vicende che racconta.
Zà non è tanto interessato allo scavo psicologico o alla descrizione d’ambienti e non gli importa molto neanche della trama. Gli piace raccontare ed in questo non si pone problemi d’architettura o di coerenza interna (dell’opera). Ma poiché sa raccontare, risolve anche questi problemi. Come dice John Lennon in Watching the wheels? Non esistono problemi, solo soluzioni. Certo, questo non è logico; ma un vero artista fa marameo alla logica.
Zà scrisse Parliamo nel 1931 e pensò bene di infarcirlo di uno spiritello comico-cattivello. Già da allora, l’uomo e non solo lo scrittore era insofferente di schemi, regole ed imposizioni. Così, il suo stesso uso del linguaggio era quasi eversivo: negli anni ’70 in diretta (alla radio) e prima che diventasse una fastidiosa moda, gridò c…zz! Dichiarò che quando scrisse Parliamo era interessato a giocare con le parole, esasperarne il lato paradossale, farne esplodere le contraddizioni.
Ma per me, in Parliamo c’è addirittura di più. Prendiamo la storietta di quel tale che angoscia il suo interlocutore con la cronaca delle proprie avventure. Chi di noi non ha conosciuto o non conosce (soprattutto in provincia) uno che si presenta come infaticabile amatore, uomo che avrebbe avuto più donne di Caligola, Bukowski e Mick Jagger messi insieme? Ma anche se così fosse che importanza potrebbe avere, perché questo Superfornikator non se ne va al diavolo? Bè, di rado abbiamo il coraggio di dire cose del genere.
Anche l’interlocutore della storietta ascolta e sopporta, sopporta ed ascolta… ma poi esclama: “Bababarabà.” Questo sconcerta il playboy, che però non demorde. Il brav’uomo continua ad ascoltare ed a subire, ma nella mente una vocina gli sussurra: “Devi dire bebeberebè.” E’ un pensiero stupido, anzi folle ed a poco a poco comincia a diventare un’idea fissa. Devi dire bebeberebè. Devi dire bebeberebè. Devi dire beber… “Bebeberebè!” Miracolo: l’erotomane narciso saluta e va via. Alleluja! Osanna!
Non sono un puritano, come non lo era neanche Zà e non ho niente contro chi parla francamente di sesso: ma 1 conto è parlarne così, 1 altro in modo autocelebrativo e stendendo un elenco delle proprie conquiste, come se le donne fossero delle tacche da segnare sul calcio di una pistola.
Purtroppo, l’atteggiamento da zerbinotti da strapazzo è molto diffuso anche tra chi punta a soldi, fama ed onori. A tutti loro dico: “Bababarabà! Bebeberebè! Bababarabà! Bebeberebè!”

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