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mercoledì 21 ottobre 2009

I miei rapporti col dolore


Saltabeccando come un’ape di blog in blog, mi capita spesso d’imbattermi in bloggers che spesso parlano delle loro ansie esistenziali, delle loro pene d’amore, di problemi lavorativi, personali, di dubbi religiosi, filosofici, politici ecc.
Ed in questo non c’è niente di male; il dolore è uno degli elementi più presenti nella nostra vita.
Io, infatti, se in un romanzo, un film o un poema non ne trovo neanche un po’, considero quell’opera ridicola o irreale.
Benché l’arte si fondi in buona parte sulla fantasia e sull’invenzione, non può però prescindere totalmente dalla vita reale… col rappresentare un mondo di fiaba.
Quindi, il dolore è uno degli ingredienti che permettono di distinguere tra fiaba e vita reale.
Solo che mi è purtroppo venuto il sospetto d’aver commesso un errore molto simile…
Non tanto nei miei libri, dove per fortuna risse, alcol, amori infelici, entità sataniche, disoccupati, extraterrestri, ex-galeotti, fantasmi, killers, pazzi e criminali d’ogni sorta abbondano…
No, tra quelle pagine il Male c’è e si trova benissimo, sebbene in esse vi sia anche un po’ di gioia.
Ma nel blog, non mentiamo, di Male e di dolore se ne trova pochino.
Non vorrei, insomma, care lettrici e cari lettori, avervi fatto pensare che io stia benissimo.
Sappiate perciò che ogni tanto e forse anche di frequente, sto malissimo… Eh già!
Mi premeva molto puntualizzare questo concetto, perché spesso mi trovo in a crossfire hurricane, in un uragano di fuoco incrociato, come dicono i Rolling Stones in Jumpin’ Jack flash.
Voglio dire: cos’è, soffrono tutti quanti come cani (scusate il termine) e solo io devo sembrare quello che se la spassa?
Non sarebbe giusto e diciamo la verità, non sarebbe neanche credibile.

67 commenti:

  1. Carissimo Riccardo.....ti esprimo il mio pensiero...io non ho mai creduto che esista un solo essere umano al mondo che non soffra e che non provi dolore. Credo piuttosto che esistono svariati modi di raccontarlo, di esternarlo o meno...Ed io, rispetto, comunque in ogni modo, questo...Del dolore si può anche provare pudore....e tra questi individui, mi ci metto anche io....il blog mi ha aiutato a filtrare questo pudore e questo (chiamiamolo anche)orgoglio di stati d'animo e di sentimenti...per questo, in un modo o in un altro, parlo sempre di quello che definisco il mio "inside"...Mi sforzo anche all'occorrenza e devo ammettere che mi aiuta parecchio, raccontare, esternare "il dolore"...Tuttavia, sono molto più riservata dietro pc....lasciando trasparire una persona che sta meglio di come sta in realtà....
    In ogni caso, caro Rik, anche qualora qualcuno mi dice che non soffre, io tendo a dubitare...non sarebbe umano...
    Un abbraccio.

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  2. Meno male che stai male...tutto il resto è melassa...

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  3. Mai pensato Riccardo, mai pensato.
    Il doloro, il fastidio ecc. possono benissimo essere manifestati con "certi tipi" di post.Non è necessario specificare tante volte.
    Io lo esprimo ogni volta che parlo di diritti umani.Non è solo un battersi, ma anche uno sfogo per quanto ci sto male e sono inca**ata!
    ...
    Ti abbraccio.

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  4. Caro Riccardo, se ti può consolare si è in diversi a non star bene, c'è chi trova propedeutico esternarlo tramite il proprio blog e chi inve bevendo un buon bicchiere di vino con un amico.
    Forse tu, come me, sei fra questi ultimi, non per questo vuol dire che si stia bene come nulla fosse...

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  5. Condivido il tuo post, pure io lascio le cose negative della vita mia fuori dal blog e non sopporto chi crede di essere il solo a faticare e soffrire e pensa alla vita degli altri rose e fiori. E poi ha ragione il Russo, lo quoto, come si dice tra noi bloggers...

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  6. rif. darksecretinside
    Carissima Luna, mi fa molto piacere vedere che hai colto così bene il proprium del post e del blog.
    Penso che questo dipenda da corde morali e culturali piuttosto simili; credo poi che giochi non poco la comune condizione isolana, benchè appartenente a 2 Isole diverse.
    Diverse ma che hanno una storia piena di ... corrispondenze (invasioni, emigrazione, un modo "estremo" di concepire i rapporti umani ecc.)
    E' parte integrante di quella condizione l'atteggiamento di fronte ai sentimenti ed anche di fronte al disagio.
    Un certo riserbo, un'austerità, quel volersi controllare come per non dare agli altri la "soddisfazione" di vederci talvolta deboli e stanchi...
    Da qui quel pudore, come dici benissimo, misto ad orgoglio che può dare di noi un'immagine più pacificata di quanto non sia... e non siamo.
    Un abbraccio anche a te.

