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venerdì 24 ottobre 2008

Cose che ho sognato


Stanotte ho sognato che se nelle fabbriche gli operai bruciavano vivi, era colpa della loro “distrazione.”
Ho sognato gente che moriva in banche che esplodevano, non c’erano colpevoli, ma i parenti delle vittime dovevano pagare le spese.
Ho sognato un Paese che bruciava i campi zingari e voleva prendere le impronte digitali ai bambini rom.
Ho sognato gente che scappava da Paesi devastati da guerre, miseria e carestie sorvegliata da guardie armate e trattata come bestie rognose.
In questo incubo si esaltava “l’eroismo” di mafiosi pluriomicidi.
Ho sognato milioni di persone sbavare dietro le curve delle veline e sui dribblings dei calciatori ma ringhiare non appena si accennava alla cultura ed alla giustizia.
Ho sognato ex-presidenti della Repubblica invitare alcune delle cariche più alte dello Stato a far massacrare studenti e “maestrine-ragazzine.”
Ho sognato che io e tanti e tante, dopo aver studiato una vita non trovavamo uno straccio di lavoro… o per trovarne uno, dovevamo strisciare.
Ho sognato che gli alleati dei nazisti erano paragonati a chi li combatteva.
Mi sono svegliato e… ho visto che era difficile capire la differenza tra quel che avevo sognato e la realtà.

24 commenti:

  1. hai sognato che le cose stavano così
    per realizzare il tuo sogno che le le cose stessero così.
    E' più facile accettare i propri fallimenti sull'onda di un populismo 'alla rovescia'. E' più comodo cavalcarlo sull'onda di opinioni e pregiudizi piuttosto che usare il cervello per analizzare fatti in base alla realtà. E dalla realtà guarda caso, si fugge sognando la soluzione più comoda. Difficilmente sognerai di ospitare a casa tua decine di affamati e nutrirli ogni giorno con le tue risorse, difficilmente sognerai di cercare un lavoro, anche uno qualsiasi senza aspettare la manna dal cielo; difficilmente sognerai di leggere il testo di una nuova legge piuttosto che le distorsioni del testo; difficilmente sognerai di distinguere le aberrazioni della gente dalle aberrazioni politiche. Usare la propria testa è faticoso; darsi da fare è faticoso, meglio sognare d'esser vittima del sistema e trovare un'identità perdendola in un 'piove governo ladro'. Ti auguro un faticosissimo sogno, ti auguro di sognare uno specchio e potrebbe essere un'incubo, potrebbe essere difficile distinguere fra sogno e realtà.
    Dolores

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  2. ieri l'altro hanno presentato il film "Il sangue dei vinti", un film che si basa su un pessimo libro scritto da un pessimo personaggio che è Pansa. Il libro non ha un indice bibliografico ma vorrebbe essere un testo di saggistica; come conferma l'autore si inventa dei personaggi ma li pone come se essi fossero realmente esistiti. Fa un'analisi di documenti di parte fascista, senza un'analisi globale del contesto in cui avvennero certi fatti.
    In Italia il revisionismo non è mai finito e ora vorrebbero fare passare che il fascismo non sia stato poi così male, i veri delinquenti sarebbero stati i Partigiani. Ecco, in un'Italia così io non voglio più svegliarmi!

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  3. ecco un'altro che legge ad occhi chiusi. Nel libro di Pansa non c'è alcuna apologia del fascismo, ma il riferimento a fatti storicamente documentati riguardanti eccessi e crimini compiuti in nome di un aberrato antifascismo. E ben venga il revisionismo se amplia la visione storica offrendo nuovi o inediti punti di vista. Certi testi andrebbero letti con senso critico e non come tifosi presunti immacolati. Pansa è bistrattato dalla sinistra proprio perchè mette in piazza i classici panni sporchi condannando gli eccessi senza gardarne in faccia il colore di appartenenza e senza mai peraltro generalizzare.
    Dolores

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  4. Accidenti, la Dolores ti ha proprio bastonato....(omino che sorride).
    Evidentemente hai sognato ad occhi aperti oppure non hai dormito affatto preso da incubi per aver letto il giornale e il testo di una nuova legge....smettila di cenare con la cassoula e le salamelle, solo noi padani doc possiamo farlo senza subire conseguenze!! (altro omino che sorride)

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  5. Una notte di febbraio, 12 anni fa, feci un incubo in cui mi veniva negata la felicità...
    al mio risveglio scrissi queste parole...

    sogno di notte,
    dal buio rapito,
    il sogno che in vita
    è orizzonte perduto...

    ciao

    GigiCotza

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  6. Rif. nicola andrucci
    Direi anch’io, che da un punto di vista piu’ generale e relativo al revisionismo storico, abbiamo a che fare con una sciatteria ed un’approssimazione sul piano storico e storiografico a dir poco desolante ed offensiva (livello della verita’ storica).
    Ma abbiamo comunque il dovere di dire le cose come stanno, per risvegliarci in un’Italia che rispetti la Resistenza.
    La verita’ storica, per chi ragioni dialetticamente e’, come per altro lo stesso processo storico, qualcosa che non e’ mai “dato” una volta per tutte ma una battaglia ed una ri-acquisizione continua.
    Benvenuto, comunque su questo blog.

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  7. Rif. dolores
    Nel post citavo sotto forma di sogno cose realmente successe. Poi, di quali “fallimenti” parli? Con una certa arroganza mi accusi di “populismo” e mi inviti ad analizzare una realtà che però tu, non mi pare conosca molto. Infatti quando ho parlato di operai che bruciavano vivi “per distrazione”, mi riferivo al rogo della Thyssen ed alle dichiarazioni dell’amministratore delegato Harald Espenhahn; puoi consultare i giornali, per es. “La stampa” di Torino del 14/01/08. Delle numerose e quotidiane morti bianche sul lavoro parlano ogni giorno tg e giornali; esiste il rapporto Eurispes del 22/05/07 che in esse denuncia responsabilità ed inadempienze delle imprese... né da allora il quadro è significativamente cambiato.
    I parenti delle vittime di Piazza Fontana sono stati davvero condannati a pagare le spese. Alcuni campi zingari sono stati bruciati, per es. in Campania; le impronte digitali ai bimbi rom sono una proposta della Lega, idem le “classi ponte” che un settimanale non certo estremista come “Famiglia cristiana” (26/10/08) definisce “classi ghetto”. Che le condizioni dei cpt siano vergognose e che veline e calciatori abbiano molto più spazio di temi più alti è innegabile. Mangano, mafioso già condannato da Falcone e Borsellino per associazione per delinquere, traffico di droga e dopo il loro assassinio, nel 2000 all’ergastolo per 3 omicidi, è stato chiamato “eroe” da Dell’Utri e da Berlusconi; su Mangano cfr. “Antimafia duemila”(n°2, 2008).
    L’ex-presidente è Cossiga, di cui puoi leggere le bellicose dichiarazioni in rete e sul “Quotidiano nazionale” (23/10/08). Il precariato di massa è un fatto e non solo in ambito cd “intellettuale.” La vergognosa riabilitazione dei repubblichini è stata fatta dal La Russa in occasione dell’8 settembre.
    Ma quando non si vuole rispondere sui fatti si accusa chi ne parla di non-conoscenza o di populismo. Non ho poi le risorse per ospitare “decine di affamati” né è quello il mio compito, ma di istituzioni democraticamente elette che devono assolverlo senza che debbano accollarselo i singoli, con la loro buona volontà e con le loro (spesso scarse) possibilità. Lavoro come “manna dal cielo”? Ho lavorato in campo didattico-culturale coi famosi contratti da 1-2 anni più o meno rinnovabili, quelli sottopagati che pochi accettano e con ragazzi che per molti sono gli scarti della città; ho scritto 2 libri, ne sto scrivendo un terzo ed ho una collaborazione con la casa ed. per la cura di opere di grandi AA.
    Poi, perché “difficilmente” sognerò di “leggere il testo di una nuova legge” ecc.? Ancora, denunciare le storture del sistema significa avere gli occhi aperti, non sentirsene “vittima”. Concordo però con te sulla “fatica” dell’usare la propria testa: infatti tu, piuttosto che discutere sui fatti o informarti su di essi, o fingi di non vederli o li accetti in toto. Io accetto le polemiche; la saccenteria ed i consigli non richiesti, proprio no.

