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martedì 14 luglio 2009

Liberté, egalité, fraternité. 220 anni fa la Rivoluzione francese



Il 14 luglio 1789 il popolo di Parigi in rivolta attaccò e prese la Bastiglia, fortezza e carcere che considerava luogo-simbolo della tirannide e dell’oppressione.
Quello che vedete è il quadro del pittore Eugéne Delacroix La libertà che guida il popolo. La libertà, noterete, è una donna dal portamento fiero e che come la stessa giustizia non teme di scoprirsi.
Anzi, penso che attraverso questo scoprire sé stessa, la libertà (quella vera cioè quella che vuol essere per tutti) aiuti a scoprire l’io, la dignità e la coscienza di chi crede d’essere destinato ad una vita di sottomissione.
La libertà, come la verità non teme di mostrarsi com’è: chi deve temere e vergognarsi è solo chi intende soffocarle.
Per Gramsci: “La verità deve essere rispettata sempre, qualsiasi conseguenza possa apportare, e le proprie convinzioni, se sono fede viva, devono trovare in se stesse, nella propria logica, la giustificazione degli atti che si ritiene necessario siano compiti.”
Ed aggiungeva: “Sulla bugia, sulla falsificazione facilona non si costruiscono che castelli di vento, che altre bugie e altre falsificazioni possono far svanire” (A. Gramsci, La conferenza e la verità, L’Avanti!, 19/02/16).
La verità si mostra insomma nuda: così come la giustizia, che se non è per tutti è solo per pochi privilegiati; ma allora si chiama ingiustizia.
Tutti gli aristocratici del ‘700 consideravano segno di depravazione morale o di confusione mentale i discorsi che tendevano alla diffusione di leggi universali; ironizzavano sui “presunti diritti dell’uomo”...
Perché per loro pensare che tutti avessero uguali diritti significava procedere “dispoticamente” contro “tutti i privilegi e le libertà particolari” (Domenico Losurdo, Il revisionismo storico. Problemi e miti, Laterza, Bari, 1996, pp.41-42).
Era quindi quello il problema: i privilegi. Nessuna complessa questione filosofica, morale, teologica o giuridica ma solo i privilegi che fruttavano ai nobili ricchezze ed impunità di fronte alla legge.
Cioran in Squartamento cita la lettera di un nobile che si era impadronito del cadavere di un artigiano e che sulla base di tale possesso ne reclamava l’eredità… contro gli eredi. Questo abuso/orrore doveva rientrare in una dimensione sancita dal diritto, o il reclamo non sarebbe neanche stato concepito.
Vediamo quanto scrisse, con tono diabolicamente divertito certa Madame de Sevigné. In seguito ad una rivolta popolare scoppiata in Bretagna e repressa per Tocqueville “con un’atrocità senza esempio”, furono infatti prese misure che dalla sfera militare sconfinarono in quella sadica.
Madame, certo graziosamente elegante, profumatissima e dai modi impeccabili, scrive: “Si è cacciato e bandito tutto un quartiere, e proibito di riceverne gli abitanti sotto pena della vita; così si vedevano tutti questi miserabili, donne incinte, vecchi, bambini, errare piangendo all’uscita della città, senza sapere dove andare, senza avere cibo né riparo.”
Madame accenna en passant ad un “imbecille” che considera responsabile di un “tumulto” e che “venne squartato, e i suoi quarti esposti ai quattro angoli della città. Una sessantina sono stati arrestati e domani cominceranno a impiccarli” (D. Losurdo, op.cit., p.63).
I resti del corpo di un uomo fatto a pezzi sono definiti quarti; come i quarti di bue. L’essere umano se appartenente al popolo, abbassato alla dimensione animale… Passibile, per la nobiltà francese, solo di divertito disprezzo. Lo spettacolo dello squartamento, una sadica gioia di cui godere come antidoto, forse, alla monotonia della vita di corte.
M.me osserva con nonchalance che “ora non siamo tanto arrotati, appena uno in otto giorni, per far funzionare la giustizia. E’ vero che l’impiccagione è in ripresa…” (D. Losurdo, op. cit., pp.63-64).
Si noti quel “non siamo tanto arrotati”, questo apparente porsi tra le vittime della spietata repressione; forse per sbeffeggiare meglio l’insieme delle crudeltà loro riservato. E si noti la pena dell’impiccagione definita in ripresa, come se si trattasse delle azioni di una società commerciale…

15 commenti:

  1. Ti ringrazio per questa rivisitazione della rivoluzione francese che per me è stata una delle più importanti della storia. Il fatto è che oggi il concetto di giustizia (non di giustizialismo, bada)è diventato qualcosa di vago e arbitrario e sarebbe da riscoprire come appunto si scopre la personificazione della libertà dipinta da Delacroix.

