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martedì 2 febbraio 2010

Di ladri, poeti, santi ed assassini


L’ascolto del disco di Willie Nile The streets of New York mi esalta, ma oggi non vi parlerò del rock del buon Guglielmino.
Però, ieri sera la musica di Willie e dei suoi elettrici soci mi ha riportato, insieme alla pioggia che deliziava & flagellava Cagliari, molto del sapore dei miei antichi vagabondaggi…
Ora…
Quando avevo 14, 15, 16 ,17 anni eccetera attraversavo tutta la città.
Da un capo all’altro...
A piedi e raggiungevo anche i sobborghi ed i paesi vicini; lo faccio ancora, grazie a Dio ed anche a me (scusa, Dio).
Certo, Cagliari non è una metropoli ed anche a piedi non ci metti dei giorni ad attraversarla…
Ma non è questo il punto.
Il punto è che rispetto a qualsiasi altra città, Casteddu ha un solo, grave difetto: è piena di cagliaritani.
Per il resto ha il mare, il sole quasi tutto l’anno, il mare tutto l’anno, dei musei, una parte alta da cui puoi osservare quella bassa e viceversa, un dialetto molto aspro e tanto musicale, i fenicotteri rosa a poca distanza dalla spiaggia, parecchie chiese antiche ed officine (ma molte di queste a pezzi).
Se non sai vivere senza scrivere, puoi immergerti in questa città e come facevo, faccio e farò sempre, girartela tutta con diversi brandelli di sogni e canzoni che ti sanguinano tra la testa ed il cuore, con in mano un’armonica o una lattina di birra.
Puoi appollaiarti come un falco contemplatore sugli spalti del bastione di S. Remy o sdraiarti sulla sabbia… a scrivere, leggere, contare le nuvole o se preferisci, a cantarle.
Il ritorno a casa? Sempre a piedi, col tramonto che esplode sulla città lanciando ovunque i suoi colori pieni di tutta la tristezza ma anche di tutto l’intrigante mistero del mondo.
Sulle strade dei miei vagabondaggi, delle mie esplorazioni l’inchiostro prende vita e gli uni e le altre rinascono sulle pagine.
Non sempre traggo ispirazione dall’asfalto, dal mare e dai fantasmi di questa città: molte altre volte scrivo a casa o mi faccio guidare dai fantasmi di altre città.
Ma quel che conta è dare un ritmo ed un senso alla tua scrittura, perché con quella puoi sconfiggere la morte, il tempo, riscattare te stesso dal dolore, parlare di ladri poeti, santi, assassini e diventare uno di loro.

64 commenti:

  1. Che splendido post! "se non sai vivere senza scrivere" ne so qualcosa... mi mancano solo strade giuste da camminare dimenticando l'orologio...

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  2. Quando leggo i tuoi post ritorno bambino.
    Ritrovo l'innocenza solo in parte perduta.
    Sei grande Riccardo.

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  3. Sai come mi piacerebbe camminare per ore in città! Ma qui fa un freddo cane, appena esco mi piangono gli occhi dal freddo, o forse é lo smog? Passeggiare senza fretta, con i propri pensieri, a lungo: una meraviglia che raramente posso permettermi. Ti invidio, a parte che non ho ben capito il difetto a proposito dei cagliaritani:ma che fastidio danno?

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  4. Cribbio! Non so cosa dire, salvo: Bravo!

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  5. rif. dautretemp
    Benvenuta, Dautretemp!
    Grazie per la grande stima che mi dimostri...
    "Quelle" strade giuste, secondo me, si possono trovare solo camminando.
    Trovarle non è facile, ma neanche impossibile.
    Comunque, secondo me è l'unico modo per scrollarsi i "diavoli blu" dalla spalla.

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  6. rif. magoxamillo
    Mi fa molto piacere leggere le tue parole, Camillo.
    In effetti, penso che se non si diventa un po' bambini, poi sia difficile avvicinarsi alle storie, o letteratura che dir si voglia.

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  7. rif. mariacristina
    Penso che anche smog a parte, sia proprio il freddo. Non so se ce la farei a vivere, a Milano...
    Ci riuscirei solo con al collo una fiaschetta d'acquavite, quindi in perfetto stile cane S. Bernardo.
    Passeggiare così come ho detto nel post, comunque, dipende dal clima mite di Cagliari, dalle dimensioni... bonsai della città e talvolta dal lavoro un po' "discontinuo" del sottoscritto.
    Difetto dei cagliaritani... Per molti di loro, l'arte e/o la filosofia valgono solo in rapporto alla bistecche che possono procurare,
    Per diversi di loro, in sè stesse avrebbero scarso valore o utilità.
    Comunque, in fondo ho parlato di loro con (affettuosa) ironia.
    Ciao.

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  8. rif. luigi morsello
    Molte molte molte grazie, Luigi.
    So che (qui cito i pellerossa di Tex Willer) non parli con "lingua biforcuta"!
    Come del resto neanche gli altri commentatori, questo va da sè.
    Solo che oggi mi piaceva usare l'espressione "lingua biforcuta."

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  9. Beh, non mi sembra poi un gran difetto quello dei cagliaritani, a questo punto non riguardo all'arte ma solo alla filosofia mi sa che ho qualche discendenza cagliaritana che non sospettavo! (Mi dispiace ma io a scuola la filosofia proprio ...)

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  10. rif. mariacristina
    Ahi ahi, Mariacristina, questa non dovevi farmela!
    Scherzo, naturalmente.
    Il punto è che finchè una persona ha un rifiuto per qualcosa (nel tuo caso era la filosofia, nel mio la matematica) ma sa comunque di che cosa si tratta, nessun problema...
    Però deve saperlo.

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  11. Che belle sensazioni mi hanno dato le tue parole...
    No, vivere senza scrivere proprio non si può.