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  8. -Harald Espenhahn non ha mai dichiarato quanto affermi (rileggiti l'articolo citato) la frase era in una nota anonima sequestrata negli uffici thyssen ed estrapolata da una relazione aziendale sul pericolo di incendi in fabbrica che analizzava fra le possibilili cause anche la distrazione umana. Con questo non assolvo la thyssen, ma condanno le distorsioni usate come innesco a generalizzazioni che per definizione portano al populismo (il termine l'hai usato tu e non io).
    Potresti aggiungere ai tuoi sogni 'parenti delle vittime della thyssen che per mesi rivendicano giustizia, ma poi rinunciano al processo e a costituirsi parte civile in cambio di 2.000.000 di euro.. nell'imbarazzo del sindacato.' vedi repubblica 30/6/2008.
    - Nessun parente delle vittime di piazza Fontana è stato 'condannato'. L'addebito delle spese processuali era un atto dovuto dalla burocrazia processuale verso i parenti che si erano costituiti parte civile accettando il rischio di incassare un risarcimento o pagare le spese. Il provvedimento è stato come tale accettato dal sindaco della città e dalle associazioni(vedi Corriere della Sera 5 Maggio 2005.)
    Il giorno seguente il governo ha assunto l'onere della spesa come atto di rispetto verso i familiari.(vedi repubblica 6 Maggio 2005).
    Il vero grande assurdo è stato quello di non trovare colpevoli dopo 17 anni di indagini e processi.
    Pertanto lo slogan condannati i parenti è solo uno slogan 'populista'.
    -Berlusconi durante la trasmissione "Omnibus" su La7 disse testualmente:
    ..Quando in carcere fu aggredito da un male che lo fece gonfiare in maniera spropositata, i Pm si rivolgevano a lui dicendogli 'basta che tu dica qualcosa su Berlusconi e noi ti mandiamo a casa subito'. Eroicamente lui non inventò nulla contro di me e lo lasciarono andare a casa solo il giorno prima della sua morte. Quindi bene dice Dell'Utri nel considerare eroico un comportamento di questo genere", posizione ribadita a 28 MINUTI, trasmissione di RadioDue dello stesso giorno.
    Come vedi il senso dell'affermazione(liberamente criticabile) è ben diverso da quello che appare nel tuo slogan(?)'definisce eroe un mafioso'.[slogan superficiale in buona fede?]
    - E' vero che delinquenti hanno bruciato campi nomadi ma questa è una stortura dell'uomo ed è sbagliato farla apparire come stortura del sistema. Anche in un sistema perfetto esisterebbero inevitabilmente gli idioti e per eliminarli occorrerebbe operare una stortura davvero non auspicabile del sistema.
    -Io cerco di analizzare i fatti e farmi una mia idea e tu che mi accusi di non usare la testa sembra che ti affidi a quella di un Cossiga sciroccato o ad una Famiglia Cristiana attualmente in cerca d'identità. Se queste sono le tue fonti confermi di non aver letto i dati all'origine affidandoti a poche insulse opinioni di parte.
    - Sembra che sia contento del tuo lavoro ma nel post proprio tu dicevi di dover strisciare per trovarne uno...dunque hai strisciato?.Se lo hai fatto è un problema tuo e se non lo hai fatto complimenti per il successo, ma allora perchè lo hai sognato? o hai sognato uno slogan?
    -Sulla scuola ti scriverò alcune cosette pro e contro come fonte di riflessione sulle manipolazioni d'autore.
    -Presto aprirò il mio nuovo sito, ti aspetto con fuochi d'artificio e saccenterie da famiglia cristiana.
    Dolores