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  2. rif. kinnie51
    Condivido senz'altro il tuo giudizio sulla Rivoluzione francese.
    Penso che senza di essa, il mondo sarebbe perfino peggiore di quanto già non sia ora. E sappiamo quanto... bruttino sia.
    Il concetto di giustizia dovrebbe essere in effetti riposto al centro della convivenza civile e sociale, perchè senza di essa esiste solo il potere del più ricco, del più forte o comunque, del più prepotente.
    No justice, no peace, dicevano negli Usa.
    Ciao.

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  3. Hai fatto bene a ricordare questo fondamentale anniversario, io ho fatto altrettanto nel mio blog, proprio nel momento in cui quei principi di libertà e uguaglianza vengono calpestati da una legge bavaglio.
    E' bene ricordarlo per certi signorini che fanno revisionismo pure sulla rivoluzione francese tacciandola di tutti i mali del mondo, prendendo a pretesto magari il "terrore". Ricordiamo loro cosa c'era PRIMA della rivoluzione, altro che "terrore".

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  4. Ci penso spesso alla rivoluzione Francese, ma ha fatto poco negli altri stati, come quello Italiano, dove caste e privilegi sono tornati. Ci vorrebbe una rivoluzione tutta Italiana.

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  5. Leggo parole come verità, cose giuste e sbagliate, chi ha torto e chi non ne ha e non posso fare a meno di pensare a questo: tutti si riempiono la bocca di "VERITA'", quasi fosse qualcosa di tangibile, sezionabile, oggettivo.
    Ma è un concetto opinabile: ciò che per noi è un terrorista, per un integralista islamico è un santo che riceverà il Paradiso. Dov'è qui la verità? Chi la possiede?
    La verità risiede solo nell'amore e nella non violenza, tutte le altre ideologie sono concetti astratti che diventano aberrazioni nel momento in cui si vestono di pregiudizi: io sono comunista, tu sei fascista, tu sei nero, io bianco, tu povero, io ricco.
    Queste etichette non sono e non possono condurre alla verità perché ci fanno partire prevenuti nei confronti dei nostri simili.
    Sono le etichette che diamo a tutto a farci stabilire relazioni falsate.
    Insieme alla paura di perdere i nostri privilegi, è la nostra convinzione di possedere la verità ad originare le guerre.
    Solo dove c'è l'amore e la non violenza alberga la verità. Senza etichette.
    Sonia

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  6. rif. matteo
    In effetti, Matteo, sembra proprio che certe dinamiche storiche tendano a ripetersi.
    Spesso si cerca di rendere ai principi che entrambi citiamo, solo un generico e retorico omaggio.
    Condivido anche l'accento da te posto sul Terrore come fatto da inquadrare in un prospettiva storica e realistica, che tenga conto della situazione di ingiustizia e di umiliazione in cui versava il popolo PRIMA.
    Non a caso, chi riduce l''89 al Terrore, trova mille giustificazioni per chi creò quelle condizioni storico-sociali che condussero appaunto al Terrore.
    Presto da te!

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  7. rif. anonimo
    Benvenuto da me!
    Negli altri Stati la Rivoluzione portò idee che ponevano ogni essere umano in situazione di parità (anche giuridica) coi ceti più abbienti o comunque dominanti.
    Il filosofo tedesco Fichte, benchè non fosse giacobino osservava che quando Napoleone invase la Germania (Paese in cui esistevano diritti semifeudali), molti contadini locali abbandonarono i loro padroni per schierarsi con lui.
    Negli Stati controllati dalla Francia, gli ebrei conobbero un'uguaglianza che era stata loro negata per secoli.
    La Rivoluzione "produsse in tutta Europa un fermento di liberazione e in Italia avviò la trasformazione radicale degli spiriti in senso risorgimentale" (Furio Diaz, "L'incomprensione italiana della rivoluzione francese", Boringhieri, Torino, 1989, p.53).
    Vero, però, che in Italia tornarono "caste e privilegi."
    Ma ciò dipese non dalla Rivoluzione ma dal fatto che da noi non si era creato quell'"humus" filosofico-culturale che in Francia rese possibile la Rivoluzione.
    Noi non avemmo i vari Voltaire, Rousseau, Diderot ecc.
    L rivoluzione "tutta Italiana" dovrebbe perciò essere prima di tutto morale, civile e culturale; senza scordare gli stessi ideali dei Lumi.
    Ciao.