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  12. Giuseppe Dessì3 febbraio 2010 14:18

    riferim. Suo post e sua risposta a commento di M.Cristina
    Egregio sig. Riccardo,
    vogliamo (moderatamente) filosofare un po'?
    In fondo i cagliaritani che secondo Lei non apprezzano la filosofia, sembrano essere più filosofi di Lei. Quando essi affermano, secondo Lei, che la filosofia non procura da mangiare dopotutto essi sono in perfetto accordo con la maggioranza dei filosofi contemporanei. Può visitare la sezione Natura e scopi della filosofia della Città del pensiero dell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche per avere un panorama delle risposte ponderate dei filosofi contemporanei sull'utilità della filosofia. Altre 10 risposte le trova su quest'altra pagina: Una abbastanza significativa è di A. Tagliapietra:"Se dovessi redigere un manifesto degli studi per la filosofia, di quelli che oggi la cosiddetta riforma dell'Università pretende vengano stilati da ogni corso di laurea della repubblica, non mentirei. La filosofia non garantisce nessun profilo professionale. Neppure quello del professore di filosofia(...)"
    Un'altra è di R. Bodei:"A niente. Nel senso che bisogna intendersi su cosa significa servire. Se serve a qualche cosa di esterno, la filosofia non serve a niente(...)"
    Ma il cagliaritano non è così superficiale da prendere alla lettera i "filosofi" perchè sa bene che in realtà il filosofo massmediatizzato, proprio grazie alla filosofia si procura le bistecche. Il cagliaritano sa dunque distinguere il Filosofo da chi ha studiato filosofia e ama parlarne (senza per questo essere "Filosofo"). Di Filosofia e di arte si parla a Cagliari come in tante altre città; forse come in tante altre città se ne parla meno nelle bettole e negli ambienti malfamati frequentati da ladri e assassini che sembra esercitino un fascino particolare nei Suoi confronti. Cito dal Suo post: "parlare di ladri poeti, santi, assassini e diventare uno di loro"
    Forse frequentare gli ambienti culturali o anche semplicemente un circolo della terza età, lasciando fuori la lattina di birra, potrebbe farLe conoscere una città che non può conoscere solo interrogando "fantasmi" che sono solo Suoi. C'è del grottesco nel suo modo di descrivere i cagliaritani e il grottesco non riguarda noi cagliaritani, ma il fatto che Lei, cagliaritano, ne parli scordandosi di inserirsi fra loro o tirandosene fuori con la puzza sotto il naso da ('chi si screde fiilosofo'?). Negli ultimi tre mesi abbiamo avuto 286 manifestazioni e incontri culturali su arte e filosofia. A quanti ha partecipato? potrei azzardare a nessuno? Sicuramente è stato impegnato a seguire i suoi fantasmi sui ciottolati medioevali della città. Cortesemente nel parlare della città e dei suoi abitanti (Lei incluso) specifichi di parlarne secondo le Sue fantasie avulse dalla realtà che sembra non conoscere e non frequentare.
    Orgogliosamente cagliaritano,
    Giuseppe Dessì

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  13. Leggendo le tue parole, sulle passeggiate in città, l'ascoltare la natura e le fantasie mi è venuta parecchia nostalgia dei tempi andati.
    Quando i mille impegni, lavorativi o di altra natura, mi lasciavano maggiore libertà per girare a zonzo e per vivere di vera vita.

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  14. Mi spiace ma faccio l'avvocato del diavolo...non sono molto in sintonia con chi dimostra di non gradire le proprie origini, non sei anche tu un cagliaritano come tutti gli altri? Dov'è la differenza? Le parole hanno sempre un senso, un peso e uno spessore anche per chi le legge e le sente e tu, che sei uno scrittore, lo sai fin troppo bene. Ma forse mi sfugge qualcosa, puoi spiegarti meglio? Mi sembra di cogliere questo tuo "sentimento" verso i cagliaritani, anche da altre tue parole.
    Da quel che ne so non sono poi così male i cagliaritani, senza fare mai di tutte le erbe un fascio, nel bene e nel male.
    Inoltre ho qualche dubbio riguardo al fatto che tutto quello che si scrive riesce veramente ad avere un senso e un ritmo(come probabilmente questo mio commento!).E poi la scrittura, forse può anche avere il potere di sconfiggere e allontanare il Tempo e la sofferenza, ma la morte non credo proprio che si lasci intimorire dalle nostre parole, magari!!!
    Un abbraccio ai cagliaritani e a te, naturalmente!

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  15. rif. giuseppe dessì
    Egregio sig. Dessì, filosoferò con Lei… sperando di dare in questo prova di quella “moderazione” che non ho ahimè trovato nel suo scritto.
    Evidentemente Le è sfuggita la natura ironica dell’affermazione che ha suscitato la sua irritazione. Natura da me ulteriormente ribadita nell’ultima risposta a Mariacristina, quando nel riferirmi ai cagliaritani ho scritto: “Comunque, in fondo ho parlato di loro con (affettuosa) ironia.”
    Questo avrebbe dovuto impedire in partenza qualsiasi Sua polemica. Questo ed il fatto che il post si trova nella categoria “letteratura.”
    Inoltre, se di tale categoria avesse avuto la pazienza (e l’umiltà) di leggere qualche altro post, avrebbe immediatamente colto il carattere scherzoso e paradossale della mia scrittura.
    Ciò le avrebbe impedito di balzare a frettolose, anche offensive conclusioni.
    Che la filosofia non procuri “da mangiare”, come Lei scrive, si trova “in perfetto accordo con la maggioranza dei filosofi contemporanei” e non solo con quelli. Vale insomma anche per la filosofia il detto latino: “Carmina non dant panem”, né mi azzardo a contestare tale asserzione.
    Incidentalmente, Le dico che non mi considero “un filosofo”; lascio ad altri tale gloria.
    Condivido però il parere del Gramsci dei “Quaderni”quando diceva che “tutti gli uomini sono filosofi”, perché aggiungeva, nel “linguaggio” di ognuno di essi “è contenuta una determinata concezione del mondo.”
    Poi vi è certo la questione della “consapevolezza della storicità” di tale concezione e qui si tratta, sempre per Gramsci, del “filosofo professionale o tecnico”: il quale non solo ““pensa” con maggior rigore logico, con maggiore coerenza, con maggiore spirito di sistema degli altri uomini, ma conosce tutta la storia del pensiero, cioè sa rendersi ragione dello sviluppo che il pensiero ha avuto fino a lui ed è in grado di riprendere i problemi dal punto in cui essi si trovano dopo aver subito il massimo tentativo di soluzione ecc.”
    Io mi considero ancora nella 1/a fase e non contesto a nessuno il fatto o la convinzione di trovarsi già nella 2/a.
    Il cagliaritano che Lei difende lo difendo anch’io… quando è come Lei lo presenta. Ma ovviamente, io mi riferivo ai molti esempi contrari da me incontrati.
    Quanto alle “bettole ed agli ambienti malfamati frequentati da ladri ed assassini” che secondo Lei eserciterebbero un “fascino particolare” nei miei confronti, La rimando a quanto ho scritto all’inizio di questa risposta circa il carattere scherzoso e paradossale della mia scrittura (letteraria).
    Idem per fantasmi e quant’altro.
    Le ricordo tuttavia che Abelardo suscitò lo sdegno di S. Bernardo di Clairvaux e del suo entourage perché, dicevano: “Costui parla di cose divine nelle piazze e nei castelli.”
    Non io, che non sono certo Abelardo ma altri potrebbero trovare e trovarono ispirazione artistica e/o filosofica anche in certi ambienti, non crede? Sartre trovò qualcosa di interessante in Jean Jenet, per esempio.
    Baudelaire, i poeti simbolisti, Ginsberg, Kerouac, Pasolini ecc. crearono della grande arte partendo da “mondi” particolari.
    Del resto, Socrate e molte delle correnti e scuole filosofiche posteriori al periodo che definirei aureo del pensiero (post-platonico e post-aristotelico) classico greco non frequentavano solo filosofi.
    Quanto agli “ambienti culturali” che Lei, assolutamente non richiesto, mi consiglia di frequentare, Le rispondo che so scegliere da me gli ambienti da frequentare.. anche culturali. E non ho alcuna “puzza al naso.”
    Circa le 286 manifestazioni di cui parla, può pure deporre i panni del pubblico ministero o comunque sottoporre a pressante interrogatorio altri.
    Se poi dovesse frequentare un’altra volta questo blog infestato da presenze alcolico-oltretombali, la prego di risparmiarmi i suoi tentativi pseudo-psicologicizzanti su di me e sulla conoscenza della città in cui vivo.
    E naturalmente, legga meglio ciò che critica.
    Sarà così possibile evitare ad entrambi ulteriori e noiose polemiche.