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  7. Caro Riccardo, è vero , tutti sicuramente soffriamo per motivi più o meno validi , più o meno concreti, magari senza farlo sapere o notare. Quello che mi porta a essere un pò freddo e distaccato , se non sospettoso , dalle proprie pene portate su un blog è la sensazione di un bisogno di voyerismo e di finta amicizia e sostegno. In sostanza credo che esporre i propri dolori ( soprattutto mentali ) pubblicamente denoti un bisogno quasi morboso di attenzione, affetto e sostegno morale...quante volte è un bisogno reale e quante volte è solo voglia di apparire ?
    Difficile se non impossibile capirlo davanti a un pc. Forse sono un pò troppo freddo o cinico , ma è la mia natura di eterno sospettoso e non " esternatore "...nel senso che io stesso per mie natura tendo a tenere per me problemi e ansie sia fisiche che personali.
    P.S. Ti scrivo dal mio nuovo account Blogger ;)

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  8. rif. guernica
    Ti credo, Guernica, senza nessuna difficoltà!
    Come tu sai, spesso nei miei post scelgo l'arma dell'ironia.
    Non so, forse si tratta di un'ironia un po' cervellotica, contorta, magari altre volte è un po' fracassona.
    Però, è un "ingrediente" che mi aiuta ad andare avanti. Mi aiuta molto o come cantava Jannacci, "anzi parecchio"!
    Forse riesco ad esprimere di più il mio dolore per ciò che succede all'esterno: quel che può corrispondere alla tua battaglia per i diritti umani, da me si trova nella categoria "cara società.
    Il dolore personale rimane, come direbbe Luna, "filtrato."
    Ma forse, questo dipende dal mio feeling col Medioevo!
    Ed ecco che ci ricasco: finisco per ironizzare anche sul mio disagio.
    Ohi, a quanto pare sono fatto così...
    Sarò mica fatto male?!
    Ti abbraccio anch'io.

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  9. rif. il russo
    Ecco, Russo, l'idea del bicchiere di vino non mi dispiace. Assolutamente.
    Emh... mai dispiaciuta, quell'idea.
    E quanto a quello che fa soffrire sul piano personale e che rimane fuori dal blog, che dire?
    C'è ma lo tengo un po' così, come tra parentesi...
    Al riguardo, ricordo una canzone di Tom Waits che parlava di "vecchie biciclette" sotto la pioggia o qualcosa di simile (le biciclette dovevano essere un simbolo) e di un sentimento da difendere.
    Si tratta di qualcosa che condivido molto.

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  10. rif. alligatore
    Sì, Alligatore: le cose negative sono spesso lasciate fuori o almeno sullo sfondo.
    Questo benchè (ma di sicuro non tra i lettori abituali del blog, vecchi e nuovi) possa esservi chi pensi che ciò significhi vivere una "vie en rose."
    La realtà è naturalmente ben diversa e si spera, come dire?, di trovare un bancone (magari consigliato dal Russo) dove alleviare il disagio e lo spiazzamento.

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  11. rif. max
    In parte condivido il tuo parere, Max. Una componente voyeristica esiste.
    Di solito, però si "sgamma" (come diciamo a Cagliari) subito, o quasi subito.
    Tra i/le bloggers che frequento, è un elemento che sinora non ho ancora riscontrato.
    Comunque non sottovaluterei, neanche nel caso da te (peraltro giustamente) condannato il clima di solitudine e di isolamento in cui viviamo tutti... e da tempo.
    Quel clima può anche condurre ad esternazioni discutibili e che sarebbe meglio evitare, ma che esprimono tuttavia un bisogno di "contatto" reale.
    Nuovo account blogger? Passo subito!
    Ciao.

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  12. Scrivere su un blog è sicuramente,almeno a mio parere,un modo per comunicare..e comunicare vuol dire molte cose,non in ultimo esprimere le proprie emozioni,siano esse gioie o dolori..
    "Costruire" un blog che focalizzi ogni post sui propri disagi credo che sia un modo per mettersi in evidenza,ma non come sostiene Max,credo invece che sia un modo per denunciare un disagio!Poi si è liberi di seguire o meno quel blog se non lo si trova interessante..
    Di sicuro è bello soffermarsi a leggere blog dove sprizza gioia e allegria..ma come è stato già detto,mi sembrerebbe artefatto..a chi non capita una giornata NO!
    L'importante comunque è essere se stessi..non scrivere solo per collezionare icone di sostenitori!
    Giulia

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  13. Ciao Riccardo. Sono convinta che anche tu vivi situazioni dolorose. Solo che sei più bravo di me a non parlarne nel blog. Io non ne sono capace. Forse è l'unico momento in cui lo butto fuori, "mi sfogo" e,forse, non dovrei. Magari chi mi legge non approva questo mio mettere a nudo taluni aspetti della mia vita.

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  14. E' sincero il dolore di chi piange in segreto.
    (Marziale)

    Personalmente nel blog preferisco non parlare delle difficoltà, del dolore o dei miei disagi personali: sono questioni che riguardano la mia vita fuori dal web, e lì è giusto che restino. Certo, qualche volta mi è capitato di esprimere necessità ed emozioni dettate dall'intimo, ma ho sempre cercato di farlo nel modo più indiretto e asettico possibile. Un blog è come una saletta di un bar: ti ci puoi appartare con i tuoi amici per chiacchierare e scambiare confidenze, ma non puoi impedire che camerieri e clienti sconosciuti ti si muovano attorno, ascoltando pezzi di conversazione. E' uno spazio a metà tra il privato e il pubblico, che semplicemente non trovo adatto per la discussione di certi temi, certe esperienze, certi sentimenti. Al massimo, se proprio voglio lasciare un messaggio a una particolare persona tramite questo mezzo, mi sforzo di inserire tra le righe indizi e paroline chiave che solo il destinatario so sarà in grado di cogliere. Sono molto pudica, da queto punto di vista.
    Non c'entra il voler dare di sè un'idea falsata, di perenne felicità o di immunità da ogni turbamento. Siamo fatti di strati. Un blog può raggiungerne di molto profondi oppure restare in superficie, spalancare una porta sul nostro pezzetto di mondo o dischiuderla appena: questo non significa che ciò che decidiamo di mostrare attraverso di esso non sia sincero.

    Un saluto.

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  15. Naturalmente tutti abbiamo i nostri dolori, c'è chi ne parla e sta meglio, c'è chi tiene tutto dentro, c'è a chi piace pensare di avere dei dolori anche se poi non è così vero,insomma reagiamo tutti in modo diverso davanti al dolore, e perchè non dovrebbe essere così anche nei blog?

