I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura


martedì 12 gennaio 2010

Il Diavolo al cinema


E’ da un po’ che il Diavolo ha successo, al cinema. Forse un teologo direbbe che ciò dipende dal potere di fascinazione del Male.
Io non sono un teologo, così come non sono tante altre cose perciò mi limiterò all’aspetto cinematografico della questione.
L’Angelo delle Tenebre, che io sappia, esordì massicciamente al cinema col ciclo de L’esorcista, diretto nel 1973 da William Friedkin e tratto dal romanzo di William Peter Blatty. Io considero ancora il 1° di quei film un capolavoro ed ho molto rispetto anche per il libro.
Ora, da poco ho visto Il respiro del Diavolo, di Stewart Hendler. Il pupo che interpretava il Diavolo era superperfido, ultracrudele ecc. ma…. Era come se regista e sceneggiatore gli facessero seguire uno schema: prima costringi quello a sparare a quell’altro, poi fai annegare quel tipo nelle acque ghiacciate… Prevedibile.
Ma il regista è un ventenne: migliorerà, credo… e soprattutto, spero. Del resto, ha avuto almeno il merito di non far girare alla protagonista femminile, una bellissima Sarah Wayne Callies delle scene di nudo che in un film come quello sarebbero state gratuite.
C’era inoltre uno spunto che Hendler avrebbe potuto sviluppare: la protagonista tradì il suo uomo mentre egli si trovava in carcere.
Rimasta incinta, abortì prima che l’uomo finisse di scontare la pena e gli tenne il fatto segreto. Ma non poteva tenerlo segreto alla propria coscienza né a Dio; la vediamo infatti, rosa dal rimorso, chiedere perdono appunto a Dio.
Qui Hendler avrebbe potuto lavorare sul senso di colpa della donna, che nelle mani del Diavolo avrebbe potuto rivelarsi una devastante arma di tormento e di ricatto. C’era spazio e materia per un grande scavo morale e psicologico; Hendler si è astenuto da quello scavo.
Ma (ed ecco perché L’esorcista è un capolavoro) nel film diretto da Friekdin, i dubbi sulla fede che angosciano Padre Karras diventano via via più laceranti quando il Diavolo assume le sembianze della madre… che gli rimprovera l’esser stata da lui abbandonata alla miseria ed alla malattia, perché voleva dedicarsi solo alla sua missione di prete ed alla carriera di studioso.
Per me, a quel punto Karras può chiedersi: abbiamo diritto di rispondere alla chiamata di Dio ed inoltre, abbiamo quello di coltivare la nostra intelligenza e di ricavare da essa grandi e legittime soddisfazioni?
E possiamo non far questo, se Dio ci chiama ed Egli è fonte d’ogni gioia e conoscenza? Purtroppo, sembra che ci sia un prezzo da pagare: l’abbandono di chi ci ama per un Amore superiore; ma Karras dubita ormai che quell’Amore esista…
Tuttavia, per me una cosa è certa: il sangue, le urla bestiali, inumane, gli armadi sbattuti come fuscelli ecc.ecc., che pure si trovano anche ne L’esorcista (e che in altri film di quel genere son diventati un cliché) hanno senso solo se il Diavolo è trattato come tale, non come una specie di super serial-killer.
Il Diavolo, infatti, è sottile e non solo crudele. Cosa questa che sapevano già i medievali.



66 commenti:

  1. Eccomi ai blocchi di partenza di questo nuovo anno in pole position!
    Che dire: non amo molto i film con sangue, urla bestiali e disorientamenti stile l'Esorcista, non ho visto il Respiro del Diavolo, e nemmeno la serie che va per la maggiore adesso sui vampiri...oh Cielo!
    Però ricordo bene Piccolo Diavolo del 1988 con Roberto Benigni e Walter Matthau...un delirio di comicità.
    Ma temo di essere andata fuori tema.
    Evidentemente in me il potere di fascinazione del sorriso può più di quello del male. Evviva!