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  16. rif. miriam
    Certo che gradisco le mie origini.
    Ma sarò pur libero di parlare (come ho scritto a Mariacristina) dei miei concittadini “con (affettuosa) ironia”?
    Ho ripreso comunque il concetto nella risposta a G. Dessì.
    Non ho “fatto di tutte le erbe un fascio”, infatti criticavo l’atteggiamento verso arte e filosofia di "molti di loro” (quindi di molti cagliaritani).
    MOLTI non significa fare di tutte le erbe un fascio.
    Non ho detto le parole che mi attribuisci o che contesti cioè che “tutto quello che si scrive riesce veramente ad avere un senso e un ritmo.”
    Ho scritto: “Ma quel che conta è dare un ritmo ed un senso alla tua scrittura.”
    Non è quindi detto che ci si riesca “veramente.” Tuttavia, chi scrive deve almeno provarci, se vuole scrivere seriamente.
    E’ poi ovvio che “la morte” non si lascia “intimorire dalle nostre parole”, ma chi scrive cerca, lasciando traccia di sé coi propri scritti, di sconfiggerla in QUEL modo. Il solo che sia a lui possibile.
    Naturalmente nessuno, tantomeno io ed inoltre in ambito LETTERARIO può pensare di non morire o di allontanare la morte dagli altri.
    Abbraccio ricambiato, comunque… che è quel che conta di più.

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  17. rif. sonia ognibene
    Non si può perchè l'inchiostro ed il ritmo della scrittura ci portano BEN OLTRE tante, brutte cose.
    E ci aiutano a sperare.
    Così io credo con tanta forza e gioia.
    Ciao!

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  18. la mente persa
    E la VERA vita è comunque l'obiettivo dell'arte e del pensiero.
    Per sognare una vita diversa, migliore, più piena e si spera, anche per fornire il nostro mattoncino per cambiarla davvero.
    Ciao, Gio!

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  19. Come sono vere le tue parole. Il bello dello scrivere é che puoi annullare una persona, omettere degli avvenimenti che ti hanno fatto soffrire, parlare di te, o inventarti un altro te, un alter ego...
    Anch'io alla tua stessa età vagabondavo per la città e paesi limitrofi sempre, con gli stessi scarponcini accompagnatori di avventure e di sogni adolescenziali, e osservavo gli altri, la vita, lo scorrere del tempo, senza accorgermi che stavo vivendo nel tempo. Le mete erano le stesse...Il bastione, le viuzze di Castello, e di via San giovanni, le passeggiate nel lungomare, spesso anche solitarie. solevo chiamarmi Lupo solitario, perché mi allontanavo dai chiacchierici delle mie coetanee. Mi sentico un estraterrestre. amavo scrivere, e annotare, emozioni e sentimenti, su diari e diari che non finivo mai di scrivere. Ancora oggi mi ritrovo ad annotare ogni frase interessante dai libri di lettura, qualcosa che mi rimane dentro, che diventa mia...come parte di me. Perché quando uno scrittore scrive, non scrive solo per se stesso, ma lo fa per il Mondo...Dona ad esso un bagaglio di riflessioni, una prospetiva differente da confrontare...Scrivere é communicazione e forza di trasformazione per lo scrittore e per chi legge.
    Una buona Giornata
    Lilly

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  20. Sì, la scrittura ci aiuta ad esorcizzare i nostri dèmoni, le paure, l'angoscia; qualche volta ci aiuta a tirare fuori la parte migliore di noi, ci aiuta a capire anche l'amore.