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  9. Rif. dolores
    In attesa di un’eventuale replica di Nicola, poche note relative al metodo. Il lavoro dello storico è lungo e difficile: si tratta di consultare per molti anni parecchi documenti e di saperli poi inquadrare nella loro epoca, di cui bisogna cogliere il proprium. Talvolta si deve “leggere” il documento anche con l’ausilio di sociologia, filosofia, economia eccetera.
    Perciò il lavoro dello storico sarà “revisionista” nel senso che cerca di “revisionare” fatti e persone; quindi dici bene quando parli di “ampliare” la o le conoscenze. Ma non si può far questo se non si lavora sui documenti: così si scrivono dei romanzi… che hanno a che fare con la fantasia, non con la storia. Bisogna inquadrare eventuali “eccessi” nel dramma della guerra scatenata dal nazifascismo e documentarli. Fare diversamente significa restringere la conoscenza storica ed in questo caso diffamare un movimento che ci ha dato la libertà.
    Ora, nel libro di P. troviamo Livia, nome per P. di fantasia; perché, se in un’opera storica tutti hanno nomi veri? L. snocciola notizie su vari eccidi ma di rado cita fonti più o meno precise; abbondano i “forse”, i “probabilmente” ecc. Inoltre, P. non sottopone a prova ed a verifica nulla. L. parla e lui le crede sulla parola.
    Del resto, nel libro descrive con fare ammiccante il vestito della signora che “le disegnava con malizia le forme” (p.17), ammira le sue “gambe ben tornite” (p.18) ed ancora le “forme” (p.23); eh, anche lo storico è uomo, perbacco! Ma a cena L. gli dà una “carezza materna” (p.21) e forse questo dovrebbe per P. dissipare nel lettore il sospetto di appetiti non solo intellettuali.
    P. rivela l’esistenza di “migliaia di fosse” e di “cimiteri occultati” (p.19); li ha localizzati, sa indicarcene l’ubicazione? No, è un’affermazione ex cathedra. Del resto, lui trova che “il dibattito su quanti siano stati i giustiziati del dopoguerra sia, tutto sommato, secondario” (p.367). Prima parla di innumerevoli stragi, poi dice che la questione è secondaria! L. definisce gli elementi di spicco del fascismo e di Salò “big” (pp.24 e 26).; ma così parla un dj o un cronista sportivo… Quando L. usa una terminologia meno sciatta parla di “repubblicani” (p.337), non di “repubblichini” come invece fa la storiografia seria; P. la precede nell’errore (p.11).
    P. nel parlare del capitano Mirotti dice che “aveva combattuto in Spagna con i reparti italiani inviati da Mussolini in aiuto di Franco. Ma”, ci tranquillizza, “non era un fascista militante” (p.340)! Per i nazifascisti i partigiani erano banditi e ribelli e L. usa questo 2° termine (p.94). Per P. si è ucciso indiscriminatamente e non vi erano differenze reali tra partigiani e nazifascisti, si è ucciso: “Da una parte e dall’altra. Quasi sempre si è ucciso ad occhi chiusi” (p.366), “tutti ne sono usciti con le mani imbrattate del sangue degli altri” (p.367). Questa non è una generalizzazione?
    “In qualche parte d’Italia” si è ucciso “anche per fare il primo passo verso la rivoluzione comunista” (p.366). Tesi, questa, insostenibile: già Gramsci aveva parlato, in carcere, della necessità (a fascismo caduto) di una futura “assemblea costituente” e dopo la svolta di Salerno, il Pci aveva perseverato nella scelta parlamentare. La linea era quella, ma nel libro di P. non c’è mai un confronto serio con fonti e documenti.
    Un’anziana, di cui P. non riferisce il nome, parla dell’ennesima strage di cui si dice “sicura”, fornendo questa… prova(!): “Allora io non ero ancora nata. Ma mio padre e mia madre c’erano e hanno visto tutto” (p.235). Ma come in molti romanzi il libro termina con l’accenno ad un possibile e futuro nuovo incontro tra i protagonisti (qui L. e P., p.381)… forse sentimentale, chissà. Ah, l’amore!

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  10. trovo delirante l'analisi che fai del libro perchè parlando di metodo ne applichi uno sbagliato nel presupposto. Per risponderti in merito vorrei però prima capire la tua posizione non del tutto esplicita. Dunque ti prego, illuminami.
    Sei tra quelli che negano i fatti accaduti nel triennio successivo al 25 Aprile?
    Sei tra quelli che sanno scindere i sacrosanti valori della resistenza dai misfatti di quel triennio?
    Sei fra quelli che si battono affinchè la Storia venga raccontata senza censure?
    Le mie risposte sono nell'ordine: No,Si,Si.
    Aspetto le tue e la discussione sarà più costruttiva.
    A presto, Dolores.

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  11. Rif. dolores
    Prima di tutto ti invito a moderare i termini: non condividere la mia analisi non ti autorizza a definirla “delirante”; discutere è una cosa, trascendere un’altra.
    Quanto al metodo storico, non vedo (per chiunque si applichi seriamente allo studio della storia) perché mai il mio dovrebbe essere “sbagliato nel presupposto.”
    Infatti il metodo storico si basa su fonti, documenti, note, apparato critico-bibliografico, verifica seria ed incrociata di tutto questo, inquadramento in un quadro globale della tematica trattata ed eventuale collegamento della storia come disciplina, anche con altre.
    Nel libro di Pansa tutto ciò manca: il che non fa di esso un testo di storia.
    Non ho difficoltà a rispondere alle domande che mi rivolgi nell’ultimo commento esattamente come te, ma mi preme sottolineare che il revisionismo storico vorrebbe far passare il triennio successivo al 25 aprile come un pazzesco mattatoio; il che è falso.
    Accetto l’invito alla “discussione più costruttiva” (non pensavo che la mia fosse… distruttiva!) ma dev’essere condotta con rispetto e serietà.
    Alla prossima.

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  12. Ciao Riccardo, permalosetto eh, scusa ma non volevo essere offensiva, dopotutto grandi capolavori letterari sono nati dal delirio artistico. Ho scritto che il metodo era sbagliato perchè nasce dal tuo presupposto di analizzare un libro di Storia e di fatto per ammissione dell'autore esso non lo è, ma è un libro che vuole raccontare storie e vissuti di persone, a metà strada fra il pamphlet e il romanzo in un percorso che poi nell'ultimo libro della trilogia assume la forma pura del romanzo. In pratica è come se non trovando i dati anagrafici di Lucia Mondella al comune di Como si volessero negare i soprusi della nobiltà nel periodo storico 'raccontato' da Manzoni. Le migliaia di lettere ricevute da Pansa con testimonianze sui fatti mi ricordano la questione 'disaparecidos' in Argentina. Recentemente si sono svolti i processi con centinaia di testimonianze, ma ahinoi non c'è traccia di verbali nè di cadaveri; omicidi e torture per 5000 disaparecidos sono dunque una montatura? Per fortuna nessuno ha dubbi in merito e soprattutto si è data voce alla memoria dei familiari delle vittime. Stimo molto e molto condivido il pensiero dello storico Ginsborg "gli storici non potranno mai semplicemente limitarsi a riprodurre un documento. Altrimenti essi non scriveranno di Storia, ma libri contenenti documenti, che è un'altra cosa dalla Storia."
    Per inciso, il film, per ammissione di regista e sceneggiatore è molto liberamente tratto dal libro e qualora fosse (non l'ho visto) un ennesimo polpettone, non avrebbe molto da spartire col testo.
    Bene, caro Riccardo, dalle tue risposte No,Si,Si, sembra che la pensiamo allo stesso modo ma poi mi lasci perplessa quando affermi che si vogliano far apparire i fatti come si trattasse di un mattatoio ed è falso. Ora mi chiedo cosa intendi per mattatoio: 2 ammazzati? 100, 1000? Qui viene il bello delle cifre, gioca con me a seguire questi dati:
    -Fonte: Ferruccio Parri capo partigiano e poi capo del governo nell’estate 1945 - 15.000 vittime[ATTI PARLAMENTARI,Senato,1948,Resoconti delle sedute plenarie,I,p.563.]
    -Fonte: Indagine della Dir.Generale di PS svolta alla fine del 1946, vittime 8.197,prelevati e scomparsi 1.167[ACS,Min.Int.,Gab.,1950-1952, Gab.,busta 33,f.11430/16]
    Questi i dati ufficiali(nota che non era ancora il '48 e si tratta qundi di dati parziali) e ora te ne offro uno di cui spero apprezzerai il lato grottesco. Giorgio Bocca urla la falsità delle 20.000 vittime stimate da Pansa, ma a pag.87 di "La storia d'Italia dal dopoguerra a oggi.Società e politica 1943-1988" di Paul Ginsborg è scritto:"ci fu un terribile regolamento di conti, e probabilmente 12-15 mila persone vennero uccise nel periodo immediatamente successivo la liberazione." c'è un curioso rimando alla nota a piè pagina che cita":"Il numero si basa sui dati forniti da G. Bocca, La Repubblica di Mussolini,Bari1977,p.339". Se hai questo libro leggerai a p.339 ":"Si può tranquillamente dire che la cifra più credibile è di 3000 in Milano e di 12000-15.000 in tutta l'Italia del Nord". Leggi anche la sua ottima prefazione con mea culpa, poi spiegami il percorso psichico di Bocca dal '77 ad oggi.
    Ordunque caro Riccardo, ti chiedo ancora: quanti morti ammazzati servono per soddisfare il tuo concetto di mattatoio?
    Al di la delle cifre quel che più mi indigna della questione è ben altro, ma se vuoi te ne parlo alla prossima e gradirò il tuo parere, semprechè non mi voglia...censurare.
    Ciao, Dolores.

