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martedì 9 settembre 2008

Pericolose confusioni



Per il ministro La Russa “anche i militari della Rsi combatterono per la difesa della Patria.” Affermazione lontanissima dal vero.
Come ha infatti replicato l’Anpi Nazionale (associazione nazionale partigiani italiani) è una “verità storica inoppugnabile” il fatto che “c’è chi si è battuto per ridare libertà e dignità alla nazione, i partigiani, i 600mila militari deportati nei campi di concentramento nazisti e le truppe angloamericane.”
Vi fu poi chi si batté “per riaffermare un dominio assoluto e criminale, ricorrendo anche a stragi di civili innocenti e deportazioni, cui parteciparono attivamente i militari della repubblica di Salò già considerati dall’allora legittimo governo italiano collaborazionisti dei nazisti e quindi perseguibili penalmente.”
Il discrimine dunque sul piano storico-morale è nettissimo. Ed il fatto che i repubblichini ritenessero “soggettivamente”, come dice il ministro di combattere per la Patria non cambia nulla poiché “oggettivamente”, come dico io, combatterono coi nazisti contro chi voleva la democrazia. Il fascismo condivise sempre la politica di potenza scatenata da Hitler.
E già prima che l’Italia seguisse Hitler nella II guerra mondiale, il fascismo aveva manifestato tutta la violenza della sua natura: dalla marcia su Roma fino a schierarsi coi nazisti e con Franco (’36-’39) contro il legittimo governo spagnolo, causando 1 milione e mezzo di morti. Dall’attacco alla Libia alle guerre coloniali, con l’uso massiccio di gas, ricorso sistematico a torture, fucilazioni di civili, decapitazioni, stupri… Ci sarebbero i libri dello storico Del Boca.
I beni prodotti nella Rsi prendevano la strada della Germania, insieme ad impianti industriali e migliaia di italiani che deportati nel Reich per sostenere il suo sforzo bellico, là lavorarono come schiavi per morirvi in massa. Kesserling, comandante in capo delle forze armate tedesche di occupazione in Italia, in un’ordinanza dichiarò “il territorio dell’Italia a me sottoposto territorio di guerra” e subordinò a sé “le autorità e le organizzazioni civili italiane.” Furono poi affidate ad autorità tedesche le province di Udine, Gorizia, Trieste, Bolzano Trento e Belluno: tutte zone sottratte all’autorità di Salò che mancava quindi d’autonomia sul piano politico-amministrativo ed aveva ceduto al tedesco ampie zone di territorio italiano.
L’esercito Rsi fu quasi tutto assorbito dai nazisti e si trovò al comando di Kesserling; idem per gli altri uomini… che dipendevano dall’aviazione tedesca. Addestramento, armamento ed azioni armate erano anch’esse in quelle mani; Salò mancava d’autonomia anche sul piano militare.
Ma la Rsi gareggiò in ferocia col suo padrone: nacquero delle SS italiane di cui riporto il giuramento: “Davanti a Dio presto questo sacro giuramento: che nella lotta per la mia patria italiana contro i suoi nemici, sarò in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler, supremo comandante dell’esercito tedesco, e quale soldato valoroso sarò pronto in ogni momento a dare la mia vita per questo giuramento.” Tremenda, la serie di violenze, torture e stupri commessa da costoro e dai repubblichini.
Così, come disse Don Milani: “Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima. Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son sacrificati per il loro malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.”

14 commenti:

  1. Caro Riccardo,
    ho letto e concordo, il rischio di equivoci, specie con le nuove generazioni infarcite di balle colossali c'è.
    Tuttavia perdonami, non credo che gli ultimi saranno i primi e non prego.
    Credo che ci siano altri modi per avvedersi degli scempi fatti e di quelli che si compiono tutti i giorni.
    Grazie davvero.