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  16. Ah è così ? Ti senti in dovere di rassicurare che pure tu ogni tanto indulgi al dolore esistenziale??? Non ti conosco bene in quanto blogger, dunque desumo che passavi per un gaudente nichilista burlone? Mannaggia, devo fare il rewind del blog allora, perchè da ora diventerà grondante di dolore, e di sicuro prima sarà stato meglio!
    PS : nei tuoi libri ci sono extratterrestri alcolizzati, serial killer, satanisti e galeotti impasticcati????????
    Bello!

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  17. ognuno di noi soffre in modo diverso....a me non piace parlarne con nessuno, infatti, molti credono che io non soffra...non è così è che mi piace trovare una via d'uscita solo con le mie forze.
    non mi piace neanche parlare delle sofferenze altrui...
    un caro saluto riccardo, roberta, in questo momento non sofferente;))

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  18. Io credo che quello che deve risaltare nel blog siano l'anima e le emozioni di chi vi scrive. Io non parlo mai praticamente di mie realtà personali ma del dolore che vedo e sento per quello che registro osservando il mondo esterno

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  19. rif. alidiluna
    Benvenuta su questo blog, Giulia!
    Inoltre, noto che nel parlare dei disagi la pensi in modo molto simile al mio.
    Questo mi permette d'approfondire il mio pensiero sul tema.
    Io credo che viviamo una vita, come dico spesso, ben poco vitale. Ecco perchè, talvolta, alcuni/e possono accentuare certi aspetti.
    Per così dire, in pubblico.
    L'idea che si possa ricevere una mano dagli altri è considerata ingenua; quella che si debba sopportare la sofferenza come se fossimo di ferro, va alla grande(anche se di sicuro, non ci crede nessuno).
    Ma a a parte alcuni sfoghi forse troppo personali, è una cosa che capisco, benchè io abbia scelto un'altra strada.
    Del resto, come dici tu, si è "liberi di seguire o meno quel blog."
    A presto!

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  20. rif. serenella
    Ciao, Serenella.
    Non so se io sia più "bravo" di te a non parlare di situazioni dolorose...
    O se non sia invece un po'... come dire?, legnoso.
    Per quanto riguarda quello che scrivi, trovo che sia espresso sempre con una certa misura.
    Del resto, come ho già detto in precedenti occasioni, finora ho visto che di solito le donne riescono a scrivere del loro dolore in modo franco e mai fastidioso.
    Niente a che vedere con noi, che per un semplice taglietto nel raderci, avveleniamo l'etere, la famiglia ed il vicinato con lamenti insopportabili.
    Sarà che io non mi rado molto...
    Ciao!

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  21. rif. ross
    Benvenuta a bordo, Ross!
    Mi piace molto la tua idea circa l'esser "fatti di strati."
    E davvero non si tratta di insincerità ma spesso, più che altro di ruoli.
    Con le persone che amiamo e con gli amici manifestiamo il nostro vero "io."
    Al lavoro dobbiamo mediare e spesso scontrarci con persone che non ci vanno molto.
    Ai vicini di casa diamo confidenza, ma non a tutti. Ecc. ecc.
    Sul blog io tratto un argomento sportivo o parlo di cinema e mi esalto come un falchetto isterico; se parlo di filosofia o di letteratura sono più calmo e peso i termini.
    Insomma, il linguaggio mi definisce e penso che questo valga per tanti/e di noi.
    Ma è importante tenere uniti quegli "strati" e consentire l'accesso a quelli più intimi solo a chi, per noi, lo merita.
    Rispondo alla tua citazione da Marziale con questa di Nietzche: "Ciò che è profondo, ama la maschera."
    Ma ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale; anzi, impossibile!
    A presto!

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  22. rif. mariacristina
    Condivido, Mariacristina.
    Ecco, magari, può lasciare perplessi che qualcuno mostri il proprio dolore anche (data l'immensa diffusione della rete) agli occhi di sconosciuti.
    Di persone, quindi, che potrebbero non capire o non rispettare quel dolore.
    Ma in effetti, è quello che capita anche nella vita reale perciò hai ragione a chiederti "perchè non dovrebbe essere così anche nei blog?"
    Ciao.

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  23. rif. aleph
    Welcome, Aleph!
    Eh, come no... sono un grande, autentico "gaudente nichilista burlone!"
    Perchè, ne dubitavi?
    In confronto alle baldorie che organizzavo io, i parties dell'entourage dei Rolling Stones erano dei ritiri spirituali del 1200!
    Scherzi a parte, il blog manterrà il suo carattere (essenzialmente, nota bene "essenzialmente", non esclusivamente) pazzoide.
    Al riguardo, intendo consultarmi col mio vecchio amico, il famoso marziano Ninni.
    A presto, eh?!

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  24. rif. gturs
    Anche la tua, Roberta, è una via senz'altro rispettabile.
    Forse, a volte proprio il parlare dei propri problemi può contribuire a renderli più dolorosi...
    C'è chi preferisce tenerseli dentro e come si suol dire, va a leccarsi le ferite in solitudine.
    In fondo, spesso faccio così anch'io.
    Ogni tanto, cerco (sottolineo "cerco") di parlare del dolore degli altri; vedi argomento "cara società".
    Caro saluto anche a te, Roberta.
    Sono contento che tu stia bene.

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  25. rif. daniele verzetti, il rockpoeta
    In effetti, il tuo è un modo più indiretto per parlare anche del tuo dolore.
    Lo fai partecipando a quello degli altri; il che dimostra oltre che la tua riservatezza (o come direbbe Ross il tuo "pudore) anche il tuo animus di poeta.
    Ma noi che ti leggiamo, vediamo bene che anche per te la vita non è tutta rose e fiori.
    Anzi, forse la passionalità del poeta rende il suo dolore più forte...