    RispondiElimina
  2. Il Diavolo affascina perché é la rappresentazione del nostro lato oscuro, delle nostre paure nascoste, dei nostri sensi di colpa strattificati dall'infanzia, dai tabù e dal miserioso senso di ying e yang che ci accompagna da quando nasciamo. Una dualità maschile e femminile da una parte e una buona e malvagia dall'altra che coesistono e a volte vogliono prevaricare l'una sull'altra. Spesso si soffoca questo lato 'oscuro', ma alla fin fine, da qualche parte dobbiamo pur farlo emergere. Meglio scrivendo, e poi strappandone i fogli, così non facciamo male a nessuno.
    Anch'io ho scritto una saga sui Vampiri e sulle Streghe, ma era un modo per esorcizzare il Male...un bisogno di purificazione.
    Ed é andata più che bene!
    Ciao
    Lilly

    RispondiElimina
  3. Caro Riccardo,
    credo che il Diavolo sia solo l'altra faccia di Dio. Il bene ed il male sono sempre in potenza in ciascuno di noi. Non sono entità esterne a noi ma parte integrante di noi stessi.
    Penso che sia il solo modo di comprendere entrambi appieno.
    Almeno... io la penso così.

    RispondiElimina
  4. innanzitutto buon anno.
    per quanto riguarda il post beh va di moda soprattutto la simbologia di questi tempi.
    Parnassus è un film che dispiega in modo massiccio questa simbologia.

    RispondiElimina
  5. In fatto di cinema ho gusti diversi, non ho visto l'esorcista e non mi piace quel genere di film. E non credo al diavolo, per cui sono poco adatta a commentare. Che un prete poi lasci la madre in miseria e ammalata ...

    RispondiElimina
  6. Ciao Riccardo, è la prima volta che commento anche se ti leggo spesso.
    Il tema del Diavolo, mi affascina molto.Una proposta:sarebbe carino fare un post a parte su come viene affrontato questo personaggio in ambito letterario. Nella letteratura russa, ad esempio, io ho una particolare predilezione per il Woland di Bulgakov.
    Buona serata
    Valentina

    RispondiElimina
  7. Premesso che anch'io non sono un patito del genere, mi è venuta, però, alla memoria la frase cult del film "I soliti sospetti": "…La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato far credere al mondo che lui non esiste, e come niente... sparisce". Grande Kevin Spacey e notevole film, pieno di “diavolerie”.

    RispondiElimina
  8. io sono cresciuta in una famiglia completamente atea, non ho mai frequentato il catechismo e le nozioni che ho sul cattolicesimo le devo alla mia personale curiosità, ho visto l'esorcista mi ha fatto talmente ridere che nei primi 20 minuti ho persino avuto il dubbio che il tizio della videoteca mi avesse dato la versione comica, e invece no era l'originale, da allora se devo vedere un horror preferisco non avvicinarmi a quelli religiosi, non riescono a spaventarmi.... e io non sopporto non avere un bel brividino alla fine del film.

    RispondiElimina
  9. Quando siamo dal Diavolo, il signor Al Pacino ha recitato benissimo il ruolo nel "L'avvocato del diavolo". Non è un orrore, eppure non mancano i momenti di tensione. E devo ammettere che il Re del male vestito da un vero signore (ed è infatti questo il suo solito stile, anche nella vita reale), è riuscito a provocarmi addirittura simpatia nei suoi confronti. Così realista, opportunistà, lusingatore... così umano.

    RispondiElimina
  10. rif. solindue
    Sono contento di trovarti così… sprintosa, Sol’!
    Che dire? I gusti sono gusti e certo, anch’io se devo scegliere tra un bel film comico ed un horror, scelgo il comico.
    La scena poi (nel “Piccolo Diavolo”) della sfilata di moda in chiesa, era straordinaria. Modello Giuditta!

    RispondiElimina
  11. rif. enrica
    Bentornata, Enrica e buon anno!
    Sono in buona parte d’accordo con la tua interpretazione, nel senso che male e bene dipendono da una nostra libera ed autonoma scelta.
    Perciò, non dobbiamo scaricare tutto su Dio o sul Diavolo.
    Ma penso che talvolta esistano complesse e spesso crudeli situazioni in cui è difficile escludere a priori l’azione di elementi esterni.

    RispondiElimina
  12. rif. maga di endor
    In effetti, Lilly, la scrittura e la rappresentazione della stessa tragedia (come sosteneva già Aristotele nella “Poetica”) può essere catartica o terapeutica.
    Se poi, come nel tuo caso riesce ad ottenere risultati tanto buoni, beh, allora appunto la scrittura vale più di tanti film.
    Ciao.

