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lunedì 2 agosto 2010

I 26 anni di Pino


Pino camminava quasi dentro le nuvole di fumo ed osservava con meraviglia i calcinacci che sembrava non volessero smettere di volare.
Pino aveva 26 anni.
La sera prima (era passato pochissimo dal giorno della laurea) aveva telefonato a Stefania, la sua donna.
“Perché hai questa voce, amore?”, gli aveva chiesto.
“Perché… ti amo, lo sai. Ma a volte (se non ti ho di fronte) non riesco a dire una parola.”
“E piantala, tontolone!”, aveva detto lei con quella voce così dolce ed insieme decisa.
Stefania, dai capelli ramati ed il sorriso ironico… Pino sospirò. Quella sera aveva deciso; vado a Ferrara e le dico: “Sposami.”
La mattina dopo lui pensò che da Bologna avrebbe raggiunto Ferrara in un’oretta d’autostrada.
“Ma devo prepararmi un discorso”, si disse tra mentre raggiungeva la stazione. “E il treno, come la notte, porta consiglio.”
“La tua antica saggezza cagliaritana!”, ridacchiava spesso Stefania quando lui parafrasava qualche antico adagio.
Cagliari era lontana da circa 6 anni ma questo a Pino non dispiaceva; lui aveva Ste. Peccato che lei lavorasse e vivesse a Ferrara… ma una volta sposati avrebbero vissuto insieme per sempre: a Bologna, a Ferrara, a Cagliari o ovunque.
Venne incontro a Pino un signore anziano ma dritto come un fuso.
“Buongiorno, ragazzo. Come stai?”
“Mah… non capisco che cosa sia successo.”
Quello fece un triste sorriso. Poi Pino lo vide… il sangue che scorreva per terra ed i resti di quelli che fino a pochi minuti prima erano dei corpi umani.
L’anziano, con un accento che sembrava orientale: “Qualcuno ha causato un’esplosione, è morta tantissima gente.”
Pino avrebbe voluto lasciarsi cadere a terra, tuttavia rivolse all’uomo uno sguardo interrogativo.
L’uomo giunse le mani e quasi perdendo la calma che aveva esibito fino a quel momento, ora se le torse e disse: “Sì, anche tu, giovane amico.”
Pino oscillava tra una grande sensazione di pace ed una non meno grande di rabbia.
Disse: “Avrei voluto sposare Stefania e fare dei figli insieme. Avevo già un lavoro, non mi interessava la ricchezza, volevo solo sposare la mia bella ferrarese, “disse Pino con imbarazzo, “e vivere del nostro lavoro. Mi ero anche laureato… il 1° della mia famiglia.”
L’orientale fece un leggero inchino e commentò con gentilezza: “Niente è più nobile di un vero amore e di una vita fatta d’onesto lavoro. Sono inoltre certo, carissimo, che i tuoi parenti sarebbero stati fieri di te.”
“Grazie, signore. Ma perché questa strage?”
“Vedi, le trame d’ogni Paese (compreso il tuo) sono per definizione oscure, contraddittorie e contortemente crudeli. Il diritto si rovescia nel suo contrario, la violenza passa per forza d’animo, il bene comune è considerato negazione della libertà, l’informazione è deviata o corteggia l’ignoranza.”
Pino annuì e chiese all’uomo come si chiamasse.
“Gilgamesh e per certi sono solo un personaggio di un antico poema. Oggi accompagno nella pace chi è morto di morte ingiusta e violenta. Ma ora vieni, andiamo.”
“Un momento, Gilgamesh, mi sembra di vedere nel futuro: vedo gli anni che passeranno uno dopo l’altro, come un nastro che si allunga avvolgendo almeno una generazione… vedo chi ora è bambino diventare adulto, gli adulti diventare vecchi… alcuni moriranno e dopo tanto tempo, non avremo ancora giustizia. Non vado felice nella pace.”
“Ti capisco, ma prima o poi avrete giustizia: se nell’universo regna un’eccessiva misura di ingiustizia, ciò causerà la sua fine. E questo non può accadere. Ora andiamo.”
Così Pino, che in quella stazione sventrata avrebbe avuto sempre 26 anni, seguì Gilgamesh; lui e gli altri aspettano, ancora, che sia fatta giustizia.