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  26. Nel mio blog amo parlare di tutto un pò...
    Credo sia una sorta di diario, un patchwork di sensazioni, colori e chiacchere esistenziali.

    Si, soffriamo tutti e ognuno si sente un pò solo e unico nel suo dolore, ma è questo che amiamo, no?

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  27. rif. la mente persa
    Ciao, Gio!
    Intanto, mi piace molto il ritmo della frase con cui concludi il commento.
    Che dire? Ognuno di noi è "unico e irripetibile", come affermò qualcuno, perciò questo può giustificare parecchie cose.
    E purchè nel parlare delle proprie sofferenze non ci sia dell'esibizionismo...
    Ma del resto, chi siamo noi per dare dell'esibizionista a chicchessia?
    Ciao!

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  28. Ciao Riccardo,
    io del dolore personale pur provandone come tutti sul mio blog non ne parlo,anche se tramite la musica che commento il tema della sofferenza lo affronto spesso.
    Credo anche che se non esternato il dolore autentico può essere letto tra le righe di chi scrive anche se non lo manifesta palesemente.

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  29. rif. euterpe
    Condivido il tuo pensiero fino all'ultima nota, pardon, parola.
    Del resto, forse non c'è musica che più del rock esprima il disagio, la difficoltà di comunicare e di vivere in una società che di giorno in giorno si dimostra sempre più lontana dalla bellezza, dalla verità e dalla giustizia.
    Ciao!

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  30. Ce n'è per tutti; sono le dosi e le concentrazioni temporali che cambiano di vita in vita, di periodo in periodo.
    Non mi rallegra dunque la tua ammissione: "ogni tanto e forse anche di frequente, sto malissimo...".
    Ho l'impressione che viviamo tempi duri, ma il concetto sfuma di fronte ad una quantità schiacciante di situazioni dolorose nel mondo, anche solo limitatamente all'oggi.
    Liberatomi ormai da molti anni del soffocante fardello di sensi di colpa di matrice cattolica, penso tuttavia che, nel rispetto consapevole dei limiti che la vita ci impone, e in un approcci comunque etico di vero progresso e giustizia, sia altrettanto lecito "confessare la gioia", anche solo quella di un attimo; in fondo mi riesce difficile capire, fra i due estremi, quale faccia più scandalo.

    Ti auguro di avere presto, e abbondantemente, scrupoli di questo "secondo tipo"...

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  31. Sai Rik....vi ho riletti tutti d'un fiato ed ho riflettuto, distaccandomi persino dall'essere una blogger.
    Quello che percepisco, nell'insieme,è sicuramente un "rispetto chi parla del dolore personale" ma lungi da me seguire quel blogger....tanto meno, lungi da me buttare fuori l'inferno che ho dentro.
    Ora....io, non sono una persona che come ti ho già scritto, ama parlare delle proprie sofferenze, inoltre, mi rammarico tanto quando nei miei versi, nelle immagini ed altro, mi si attribuisce (equivocando o male interpretando) una tristezza che poi, in realtà non esiste proprio....Ti dico questo, perchè io, addirittura, per indole, supero in orgoglio, la mia sicilianità, risultando atipica a chiare lettere. Il pudore di cui ti accennavo, nei riguardi del dolore è relativo in quanto io sono una che lo respinge fortemente, anche sola, chiusa tra quattro mura.( è facile sentirmi ridere, piuttosto che piangere)
    Non sopporto chi si lamenta, non sopporto chi si piange addosso nemmeno oltre pc, ed io non sono una persona che mai si lamenta e mai si è lasciata andare in piagnistei vari. Questo fa di me una persona che magari vien fuori, nei riguardi del prossimo, addirittura cinica, mentre io difendo una certa sensibilità personale che già fatica a reggere le proprie battaglie. Sarà anche come hai sottolineato tu, una questione di sangue e dominazioni o del non dare soddisfazione... Questo non vuol dire che non condivido chi pubblica in rete il proprio dolore! Anche perchè non vedo la differenza con la realtà, sinceramente, e rispetto, giustifico e comprendo anche troppo chi lo fa...ponendomi mille domande sul soggetto in questione. Piuttosto è il modo con il quale si esprime e veicola la propria sofferenza che mi lega o respinge. Uso una parola forte, ma ti chiedo di capire il senso....è una questione di dignità, ecco.
    Io posso raccontare un disagio in mille modi, come a volte faccio, senza raccontare e svelare mai nè i particolari, nè i fatti reali. Quindi, veicolo l'emozione, come ha giustamente scritto Daniele...celandomi dietro una gran quantità di simbologie e metafore, al punto da pagare lo scotto del non essere compresa fino in fondo.E ciò che posto, comunque è anni luce lontano da una forte sofferenza, in quanto, se soffro davvero tanto, onestamente, come chiudo battenti con chi ho vicino oltre pc, chiuderei persino la saracinesca del blog per tempo. E ti parla una che mai si è lasciata andare in dettagli personali dolorosi (ci vorrebbero 50 blog, come penso di ognuno di noi) ma perchè, sono io fatta così, non perchè ripudio o non seguo chi lo fa. Anzi è un concetto assurdo tutto questo "noooo io??? nooooo io????"
    Capisci che intendo?
    In ogni caso, il dolore e la sofferenza altrui nei blog, vanno sempre e comunque rispettati, qui, come oltre pc (non uso il termine realtà, perchè non vi trovo differenza) e mai visti come qualcosa di assurdo.
    poi, in alcuni casi c'è anche molta, molta follia, e questo lo riscontro spesso....
    Vi sono sofferenze inesistenti decantate, o sofferenze devastanti oggi e domani non più nello stesso blog, c'è chi inventa e chi scrive una marea di cazzate (i'm sorry)che magari, se raccontassero più di sè, attirerebbero positivamente la mia attenzione.