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  13. Rif. dolores
    Su Espenhahn, svista; sorry. Comunque “La repubblica” (30/06/08) informa che “secondo l’atto d’accusa firmato proprio da Guariniello Esp. è accusato d’omicidio con dolo eventuale: "Perché prendeva la decisione di posticipare dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento di Torino pur avendone programmato la chiusura. Tutto ciò nonostante la linea 5 fosse ancora in piena attività e vi continuassero a lavorare gli operai in uno stabilimento in condizioni crescenti di abbandono e insicurezza.”"
    Esp. a parte, “La stampa” (14/1/08) evidenzia che per l’A. della nota “la colpa dell’incendio è da attribuirsi agli operai, i 7 morti e il superstite: "Si erano distratti." Il documento elenca dei… monelli: il procuratore aggiunto Guariniello che già “nel 2004, in seguito ad un disastroso incendio nello stabilimento torinese per fortuna senza vittime, era riuscito a far affermare in tribunale la responsabilità colposa di 5 dirigenti (tra cui i predecessore italiano di Espenhahn”; l’allora ministro del lavoro Damiano; la stessa “difficile situazione ambientale torinese”; forse dopo quella tragedia alla Thyssen pensavano che Torino li avrebbe coperti di fiori?
    L’operaio Boccuzzi “va fermato con azioni legali” perché in tv sostiene contro di loro accuse “pesanti e false”; ma “non lo si può attaccare pubblicamente perché è diventato un simbolo”. Ora, Boccuzzi ha parlato del “telefono interno che non funzionava e di come non si potè dare immediatamente l’allarme” e degli “estintori vuoti”; accuse… false? Del resto proprio la TH. sembrava sul proprio sito, “il 12 luglio 2007” consapevole del rischio sicurezza (anche per via di un “incendio” avvenuto nel 2006 nei suoi impianti di “Krefeld”). Ma sulle misure sicurezza alla TH. di Torino c’è molto da dubitare.
    La rinuncia dei familiari “a costituirsi parte civile.” In “Repubblica” (30/6/08) leggiamo che di tale scelta: “Alcuni parenti ne hanno voluto parlare anche con il procuratore aggiunto Guariniello. "Accettate_ è stato il suo consiglio_ fatelo pensando ai vostri figli." Sono nove gli orfani di padre per colpa del rogo divampato alla Thyssen Krupp la notte del 5 dicembre.” Comprensibile, no? Tu che cosa avresti fatto? Certo i familiari delle vittime non versano in condizioni economico-esistenziali migliori di quelle in cui si trovano le famiglie degli operai ancora vivi; sulle condizioni di questi ultimi cfr. “La stampa”, art. cit.
    L’avv. che ha assunto la difesa ha chiesto che l’accusa sia derubricata da omicidio volontario ad omicidio colposo (“Liberazione”, 28/10/08) ma mi pare che il quadro rimanga grave. Di “populismo” ed “alla rovescia” avevi parlato tu nel 1° commento.
    P.zza Fontana: sì, le spese erano un atto dovuto ma se fossi un parente di una delle vittime non credo che ti interesserebbero i distinguo giuridici; io esprimevo solidarietà sul piano etico. Sapevo che il governo Berlusconi assunse l’onore della spesa, ma il provvedimento è stato eseguito? Se lo è stato, ok. Per me oltre al “vero grande assurdo” dei colpevoli non trovati, c’è quello di una legge da cambiare; ma non potevo occuparmi di questo in un post concepito non come un editoriale ma come un gioco letterario tra sogno e realtà. Distingui: sai farlo benissimo.
    I giudici avrebbero esercitato su Mangano pressioni come quelle ed il suo legale non avrebbe reagito? E perché mai B. non denunciò i giudici, se volevano costringere M. a dire “qualcosa” appunto “su Berlusconi”? N.B.: Mangano fu liberato comunque. Come ha detto Rita Borsellino (“Articolo 21”, in rete) gli eroi sono stati quelli che combatterono la mafia e: “In un Paese democratico, in Italia, non c’è spazio per due definizioni così diverse di eroe. Perché con la mafia non si può convivere, nemmeno se un mafioso ci fa un favore e decide di non dire ciò che sa fino alla fine per tenere fede all’omertà mafiosa.”
    Le parole di B. confermano quelle di Dell’Utri per il quale: “Mangano è un eroe, a suo modo” (D.’U., 9 aprile 2008 a Klaus Davi, conduttore di “Klaus Condicio”; cfr. anche “Antimafia duemila, n.2, 2008). B. concorda con lui nel considerare “eroico un comportamento di questo genere”. Ora, chi si comporta in modo vile è un vile; chi si comporta in modo eroico è un eroe. La distinzione che proponi non è quindi sostanziale, infatti chi si occupa di mafia ha recepito quelle parole come una “beatificazione” di M. e con ricadute sul voto (“Antimaf. D.”, cit). Populismo il mio o leggerezza grave da parte di D.’U. e di B.?
    Le parole su M. sviano l’attenzione dalla reale dimensione dell’uomo che già Borsellino definì (intervista del 19/5/92 con J.P. Moscardo e F. Calvi) “testa di ponte della mafia al nord”, ricordando poi una telefonata (febbr. 1980) con D.’U. in cui si parla in codice di consegna di “cavalli” che “vogliono dire droga.”
    Quando poi B. dice che M.: “Ha avuto delle disavventure nella vita che lo hanno messo un po’ in mano ad una organizzazione criminale ma quando era da noi si comportò benissimo” (“Antimaf. D.”, cit.), dimentica (?!) che M. già a 33 anni aveva avuto molte “denunce e 5 arresti per assegni a vuoto, truffa, lesione, ricettazione, estorsione, rapporti con narcotrafficanti e mafiosi. Già quando fu assunto alla villa di B. la questura di Palermo lo aveva segnalato come "soggetto pericoloso"; in un rapporto dei carabinieri di Arcore leggiamo: “D.’U. ha chiamato il Mangano pur essendo perfettamente a conoscenza del suo poco corretto passato.” Ad Arcore, poi, M. fu “arrestato due volte” (“Antimaf. D.”, cit.).
    Che degli “idioti” brucino dei campi nomadi dipende anche da un clima socioculturale che spesso identifica il nomade e/o l’extracomunitario col delinquente. I Borghezio che in vari comizi parlano di “calci” nel posteriore e che è stato condannato “in via definitiva per incendio "aggravato da finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino” (“Antimaf. D.”, cit.), non promuovono certo il dialogo e la tolleranza. Poi, chiaro che saltano fuori gli idioti.. pericolosi. Qualche anno fa a Piazza S. Marco furono fermati dei tipi a bordo di un autoblindo! Il Calderoni che con la famosa maglietta o col maiale (G.A. Stella, “L’orda”, p.15) lo ostacola il dialogo, no? Bossi che parla spesso di imbracciar fucili o di “colonia romano-congolose” che contrappone alla “razza padana, razza pura, razza eletta” (G.A. Stella, op. cit.) promuove la tolleranza?
    Tu hai accusato me di non usare la testa ed io ho invitato te all’esame dei fatti; non mi affido a quella di un “Cossiga sciroccato” ma denuncio la gravità di parole che un ex-pres. della rep. non dovrebbe mai pronunciare: in esse vi è poi un riconoscimento di colpa sul piano politico di cui dovrebbe rispondere. Fam. Cr. ha trovato un’identità: antirazzista. Il disperato senza lavoro, talvolta striscia; io non l’ho fatto ma quando bussi e tutte le porte invano, ti sembra di strisciare. Sulla scuola scrivi pure… ma io non ne ho parlato. Visiterò il sito ma le “saccenterie” non mi riguardano”; ok però sui fuochi d’artificio. Di te e dei tuoi interessi che mi dici? Non rispondere: “Vedrai sul sito.” Sarebbe scontato. Ciao.