42 commenti:

  1. Riccardo ti faccio i miei complimenti. E' il più poetico tributo a questo giorno che io abbia mai letto.

    Un giorno che il governo ha deciso di cancellare dall'agenda, ma che non verrà dimenticato mai, in attesa di un pizzico di sana giustizia, per Pino e per tutti...

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  2. ...e arriverà mai questa giustizia?

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  3. Mi hai commossa con questo racconto, nel vero senso della parola. Non so che dire. Penso che vada letto in silenzio, commuoversi, meditare, arrabbiarsi e tornare a riflettere.
    Non ti faccio i compliemnti, perdonami, Pino forse non lo vorrebbe, ma ti dico che tutti i Pino di questo mondo ti staranno a guardare e saranno commossi dalla tua sensibilità e, nel chiedere giustizia, inviteranno tutti a leggere questo racconto.
    Non so che lavoro fai, ma nel caso tu fossi un insegnate leggilo alla tua classe appena potrai. Invito gli eventuali insegnati che commenteranno a fare altretanto con questo racconto.
    Doriana

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  4. Mamma mia, Ricardo, dolorosa, straziante, ma bellissimo questo racconto, rende la tragicità e la sofferenza di questo giorno maledetto..
    Un altro muro di gomma..

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  5. rif. Il rospo dalla bocca larga
    Ti ringrazio moltissimo!
    Speriamo davvero che quella “sana giustizia” arrivi presto.
    Ormai invecchiamo andando, come dire?, da una strage all’altra.
    E rischia di sembrarci quasi normale…
    Ciao

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  6. rif. Calzino
    Arriverà, la giustizia, se non ci stancheremo di continuare a chiederla.
    Ma certo, lo sconforto è tanto ed a volte, sembra quasi invincibile.
    Un salutone.

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  7. rif. Doriana
    Grazie di cuore, Doriana.
    Ho sentito il bisogno di trattare in modo letterario una storia che purtroppo, è stata, probabilmente, molto possibile e reale.
    Credo che di fronte al Male ed all’ingiustizia abbiamo non solo il diritto di lottare ma anche di pronunciare un nostro personale “no” fatto magari anche “d’arte.”
    Quando il mio black-out sul piano dell’insegnamento finirà, sarebbe imbarazzante leggere alla mia classe qualcosa di mio; ma sempre doveroso parlare di quegli 85 morti e 200 feriti… Sempre.
    Un bacio!

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  8. rif. Debora
    Ti ringrazio davvero, Debora.
    Purtroppo, i muri di gomma sono un po’ troppi, nel nostro Paese!
    L’ultimo in ordine di tempo è rappresentato, come tu sai anche meglio di me, dalla tragedia di Viareggio...
    A presto!

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  9. Riccardo, grazie.
    Mi hai veramente commossa....
    Sarà perchè questo giorno me lo ricordo perfettamente, avevo otto anni all'epoca, ma ricordo le immagini del tg, la mia mamma che piangeva, il Presidente Pertini che piangeva perchè aveva visto i bambini che stavano morendo; sarà perchè da ragazzina, ogni volta che ho dovuto prendere un treno della mia direttrice (l'Adriatica), mia mamma mi ha sempre implorata di non fare il cambio alla stazione di Bologna; sarà perchè, anche quest'anno, andando in quella città di cui mi sono innamorata, sono rimasta immobile sotto quell'orologio posto alla stazione, fermo all'ora della strage in memoria di ciò che non dovrà mai essere dimenticato, sentendomi stringere il cuore; sarà perchè oggi è uno di quei giorni in cui si può solo rivolgere una preghiera a Dio per le loro anime e per il conforto dei loro cari.