    Perdonami la lunghezzaaaaaaaa!!!!
    Ma non ce la fò!!!! ho scritto troppo nella mia vita e sono in difetto, troppo prolissa!

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  32. Il dolore è parte integrante del nostro essere.
    Io credo ci siano molti tipi di dolore, da quello esistenziale al dolore momentaneo, frutto magari di un episodio momentaneo.
    Molte persone, fra cui io, faticano ad esprimerlo in parole e soprattutto esternarlo in internet. Io ci ho provato e a volte ho combinato guai(!!!).
    Allora si usano metafore, immagini, similitudini, scritti che prendono la forma di un opera d'arte diventando belli.
    La bellezza del dolore, ci sarebbe da riflettere molto su questa frase.
    Esiste poi il lettore che filtra in base alle proprie esperienze, diventando il tutto parte delle proprie emozioni.
    In base alla mia esperienza di lettore di blogs più che dolore io vedo solitudine, molta solitudine.
    Che sia il nostro moderno dolore?
    Come scrisse Umberto Eco : "...in fin dei conti un opera d'arte è sempre una confessione."
    Complimenti al tuo blog
    Ciao
    Lorenzo

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  33. rif. franz
    Verissimo, quello che scrivi…
    Esiste una quantità schiacciante di situazioni dolorose nel mondo.”
    E quelle situazioni, io credo, sono schiaccianti anche nel senso che appunto possono schiacciare le persone che non riescono (giustamente) a considerarle una sorta di destino.
    I sensi di colpa… penso d’essermene liberato anch’io.
    Comunque, sottoscrivo alla grande (anche perché, facciamoci una risata, non sono precisamente un penitente del tardo Medioevo!) quel “confessare la gioia”
    Come canta Springsteen in “Badlands”, “perchè non è un peccato essere contenti d’essere vivi.”

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  34. rif. darksecretinside
    Non mi crederai, Luna, ma ti dipingi esattamente come ti vedo.
    Vabbe’, quasi esattamente…
    Sembrerà un paradosso o ancor peggio un facile gioco di parole, ma secondo me il tuo “io” più autentico emerge proprio dal fatto che non lo fai emergere.
    Mi spiego.
    O meglio, ci provo!
    Non è che tu giochi a nasconderti, ma ci sono davvero dei segnali o dei simboli che non saprei decifrare in modo logico-razionale, ma che nondimeno ti rivelano.
    Ti rivelano, quei simboli o segnali, in modo estremamente sfumato e penso, ardui per chi non abbia una “simpateticità” con te.
    Simpateticità che però tu, consenti.
    Da quello che scrivi emerge un forte orgoglio (che tuttavia è lontanissimo dalla superbia) e quella “isolanità” di cui abbiamo parlato.
    Isolanità che nel tuo caso è chiusura solo di fronte a chi non vuole capire e fa della sua presunzione la chiave del mondo.
    Una chiave che però, serve per chiudere lui/lei e le altre persone nel ghetto della sua arroganza.
    Non scusarti per la lunghezza: per me, quella che consideri prolissità è un bene!
    Certo, considero un bene anche la laconicità, se contiene del pensiero.
    Ciao!

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  35. rif. logos nella nebbia
    Benvenuto, Lorenzo!
    In effetti, il dolore è oltre che ciò che fa soffrire il nostro corpo ed il nostro animo, anche qualcosa di molto strano.
    Nel senso, per spiegarmi meglio, che spesso ci affascina.
    Esiste (l'arte e non solo quella lo testimoniano da sempre) una sorta di voluttà della sofferenza...
    Una volontà (magari... involontaria) di crogiolarsi nel dolore.
    Naturalmente, l'atteggiamento positivo consiste nel non negare l'esistenza appunto del dolore, ma anzi nell'affrontarlo.
    Non soffrire, magari eroicamente come quello spartano che teneva sotto il mantello un lupo fino a farsi sbranare...
    Ma come diceva Edgar Lee Masters in "Spoon River", nel lottare col lupo, anche fino a rotolarsi con lui nella polvere.
    E la solitudine, certo, spesso alimentata da una società che esalta la competitività, può essere davvero, come tu dici bene, "il nostro moderno dolore."
    Grazie per i complimenti e ciao!

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  36. ciao ,scusa se ti rispondo solo ora...ma scopro con mio massimo stupore che il blog che uso solo per sperimentare i template riscuote successo...bah, chi ci capisce nulla
    in ogni caso ,tornando al commento che mi lasciasti :

    Che cos'è un "falafel"?
    Ma non dirmi, ti prego, "guarda su Google."
    Arrivo qui dal blog di Franco Zaio.
    Ho trovato interessante il paragone che hai fatto tra la poesia dei Joy Division (band che però non conosco molto) e quella di John Donne.
    Mi pare che Donne rientri tra i "poeti metafisici inglesi": un tipo di poesia che trovo molto stimolante.

    Il Falafel è un tipo di pietanza mediorientale:
    consiste in una sorta di panino rotondo che si condisce cn polpette di fave e verdure spaziati con molte salse...io ne vado matta.