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  14. Sai, Riccardo, stavo completando i pensierini relativi al mio precedente commento e ora leggo questa replica al mio penultimo. Ma rispondere a questo è semplice e breve. Mi sento offesa, eh sì, ora tocca a me. Hai risposto come se io nel mio intervento avessi difeso la thyssen, avessi accusato gli operai, avessi biasimato i parenti, difeso il mafioso Mangano, i razzisti e il sistema. Rileggi quel che ho scritto e vedrai che non è così. Sono stata militante attivissima del PC, dolores la rossa rompib..., per aver combattuto metodi interni e strategie arcaiche. Da anni mi batto rivendicando il diritto di tutti a non essere visti e trattati come pecore indottrinabili. Fino agli anni '50 con l'accesso all'informazione limitato a pochi era semplice operare censure, nascondere e mistificare i fatti. Ora è più difficile e la strategia è cambiata, si è fatta più subdola; non si offre la notizia e a parte una interpretazione o un opinione su di essa, ma si offre direttamente una notizia interpretata, ben coscienti che sono davvero pochi a leggere almeno due giornali con diverse opinioni, che sono pochi coloro che sanno uscire dal torpore mentale e fare ricerche, verifiche e formulare una propria opinione. Mi sono resa conto che la rivoluzione contro contro questa offensiva presunzione degli organi di informzione va combattuta alla base intervenendo sulle nuove generazioni.Da anni mi batto perchè nelle scuole si lavori su più libri di Storia,filosofia,di religione insegnando ai ragazzi che ogni testo è incompleto e comunque interpretato, insegnando a fare ricerca, a confrontare e ad esprimere un'opinione propria senza dover ripetere a memoria opinioni altrui. Al sistema questo sembra non piacere, sembra preferire nuove generazioni di pecore indottrinabili. Odio gli slogan subdoli e fuorvianti che solo se messi in discussione (il nostro dialogo ne è un esempio) ampliano la conoscenza e promuovono visioni più obiettive dei fatti. Il mio sogno 'utopia'? L'obiettività e l'onestà intellettuale di chi informa. Un mondo dove l'informazione non sia subordinata alla conquista di voti elettorali, senza censure che offendono l'intelligenza e la capacità critica di noi tutti. Il mio sogno? una nuova generazione con basi abbastanza solide da saper riconoscere realtà e mistificazioni di parte, con capacità di ricerca,confronto,critica fino alla sintesi di opinioni proprie. Ma per portare avanti una battaglia occorre la solidarietà di chi la condivide. Nel mio sito assolutamente Apolitico, saranno pubblicati e confrontati titoli, slogan e brani di articoli della carta stampata concernenti uno stesso argomento, Video di interventi televisivi sempre concernenti lo stesso tema, brani tratti da differenti libri di Storia, Filosofia,Religione che evidenziano le diverse interpretazioni. Spero che i lettori aprano gli occhi, spero che nessuno un domani si senta indignato(mi limito) e defraudato di conoscenze negate per aver studiato a scuola su testi di parte, su libri di Storia censurati, per essere stati offensivamente trattati come pecore subdolamente indottrinabili. Collaborano già con me storici,filosofi,giornalisti persone che condividono il progetto e la mole di documentazione è notevole ma basterà a far aprire gli occhi alla gente?
    Sto leggendo le tue lune. Ti farò sapere.
    Dolores.

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  15. Rif. euclide
    Sono valide entrambe le ipotesi che proponi: quella del sogno ad occhi aperti e degli incubi in seguito alla lettura del giornale.
    E forse hai ragione anche quanto al regime alimentare; però cassoula e salamelle vorrei provarle., non le conosco bene. Poi, magari mi metto a dieta.
    Ciao.

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  16. Rif. gigi cotza
    E’ il Gigi poeta che emerge, questo. E che tutti noi vorremmo conoscere meglio.
    Il rapporto tra sogni, incubi e poesia è, del resto, sempre molto interessante e stimolante.
    A presto, Gigi.

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  17. Duilio Settembrini31 ottobre 2008 19:34

    Uh. Questa è bella.
    Riccardo, sai una cosa?
    Ho fatto il tuo stesso sogno.
    Preciso.
    E sai un'altra cosa?
    Nemmeno io ho capito la differenza tra il sogno e la realtà.
    E mo' come la mettiamo?

