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mercoledì 23 aprile 2008

Le dichiarazioni di Moggi sui giocatori gays

In un’intervista concessa a Klaus Davi per KlausCondicio l’ex direttore generale della Juve Luciano Moggi ha dichiarato: “Non so se i calciatori siano contrari ai gay in squadra, io sicuramente lo sono e posso tranquillamente affermare che, nelle società dove sono stato, non ne ho avuti, mai.”
Da queste dichiarazioni emerge che lui (infatti non dice che lo siano anche i giocatori) è contrario ai gays in squadra; né si vede come possa affermare che nelle società in cui è stato, non ne abbia”avuti, mai.” Era forse una sorta di guida spirituale o psicologica, uno a cui gli atleti sentivano di dover parlare della loro vita intima?
Inoltre il dott. Moggi afferma: “Non ho mai voluto un giocatore omosessuale nella mia squadra e anche oggi non lo prenderei.” Questa è un’evidente discriminazione: si discrimina una persona in base al suo orientamento sessuale, quel che è proibito da qualsiasi Costituzione democratica… che inoltre vieta discriminazioni su base etnica, religiosa ecc.
Il dott. Moggi aggiunge: “Sono un po’ all’antica.” Penso che questo sia evidente; però egli dichiara anche: “Ma conosco l’ambiente del calcio e, al suo interno, non può vivere uno che è gay. Un omosessuale non può fare il mestiere del calciatore e nemmeno tra i dirigenti ce ne sono. Non è razzismo, è un fatto ambientale.”
Volendo ora rimanere sul piano tecnico, trovo falso affermare che “un omosessuale non può fare il mestiere del calciatore”; ricordo, mi pare durante un Anderlecht-Juve che un giocatore come il gay Lozano fece diventare matto un campione come Cabrini. Ed oltre a Lozano ci saranno stati e ci sono tanti altri bravi giocatori.
Ma le analisi moggiane esulano dal discorso tecnico e vorrebbero sottrarsi anche a quello relativo alle discriminazioni. Infatti il dott. Moggi dice: non è razzismo. Giusto, è omofobia, per quanto presentata sotto se non mentite, almeno confuse spoglie sociologiche. Per il Nostro, è un “fatto di ambiente.” Ora, è possibile che il mondo del calcio sia tradizionalista.
Ma gli ambienti e le tradizioni non sono un destino o una condanna, a cui si debba rimanere legati in eterno. Penso inoltre che sia dovere di un personaggio pubblico (oltre che di un ex-dirigente calcistico di uno dei più grandi club del mondo) opporsi alle discriminazioni e certo non condividerle.
Inoltre, come dice Paola Brandolini (uno dei portavoce del Gay Pride) esiste una direttiva europea dell’aprile 2006 che chiede a vertici politici e religiosi di stigmatizzare le affermazioni discriminatorie e omofobe dei loro dirigenti, perciò sarebbe bene estendere tale direttiva ad ogni contesto sociale e lavorativo.
Come etero e persona che ha giocato a calcio (sebbene a livelli molto dilettanteschi) concordo pienamente.

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