    RispondiElimina
  13. rif. sR
    Buon anno anche a te!
    Condivido: la simbologia va forte, anche se forse, non è proposta sempre in modo critico.
    Non conosco purtroppo Parnassus, sul quale voglio però documentarmi.

    RispondiElimina
  14. rif. mariacristina
    Mah, il post tratta dell’argomento Diavolo soprattutto dal punto di vista filmico.
    Però ci sono stati, da Torquemada in poi dei preti che hanno fatto molto peggio di Karras…
    A parziale discolpa di quel prete, possiamo dire che per lui era arduo prevedere le conseguenze che la sua scelta avrebbe potuto avere per la madre.
    Il Diavolo gioca appunto sul suo senso di colpa, che accentua… da par suo.

    RispondiElimina
  15. rif. anonimo
    Benvenuta e buon anno, Valentina!
    Il tema che suggerisci è molto stimolante; lo prenderò senz’altro in considerazione.
    Infatti, il Woland di Bulgakov (nel grande romanzo “Il maestro e Margherita) è forse il Diavolo più riuscito di tutta la letteratura moderna mondiale, non solo russa.
    Per rimanere in ambito letterario russo, è abbastanza interessante anche “Il diario di Satana”, di Andreev.
    Buona giornata e a presto!

    RispondiElimina
  16. rif. alessandro perrone
    Ciao, Sandro!
    Non ho visto il film ma sottoscrivo la citazione.
    Infatti, che si creda o meno nell’esistenza del Tipaccio, bisogna rappresentarlo con quel che è il suo “marchio di fabbrica”: un’estrema astuzia ed una capacità di mimetizzarsi al di fuori del normale.
    K. Spacey piace molto anche a me: la sua recitazione è naturale, perciò i personaggi che interpreta sono davvero credibili.
    Ciao!

    RispondiElimina
  17. rif. calendula
    A distanza di tanti anni ed anche a prescindere dall'educazione ricevuta in famiglia, è normale che certe scene abbiano perso buona parte della loro forza.
    Il fascino però del film consisteva, secondo me, nei dilemmi morali che tormentavano il protagonista... non tanto nella violenza di alcune scene.

    RispondiElimina
  18. rif. selene
    Ciao, Selene!
    La penso come te, sai?
    In quel film, il grande Pacino ha portato in scena un Satana "rispettabile" e perfino simpatico.
    E davvero, la vita reale ci offre molti esempi di "signori" piuttosto diabolici!
    Forse c'è molto di satanico nell'umano e molto di umano nel satanico...
    A presto.

    RispondiElimina
  19. é si Riccardo, ricordo bene L´esorcista, ero ragazzina e presi uno shock, sia mentre che dopo:) lo andai a vedere tutta sola soletta. quando tornai a casa dei burloni mi fecere scherzi da idioti, che per poco non mi prese un collasso in quella giovane etá.:) Personalmente dopo l`esorcista mi é rimasto un altro film in mente, lho visto in tv moltissimo tempo fá e vorrei rivederlo volentieri. Mi piacque moltissimo, ma non posso dire il nome del regista e nemmeno gli attori, anche li ero ancora ragazza e non badavo a nomi del cast, so solo che lattore é una bellissima ed affascinante persona. Se ricordo bene il titolo é " Daniel" come figlio del diavolo, so che sulla testa nascosto dai capelli aveva il segno satanico 666... Ciao a presto.

    RispondiElimina
  20. rif. un tocco di rosa
    Sì, penso che il titolo esatto sia proprio quello... vale a dire "Daniel."
    Lo vidi anch'io e confesso che mi fece davvero impressione.
    Arrivò qualche anno dopo "L'esorcista", ma sul piano di una crudeltà prima di tutto morale e mentale, non era certo da meno.
    A presto e ciao a te!