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  18. Dolores la Rossa1 novembre 2008 11:28

    Non so resistere a una battutaccia alla 'Riccardo': A tutti coloro che hanno più di sei anni e non sanno ancora distinguere i sogni dalla realtà suggerirei 'fatevi meno canne', ma so bene che l'ironia non è sempre apprezzata per cui chiedo scusa e mi limito ad un 'fate qualcosa, c'è ancora speranza' e questo interpretatelo voi.
    Caro Riccardo chiudo in breve(leggendo in coda capirai perchè) il mio intervento su ciò che mi indigna riguardo al contorno Pansa. Premesso che i fatti del triennio sono storicamente accertati e che non toccano minimamente il valore della resistenza e dei partigiani:
    -Mi indigna l'ottusità del comportamento del'Anpi che si ostina a volerli negare e ad organizzare drappelli che con la violenza impediscono che se ne parli(vedi cronache sulle presentazioni dei libri da parte di Pansa). Mi indigna, stimando l'Anpi, che nella sua ostinazione si esponga alla berlina come successo a Cuneo quando a fronte di una discussione fra lettori di un quotidianiano locale 'Braoggi' ha sfidato il giornale a pubblicare un solo nome delle 150 donne ammazzate o prelevate e scomparse in quel triennio. I nomi sono stati pubblicati in 15 uscite e beffa nella beffa erano presenti con dettagli di denunce proprio nell'anagrafe delle vittime del paese dove ha sede quella sezione. I fatti del triennio nulla hanno a che vedere con la resistenza dunque perchè ostinarsi in questa cultura della censura? Chi o cosa si vuole difendere. La risposta implica una strategia quasi ovvia e da esponente del settore sai sicuramente qual'è.
    -Mi indigna l'ottusità del comportamento di molti (per fortuna non tutti) i vecchi eponenti del PC che si ostinano a negare il fatto storico solo per nascondere le responsailità del partito. Tu citi il mio amatissimo Gramsci e come lui sono stati tanti i Grandi, ma è storia documentata la discussione interna al direttivo sulla strategia per arrivare al potere e i contrasti fra chi voleva seguire un percorso democratico e chi voleva la lotta armata. In Emilia non c'era Gramsci ma proprio l'esponente di questa corrente Pietro Secchia e non era Gramsci a capo della Volante rossa. Dunque non si può e deve dire che i fatti del triennio siano opera del PC ma è storia la visita di Togliatti (settembre '46) in Emilia e la discussione col Secchi per porre fine alle stragi. E queste finirono...nel '48. Le responsabilità sono nella semplice domanda: Se sapeva perchè non lo fece prima? e perchè non intervenne più fino al '48? Le responsabilità sono nell'atteggiamento successivo di copertura e di depistaggio, di trasferimenti all'estero di 'delinquenti' che sfuggirono ai troppo pochi processi avviati (e anche tutto questo è documentato); le responsabilità sono state nel censurare la storia e tutti coloro che ben prima di Pansa avevano provato a raccontare. Era già successo con la questione Foibe e ti assicuro, conoscendo molti documenti interni, con molte altri fatti. Ammettere, riconoscere i propri errori non avrebbe inficiato la forza del partito ma semmai la avrebbe esaltata dandole quella credibilità che invece ha perso ostinandosi a negare perversamente peccati che oggi non sono più occultabili come in passato e hanno quindi assunto l'aspetto di insulto verso la coscienza degli italiani. Ho combattuto questa cultura dell'omertà inutilmente e ho partecipato al funerale di un'ideale concepito da grandi uomini e condotto da piccoli uomini e pessime strategie.
    Stimo molto personaggi della sinistra come Napolitano e altri per aver saputo mostrare pubblicamente solidarità a Pansa. Stimo meno quelli che lo hanno fatto in via riservatissima perchè 'i compagni' non lo sapessero.
    Brutta cosa la mancanza di quella obiettività che continuo a cercare mentre continuo a trovare una sciocca anacronistica faziosità intellettuale che inevitabilmente va contro il bene di tutti. Mi sono sentita un po' delusa, quando con sorpresa, visitando il sito di Rudy ho trovato che è la tua fonte di informazioni per rispondere ai miei commenti. Stimo Rudy ma spero non sia l'unica tua risorsa. Chiudi un tuo intervento (28/10) sul suo blog con la frase ' un..futuro vendicatore è possibile'. Sono proprio delusa. Di vendette l'italia non ha proprio bisogno e questa frase getta una grande ombra sulla obiettività dei tuoi giudizi probabilmente filtrati dal limite della faziosità e forse(concedo il forse) avevo visto bene nel 'tuo cose che ho sognato' solo un pamphlet di slogan. Trovare persone che pur senza rinunciare alle proprie idee e lottando per esse sappiano essere obiettive forse è davvero un'utopia. Ma spero ancora. Questo intervento penso sarà 'classicamente' censurato, ma so che almeno tu, Riccardo, lo avrai letto.Ciao.

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  19. Rif. dolores
    Allora adesso sono io che devo scusarmi. Ma non intendevo offendere neanch’io: del resto, rileggendo la mia risposta vedrai che sottolineavo le pesanti responsabilità della Thyssen. Ora, io penso che nel dare delle informazioni o nel commentare un fatto tragico come quello, si debba tener conto delle cose nel loro insieme. Per es., tu dicevi dei parenti delle vittime che “per mesi rivendicano giustizia, ma poi rinunciano al processo e a costituirsi parte civile in cambio di 2.000.000 di euro” (Repubblica, 30/6/2008).
    Di fronte a tale affermazione, uno che non abbia seguito la vicenda può pensare: “Bè, puntavano ai quattrini.” Ma come ho dimostrato proprio in base allo stesso art. da te cit., il risarcimento è stato accettato per motivi più che validi (povertà, orfani…).
    Su Mangano: non ho scritto che lo difendevi, ma evidenziavo come astrarre il comportamento appunto di Mangano in carcere (ammesso che sia vero) da quello del Mangano fuori dal carcere e mafioso, significhi presentare l’uomo in una luce parecchio positiva. Beninteso, le dichiarazioni che riporti sono state formulate da altri e non tu, ne sei responsabile.
    Rientrano nel medesimo quadro i razzisti, che certo non difendi ma che andrebbero presentati (per combattere alla radice il fenomeno del razzismo) come pericolosi soggetti che prosperano nell’attuale e crescente clima di intolleranza e xenofobia… che li corteggia ed alimenta.
    Così ti dico (e credimi, senza alcuna intenzione polemica) che è facile, se mi passi il terribile neologismo, attaccare lo “sloganismo” o comunque un’informazione che riteniamo scorretta; molto più difficile non commettere lo stesso errore.
    Infine, la battaglia per un’informazione libera è lodevolissima, ma perché possa illuminare davvero le menti di tanti (giovani e non solo) deve rientrare anche nel complessivo contesto sociale in cui i fatti, su cui si vuole informare, avvengono. Non può mai prescindere da tale contesto. A queste condizioni, può anche essere… divertente!
    Ciao (anzi, a quest’ora, buonanotte).