    La tua ironia a me non è sfuggita.
    Sei un grande Riccardo.
    Erica

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  21. rif. maga di endor
    “Perché quando uno scrittore scrive, non scrive solo per se stesso, ma lo fa per il Mondo...Dona ad esso un bagaglio di riflessioni, una prospettiva differente da confrontare...Scrivere é comunicazione e forza di trasformazione per lo scrittore e per chi legge.”
    Non avrei potuto esprimermi meglio, Lilly; hai capito perfettamente che cosa io intendessi dire...
    Dall'esterno può sembrare (ma non a tutti) che chi scrive abbia altri propositi o al massimo, scriva per divertirsi. Certo, c'è anche il divertimento.
    Giocare con le parole, perfino col loro "suono", inventare storie ovviamente impossibili nella realtà ecc. ecc. Tutto ciò ha davvero un grande fascino ed è anche liberatorio.
    Ma si scrive (e questo lato non si trova in contradddizione con quell'altro) anche perchè la scrittura è davvero un "dono."
    Un dono che facciamo agli altri e che può risultare gradito... o meno. Ma pazienza.
    Le intenzioni, comunque, sono buone e chi "vuole" capire, capisce ed accetta.
    Perchè non sempre basta "saper" capire: bisogna porsi sulla lunghezza d'onda di chi scrive ed avere la pazienza d'ascoltarlo o di leggerlo davvero.
    Buona giornata anche a te!

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  22. rif. erica lee
    Il processo che descrivi, Erica, è proprio quello che sta al centro del modo di scrivere mio e penso, di chiunque prenda la scrittura e sè stesso sul serio in quanto scrittore.
    Naturalmente, per quanto riguarda me non posso dir niente circa il valore letterario di quello che scrivo; non sta a me pronunciarmi sull'argomento.
    Ma quel che più conta, è davvero esorcizzare i miei "dèmoni", come scrivi molto bene. Si tratta di un bisogno fisico e spirituale nello stesso tempo. Una questione in un certo senso di vita o di morte... benchè questa espressione possa sembrare troppo letteraria.
    Se andrò all'Inferno, una delle punizioni peggiori sarà un'eventuale condanna a non poter scrivere.
    Me lo vedo già, il Diavolo, che mi insegue urlando: "Uccheddu, che fa?!! Mi restituisca la penna!"
    Sono felice di leggere che la mia ironia non ti sia sfuggita, anche se conoscendoti non avevo dubbi.
    Però non chiamarmi "grande" o mi monto la testa e magari anche la panna, che oltretutto fa ingrassare!
    A presto!

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  23. Ehi, mi ci ritrovo in pieno a quello che hai scritto, anche se la mia città, Alessandria, è nettamente diversa. Ma proprio nettamente! hehhee
    Alla stessa tua età la attraversavo interamente da un capo all'altro, le sensazioni erano identiche ma con un clima opposto: la nebbia, il gelo, la pioggierellina insistente, la neve.
    Questo clima mi ha sempre indotto però a pensare; immerso in quelle " condizioni atmosferiche" cercavo anche di leggere nei volti delle persone le loro vite, le loro sensazioni.
    Allora non scrivevo nulla, tranne che a scuola, ma leggevo molto e questo vagabondare nella mia città mi ha fatto scoprire Umberto Eco, mio concittadino, che della nebbia scrisse delle elucubrazioni interessanti simili ai miei pensieri.
    Bellissimo post, complimenti
    Lorenzo

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  24. rif. logos nella nebbia
    Eh sì, Lorenzo, immagino proprio che Alessandria sia molto diversa da Cagliari!
    Comunque doveva essere parecchio stimolante, per la riflessione, anche quel clima "nordico." Magari induceva a pensieri di tipo gotico, o no? Non so, mi viene in mente quel tipo di atmosfere... misteriose, soffuse (causa nebbia e neve) ma anche piuttosto inquietanti.
    Ma forse Eco, ad una cert'ora tornava al calduccio...
    Ti ringrazio per i complimenti, davvero.
    Si è poi verificato un piccolo caso di telepatia (anche se alla telepatia non credo molto, o non sempre): pensavo, anzi proprio mi apprestavo a commentare sul tuo blog e tu mi hai preceduto sul mio!
    Storie di vecchi vagabondi...

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  25. Riccà, accipicchia, ho letto molto attentamente il tuo " scritto pensiero" a parte la battuta dove ti rinneghi come cagliaritano ( perché per me di un pizzioco di umore si tratta) mi hai fatta camminare insieme a te, mi hai fatta vivere e camminare in una cittá con tutti i suoi fantasmi. Uguale di quale cittá si trattasse, io ne ho scelto una a mio piacere. Io vivo da più di trent`anni oramai in questa freddissima ( in tutti i sensi) Germania, ed il mio sogno é quello di, abitare almeno per una settimana non lontano dal mare, potermi alzare la mattina presto e farmi una lunga passeggiata sulla spiaggia oppure di sera quando tutto tace, è solo la voce del mare che sussurra i suoi eterni ricordi del passato. Un abbraccio

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  26. rif. un tocco di Rosa
    Si è trattato più che altro, come ho spiegato, di affettuosa ironia.
    Comunque, certo, vivere in una città di mare è molto bello: e tu, che sei napoletana, lo sai “megl ‘e me!” Su questo non c' alcun dubbio, credo.
    Be’, speriamo che tu possa far presto ritorno in climi oltre che atmosferici, anche affettivi più caldi.
    Anche se in Deuschland da ist mehr arbeit, in Germania c’è più lavoro…
    Perdona tuttavia il mio tedesco ancora scarso!
    Sono contento d’aver toccato “corde” anche tue.
    Un abbraccio.

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  27. Ci sono degli scritti in cui bisogna leggere attentamente, cercare di percepire, di cogliere ogni stimolo della parsona che scrive. Io non sarò molto colta scolasticamente, no! io ho vissuto stando in silenzio, studiando le persone, il significato dei loro modi di fare, si perché purtroppo, nel mio passato, ho potuto poco reclamare i miei diritti,( come si dice?) "io non mi potevo lamentare". Terminando quì senza divulgare sul mio passato, voglio solo dire che, io percepisco ( spesso) i malumori, le sofferenze, gli umori del momento! cose scritte solo per essere un poco ironici. Da te riccardo non si può non notare quando cerchi di essere ironico mettendo nei tuoi scritti un pizzico di tuo umorismo. Non bisogna leggere senza leggere, solo perché si vuole assolutamente essere contrari a qualcosa, e quindi scatenare delle spiegazzioni inutili. Di male c´e ne gia abbastanza sotto il nostro naso, non bisogna andarlo a cercare per forza dove non c´e ne sta. Scusate il mio sfogo!