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  2. Rif. emma
    Concordo, Emma. Comunque le parole di Don Milani impegnano ("diciamo, se volete"...) solo la coscienza del credente e solo quella che si trovi in particolari condizioni spirituali (non mi intendo molto di teologia!).
    Sul piano però storico, il solo che qui ci interessi, il giudizio su Salò rimane di netta, irrevocabile condanna. Sul piano poi pratico, rimane inoltre tutta l'esigenza di continuare a fare piena luce E GIUSTIZIA su quel tragico periodo.
    Il che significa ricerca di ulteriori documenti su stragi note ed anche su quelle che lo sono meno... e processi e condanne.
    D. Milani, del resto, distinse sempre tra lato spirituale e temporale, non subordinando mai il 2° al 1°. Forse la mia citazione si prestava a qualche equivoco.
    Comunque, sai che il tuo commento "rinfocola" la mia idea di un racconto che affronti quei temi? Diavolo di una Emma!
    Saludos.

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  3. E' vergognoso quanto è stato detto e affermato con convinzione.
    Ignoranza o malafede?
    Poco importa, è deprecabile in ogni caso.
    Mantenere la memoria di ciò che è stato. Sempre.

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  4. Rif. melania
    Io temo, Mel, che si tratti di vera e propria malafede... che cerca di darsi una veste "nobile" presentandosi come revisionismo storico. Ma anche così, le cose rimangono gravissime.
    Tanto più se pensiamo che certe parole escono dalla bocca di un ministro di una repubblica nata dalla Resistenza.
    Perciò sottoscrivo le tue parole: mantenere le memoria. SEMPRE.
    Ciao.

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  5. ci vuole tanto a ristabilire la verità storica? sembrerebbe di sì! dunque grazie a quanti come te, tentano di farlo
    Jonuzza

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  6. Bellissima frase di Don Milani.. credo te la copierò per usarla!

    Frase a parte, quello che La Russa dice è molto pericoloso, cosi come quello che dice Alemanno, cosi come quello che dicono i leghisti.
    A preocuparmi è il fatto che alti dirigenti dello Stato si permettono di pronunciare frasi che legittimano più o meno palesemente atteggiamenti e soprtattutto COMPORTAMENTI xenofobi, giustificandoli e ammetendoli.
    E' tutto questo che mi fa pensare che QUESTA Italia, di questo momento, non si rialzerà per molto tempo, perchè qui nessuno a voglia di pensare, ragionare, sacrificarsi.. Si ha solo voglia di trovare (creare!) un nemico e combatterlo, scaricando tutte le colpe su questo nemico, che assume diverse forme.. basta che sia "diverso".

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  7. Rif. anonimo
    Grazia a te, Jonuzza, per la stima.
    Purtroppo, quel che dovrebbe essere ormai pacifico cioè il valore di chi combattè per la Resistenza, è messo troppo spesso in discussione.
    Da qui l'esigenza, ogni volta, di riprendere il filo della memoria: forse possiamo applicare alla Storia il discorso che Piovani ("Principi di una filosofia della morale") faceva per la filosofia; è sempre una tela di Penelope, un fare e disfare... per rifare.
    Ciao e benvenuta su queste ruote!

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  8. La buona fede che viene invocata da La Russa è la cosa che mi fa più incazzare.
    Infatti, è imposibile dimostrare che Adolf Hitler fosse in malafede quando diceva certe cose degli ebrei.
    Cosa significa, quindi, "buona fede"?

    E, già che ci siamo: cosa significa visione 'condivisa' della storia o, peggio, 'memoria condivisa'?
    La memoria di un partigiano non sarà mai la stessa di un repubblichino: hanno combattuto per cause diverse.

    Secondo me, da Violante in poi, a sinistra abbiamo concesso TROPPO a 'sta robaccia fascista.
    Adesso ne paghiamo le conseguenze.
    Di certi discorsi (in buona fede?) gli eredi del neofascismo hanno capito solo quello che hanno voluto capire. Quello che gli conveniva di capire.
    Perciò adesso bisogna tornare a dire, e ad alta voce, che i loro valori (?), la loro visione del mondo erano qualcosa di osceno.
    Che loro erano alleati con chi lavorava per il nuovo ordine europeo. Che loro erano la barbarie.
    Che cazzo d'importanza può mai avere, in questa prospettiva, la loro buona fede?