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  20. Rif. dolores la rossa
    Rispondo ai tuoi commenti di 30 ott. E 1nov.; intanto, scuse accettate. Sul metodo per te “sbagliato” da me applicato al libro di P. come se fosse un libro di storia mentre, come dici, per ammissione dell’autore non lo è”, nota che l’A. dichiara: “L’unico personaggio immaginario di questo libro è Livia Bianchi, la bibliotecaria di Firenze”; e P. aggiunge: “Tutto il resto è vero.” (P. Pansa, cit., p.ix). Perciò l’A. non ha le cautele che gli attribuisci, infatti nel suo testo non c’è “riferimento a fatti storicamente documentati” (tuo commento del 27 ott.) ed anche quando parla di “dati anagrafici” che si sarebbe “preoccupato di controllare” (ibid.), di essi non vi è traccia sistematica.
    La tua citazione poi da Ginsborg (in quale op., art. ecc. si trova?) costituisce un rifiuto dei libri di storia come mera raccolta di documenti; ma certo egli non legittima opere che da essi prescindano in toto.
    Il revisionismo storico sfuma sul fatto che i nazisti scatenarono, seguiti dal fascismo nostrano il più grave conflitto della Storia, violarono tutte le leggi umane e civili e causarono la morte di 50 milioni di persone. E già prima di questo, il fascismo italiano umiliò ed uccise i suoi oppositori, incendiò le loro proprietà, giornali ed associazioni, procedette a stupri, con Hitler appoggiò Franco, scatenò guerre d’aggressione in Africa orientale usando armi proibite dalle leggi internazionali, sterminando e decapitando civili (Lorenzo Del Boca, “I gas di Mussolini”, Editori Riuniti, Roma, 1996).
    In Italia dopo l’8 settembre nacque la Rsi, fu un “regime collaborazionista dei tedeschi” (Marco Palla, “Mussolini e il fascismo”, Giunti, Firenze, 3/a ed. 1996, p.136); la Rsi sviluppò uno “stile” perfino più feroce di quello di cui ho sinora parlato (M. Palla, op. cit., pp.136-141): collaborò infatti coi nazisti e ne sposò in pieno sistemi ed ideologia poiché nacquero delle Ss italiane che giurarono fedeltà a Hitler (Primo De Lazzari, Ss italiane, Teti, Milano, 2003). L’esercito Rsi dipendeva da quello nazista e collaborò attivamente a delazioni, stragi, deportazioni, torture, stupri, ecc. Solo tra gli ebrei italiani, 6513 di loro persero la vita anche per l’assoluta mancanza d’opposizione dei repubblichini (Enzo Collotti, La soluzione finale. Lo sterminio degli ebrei, Ten, Roma, 1995, p.85).
    Pensiamo poi alle 400 stragi su civili in cui morirono circa 15mila persone; solo a Marzabotto ne furono trucidate 1830; di queste, 110 avevano meno di 10 anni e 22 meno di due anni (“Il resto del Carlino”, 12/4/02). A tale carnaio non si opposero i repubblichini Lorenzo Mingardi e Giovanni Quadri che condannati nel 1946 l’uno all’ergastolo e l’altro alla pena di morte (per collaborazione, omicidio, incendio e devastazione) furono dopo pochi anni liberati per amnistia. Ricordiamo le decine di migliaia di italiani morti sui fronti d’Europa, Russia ed Africa ed i civili che furono uccisi anche in Italia dai bombardamenti Alleati; di tutto ciò fu responsabile il nazifascismo che scatenò la guerra.
    Ma il revisionismo cerca d’affermare l’esistenza di un qualche sostegno di massa alla Rsi; per es. P. afferma che gli “arruolati” furono “secondo le fonti della Rsi, più di 800mila.” Subito dopo egli aggiunge: “Vogliamo dire che erano 500mila?” (“Il Giornale”, 10/09/08). 800 o 500mila, che differenza fa? Ma in privato, proprio Mussolini manifesterà a Hitler il suo disappunto per la reale entità delle sue forze (Gianni Oliva, “I 600 giorni di Salò”, Giunti, Firenze, 1996).
    Comunque, tutta la Rsi dipendeva dal nazismo che di essa si servì “come area di sfruttamento per la propria economia di guerra e come bastione difensivo dello spalto meridionale del Reich (Enzo Collotti, “Hitler e il nazismo”, Giunti, Firenze, 2/a ed. 1996, p.107). E la Rsi collaborò attivamente. “In ciò il nazifascismo repubblichino ebbe qualche successo, mostrando il suo volto più truculento e brutale nel reprimere il movimento resistenziale e nel terrorizzare la popolazione civile” (M. Palla, op. cit., p.137). Quindi: 1) quel sostegno non esisteva; 2) anche se fosse esistito, era comunque dato a chi combatteva contro il ripristino della democrazia; 3) i repubblichini, insieme ai nazisti compirono terribili crimini contro la gente di quella Patria che volevano “difendere.”
    Nel giugno ’46 Togliatti promulgò l’amnistia. Ma all’interno della magistratura il fascismo persisteva, infatti i “quadri” di essa “ancora risentivano della passata mentalità” e l’amnistia “dilatarono oltre il consentito” (Gianni Rocca, “Caro revisionista ti scrivo…”, Editori Riuniti, Roma, p. 1998, p.120). Non furono infatti condannati Paolo Orano, già capo di stato maggiore di Mussolini durante la marcia su Roma, membro del Gran Consiglio e sottosegretario agli interni, liberato perché il tribunale non colse “nesso causale” tra il suo comportamento e la soppressione delle democrazia; Renato Ricci che fu riconosciuto non colpevole poiché la Guardia nazionale di Salò da lui comandata, fu considerata solo una forza di polizia interna; il commissario-torturatore Collotti; Graziani che aveva assunto il comando delle forze armate di Salò; “Restarono” poi “impuniti molti dei 1024 criminali di guerra italiani (oltre a 69 sospetti) elencati nelle liste dell’apposita commissione delle Nazioni unite” (M. Palla, op. cit., pp.141-144).
    E come ricorda P. Ginsborg, grazie alle norme dell’amnistia “sfuggirono alla giustizia anche i fascisti torturatori. Venne stabilita una distinzione grottesca e disgraziata tra “torture normali” e “sevizie particolarmente efferate.” Con questa formula i tribunali riuscirono ad assolvere crimini quali lo stupro plurimo di una partigiana, la tortura di alcuni partigiani appesi al soffitto e presi a calci e pugni come un sacco da pugile, la somministrazione di scariche elettriche sui genitali attraverso i fili di un telefono da campo. Per quest’ultimo caso, la Corte di Cassazione stabilì che le torture ”furono fatte a scopo intimidatorio e non per bestiale insensibilità come si sarebbe dovuto ritenere se tali applicazioni fossero avvenute a mezzo della corrente ordinaria” (P. Ginsborg, “Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi”, Einaudi, Torino, 2006).
    Perciò certe reazioni partigiane derivano da quel che il nazifascismo scatenò ed inoltre da quello, davvero offensivo, dell’impunità di cui continuarono a godere tanti di quei criminali. “Quando, l’8 maggio, si giunge alla fine delle ostilità in Europa, l’Italia settentrionale è tutta liberata: 46000 partigiani e 21000 feriti e mutilati solo nel territorio nazionale hanno suggellato con il loro sacrificio la liberazione del proprio paese. A questi vanno aggiunti i 30000 italiani caduti combattendo nei movimenti di liberazione all’estero, i 33000 militari morti nei lager tedeschi, gli 8000 deportati politici uccisi dai nazisti nei campi di eliminazione, i 10000 soldati italiani caduti combattendo a fianco degli Alleati” (Roberto Battaglia Giuseppe Garritano, “Breve storia della Resistenza italiana”, Editori Riuniti, Roma, 6/a ed. 1997, p.255).
    Né dopo la sconfitta tutti i fascisti deposero le armi se perfino P., forse per dare al suo libro un tocco di verosimiglianza, è costretto a parlare di circa 200 “cecchini” che solo a Torino: “Sparavano dagli ultimi piani, nascosti in abbaini, soffitti e mansarde. Per almeno tre giorni rappresentarono un pericolo reale, per i partigiani e anche per i civili che s’avventuravano lungo le strade. (Pansa, cit., pp.101-103). Certo, furono giustiziati; l’alternativa era lasciarli fare. In definitiva, le responsabilità sono ben chiare e considerando il male causato da fascisti e repubblichini, ora non si può far passare la controreazione per un atto compiuto contro persone innocenti ed ignare di armi e crimini vari.
    Poi, dagli stessi dati che citi, per es. quelli di Parri risulta che “i caduti dell’altra parte, compresi quelli caduti in combattimento, potevano assommare ad una cifra tra 10000 e 15000.” N.B.: Parri parla anche di caduti in combattimento, non di semplici giustiziati (molti dei quali, comunque criminali).Infatti Massimo Storchi afferma che “la violenza sommaria del postliberazione, va sempre ricordato, costituì una eccezione (seppur drammatica) alla regola” (intervista a “Tuttomontagna, n112, maggio 2005). Ma il revisionismo, di fatto sull’orrore nazifascista sfuma e poi si meraviglia che chi vide tante persone umiliate e brutalizzate non sia rimasto sereno.
    Fermo restando infine che i dibattiti sono pubblici, Rudy non è la mia fonte che è data dalle mie letture e riflessioni; a lui ho chiesto informazioni su spese Piazza Fontana ma non utilizzando quel che poteva segnalarmi. Infatti come hai letto dalla mia risposta, tratto il lato etico della questione. La “quasi citazione” da Benjamin è al suo spirito messianico-rivoluzionario ed allude al riscatto dei proletari cfr. W. Benjamin, “Angelus novus”, Einaudi, Torino, 1995. Qui mi riallaccio alle “Tesi di filosofia della storia”, pp.75-86). Ti ringrazio comunque per la lettura di “Lune”; fammi sapere. Ciao.