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  28. Giuseppe Dessì4 febbraio 2010 14:10

    Parte I

    Gramsci,Abelardo,S.Bernardo,Sartre,Baudelaire,
    Ginsberg,Kerouac,Pasolini,Socrate,Platone,Aristotele.
    = 11 autori citati in un commento-risposta. Dovrei sentirmi lusingato, ma ora mi chiedo se devo rispondere ad ognuno di loro o a Lei
    Egregio sig. Riccardo...ma si, opto per la seconda scelta, dopotutto si evince che il "suo" pensiero è la summa liceale dei loro stralci di pensiero (sarà, questa, ironia?). Or dunque non so se qualche illustre lo abbia già detto quindi citerò me stesso nel dire che l'ironia è una cosa seria. Può sembrare un gioco di parole, ma non lo è. Ironizzare sui difetti è un'arte vecchia quanto l'umanità, ma occorre rispettare alcune regole elementari e fra queste ne cito 2 fondamentali: il difetto dev'essere reale e l'ironia dev'essere dichiarata o semplicemente palese (e questa è arte). Quando il difetto non è reale e/o quando l'intento ironico non è palese si rischia il fraintendimento e l'intento ironico viene spesso assunto come intento offensivo. E non sempre è possibile e menchè vantaggioso studiare la biografia o indagare le tracce caratteriali e abitudinarie del soggetto ironizzante per comprenderne le intenzioni. Seguendo comunque il suo suggerimento sono andato a vedere i suoi post dell'argomento 'Letteratura'. Voglia perdonarmi se non sono andato a ritroso oltre gli ultimi 7. Così ho trovato una poesia, Thomas, Boll, Zanata, Mereu. Or bene non vi è traccia di ironia in nessuno dei suddetti post, tutt'al più ho trovato un tentativo di accarezzare il grottesco nel post sul 'centesimo compleanno' nel quale personalmente ho provato un'affabile simpatia per le volontà del sig.Rektor (non se la prenda, Lei non mi conosce, questa è ironia, dichiarata).Bene, veniamo alla frase incriminata presente nel post in oggetto:
    Il punto è che rispetto a qualsiasi altra città, Casteddu ha un solo, grave difetto: è piena di cagliaritani.
    La frase è a se stante. Nè premesse, nè approfondimenti, nè tracce di abitudine all'ironia nei 7 post 'letteratura' precedenti. La frase non riguarda pochi o molti Cagliaritani, ma li include tutti in quanto abitanti di Cagliari. Il difetto in questa frase è attribuito alla città ed è tale in quanto abitata ovviamente da Cagliaritani, ma il tutto è sterile se non si fa riferimento all'eventuale difetto di tutti i Cagliaritani.
    Solo attraverso sollecitazione tramite commenti (vedo che non sono stato l'unico) si evince che:
    l'intento era affettuosamente ironico;
    il difetto riguarda non tutti, ma molti (ambiguissimo e non sinonimo di maggioranza);
    il difetto è quello di considerare arte e filosofia inutili ai fini di procurarsi la pagnotta.
    Si scopre che lei condivide tale affermazione, pur ovviamente considerando l'utilità della filosofia per altri versi(quelli di Gramsci...)

    Trovo quindi lecito chiedersi: cade il difetto o è anche lei un Cagliaritano difettoso?
    La frase incriminata rimane tale. A questo punto oserei definirla infelice. Manca il difetto e non cè intento palese. A Lei che mi suggerisce di leggere bene prima di esprimere una legittima pubblica critica su un pubblico articolo, di rimando suggerisco di pensare bene prima di scrivere e di voler considerare il fatto che i lettori soprattutto nuovi, non sono dentro la sua testa per intuire e decifrare i suoi intenti.

    Quanto al caro Socrate(...)
    segue...

    RispondiElimina
  29. Giuseppe Dessì4 febbraio 2010 14:10

    Parte II

    Quanto al caro Socrate da Lei citato, aggiungerei che lui sapeva (filosoficamente) vivere. Pensi che barba di vita se avesse frequentato solo filosofi, magari permalosi...
    Riguardo agli artisti citati è vero e perfino ovvio che subivano il fascino del male e del degrado, ma non avevano problemi ad ammetterlo e ne hanno saputo trarre capolavori. Le auguro altrettanto... ma se va a New York e visita solo il Bronxs non può poi affermare che la città di New York è abitata da delinquenti.
    In tal senso l'ho invitata a frequentare gli ambienti della nostra città dove è respirabile l'amore per l'arte e la filosofia, la storia e la Musica. Giusto per capire che la sua frase incriminata è un non-sense, ma se Lei già frequenta e conosce allora tutto questo lo sa. Già, ma allora perchè l'ha scritta?

    Ancor più orgogliosamente cagliaritano
    Giuseppe Dessì

    P.S. Ebbene lo ammetto, questo nostro dialetticamente acceso dibattere è solo frutto di un equivoco lapalissiano, eppur ancora non colto, alimentato da una Sua veniale distrazione letteraria e che, chiedo venia, ho voluto amplificare. L'equivoco si sa, può condurre a situazioni devastanti o grottesche e probabilmente anch'io subisco il fascino del divenir dal fumo. Fiducioso scommetto che entro 24 ore qualcuno dei suoi lettori saprà probabilmente individuare l'origine dell'equivoco. Alla prossima, Autore permettendo.
    Amichevolmente.

    RispondiElimina
  30. E' vero Riccardo. Scrivere protegge dal dolore e permette di sfidare il tempo.

    Avrei una domanda da porti, ma magari potresti dedicarle un post!
    ...Sul difetto di Casteddu :)
    Così, tanto per conoscere pregi e difetti dei tuoi concittadini.Mi piacerebbe!