    Per il commento su Joy Division e Donne...io AMO Donne...è un poeta che merita molta più fama di tanti altri straconosciuti; ha scritto poesie magnifiche ,aveva l'arcobaleno nel cuore.
    L'ho conosciuto grazie al libro PER CHI SUONA LA CAMPANA...introduce il romanzo.
    Se ne hai la possibilità ,leggi le sue poesie...sono un toccasana per il cervello, altro che il trash della televisione!
    Ha avuto la capacità di restituire la nobiltà ai sentimenti.
    Detto questo mi dileguo, perchè ho scritto un poema omerico.
    Spero che i miei scritti non ti dispiacciano.
    A presto ,Angelica

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  37. cmq credo che tu abbia già letto le poesie di Donne altrimenti non potresti conoscere così bene la sua corrente letteraria
    pardon per questo forfait :)

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  38. In effetti, caro Riccardo, l'idea m'aveva sfiorata, pur sapendo che non c'è neppure un moscerino al mondo che non sappia cosa significhi il dolore.
    Poi, certo, c'è dolore e dolore...
    Se ti può consolare: anch'io sono del "CLUB": soffro senza sbandierarlo a chicchessia.
    Un abbracio. Forza.
    Sonia.

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  39. Intanto, benvenuta, Angela!
    Umh, il falafel deve essere ottimo...
    Su Johnn Donne condivido senz'altro il tuo parere.
    Inoltre, l'ho conosciuto anch'io leggendo il libro di Hemingway.
    In seguito ho letto un volume che raccoglieva liriche appunto di Donne e d'altri poeti metafisici inglesi.
    Però lo rileggerò molto presto.
    Conosci "Rave on, John Donne" di Van Morrison?
    Comunque non scusarti per il "poema omerico": come ho già detto a Dark (Luna) mi piace che uno/a si dilunghi.
    Ciao!

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  40. rif. sonia ognibene
    Verissimo, cara Sonia, non c'è nessuno al mondo che non conosca il dolore.
    Ed il sottoscritto (mi concedo una battutina) non può mica fare eccezione!
    E questo, noi del... CLUB lo sappiamo!
    Uh, se lo sappiamo... uh...
    Contraccambio l'abbraccio e grazie per l'incoraggiamento, davvero.
    Buon inizio settimana!

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  41. Per la stima che provo nei tuoi riguardi e per tutto quello che con gioia, percepisco di te e per ciò che mi arriva, ti dico di cuore che sono veramente contenta di essere capita, conosciuta e letta così a fondo da te!
    Un grazie speciale!

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  42. Carissimo Riccardo,

    è tanto che non passo da queste parti, o meglio, che non lascio segno del mio passaggio. Sai, essendo su piattoforme diverse, spesso ho fatto fatica con i commenti. In particolare, quello sul tuo post della strage del due agosto pensavo alla fine di essere riuscita a postarlo ma non l'ho mai visto pubblicato. Sei tu che non l'hai voluto pubblicare o non sono riuscita nemmeno al mio ennesimo tentativo a postarlo???

    Recentemente una nuova amica del mio cielo mi ha scritto: finalmente un blog in cui non si parla di tristezza, solo tristezza leggo in giro.

    Non è che io sono esente, ma non mi butto a terra, mi rido addosso, e cerco sempre di andare avanti. Ringrazio Dio di essere stata fortunata e avere una vita splendida, ma i miei attimi di tristezza li ho anche io.

    E' vero in tanti blog ci si piange addosso, e poi gli altri iniziano con: poverino, e pietismi vari.

    Tutti soffriamo, tutti, anche quelli che cercano di sorridere.

    Bello e molto profondo il tuo post. Ti abbraccio e ti dico, mi sei mancato.

    Stella

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  43. rif. stellasolitaria
    Carissima Stella,
    innanzitutto ben tornata!
    Quanto al tuo commento sulla strage di Bologna, non è sicuramente arrivato.
    E' un inconveniente, quello, che purtroppo hanno avuto in tanti (anche per altri post).
    L'avrei pubblicato al volo e se lo hai ancora, inviamelo pure: certi temi non vanno mai... in scadenza.
    "Ridersi addosso", come scrivi con una felicissima formula, è molto importante: c'è già tanta, troppa tristezza nel mondo.
    Così tanta, dico io, che ci si chiede se ne vedremo mai la fine!
    Il sorriso.... penso che forse anche quello,, molto spesso, sia un modo per nascondere la propria sofferenza...
    Ma non è questo sia granchè capito...
    Tu che cosa ne pensi?
    C'è chi considera il sorriso segno di superficialità o ancor peggio, di cinismo.
    Ti ringrazio di cuore per le belle parole che continui ad avere.
    Un abbraccio anche a te e... a presto!

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  44. Ognuno ha il suo modo di esprimere il dolore, l'importante è non rinnegarlo. In questa società ci dicono che dobbiamo essere tutti allegri, contenti e col sorriso sulle labbra, nonostante sia una società molto cattiva.
    Ho sempre creduto che non si può essere felici da soli. La vera felicità è un fatto sociale, una conquista della civiltà.

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  45. Buonasera,
    "saltabeccando come un ape di blog in blog" sono arrivata qui. Posto piacevole, e molto simpatico l'articolo. Purtroppo dopo 43 commenti (ammetto non aver letto però oltre il ventiseiesimo), mi viene diffice aggiungere qualcosa di personale...sembra già tutto troppo detto.
    Prometto che tornerò ;-)

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  46. ci conosciamo poco,
    ma mi sei sempre sembrato molto "umano" nel senso più pieno del termine e nn dispregiativo ovviamente.
    Il che significa che non ho mai pensato che tu non provassi dolore,solo trovo che tu riesca a fare un buon filtro tra le diverse realtà.
    Senti....grazie per gli spunti che mi dai sempre nel mio secondo blog.