    RispondiElimina
  21. Non dimentichiamoci che il diavolo era l'angelo + bello del Paradiso, già questo dovrebbe far riflettere sulle cavolate proposte dal cinema. Il Diavolo non è violento, non strilla, non strepita e non ti fa vomitare bile. Il Diavolo è sottile, perfido, cattiveria pura, ma non cattiveria manifesta, sarebbe troppo facile e soprattutto riconoscibile. E' quella cattiveria strisciante mascherata spesso da amicizia, è ciò che vorresti ma non hai. E' il desiderio ossessivo, la brama che ti fa sembrare tutto giusto, in nome del quale faresti qualunque cosa. E la parte che nascondiamo di noi è attratta da tutto questo. Parola di teologa. I libri di Padre Balducci sono illuminanti anche se non ti nascondo che l'esame di demonologia è stato difficilissimo sob

    RispondiElimina
  22. Il diavolo non esiste. Le rappresentazioni cinematografiche che io ricordo sono tutte, a mio giudizio, tutte stucchevoli.
    L'esorcista l'ho visto, ma non rivisto. Eppure è passato tante volte in TV. Ogni volta cedevo e beccavo un pezzetto, poi lasciavo perdere. E così via. Visto a pezzetti è un film che è anche una perfetta macchina da incasso al botteghino.

    RispondiElimina
  23. Per me "Il piccolo diavolo" è uno dei migliori film degli/su/per gli anni '80, e forse il miglior Benigni in assoluto...scusa se vado "fuori tema" pure io come la prima amica, ma volevo dirlo. Ti invito a rivederlo, visto che citi il modello giuditta (anni '80, pieni zeppi di stilisti)...

    RispondiElimina
  24. rif. artemisia 65
    A livello generale sono senz'altro d'accordo con te.
    A livello particolare, rimarrebbe però la questione dell'infestazione o possessione diabolica.
    Al riguardo, ricordo il testo che si intitolava appunto "La possessione diabolica" proprio di Padre Balducci.
    Tuttavia, il nocciolo del discorso è davvero quello che suggerisci tu: l'estrema sottigliezza che si fa non logica nè dialettica nè introspezione psicologica, ma perfido inganno.
    Inganno ed auto-inganno, se come leggiamo negli "Esercizi spirituali" di S. Ignazio di Loyola, l'Accusatore può... esasperare gli scrupoli morali di una persona, fino a consumarlo utilizzando la sua ascesi come un'arma... facendogli inoltre considerare peccato ciò che non lo è.
    Vero: il film si intitolava "Damien."
    Ciao.

    RispondiElimina
  25. rif. luigi morsello
    Naturalmente non parliamo di Diavolo nel senso classico, come di una creatura mostruosa, bestiale, dotata di poteri pressochè magici ecc.
    Il discorso si fa più sottile e complesso, difficile inoltre da inquadrare in categorie logiche precise, inequivocabili.
    Sulla rappresentazione cinematografica del Diavolo (“Esorcista” incluso) riconosco comunque che spesso vi siano state concessioni spettacolari di dubbio gusto.

    RispondiElimina
  26. rif. alligatore
    Il film di Benigni è veramente grande!
    Non avevo pensato, sai, al legame con gli anni ’80…
    Si tratta di una chiave di lettura originale e ti ringrazio per avermela proposta.
    Infatti, il Diavolo che folleggia dileggiando il sacro sotto il “velo” della moda e che allude così all’esibizione del lusso e ad un rapporto perverso con la ricchezza… Interessante!

    RispondiElimina
  27. Neanche io. Se invece si parla del MALE, beh, la risposta mi pare scontata.
    Basta guardare, anche distrattamente, la situazione socio-politica italiana, tanto per restare in casa.

    RispondiElimina
  28. Insomma se non ho capito male nulla è più pauroso delle nostre paure, o delle nostre debolezze e rimorsi. Quindi un film che risalti questo è un film del terrore autentico.
    Ho capito giusto?
    Se è ho capito giusto sono d'accordissimo con te molto sangue finto mi può sicuramente impressionare ma poi passa tutto, perchè è un qualcosa di gestibile, per esempio il sangue è finto lo si sa. Usciti dal cinema comunque non ho più le scene davanti. Invece una paura sottile fatta nascere da un pensiero è subdola te la porti dentro anche finito il film. Sarà per questo chio film horror li evito?
    Ciao Riccardo ;)

    RispondiElimina
  29. Artemisia65 ti ringrazio per la correzzione sul titolo del film: "Damien" vero. ;)

    RispondiElimina
  30. Mi sembra più realistico parlare di paure ancestrali, che affondano nella e traggono origine dalla notte dei tempi.

