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venerdì 19 ottobre 2007

L’uccello di fuoco di Stravinskij a Cagliari

Avevo 13 o 14 anni quando una sera mia madre ci annunciò che il giorno dopo avrebbero dato L’uccello di fuoco di Stravinskij. Confesso che mi scandalizzai: si trattava di un film porno sovietico? Da una donna così attenta ai valori morali come lei, non me lo sarei mai aspettato.
Tuttavia mio padre mi spiegò, con sorridente senso storico e cinematografico che in Urss non si faceva pornografia. Aggiunse che Stravinskij era uno dei più grandi musicisti del ‘900; in fatto di musica, un genio. Per il resto, postillò il genitore in modo forse impietoso, non sarebbe stato in grado neanche di girare un cortometraggio su una cooperativa agricola dell’Asia centrale.
Sia come sia, avremmo seguito il concerto presso il conservatorio statale della nostra meravigliosa Cagliari, detta (ma non si sa da chi) la seconda San Pietroburgo.
Fummo tutti avvertiti, quasi minacciati dell’opportunità d’abbigliarci in modo acconcio… per non dire elegante. Ricordo ancora con grande fastidio certi pantaloni, pungentissimi.
Talvolta mi sveglio in piena notte, urlante: sogno d’essere intrappolato in quei dannati pantaloni ed in una giacchetta stile collegio austro-ungarico. Risale a quel periodo il mio odio per le frequenti ed accurate rasature, nonché per l’abbigliamento cosiddetto decente… molto cosiddetto.
Tuttavia il concerto fu bello, bellissimo. L’orchestra eseguì l’uccello (nel senso di Stravinskij) come meglio non avrebbe potuto, anche se all’inizio il grande musicista russo mi ricordò Wagner. Al che mio padre osservò con molto tatto, che “forse” a pranzo non avrei dovuto bere “quel secondo bicchiere di vino...”
Ad ogni modo, ricordo che non appena tornato a casa mi strappai via quei vestiti come se fossero stati pieni di puntine da disegno.
Inoltre, rimembro ancora con piacere la musica di Stravinskij, luci ed interni del conservatorio ed il tatto di mio padre: un tatto quasi parigino.
Ma quei maledetti vestiti “eleganti”, con tutto l’affetto che potevo avere e che ho per mia madre, non smetterò mai d’odiarli!

2 commenti:

  1. Conoscendo le opere e la musica di Stravinskij, questo post solletica il rilevamento di circostanze o casualità singolari e perchè no divertenti. Nel suo libretto 'Poetica della musica' Stravinskij dichiarava che "la musica è incapace di esprimere niente altro che se stessa". Ora scopriamo che sa esprimere anche un prurito d'infanzia.
    Altra famosa dichiarazione del nostro fu: "La mia infanzia è stata un periodo di attesa del momento in cui potessi mandare al diavolo tutto e tutti di quel tempo." e infine una frase nel libro Cronache recita: "il nostro rapporto col passato è vivo solo se è il presente che ci sollecita." Mi chiedo se hai scritto il post mentre indossavi pantaloni di vigogna. Scherzi a parte mi ha sorpreso molto come nel ricordo di quel giorno non sia presente nessun riferimento alla scenografia e alla magia del balletto che in genere colpiscono la fantasia di un bambino, o si trattava davvero solo dell'esecuzione orchestrale? Avrei comunque stretto la mano a tuo padre a proposito del tuo accostamento a Wagner. Stravisky partendo da influenze di Pergolesi e attraversando Schoenberg sviluppò la dodecafonia e introdusse elementi di Jazz e ragtime nella musica sinfonica. Per questo la critica contemporanea lo fucilò. Si potrebbe definire quasi un rocker della musica classica. Quanto agli abiti eleganti, oggi per fortuna non sono fatti di vigogna pungente come quelli che indossavo anch'io da bambino e i jeans danno più prurito di un pantalone in cotone. Forse l'odio per gli abiti eleganti non è da attribuire a Stravisky ma ad altri reconditi pruriti, uccel di fuoco permettendo.
    ciao. Walter.

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  2. Riccardo Uccheddu29 ottobre 2007 14:30

    Rif. Walter
    Scusa il ritardo nella risposta ma in questo periodo sono in tilt permanente. Tuttavia ho letto con piacere le dichiarazioni di Stravinskij, artista che a distanza di tempo continuo a conoscere poco. Come minimo devo riascoltarlo.
    Un amico mi fece ascoltare Rimsky-Korsakov, altri mi hanno detto che era “scarso.” Mah, a me piaceva. Ascolto spesso e con entusiasmo Mozart e Vivaldi. Ascolto anche Bach, ma devo trovarmi in una condizione nervosa… di non nervoso altrimenti mi infastidisce. Disco verde anche per Scarlatti, benché a volte lo trovi un po’ ridondante. Apprezzo molto Paganini, che vedo vicino allo spirito del blues.
    Spero che queste mie parole non t’abbiano fatto accapponare la pelle: ma penso di no perché non mi sembri uno di quei noiosi puristi. Ciao.

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