    RispondiElimina
  31. Quando ho letto il tuo post e relativi commenti non credevo ai miei occhi!'E stato meraviglioso!Sono nato e vissuto a Cagliari ma i miei ora vivono all'estero...a me francamente piace tutto anche i Cagliaritani DOP !
    Ganza la discussione col sig.Dessì! Raro esempio di due culture che si confrontano....siamo sicuri che non l'avete fatto di proposito?...no...è troppo bella,può essere solo vera.A presto! Yari

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  32. rif. giuseppe dessì
    Egregio sig. Giuseppe, non ho citato Plato et Aristotele ma le scuole post-platoniche e post-aristoteliche; è ben diverso.
    Si senta pure lusingato, ma non deve “rispondere a loro”: saprà tuttavia che è buona prassi, quando si discute di filosofia, collegarsi anche ai filosofi, quei poveretti. Così come, del resto, ha fatto anche Lei citando Tagliapietra, Bodei e l’Enciclopedia multimediale filosofica… che di filosofi ne ha a bizzeffe.
    Inoltre, ho… utilizzato peraltro en passant tanti artisti e filosofi come esempi, al fine di rispondere ad una sua idea a mio avviso troppo accademica della filosofia.
    Stento a credere che di ciò non abbia colto appunto il fine, anche perché ho scritto in modo molto facile. Forse troppo? Non sono stato abbastanza theoreticus? Eppure, in filosofia per farsi capire bisogna cercare di non essere difficili.
    Padronissimo di valutare il mio pensiero “summa liceale dei loro stralci di pensiero.” Ignoro chi Le abbia conferito una sorta di licentia iudicandi (in philosophicis, per citare Nietzche) ma la cosa, davvero non mi tocca.
    Le sue puntualizzazioni sull’ironia cristallizzano però l’ironia in una serie di formule.
    Ma per i Greci l’ironia socratica si caratterizzava non tanto per concatenazioni rigorosamente logiche di premesse, quanto per sue affermazioni o conclusioni sull’essenza di temi etico-filosofici; né per questo la sua ironia era percepita come derisoria.
    Per il S. Agostino de “La vera religione” era preferibile un uomo infelice ad un “verme felice”; ma certo in questa frase vi è dell’ironia, non della derisione verso il genere umano.
    Comunque, l’ironia è stata caratterizzata in modo perfino più vario da parecchi Autori, che a partire da Demostene per arrivare almeno a Kierkegaard assegnavano ad essa un carattere senz’altro più multiforme, dialettico e centrato sull’”uditorio universale”, i vari contesti, le finalità e le forme del discorso ecc.
    Per non infliggerle (intuisco che ciò La annoia) un battaglione di nomi, mi basta rinviarLa almeno al celebre “Trattato” di Perelman-Tyteca.
    Comunque, evidentemente in un blog IO non formulo affermazioni ironiche da sviluppare sfoggiando una certa tecnicità. Non vorrei mai torturare i miei lettori!
    Condivido tuttavia il concetto di ironia tipico dei Romantici (in particolare tedeschi) e ricordato anche da uno spirito poco incline all’ironia come Hegel, che la considerava come una sorta di gioco, qualcosa che per sua stessa natura “scherza con tutte le forme.” E scherzare non significa certo offendere, né io ho fatto questo.
    Non considero il binomio arte e filosofia “inutile ai fini di procurarsi la pagnotta” ma qualcosa che deve esser coltivato senza porsi come 1° fine quella; ma se arriva, no problem. Tuttavia, per me arte e filosofia hanno già un fine in sé stesse.
    Chiaro che Socrate “sapeva vivere”: l’ho citato infatti (insieme ad altri) come esempio di persona che non frequentava solo filosofi, più o meno “permalosi” che fossero o che sembrassero.
    La ringrazio per l’augurio che mi rivolge cioè di poter scrivere anch’io dei “capolavori” così come fecero certi grandi artisti, ma mi basta scrivere qualcosa che sia almeno dignitoso; conosco i miei limiti.
    Concordo su N.Y. e Bronx: so che bene male coesistono e che comunque, una delle 2 realtà non esclude l’altra; spesso, infatti, coesistono. Era proprio quello il senso del titolo del post e delle sue figure… estreme.
    Non ri-commento il suo paternalistico invito “culturale” né torno sulla frase “incriminata” perché la quadriglia ripartirebbe mentre preferisco altri balli.
    Del resto, se non L’hanno ancora convinta le argomentazioni da me finora prodotte, non credo utile produrne di nuove.
    Confidando nella sua correttezza, sono certo che avrà la compiacenza di non persistere in una polemica che considero SENZ’ALTRO CHIUSA.
    Polemica che inoltre sta esulando dallo spirito essenzialmente giocoso e paradossale di questo post e di questo blog; spirito che con rarissime eccezioni, hanno colto tutti gli altri commentatori.
    Amichevolmente.

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  33. rif. un tocco di Rosa
    Sono fermamente convinto, Rosa, che tu sia più colta di tantissime persone, incluso il sottoscritto.
    Senza disprezzare ovviamente la cultura "ufficiale", dico che la vera cultura non è fatta solo di studi e di libri ma è soprattutto un saper valutare sè stessi e gli altri, al fine di migliorarci e (per quanto possiamo) aiutare il prossimo a progredire nella giustizia e nella verità.
    In modo che la Terra diventi un posto in cui si possa vivere come esseri umani e non, come capita spesso, come numeri o come cose.
    Sembreranno parole retoriche ma so che tu non le percepirai così.
    E sappi che da una persona con la tua storia, le tue parole mi hanno fatto davvero bene.
    Un abbraccio!

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  34. rif. guernica
    Mah, Guernica, francamente in questo post e nei commenti ad esso relativi, qualcosa c'è.
    Magari, in seguito la cosa ha preso un indirizzo molto diverso da quello che le avevo dato io, dal modo insomma scherzoso e paradossale in cui l'avevo concepita e che tu un po' sai fa parte di me.
    Comunque, tu che idea ti sei fatta?
    Se tempo fa hai avuto modo di visitare la città e di conoscere qualche casteddaiu (cagliaritano) avrai forse qualche elemento.
    Besos!

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  35. rif. yari matta
    Benvenuto a bordo, Yari!
    Ti ringrazio per la grande stima che manifesti, davvero.
    La discussione (forse troppo accesa e "tecnica" e chissà, magari anche per colpa mia) tra me ed il sig. Dessì non è stata fatta di proposito.
    Infatti, non ho il piacere di conoscere appunto il signore in questione.
    Sono ovviamente molto contento di leggere che hai apprezzato quella discussione.
    A presto, dunque!
    P.s.: nel prossimo post parlerò di qualcosa di più fantasioso.

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  36. Si, ma sai che raramente leggo i commenti!;)
    Mancanza di tempo Riccardo.

    Mmm io mi sono fatta qualche idea.Soprattutto sulle donne.Ma vorrei conferme!