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  10. Riccardo, non voglio leggere un libro questa notte, spegnerò la luce e rivivrò l'emozione scaturita dalle tue parole dolorosamente attuali. Un lutto lungo una vita di menzogne.
    Simona

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  11. Sono molto commossa e spero che in molti passino a leggere questo tuo post.
    Un abbraccio, Nou.

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  12. Chissà quante anime come Pino sono rimaste ferme senza sapere cosa le ha fermate..Mi piace pensare che ci possa ancora essere giustizia, perchè se quelli come Pino non ci sono più, ci sono ancora tutte quelle come Stefania, e ci siamo ancora tutti noi, che malgrado le assurdità di questo paese e gli squarci di queste tragedie, non smettiamo di credere e sperare.
    Grazie per questo bellissimo post Riccardo!

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  13. Tanto è grande la commozione e il ricordo e la tua storia altrettanto lo è la rabbia, la vergogna e la verità nascosta di questa e altre stragi ke nel nostro paese sono statue a forma di punto interrogativo. Tutte le Stefania, credo ke purtroppo incontreranno, ormai invecchiate, Gilgamesh, ke forse darà loro una pace diversa (sai ke io non kredo, ma lo spero per loro)perkè x quella terrena, la vergogna sarà coperta da altre menzogne. Le stragi di stato non saranno mai rese note! Non basta un orologio fermo a ricordare, ci vorrebbe invece ke scoccasse l'ora della giustizia, facendo muovere questo paese riportandolo avanti!
    Elisena
    P.S.: GRAZIE, A NOME DI TUTTE LE STEFANIA!

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  14. rif. Tendallegra
    Ciao, Alessia!
    Penso che quel giorno rimarrà sempre scolpito nella nostra memoria; non è possibile che sia altrimenti. Nemmeno se volessimo.
    Ognuno di noi (come sostengo non solo io ma persone ben più autorevoli di me) ricorderà sempre dov’era e che cosa stava facendo, quel 2 agosto 1980…
    Chi è morto in modo così orribile ed ingiusto ha trovato senz’altro la pace eterna, ma spetta a chi è rimasto accertare le responsabilità, svelare gli autori dei depistaggi e soprattutto, rivelare i mandanti…
    Un caro saluto!

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  15. rif. Simona
    “Un lutto lungo una vita di menzogne.”
    Come dici bene, Simona!
    Sempre più, nel corso del tempo, perfino le cose che riguardano una tragedia come il 2 agosto 1980 sembra diventino confuse e quel che è peggio, lontane dall’accertamento della verità e delle responsabilità.
    Forte è il sospetto che la cosa sia voluta.
    Intanto maturiamo o addirittura, invecchiamo…
    Un abbraccio

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  16. rif. Nounours
    Grazie, Nou.
    Io spero che la lettura del post conduca soprattutto i più giovani (e non solo loro) a documentarsi su quell’orrore.
    L storia del nostro Paese, infatti, è meravigliosa ma anche terribile…
    Ti abbraccio anch’io.
    Ciao…

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  17. rif. Farfly
    Sono molto d’accordo, sai?
    Non dobbiamo smettere, come scrivi, di “credere e sperare.”
    Nel momento in cui dovessimo farlo, lasceremmo la porta aperta alla rassegnazione, al fatalismo, all’accettazione dell’ingiustizia e finiremmo per mandar giù qualsiasi orrore.
    2 agosto 1980 compreso.
    Grazie a te per aver apprezzato!

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  18. rif. Joe Black
    Sai, condivido pienamente, Elisena.
    Infatti, Pino (e più avanti anche Stefania) va “nella pace” con una certa amarezza.
    A lui non basta la pace perché vede avanti nel tempo, nel futuro più lontano… ma non scorge giustizia.
    E questo disturba o possiamo anche dire, rovina la sua pace.
    Senza giustizia, la nostra vita ha poco sapore.
    Ma finchè ci saranno delle Stefanie che (con la tua grinta) non si rassegneranno, ci sarà ancora speranza.
    Un abbraccio!