    Un abbraccio :)

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  47. Questo post ha indotto moltissimi commenti.
    Il dolore è argomento da trattare con delicatezza, rispetto, riserbo, umiltà ed ironia (soprattuto autoironia), perchè nulla ti cambia in meglio o in peggio come il dolore.
    Sia esso fisico, psicologico o di qualunque altra natura.
    Mi infastidisce molto chi usa l'argomento solo per pietismo e per "tirare su" qualche tipo di comprensione per lo più svogliata o pelosa.
    Ciao
    Silvana

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  48. Mi viene in mente una vecchia canzone di Gaber:
    L'illogica allegria
    di Gaber - Luporini
    (1980 © Edizioni Curci Srl - Milano)
    "Da solo lungo l'autostrada, alle prime luci del mattino, a volte spengo anche la radio e lascio il mio cuore incollato al finestrino. Lo so del mondo e anche del resto, lo so che tutto va in rovina. Ma di mattina, quando la gente dorme col suo normale malumore, mi può bastare un niente, forse un piccolo bagliore, un'aria già vissuta, un paesaggio, o che ne so. E sto bene. Io sto bene come uno quando sogna. Non lo so se mi conviene, ma sto bene, che vergogna. Io sto bene, proprio ora, proprio qui. Non è mica colpa mia se mi capita così. È come un'illogica allegria di cui non so il motivo, non so che cosa sia. È come se improvvisamente mi fossi preso il diritto di vivere il presente. Io sto bene...Questa illogica allegria, proprio ora, proprio qui. Da solo, lungo l'autostrada, alle prime luci del mattino."
    Non dobbiamo avere sensi di colpa, se ogni tanto non stiamo male come dovremmo ;-)

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  49. rif. matteo
    Tocchi un punto fondamentale, Matteo.
    Infatti, io penso che anche godere di buona salute, avere un bel rapporto coi propri amici, coi familiari, delle soddisfazioni sul piano lavorativo, gratificazioni a livello di tempo libero e di interessi personali ecc. "faccia" certo la felicità.
    Ma penso anche che quella felicità lasci l'amaro in bocca, quando sappiamo di tanta povertà, violenza ed ingiustizia.
    Come quando, verso Natale, la città è piena di luci e canti ed ai bordi della strada vediamo tanta gente che muore di fame, di freddo o di "semplice" solitudine.
    In quei casi, quasi ci si vergogna della propria felicità...

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  50. rif. solindue
    Prima di tutto, benvenuta!
    Ma non preoccuparti: presto (oggi o domani) pubblicherò un nuovo pezzo.
    Intanto, appena possibile passerò da te.
    Molto bello il post sulla famiglia romena...
    Ciao!

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  51. rif. desaparecida
    Bentornata, Desa!
    Ti ringrazio davvero per la stima, che è senz'altro reciproca.
    Quasi mi imbarazza (ma è una sensazione piacevole) che tu mi attribuisca degli spunti per il tuo 2° blog.
    Ma leggendoti, so che dici quel che pensi e che non fai convenevoli.
    Il dolore... diciamo che cerco di fare un filtro tra le diverse realtà, anche se a volte inizio con un'intenzione... e mi sembra di finire con un'altra!
    Ma come diceva T.S.Eliot nei "Quattro quartetti", per il genere umano non esiste che il tentare.
    Abbraccio ricambiato.

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  52. rif. silvana
    Condivido, Silvana: il dolore è un elemento, anzi un FATTO che può trasfigurarci.
    Talvolta (l'ho già detto, ma per me è un punto importante) l'ironia e l'autoironia sono percepite come sgangherata o stupida comicità.....
    O come un non voler prendere sul serio la sofferenza.
    Ma non è così, ovviamente.
    E' come la differenza tra il senso dell'umorismo (che è una visione della vita) ed il raccontare barzellette.
    C'è chi pensa che chi non prenda sul serio il proprio star male, stia imbrogliando.
    Se stai male, perchè ci scherzi su? Vuol dire che stai bene!
    Forse, ci scherzo su perchè non voglio arrendermi al fatto di star male...

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  53. rif. franco zaio
    Benvenuto, Franco!
    Dici benissimo: quell'"l'illogica allegria" non deve farci sentire in colpa.
    Talvolta, però, capita. E questo può dipendere (come dicevo a Matteo) anche dalla coscienza della sofferenza altrui.
    Importante, comunque, combattere il senso di colpa per dare una mano agli altri (per quel che possiamo fare) ed anche a noi stessi.
    Io penso, infatti, che spesso parte del problema nasca dal fatto di non volerSI abbastanza bene......
    Io non mi voglio ancora abbastanza bene, però sto imparando a sopportarmi.

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  54. Caro Ric, non ho il tempo materiale (e la costanza) per potermi intrattenere nella lettura di 53 commenti precedenti al mio, quindi perdonami se magari dirò cose che altri hanno già detto, ma se vado a controllare perdo il filo, mi perdo e addio.
    Personalmente credo che le opere migliori (che io reputo migliori) provengano tutte da periodi di dolore o comunque periodi di disagio, quando qualcosa non va, non ti torna, insomma.
    Credo che il dolore sia un carburante essenziale per la creatività, un propulsore eccezionale verso la ricerca, verso qualcosa di più alto che ci obbliga a tirar fuori il meglio.
    Nei momenti di tranquillità, di calma, di pacatezza non c'è quella spinta, ce ne sono altre certo, non meno preziose, ma diverse.
    Trasferire e trasformare il pathos interno in creatività è qualcosa che da sempre esiste in letteratura come nella pittura, nella musica, nell'arte in genere e, per il mio gusto personale, sono quelle da cui resto più affascinata e catturata, perché riesco a sentirle più vicine, perché in qualche strano e misterioso modo, provocano in me lo stesso sturm und drang che le ha generate.
    Si innesca così una preziosa sinergia che vive e si nutre in un continuo e rigenerante scambio.
    Spassarsela sì, ma secondo me se la spassa davvero di più che è passato prima dentro e attraverso il dolore. Per poi uscire a riveder le stelle...