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  37. Di cosa tratta la filosofia "purtroppo" lo so perchè il mio caro figlio n,2. quello che ora sta facendo il quarto anno negli USA, non sopporta la filosofia e devo spesso aiutarlo.Quindi mi sono ristudiata Socrate, Platone, Aristotele, le 5 vie di Tommaso ecc.ecc. A sua parziale discolpa devo dire che i prof di filosofia almeno qui a Milano sono, come dire, particolari e stravaganti (senza offese per la categoria eh!)e alla fine o li ami o li odi.

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  38. rif. guernica
    Mah, che dire?
    La mia idea è che le donne cagliaritane siano generalmente sanguigne, combattive ma non di rado disposte a sdrammatizzare situazioni anche pesanti con una contagiosa risata.
    Vi sono anche quelle che tendono ad esagerare nel porre in mostra sè stesse e e/o la propria eleganza, ma tutto sommato trovo la maggioranza delle mie concittadine in gamba o anche molto in gamba.
    Di solito, con loro ho più argomenti e più dialogo che con gli uomini.
    Ma è possibile che questo dipenda dal fatto che
    io trovo molto interessanti le donne (a prescindere dal fatto che mi piacciono) ed il loro modo di essere, anche quando con loro ho o ho avuto qualche motivo di contrasto.
    Ma a questo punto, la parola a loro e... a te!

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  39. rif. mariacristina
    Beh, l'accusa di stravaganza temo che non si limiti ai soli prof di filosofia di Milano.
    Ma può darsi che ciò dipenda da motivi esterni alla filosofia, magari da un particolare abbigliamento o modo di comportarsi.
    Non avevo dubbi sulla tua conoscenza della filosofia: conoscenza anche specialistica, poichè con grande correttezza parli di "vie" e non di "prove."
    Buon fine settimana!

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  40. Grazie Riccardo per l'affetto mostrato per le 'Cagliaritane', o Sarde in genere. Mi ci rispecchio in generalmente sanguigne, combattive ma non di rado disposte a sdrammatizzare situazioni anche pesanti con una contagiosa risata...
    @ Guerrinica le propongo di venirmi a conoscere. Sono in rete, e sono orgogliosa di essere Cagliaritana, di scrivere, di apprezzare chi apprezza come me ogni forma di arte e communicazione.
    Un saluto affettioso
    Lilly

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  41. rif. maga di endor
    Constato con piacere, Lilly, che ti riconosci nel quadro da me dipinto e proposto sulle nostre concittadine.
    Quadro affettuoso, sicuramente.
    Spesso state a fianco di uomini che (cagliaritani o meno, faccio parte anch'io del mazzo) non sempre vi rendono la vita... facilissima.
    Beninteso, non che la cagliaritana sia perfetta: per esempio sa essere puntigliosa, quando vuole.
    Ma non di rado, sa farsi perdonare.

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  42. Perdona gli errori di digitazione...
    Non ti ho mai pensato sarcastico o un essere che disprezzi i tuoi concittadini. Anzi, dai tuoi racconti, scritti con personaggi tipici del popolo sardo dell'entroterra, metti un sorriso alle labbra di chi conosce o ha conosciuto quelle realtà. E' come vedere una commedia in sardo dei frateli Medas...mi ha dato quella impressione quando ho letto 'Il gioioso tormento'. Sei umorista e hai un occhio attento come quello di un'aquila...Ti leggo sempre molto volentieri, e tornerò da te ancora, perché scrivere con la tua vena, non é da tutti.
    Buon fine settimana
    Aquila!
    Lilly

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  43. La tua analisi la condivido.Ma si tratta di un quadro generale ovviamente.Ci sono eccezioni, come ovunque.

    Personalmente trovo alcune ragazze che ho conosciuto speciali per davvero.
    Altre invece confesso di non averle capite...Molto lunatiche.
    Ma non è che la lunaticità riguarda solo la donna sarda eh!
    Si parla di loro e dico di aver notato questa cosa qui.

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  44. Forse vado fuori tema, ma in questo momento gli sto ascoltando e allora mi sembrano adatti a te, sono i Barnetti Bros Band...

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  45. rif. maga di endor
    Davvero troppo buona, Lilly!
    Comunque ti ringrazio molto sia per le tue parole sia per aver "rischiato" con un libro pazzerello come "Il gioioso tormento."
    Io cerco in effetti di dipingere un mondo certo poco elegante, di sicuro non aristocratico, ma di sicuro molto interessante e genuino.
    Noto inoltre che hai colto bene anche il mio spirito, che non è mai (almeno non intenzionalmente) sarcastico o offensivo.
    Buon fine settimana!

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  46. rif. guernica
    Sì, è vero, il quadro è generale.
    Condivido l'impressione che hai ricavato anche tu, naturalmente.
    La lunaticità... umh, forse quella è una caratteristica di vari cagliaritani, uomini e donne.
    Anche me, credo. Io penso d'esserlo abbastanza, anche se tendo anche alla flemma.
    Purchè non crei problemi agli altri, la lunaticità mi sembra però molto stimolante.
    Di solito, ovviamente.

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  47. rif. guernica
    errata corrige: anche mia, non anche me. Fretta nel digitare, pardon.

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  48. rif. alligatore
    Non conosco il gruppo che citi: spero che siano forti, naturalmente.
    Ma conoscendo la tua competenza in fatto di gruppi (spesso) nuovi, non ho dubbi, al riguardo.
    Passerò prima possibile da te per documentarmi.
    Ciao!

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  49. Volevo ringraziare per il commento lasciato sul mio post di Natale e leggere in condivisione.
    Mi rispecchio nel pensiero dell'esigenza; nel mio caso è assoluta attraverso la riappropriazione di un'immagine che punta sulla premessa di riscatto come forza propulsiva che intacca le cose e segna la coscienza, lo squilibrio tra fantasia e sguardo, tra ascolto della memoria e occhio che osserva il presente rendendo sempre vivo il processo creativo.
    Saluti
    Giulia

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  50. E' vero, non solo i prof. di filosofia!!!