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  19. Veramente commovente, ti faccio i complimenti perchè non è facile scrivere di queste tragedie senza giustizia. E che non sapremo mai!

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  20. Sono molto combattuto tra il voler lasciare un commento degno di questo tuo bellissimo post e la rabbia che ho in corpo verso chi, terroristi e mandanti, hanno messo le mani in quella strage ancora impunita malgrado soggetti indagati e processati.
    Non è stata fatta giustia e la verità non è quella che ci hanno raccontato.

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  21. rif. Mariacristina
    Ti ringrazio, Mariacristina.
    Ma io penso che dobbiamo continuare a chiedere giustizia.
    Se non erro, Platone diceva che una vita senza ricerca non era degna d'essere vissuta.
    Penso che questo valga anche per la giustizia...

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  22. rif. il monticiano
    Sono d'accordo con te, Aldo. Pienamente.
    Se ricordi, subito dopo l'esplosione era stata diffusa la "notizia" che si era tratta di una fuga di gas...
    Sembra che nel nostro Paese la giustizia e la verità siano soltanto dei flatus vocis, dei fiati di voce.
    A presto!

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  23. Forse, caro Riccardo, con questo racconto che è bellissimo, hai inseminato quel germoglio che mancava in tutti noi italiani, la voglia di giustizia vera, facendoci vivere una storia possibile, forse capitata davvero.
    Leggendoti ci si cala nei pensieri di chi gli è stata tolta la vita di colpo. Innocenti con un futuro di fronte, anziani con un passato che non racconteranno più.
    Ci si immedesima in questo racconto, come se Pino o Stefania li avessimo sempre conosciuti.
    Nella leggerezza di questo racconto c'è tutto il peso della disgrazia italiana, nella leggerezza del loro amore c'è il peso della morte di tutti gli innocenti.
    Bravo Riccardo.
    PS:
    Proprio perchè è tuo il racconto, professore, lo dovresti leggere in classe.
    Lorenzo

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  24. rif. logos nella nebbia
    Veramente troppo buono, Lorenzo!
    Però (sia pure "schivando" il pericolo della vanità) sono contento che anche tu, come già altri, abbia colto uno degli elementi principali...
    Vale a dire la leggerezza (come scrivi) di quelle vite in apparenza piccole e dell'immenso torto che è stato fatto loro.
    Quello potrà essere riparato soltanto da una giustizia... senza se e senza ma.
    Un abbraccio!

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  25. Manca il respiro!
    Degna "Perla" per il mio blog, spero Ti faccia piacere.
    Un caro saluto.. Scrittore con l'Anima.
    Francesca

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  26. rif. Francy274
    Ringrazio per le bellissime parole, Francy!
    Davvero onorato, poi, che il racconto sia "ospitato" anche sul tuo blog.
    Un caro saluto anche a te!

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  27. Rabbia e dolore per sogni svaniti. Dolore anche per chi ha perso chi amava in quella strage di Stato che ancora aspetta giustizia. Racconto davvero toccante, Riccardo.

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  28. Che bel racconto Riccardo, molto commovente. Il miglior modo per ricordare un dramma che molti vogliono sia dimenticato, e per far capire che la giustizia è una necessità, oltre che un dovere, dove non c'è giustizia non c'è pace, riposo, vita. Complimenti e grazie. Miryam

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  29. rif. Daniele Verzetti il Rockpoeta
    Purtroppo, Daniele, come sappiamo la storia del nostro Paese è piena di tragedie come quella della strage della stazione di Bologna.
    Ma finchè non ci stancheremo di chiedere giustizia, potremo avere almeno la speranza d'ottenerla.
    Grazie per aver apprezzato!