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  21. Dal post iniziale è nato il dibattito che ho letto con attenzione, curiosità e anche con molto piacere. Dove ci si confronta, a volte anche con modi accesi, purchè non si scada nell'offesa personale, credo che proprio lì risieda il seme dell'innovazione e del cambiamento. La panoramica offerta da Riccardo nel suo sogno, che non trovo affatto delirante, è stata, è tutt'ora, una panoramica reale, non realistica, ma reale. Fatti su fatti. Non ci sono mistificazioni o buonismo interpretativo. Pura cronaca di un male che ben si conosce e che non si fà nulla per debellare o quantomeno limitare nei danni. Quindi niente da recriminare in questo, nessuna retorica.
    Per quanto riguarda la revisione storica, dovrebbe essere fatta con l'occhio al dettaglio storico, perchè anche quello fa parte di un panorama generazionale che ha contribuito ad imprimere, volente o nolente, alla storia un certo andamento. E spesso e volentieri ci si lascia trasportare dall'onda del minimalismo storico, da abbreviazioni culuiral-storiche che male interpretano la coscienza di un momento.
    Sono d'accordo con Dolores nel momento in cui afferma che i media offrono una "notizia interpretata". Presentano semimenzogne per verità acclarate: ecco allora che la verità assume degli strani connotati, indossa una maschera diversa a seconda dell'attore...
    Isabella Ricci

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  22. Rif. isabella ricci
    Prima di tutto bentornata sul blog, Isabella!
    Non ho davvero molto da aggiungere a quanto hai già scritto (devo dire, peraltro con grande equilibrio) tu.
    Del resto, il dibattito storico-culturale necessita proprio di equilibrio e rigore.
    In tal modo modo si possono discutere problematiche drammatiche e complesse in modo adeguato e si spera, anche interessante.
    L'interpretazione della notizia (che spesso prescinde dalla notizia vera e propria) è purtroppo una triste realtà o ferita (!), ma che appunto non si può "curare" quando manchino o difettino l'attenzione ed il rispetto ad essa dovuti.
    Non di rado la notizia è spettacolarizzata... e di sicuro, questo non aiuta.
    Besos!

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  23. Antonio Murabito31 gennaio 2009 18:02

    In Italia si festeggia il 25 aprile come la fine della occupazione nazista in Italia, ma stragi naziste avvengono fino ai primi di maggio, l'ultima strage avviene a Bolzano il 3 maggio; e non si può dire che dopo il 3 maggio 1945 cessino del tutto gli scontri armati, con numerosi episodi di vendetta da parte dei Partigiani e da parte di fascisti che non si danno ancora per vinti.
    I crimini compiuti dai Partigiani per vendetta, o da delinquenti comuni travestiti da partigiani non compensano la diffusa impunità di cui godettero numerosi criminali fascisti. Il bilancio complessivo del dopoguerra è quindi costituito dall'impunità della maggior parte dei crimini di guerra, quasi tutti ascrivibili ai nazi-fascisti. nel 1950, i pochissimi fascisti condannati per crimini contro l'umanità escono dalle galere, soltanto una sparuta schiera rimane in carcere fino al 1953.
    Con ciò non si vogliono certo giustificare le vendette eseguite contro fascisti e , a volte, contro persone totalmente innocenti, ma bisogna inquadrarli nel clima di vendetta che si genera sempre alla fine di una guerra, che è stata Guerra di Liberazione, ma ha generato anche una guerra civile, che come in Spagna, ha avuto un pesante strascico di morte.

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  24. rif. antonio murabito
    Innanzitutto salve, Antonio. Bentornato.
    I fatti che tu ricordi in modo così chiaro ed essenziale si ricollegano, in effetti, a quanto avevo già avuto modo di scrivere nella mia risposta del 3 nov. 2008.
    Sono perciò senz'altro d'accordo con te, soprattutto sull'accento che poni sul quadro storico generale (nonchè sulle impunità di cui godettero personalità fasciste davvero di primo piano).
    Del resto, prescindere come detto dal quadro storico generale e dalle PRECISE responsabilità, sia dal punto di vista storico che morale e cronologico di chi la guerra (e la dittatura, gli attacchi imperialistici a parte dell'Africa, le leggi razziali ecc.) la volle e la continuò anche dopo il 25 aprile, ebbene, tutto questo è deleterio per qualsiasi serio discorso storiografico e civile.

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