    RispondiElimina
  31. Io credo che il diavolo esista, che non vada stuzzicato o sfidato, ma che, anzi, vada tenuto il più lontano possibile dalle nostre vite. Qualcuno dice, tuttavia, che non bisogna averne paura, ma essere capaci di tenerlo a bada.
    Si, è furbo e sa tentare; ma a noi basta essere saldi e coerenti nei nostri principi. Mica facile, eh?
    Credo che il film di cui parli, Riccardo, voglia dimostrare come si può sbagliare, pur seguendo una strada che sembra virtuosa. All'erta, miei cari! (E qui sembro un mormone lugubre e noioso... :-)).

    RispondiElimina
  32. rif. luigi morsello
    E non scherza neanche quella internazionale!
    Certo, se penso a come la guerra e perfino il terrorismo e la TORTURA sono utilizzate o "per esportare la democrazia" o "in nome di Dio", allora qualcosa di diabolico (anche in senso classico, comincio a vederlo...
    Qualche anno fa lessi un articolo di Luttwak che (in italiano) si intitolava: "Diamo una possibilità alla guerra." Evidente capovolgimento logico e morale della canzone di Lennon "Give peace a chance", diamo una possibilità alla pace.
    Certo, c'è anche chi con le paure ancestrali fa ottimi affari...
    Stamattina sto ascoltando una canzone di John Fogerty che critica il traffico di armi. Il pezzo si intitola "Violence is golden", la violenza è d'oro!

    RispondiElimina
  33. rif. ormoled
    Centro, Ormoled!
    Naturalmente, del Diavolo (ma allora neanche di Dio) non si hanno prove scientifiche o sperimentali.
    Rimane però questa inquietante ed inafferrabile sensazione di invasione e di lacerazione della coscienza…
    Il che, può condurre a dubbi e scrupoli (come scrivevo ad Artemisia) estremi e pericolosi, col rischio per le persone della perdita dell’incolumità fisica e dell’integrità mentale.

    RispondiElimina
  34. rif. rosamaria
    C'è un proverbio (russo, mi pare) che dice: "Fare colazione col Diavolo con un cucchiaio lungo."
    E' in fondo l'idea dell'essere "capaci di tenerlo a bada."
    Ma appunto, se si ha a che fare con l'ex-Angelo della luce (Lucifero, "portatore di luce") questo artificio serve a poco.
    Ovviamente non possiamo essere matematicamente certi dell'esistenza di Satana, tuttavia trovo molto interessante ed inquietante il Woland di Bulgakov, che si dimostra davvero insidioso prorio in virtù dell'uso della sua grande cultura e del suo saper stare al mondo...
    P.s.: Rosamaria, tu non sembrerai mai "un mormone lugubre e noioso"!
    Ciao!

    RispondiElimina
  35. Sarò icastico: se non ci fossero i 'fessi' non potrebbero esistere i 'furbi'. In mezzo ci siamo noi, nè furbi e nemmeno fessi.

    RispondiElimina
  36. rif. luigi morsello
    E' vero.
    Il problema è che c'è chi sa dividere anche noi... divide et impera.
    Si dovrebbe poi riflettere sullo stravolgimento di certe parole.
    La parola "pace", per esempio.
    Tanti Paesi, Italia compresa, parlano di pace; ma lucrano sulla vendita di armi.
    Oro dal sangue...

    RispondiElimina
  37. Puoi far leva per dividere fra coloro il cui modo di pensare non è perfettamente collimante.
    Chi pratica il 'divide et impera' è il furbo, coloro che si fanno dividere sono i fessi, chi non abbocca è una persona sensata, con la testa sulle spalle, capace di pensare in proprio.
    L'argomento delle c.d. "fabbriche della morte" è molto serio, anche in Italia, che, peraltro, ha deliberato una moratoria unilaterale delle mine antiuomo, che nel 1997 è diventata la legge dello Stato n. 374 del 29 ottobre 1997.
    Ma in linea generale hai ragioni da vendere.