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  30. rif. idea
    Grazie a te, Miryam!
    Condivido tutte le tue parole, in particolare quelle con le quali segnali come la la mancanza di giustizia ci privi di tutto ciò che rende la vita degna d'essere vissuta.
    La giustizia non è infatti una semplice (benchè indispensabile) questione giuridica bensì un'altissima realtà morale e civile.

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  31. Bel racconto, prende dentro molti aspetti. Io ho dato prevalenza a quello personale, come se mi fossi immedesimato in Pino, la tristezza che può venire nel non essere riuscito a completare quello che voleva nella sua vita. La giustizia, credo sia sempre più una cosa divina, perchè, come per un Dio, bisogna crederci, avere fede che c'è senza magari averla mai vista, e avere fede che prima o poi si paleserà.
    Ciao caro.

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  32. rif. Ormoled
    Ciao Ormo, mi fa piacere vedere che il racconto ti è piaciuto.
    In effetti, è molto importante anche il livello (come scrivi) personale, quello dei sogni, dei progetti che come nel caso di Pino e delle persone che il 2 agosto morirono realmente, non si poterono realizzare.
    Comunque, è importante che la giustizia sia anche una cosa umana e fatta dagli uomini.
    A presto!

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  33. Bellissimo... Baci da Marghi

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  34. rif. Marghi
    Grazie davvero, Marghi!
    Besos et kisses.

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  35. Ci sono rimasta troppo male cavolo!!!!
    che racconto strappalacrime ma sensazionale a dir poco....
    CIAO SCRITTORE UN BACIOTTO SICILIANO !!!!!

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  36. rif. Marianna
    Sono davvero contento che il racconto ti sia piaciuto, anche se come sappiamo, l'argomento del racconto è tristissimo...
    HOLA POETESSA, salutoni sardissimi ed un caro saluto alla Sicilia!

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  37. Veramente bello questo racconto, caro Riccardo, un abbraccio, Fabio

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  38. rif. Fabio
    Davvero contento che ti sia piaciuto, Fabio!
    A presto ed un abbraccio anche da me.

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  39. ritornsndo a leggerti caro Riccardo posso dirti che salverò questo post per far memoria a me e al Riccardo di casa. La memoria è un nostro dovere per fare in modo che anche dopo 30 anni nessuno pensi di NON DOVERE a una intera Nazione la verità-
    con stima e affetto
    ale

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  40. rif. Alessandra
    Ti sono davvero grato per queste parole, Ale...
    Il dovere della memoria è uno di quelli che ormai, siamo rimasti così in pochi a sentire: Purtroppo!
    Ma finchè lo sentiremo, sarà difficile per chi CI DEVE (ben detto, Ale!) la verità continuare a far finta di niente.
    Con la stessa stima e con identico affetto.
    Riccardo

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  41. Ci sarà mai una giustizia,giusta,per Pino che, come l'orologio della stazione,avrà sempre lo stesso tempo, la stessa età,immutabile? E quante volte ancora dovremo sperare che sia fatta luce,che ci sia una parola una sola chiara,scandita, urlata,assordante come lo scoppio di quella,di quelle bombe,Bologna,Piazza fontana,Ustica:"giustizia è fatta, questa è la verità".
    Noi continuiamo a ricordare,tu lo hai fatto con partecipazione,poesia.Grazie Riccardo

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  42. rif. chicchina
    Hai ragione, Chicchina...
    Purtroppo, la serie delle stragi è lunga, lunghissima, attraversa genrazioni, interi decenni.I morti... quanti e quanto ingiusta la loro sorte; decisa non certo da loro.
    E mai una vera giustizia: per esempio quella che riguarda i mandanti.
    Ho cercato di ricordare anche con poesia e chissà, con tenerezza...
    Ma ovviamente, la sete di giustizia rimane; finchè appunto non sarà fatta giustizia.
    Un abbraccio!

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