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martedì 9 ottobre 2007

Liverpool-style

Penso alla finale di Champions League del 2005, Milan-Liverpool. Alla fine del 1° tempo il Milan vinceva 3-0. Una nostra squadra avrebbe pensato: è finita. Loro no. Avranno detto: ok, abbiamo perso. Ora giochiamocela. Così dallo 0-3 sono passati all’1-3: gol di Gerrard. Dall’1-3 eccoli al 2-3: gol di Smicer. Infine, gol di Xabi Alonso. Milan 3, Liverpool 3. Supplementari. Il risultato non cambia. Rigori. Il Liverpool batte il Milan e porta a casa la Coppa. Ciao Milan: nel calcio serve la classe ma anche fiato, grinta, fiducia in se stessi.
Serve anche una buona dose di follia, perché come puoi lanciarti all’assalto di una squadra che t’ha già centrato 3 volte, e che è una delle + forti del mondo? Il Milan poteva andare sul 4, 5, 6-0… Bisogna essere un po’ pazzi e 1 po’ pirati, per fare quel che fece il Liverpool. Ma loro giocano da sempre con quella mentalità. Nel ’75, durante la finale d’andata della Coppa Uefa coi belgi del Bruges, perdevano in casa per 2-0. Vinsero 3-2, poi andarono a Bruges (1-1). Nel ’76 vinsero la Coppa dei Campioni strapazzando il Borussia per 3-1. Era quel Borussia che nel ’72 fece 7-1 all’Inter di Burnich, Facchetti, Boninsegna ecc e che con giocatori come Simonsen , Stielike e quel Bonhof dal tiro esplosivo, seminava terrore su tutti i campi d’Europa.
Il Liverpool è come Jesse James o come Henry Morgan, il pirata che prese la super-fortificata Panama.
Nel parlare dei reds (rossi, dal colore della maglia della squadra) non dimentichiamo il loro pubblico: che all’Anfield Road, lo stadio di Liverpool, fornisce 1 sostegno impressionante. Per Lattek, allenatore del Borussia, in confronto l’Inferno era roba da ridere. Ecco perché giocano in modo così spettacolare ed insieme con tanta sicurezza. Il loro gioco non è mai stato solo “inglese” (lanci lunghi, sgroppate sulle fasce): anzi preferisce una ragnatela di passaggi in velocità, con la palla giocata di prima. Alla costruzione di tale gioco contribuiscono tutti i giocatori, il che crea + soluzioni in tutte le zone del campo. Gli avversari sono storditi da questo ritmo, dalla palla che viaggia di continuo, giocata non solo dai giocatori più tecnici ma ripeto, da tutti. E’ un gioco corale: perché è 1 coro che parte dalla loro difesa e sale come un’onda verso centrocampo e difese avversarie.
Ed in coro i tifosi cantano l’inno, quel You’ll never walk alone che intonarono anche nell’intervallo del 2° tempo dello stupendo match col Milan. Quell’inno che cantato da 40mila tifosi fece correre 1 “brivido lungo la schiena” perfino al freddo Cruijff, spinse i reds alla rimonta.
Rimonta che fu possibile anche perché nell’intervallo i giocatori milanisti cominciarono a festeggiare e si fecero sentire…
Ma per la mentalità dei reds, la parola a Souness, centrocampista del Liverpool anni ’80: “Mangiavamo pesce fritto e bevevano birra. Che fossero gli altri, a preoccuparsi di noi!” Ritiri, tattiche, marcature? Tutte balle. In All you need is love 1 grande liverpooliano come John Lennon disse: “Non c’è niente che puoi fare che non possa essere fatto.” Questo non è ovvio, se tanti non fanno neanche il possibile. A Liverpool, invece, fanno anche l’impossibile. E’ quello il Liverpool-style, lo stile di Liverpool.



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