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  51. rif. giulia
    Grazie a te, Giulia.
    Condivido inoltre il tuo pensiero.
    Esiste, infatti, come scrivi, l'esigenza di una "riflessione" come qualcosa che porti per così dire "oltre"... pur partendo, naturalmente, dalla realtà.
    Una fantasia ben radicata nel reale (pur senza esserne schiava) può infatti davvero "intaccare le cose e segnare la coscienza."
    L'alternativa sarebbe un'accettazione passiva di un'esistenza spesso brutta, noiosa ed ingiusta.
    Il processo creativo, invece, può fornire quel che spesso, a QUESTA esistenza manca.
    Saluti a te e... a presto!

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  52. rif. mariacristina
    Non solo quelli, infatti.
    In ambito filosofico, comunque, c'è il problema del linguaggio: che spesso è piuttosto tecnico e se vogliamo, molto particolare.
    Ma benchè ogni disciplina abbia un linguaggio tutto SUO, forse si dovrebbe almeno cercare di evitare tecnicismi che rendono difficile la comprensione del discorso.
    Si dovrebbe...

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  53. Non so, gli uomini non li ho ancora inquadrati bene...malgrado ci abbia a che fare ogni giorno eheheh :)
    La lunaticità non mi piace molto.Ma io mi rifaccio a quella intesa come incostanza!
    Ma caro Riccardo, erano poi solo impressioni.In realtà io mi rispecchio nel detto "Tutto il mondo è paese".Impossibile farsi idee precise e generiche.

    Buona settimana!!

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  54. rif. guernica
    Mah, anch'io col termine "lunaticità" intendo una certa incostanza.
    Collegata in qualche modo a sbalzi d'umore (ma non gravissimi o pericolosi).
    Forse, penso più che altro ad un modo d'essere che tende a qualche stravaganza, bizzarrìa eccetera.
    Per es., quando ho fatto il militare, un mio collega di Potenza mi trovava un po' "strano" (forse intendeva proprio lunatico) perchè diceva che potevo parlare ore intere... e subito dopo, osservava che per altrettante, rimanevo in assoluto silenzio.
    Secondo me, sono comunque discorsi che si potrebbero approfondire davanti a qualche bicchiere di mirto.
    Buona settimana anche a te!

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  55. Bello questo scorcio su Cagliari, ben raccontato davvero, fra paesaggio, atmosfera, mare, pensieri filosofici e ironia. Appare come un quadro ben dipinto. Non avevo mai pensato alla scrittura come forma di eternità dell'uomo. E vero però che scrivere è arte, e gli artisti restano i soli esseri immortali, tutti gli altri che percorreno le vie del potere restano solo citati su pallidi libri a volte mai letti.. ma un bravo scrittore si, è eterno.
    Buona Serata

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  56. rif. francy274
    Benvenuta a bordo, Francy!
    Ti ringrazio per la stima che dimostri per me e per il "quadretto" del sottoscritto in giro per la sua città.
    Forse nel parlare della scrittura come forma d'eternità o eternizzazione dell'uomo e dell'artista ho peccato d'eccessivo romanticismo, comunque penso davvero che attraverso la scrittura (e l'arte in genere)possiamo sconfiggere la Morte.
    Possiamo sconfiggerla lasciando qua i NOSTRI pensieri, sentimenti e le stesse azioni (più o meno romanzate), ma possiamo fare altrettanto coi pensieri, i sentimenti e le azioni degli ALTRI, soprattutto delle persone che abbiamo amato.
    E penso che a maggior ragione questo valga anche per coloro i quali si sacrificarono sempre per il bene comune, la giustizia, e la dignità dell'uomo.
    Buona giornata.

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  57. Grazie per il benvenuta al bordo, mi fa piacere esservi "salita". Interessante il Tuo blog. Ho notato che hai scritto dei libri, Vi porrò la dovuta attenzione, a differenza di Te amo più leggere che scrivere.

    Leggendo la Tua risposta al mio commento mi è venuto da pensare.. bel peccato quello del romanticismo :)
    Ciao

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  58. rif. francy274
    Sì, in fin dei conti come "peccato" il romanticismo non è davvero male.
    Io poi, che tendo talvolta ad una certa emotività, in quel senso "pecco" parecchio.
    Mi fa piacere vedere che hai notato l'altra mia... colpa cioè la scrittura.
    A presto.

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  59. Io adoro Cagliari. Pur non essendo Cagliaritana vi ho abitato per qualche anno, proprio nel centro storico, vicino al Bastione. Amavo passeggiare in quelle stradine di fascino medievale soprattutto nelle belle giornate. Mi mancano molto quelle passeggiate. Ciao. Anna Maria.

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  60. rif. Anima triste
    Sì, si tratta di una città che soprattutto nel centro storico mantiene un forte fascino.
    La zona del Bastione, poi, sembra abitata anche quando è deserta... è come se la Storia continuasse a vivere.
    Si può camminare in quelle strade per ore e (almeno secondo me) non sentirsi mai del tutto soli.
    A presto.

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  61. Il Medioevo, nonostante sia stato per molti versi oscuro e "maledetto" è a mio parere il più affascinante periodo storico, per questo motivo passeggiare in quelle stradine era un qualcosa di ammaliante e inquietante. Inoltre si gode una bellissima panoramica della città. A presto.

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  62. rif. Anima triste
    Sono senz'altro d'accordo con te.
    E' stato un periodo affascinante e forse, buona parte del fascino del M.E. consiste anche nel fatto che è stato un periodo molto lungo (mille anni) e piuttosto contraddittorio.
    Nel Medioevo è nata tanta arte, filosofia, ci sono state guerre, sono state fondate città, ordini religiosi, sono nate istituzioni sociali e culturali ecc.
    Ciao

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  63. bello questo post
    mi piace vedere i posti degli altri attraverso i loro racconti
    mi ci sento dentro
    mi siedo lì e guardo, curiosa ascolto e ne traggo una mia immagine
    serò a cagliari presto e cercherò queste immagini
    pozzanghera

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  64. rif. anonimo
    Benvenuta Poz'!
    Effettivamente, cerco di presentare-rappresentare le mie storie in modo visivo (o visionario?).
    Sono perciò molto contento quando riesco a trasmettere queste immagini anche ad altri.
    Cagliari "dal vivo", poi, vale la pena; soprattutto in estate ed in primavera ma in fondo, anche ora.
    A presto!

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