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  55. rif. 2elle
    Cara Elle, bentornata!
    Nonostante tutto (e come peraltro da par tuo) non hai perso assolutamente “il filo.”
    Il tema del dolore è uno dei più complessi ed insieme dei più interessanti che possano esistere.
    Perché questo?
    E questo, da chi potrà dipendere…
    O da che cosa?
    Il problema è metafisico o "solo" umano?
    Io penso che se a tutte queste domande esistono delle risposte, le avremo (forse) in un’altra vita.
    Però è un fatto che il dolore e talvolta perfino il Male possiedono una forza ed un fascino difficili da fronteggiare.
    L’arte, poi, davvero non può fare a meno di tutto questo…
    Il problema si aggrava quando il dolore si presenta nella nostra vita… cioè in quella (ammesso che sia possibile compiere questa scissione) non dell’artista bensì in quella dell’essere umano “sans phrase.”
    Ma è verissimo, come scrivi, che senza esser passati per l’esperienza del dolore, poi non si possono riveder le stelle.
    Un altro mistero, n’est-ce-pas...?
    Presto da te!

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  56. Ciao Riccardo, ultimamente io ho dovuto esternarli... non avrei potuto non farlo. Era necessario per continuare a mantenere un dialogo con chi mi segue e anche per un catarsi personale.
    Blog = Seduta psico-analitica.
    Baci.

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  57. rif. erica lee
    In effetti, Erica, si danno casi nei quali quel tipo d'approccio può rivelarsi estremamente utile o perfino liberatorio.
    Naturalmente, spero che certe difficoltà (tue o relative a tuoi cari) siano state superate o che comunque si trovino in fase di superamento.
    E' questa la cosa che conta di più!
    Kisses.

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  58. Il dolore è un po' come la nostra ombra: ci segue sempre ma non sempre chiniamo il capo a terra per guardarlo. Un caro saluto, Fabio

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  59. rif. fabio
    Benvenuto su questo blog, Fabio!
    Il tuo è un pensiero molto profondo.
    C'è davvero una sorta di legame, un legame magari difficile da capire tra noi e ciò che ci fa soffrire.
    Ma spesso, forse proprio per via di questa difficoltà, non vediamo o non sappiamo affrontare il nostro dolore.
    E così, continuiamo a soffrire...
    Un caro saluto anche a te.

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  60. Molto simpatico questo tuo post. Anche nel mio blog non credo compaia molta sofferenza, proprio perché io lo scrivo per divertirmi...e per far divertire gli altri...per cui, quelli (questi) sono proprio dei momenti di svago, anche di gioia talvolta. E cHe, dobbiamo soffrire sempre lol???

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  61. rif. licia titania
    Ti ringrazio, Licia.
    Del resto, penso anch'io che lo scrivere debba contenere una forte componente di gioia e di autoliberazione.
    Mi fa inoltre molto piacere notare come tu abbia colto in maniera particolare la connotazione umoristica del post, benchè sia anche una riflessione sul dolore.
    Buona giornata!

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  62. E' da quando siamo nati che il dolore ci segue come compagno di insegnamenti. Io dovrei essere dunque una gran saggia che all'età di 49 anni ha già avuto una grave malformazione al cervello che sfoccia con crisi epiletiche, un cancro al seno e da due anni metastasi alle ossa, e cataratte. Ma ho una meravigliosa famiglia, e la voglia di alzarmi tutti i giorni e ballare di gioia perché ancora sono qui a godere di questo magico mistero che é la vita.
    by Lilly

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  63. rif. lilly
    Dici davvero bene, Lilly: il dolore ci segue sempre e probabilmente, è il nostro maestro.
    Un maestro, tra l'altro, severo ed esigente.
    Ci chiede d'essere costantemente all'altezza di situazioni spesso critiche.
    Sono felice che tu abbia una famiglia come quella che descrivi, che è certo la tua forza, la tua grande ragione di vita!
    Al contempo, da come scrivi capisco che la tua forza si trova soprattutto in te stessa, nella TUA volontà di combattere e di non cedere, di non rassegnarti.
    Si tratta di qualcosa che non può darti nessuno e che prova quale sia il tuo carattere.
    Questa forza è una cosa per la quale (anche se non ti conosco personalmente) ti ammiro molto.
    Un caro saluto!

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  64. Qualche giorno fa, anch'io stavo vagabondando per i vari blog, e a me questo giretto ha fatto venire un po' di nausea. Troppo dolore direi.
    Complimenti per il blog.

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  65. rif. selene
    Il dolore è davvero molto presente nei blog(s) così come, del resto, nella vita reale.
    A volte sembra che non debba finire mai o quasi...
    Bisogna cercare di reagire ad esso anche se spesso tra il dire ed il fare...
    Comunicare, comunque, può aiutare a superarlo più di quanto non si creda.
    Grazie per i complimenti.
    Buon week-end!

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  66. Più che di orgoglio isolano, parlerei di riservatezza, di pudore dei sentimenti, di autonomia nella capacità di elaborare la sofferenza, per restituirla, descriverla, offrirla, ormai epurata di ogni passionalità, in una visione più nobile, profonda, universale.
    Romaguido

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  67. rif. tutoronlinequalificati
    Forse le due visioni ("orgoglio isolano" e "riservatezza, pudore dei sentimenti" ecc.) tendono ad identificarsi o a fondersi l'una nell'altra.
    Ti ringrazio comunque per il vedere in tutto ciò qualcosa di così elevato o comunque, di non egoistico.
    In effetti, talvolta la passionalità (non la passione, certo) può risultare pericolosa: può condurre ad impulsività e ad eccessi di individualismo.
    Può farci autoassolvere di fronte a colpe ed a difetti anche gravi... il che non ci aiuta a perfezionarci o almeno, a lavorare su noi stessi.
    Ciao!

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