    RispondiElimina
  38. rif. luigi morsello
    Il problema è che i vari popoli e le varie comunità di rado sono coscienti di come i loro interessi coincidano.
    Chi vuole dividere per comandare, sa che spesso l'optimum è dato da azioni in sè stesse del tutto arbitrarie ed irrazionali, ma che sanno possono avere avere un impatto devastante su chi vogliono dividere.
    Da lì lo scatenamento di faide (originate ab extra) se non di vere e proprie guerre tra gruppi che poco prima erano amici.
    Se X uccide Y e riesce a far credere (tramite controllo dei media, rimestìo in antichi pregiudizi, esasperazione di diatribe locali ecc.) a K che sia stato J, allora è probabile che K ucciderà J.
    Ed il clan di J si rifarà su quello di K... ad infinitum.
    Finchè X non avrà più rivali e... regnerà.

    RispondiElimina
  39. Mi sembra che sia opportuno limitarci nel ragionamento ai confini nazionali. Estenderlo al globo terrestre è un po' troppo faticoso: non trovi?

    RispondiElimina
  40. Ti adoro! :-)
    Rosamaria

    RispondiElimina
  41. rif. luigi morsello
    Forse hai ragione.
    Solo che penso che anche i nostri confini dipendano da dimamiche globali.
    Vero è che come dice Losurdo (rifacendosi anche a Gramsci) ogni Paese dovrebbe riscoprire l'importanza della "questione nazionale."
    Umh... problema complesso... devo pensarci su con più calma.

    RispondiElimina
  42. rif. anonimo
    Troppo buona!

    RispondiElimina
  43. Riccardo, restiamo coi piedi per terra! Rosamaria: adori Riccardo, il Diavolo, o i due soggetti si identificano?
    ;-)

    RispondiElimina
  44. rif. luigi morsello
    Ma Luigi: ci siamo, coi piedi per terra!
    Piuttosto, stiamo attenti che a forza di tenerceli troppo, non finiamo sottoterra...

    RispondiElimina
  45. @ Luigi
    Come non adorare chi ti dice che non semnbrerai mai un mormone lugubre e noioso?

    RispondiElimina
  46. Battutaccia Riccardo, detta a chi ha appena compiuto 72 anni!
    E che ha già rischiato una volta di finirci!

    RispondiElimina
  47. rif. luigi morsello
    Ohi, che gaffe che ho fatto!
    Io intendevo dire soltanto che talvolta, per affrontare temi complessi, bisogna allontanarci un po' dalla dimensione pratica (i "piedi per terra").
    E che tenendoceli troppo, i piedi per terra, si può rischiare di non cogliere appieno tutta la complessità di quei temi.
    Mi rendo però conto d'aver dato alla metafora una connotazione macabra, che non vorrei ti avesse infastidito.
    Tutto a posto?
    Ciao.

    RispondiElimina
  48. Si, tutto a posto, io ci giocherello sai, voglio dire che ci penso, mi preparo, anche se vorrei tagliare il traguardo dei 90.
    Sono stato un po' scorretto, non avrei dovuto scrivere quel commento, il senso della metafora era chiaro, ma, sai, ai vecchi bisogna perdonare qualche piccola cattiveria: ci tiene in vita!
    :-)

    RispondiElimina
  49. rif. luigi morsello
    Molto bene, Luigi.
    Nessuna scorrettezza da parte tua, del resto; avevo capito che scherzavi, ma io mi pongo molti scrupoli...
    Vecchi, poi? Non ti ci vedo proprio, come "vecchio."
    Quanto alla morte, ai sardi ed anche a molti meridionali (non so se tu lo sia, ma intuisco che hai un feeling con quella cultura) piace scherzare sulla morte.
    Che può arrivare anche a chi è più giovane, la dannata!

    RispondiElimina
  50. rif. luigi morsello
    Infatti intuivo qualcosa di siculo... per esempio la grande attenzione che i siciliani hanno per la parola, la cura per l'espressione forbita ma nello stesso tempo pratica.

    RispondiElimina
  51. Demoni danzano su tam tam di nebbia e non vestono che con abiti moderni. Si aggirano per le strade silenziosi o strombazzanti con la propria auto, investono le persone sulle strisce pedonali di una qualsiasi città o paese. Il demonio è visibile, è in ognuno di noi. Quando le azioni le si compiono maldestramente. E non è certamente un personaggio nelle commedie o nei film.

    RispondiElimina
  52. rif. anonimo
    Sono in buona parte d'accordo con te.
    Ma si tratta di azioni compiute a volte maldestramente, altre in modo subdolo e molto sottile.
    A parte questo, ho riconosciuto quel verso!
    Ciao.