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  8. rif. sonia ognibene
    Il problema della verità è il problema-principe della filosofia e della teologia: arduo trattarla qui, in breve ed in termini semplici.
    Ma possiamo collegare quel problema a quello della giustizia: chi va contro la giustizia, spesso va anche contro la verità.
    Pilato chiedeva con scettica ironia a Cristo: “Che cos’è la verità?” Per lui la verità era un non-senso o impossibile.
    Ma non decidendosi per la verità, lasciò che fosse condannato a morte L’Innocente.
    L’amore e la non violenza sono nobili ideali, ma di fronte a chi vuol distruggere noi o i nostri cari, abbiamo il diritto di reagire.
    Che cosa avrebbero dovuto fare i nostri padri contro i nazifascisti? Ed i francesi in rivolta contro una nobiltà crudele e decadente, sbagliavano? Del resto, lo stesso Cristo cacciò i mercanti dal tempio.
    Ma condivido, purchè siano promosse anche la giustizia e l’uguaglianza, la tua idea di più verità che dialogano tra loro.
    Per Guzzetti, la tradizione musulmana pensa che la pluralità delle religioni (ed io direi anche delle filosofie) dipenda dal fatto che tutti i popoli devono gareggiare nel bene (C. M. Guzzetti, “Cristo e Allah”, Elle di ci editore, Torino, 1983, p.18).
    Ciao e presto da te!

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  9. Grande post davvero.

    Il cosiddetto "terrore" fu così etichettato dalla controrivoluzione termidoriana e ancora oggi miete le sue vittime.

    Non ci fu periodo peggiore che il termidoro, ma siccome chi vince fa la storia, oggi siamo a parlare di "terrore".

    L'attualità della Rivoluzione francese, oltre al fondamentale criterio d’approccio alla vita su basi illuministe che ha portato molti poi al materialismo storico, c'è l'eterno (o meglio vecchio almeno di 220 anni)interrogativo che gira attorno al rapporto ed intreccio indissolubile tra libertà, giustizia ed eguaglianza.

    Comunque a ben guardare, visto la realtà che viene rappresentata è fatta da consumismo, privilegi, sperpero ed egoismo, ci sarebbe più di un’occasione per assaltare le vecchie e nuove Bastiglie che ci opprimono.

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  10. rif. alessandro perrone
    Bentornato, Alessandro.
    D'accordissimo con te: il Terrore (altrui) è stato in fondo l'unico argomento di chi ha sempre rifiutato gli ideali dell''89 e perfino quelli della filosofia illuminista.
    Il pretesto quindi per dire che alcuni (gli aristocratici) hanno qualcosa in più; gli altri, versano in uno "stato di minorità."
    Non a caso, Gramsci riprenderà quest'espressione, perciò il nesso che istituisci tra l''89, i Lumi ed il materialismo storico è solido e serio.
    E sulle "vecchie e nuove Bastiglie" sarebbe d'accordo con te anche la Bibbia, dove si parla di urla di dolore degli oppressi che salgono al Cielo.
    Un caro saluto!

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  11. rif. alessandro perrone
    Ho dimenticato di dire che l'espressione "stato di minorità" è di Kant.
    Kant la considerava però da superare, pensava che fosse tipica di chi non si eleva o non può elevarsi, per sua colpa o per colpa altrui, ad un ragionamento libero e critico.
    Per i nobili, l'alto clero ecc., erano dei "minori" se non dei minorati tutti coloro che non appartenevano alla loro èlite di privilegiati.
    E che in tale stato dovevano rimanere perchè quello era per loro il corso "naturale" delle cose.

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  12. Molto bello il tuo post.

    Siamo sicuri che certi atteggiamenti mentali di superiorità da parte dell'"aristocrazia" siano superati?
    Ricordo un Signore, uno dei maggiori imprenditori italiani (non Silvio!), raccontare di come non amasse mischiarsi, nei ristoranti o in altri luoghi, agli operai...

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  13. rif. la mente persa
    Temo proprio che gli atteggiamenti in questione non siano assolutamente superati!
    Quel che poi trovo oltre che inaccettabile, ridicolo, è che talvolta peschiamo atteggiamenti come quelli, anche da parte di chi in fondo, non è che stia molto meglio degli operai...

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  14. Fantastico post... è un periodo che adoro nonostante la "crudezza" di alcune azioni compiute durante quegli anni. Sarà perchè alla fine hanno compiuto qualcosa di grande... diversamente da noi che rimarremo sempre nella mia visuale "storica" solo il paese della rivolta di Masaniello... ciancie e null'altro.

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  15. rif. dailygodot
    Grazie, Daily! Inoltre, è un periodo che piace moltissimo anche a me.
    La sua "crudezza" è certo da inquadrare storicamente, comunque da un serissimo studio di Henri Guillemin risulta che dello stesso Terrore va ridimensionata la... terribilità.
    Di sicuro la Rivoluzione francese è stata "qualcosa di grande": gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità hanno plasmato l'era moderna... e indietro non si torna.
    Ma anche l'Italia, con la Resistenza ha fatto qualcosina... in quell'occasione la stessa Napoli indicò a molti la via.
    Ciao!

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