    RispondiElimina
  53. Riccardo, non farci soffrire: qual'è il verso che hai ricinosciuto?

    RispondiElimina
  54. rif. luigi morsello
    Il verso è: "Demoni danzano su tam tam di nebbia."

    RispondiElimina
  55. Sì, Riccardo, il diavolo è crudele, sottile e spesso si ammanta di dolcezza per ingannarci.
    Ci vuole una coscienza non intorpidita per accorgersene e ritrarsi in tempo.
    E noi, siamo abbastanza guardinghi?
    Sonia

    RispondiElimina
  56. rif. sonia ognibene
    Ciao, Sonia.
    Sono completamente d'accordo con te, sai?
    Spesso certa dolcezza è solo una maschera, che però è difficile strappare.
    Una maschera che strappa la pelle agli altri e spesso anche a noi.
    Un'applicazione prevalentemente esteriore dello stesso galateo, le belle maniere che nascono solo dall'abitudine e non dal cuore, certi complimenti che in realtà racchiudono solo scherno, invidia o disprezzo... tutto questo, per non parlare di cose ancora più brutte, fa parte di quella "dolcezza" di cui parlavi.
    E spesso temo che non lo siamo, abbastanza guardinghi.
    La coscienza, talvolta "intorpidita" da stanchezza fisica, mentale, morale o anche da problemi pratici di difficile soluzione, non sempre sa ritrarsi. Purtroppo.
    Ciao.

    RispondiElimina
  57. Descrizione perfetta, Riccardo. Mi ricorda il "miele" di cui parla la Bibbia a proposito di certe donne ammaliatrici.
    Rosamaria

    RispondiElimina
  58. Sto morendo dal ridere per il commento di Luigi Morsello...dei due soggetti che si indentificano eheheheh :D

    Penso che il Male abbia un fascino diabolico intrinseco che è innato anche nell'uomo.
    Voglio dire, quando veniamo al mondo noi non siamo ne bene, ne male.Determiniamo ciò nel corso della vita e spesso pendiamo verso il male...è più semplice!
    Forse è questo il motivo del successo di alcuni film.Ci riconosciamo in essi per certi versi e non ci fanno mettere in discussione.
    Il Bene è molto scomodo invece ;)

    RispondiElimina
  59. rif. anonimo
    Le donne ammaliatrici ma da quello che leggiamo e che sentiamo ogni giorno, anche amici, colleghi e talvolta, perfino parenti.

    RispondiElimina
  60. rif. guernica
    Mah, il Diavolo è certo una figura inquietante e che come scrivi, possiede un "fascino intrinseco."
    Perciò, è difficile che io e Lui possiamo identificarci; ci perderebbe Lui!
    Il Male... procura molti più vantaggi del Bene, almeno nell'immediato.
    Ma porta prima o poi alla rovina.
    Ciao!

    RispondiElimina
  61. Come sei laconico! Il verso ""Demoni danzano su tam tam di nebbia" si riferisce a quale poesia e quale poeta? O sei tu il poeta?
    Guernica, mia fa piacere che la mia battutina ti sia piaciuta.
    Mi vengono spontanee.

    RispondiElimina
  62. Laconico sì, ma un motivo c'è: l'autore del verso (e della poesia) è una persona che sicuramente conosco, ma che penso abbia scelto di mantenere l'anonimato.
    Da qui, appunto, il mio laconismo anche sul verso.

    RispondiElimina
  63. Ecco perchè non trovavo nessun riferimento su Google, salvo il tuo blog!
    Dobbiamo rispettare il desiderio di anomimato dell'autore del verso, osservando però che se io sapessi scrivere una poesia usando una espressione così evocativa, non sentirei alcun bisogno di restare anonimo.
    Ma io sono io e non sono tu.

    RispondiElimina
  64. ri. luigi morsello
    Mah, certo si tratta di scelte appunto che dobbiamo rispettare.
    La penso comunque come te ed aggiungo che Kant diceva che le idee (penso quindi che questo possa valere anche per la poesia)devono essere pensate ed al contempo, essere manifestate pubblicamente.

    RispondiElimina

.
Al fine di evitare lo spam, I Vostri graditi commenti saranno pubblicati previa autorizzazione da parte dell'amministratore del Blog. Grazie.
.