    Infine: fanculo a Pansa e al sangue dei vinti.
    Gli è andata di lusso, ai fascisti, in Italia, dai. Poche chiacchiere...
    De Gaulle, in Francia, con i suoi collaborazionisti, fu ben più radicale, nel metterli al posto loro...
    E fece bene.

    tic

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  9. Rif. chiara
    Benvenuta a bordo del convoglio, Chiara!
    In effetti hai colto molto bene il punctum dolens, il punto dolente: da "teorie" e ricostruzioni del tutto irricevibili sul piano storico-morale, si può arrivare a COMPORTAMENTI razzisti ed antidemocratici. Nella storia passata e recente di vari Paesi, incluso purtroppo il nostro, questo è accaduto spesso.
    Del resto, mai come ora si è visto questo pullulare di gruppetti neonazisti... che passano dalla teoria alla pratica.
    La questione poi del "diverso", da tanti agitata in modo sconcertante, è il tipico caso di divide et impera. Pazzesco che questo "giochetto" continui a funzionare ed a dividere la povera gente, a tutto vantaggio di pochi che esercitano su essi tutto il dominio possibile...
    Ciao ed alla prox.

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  10. Rif. tic
    Sul tema dell'antifascismo si è abbassata la guardia in modo che come vediamo ora, ha dato vita ad una sorta di sdoganamento di Salò e del fascismo.
    Continuando così le cose, rischiamo di sentire che sarebbe stato meglio se la guerra l'avessero vinta i nazifascisti.
    Come dici bene tu, Tic, ci sono stati incomprensibili cedimenti da parte di autorevoli esponenti del centrosinistra (Violante in primis, certo).
    Tutto questo è stato, io credo, il risultato di un cedimento ancor prima che politico, culturale: flirts filosofici con Autori pur stimolanti ma nella migliore delle ipotesi a-democratici (Nietzche, C. Schmitt, Heidegger ecc.); concessioni al revisionismo storico; infatuazione per pensiero debole, postmoderno...
    Ma "nunc regredi possumus": possiamo ancora tornare indietro. Verso, quindi, la difesa della Resistenza e dei suoi valori. Perciò insieme ai più giovani riscopriamo Gramsci, Gobetti, Pertini, Don Minzoni e tanti uomini e donne certo di minor fama ma che combatterono anch'essi ed anch'esse per la democrazia.
    L'odierno discorso di Fini ai giovani di An, se ha dovuto fondarsi su parole direi nette (ma pur sempre con la concessione a chissà quale "buona fede", addirittura di "tanti) prova quanto siano forti revisionismo e neofascismo.

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  11. Il giuramento fa rabbrividire quasi quanto il mancato senso storico di un politico del governo....
    Anche oggi ci sono cellule impazzite che utilizzano malamente la poca conoscenza storica della generazione attuale, fomentando giovani menti in anacronistici errori e orrori storici.

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  12. Rif. isabella
    Sono totalmente d'accordo con te, Isabella.
    In effetti, quello che sembra solo un "vuoto di memoria" (sia pure molto pericoloso) rischia davvero di riattualizzare un passato barbaro e tristissimo.
    Non è un caso che ritornino simboli, slogan ed atteggiamenti improntati alle più assurde forme di razzismo ed autoritarismo.

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  13. Credo che una delle cose più terrificanti sia il revisionismo storico. Questa destra é vergognosa, ma la cosa che mi lascia più perplessa è il non incazzarsi della gente e la totale ignoranza che si sta diffondendo e che porta ad atteggiamenti assurdi come questo razzismo dilagante. Non ho parole...

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  14. Rif francesca
    Concordo pienamente, Francesca.
    Purtroppo il revisionismo storico crea un pericoloso "senso comune" che appiattisce tutto, perfino la fondamentale distinzione tra chi combattè per la libertà e la giustizia e chi invece si battè per il nazifascismo.
    Eppure, forse l'indignazione suscitata dalle parole diLa Russa, Alemanno ecc. fa ben sperare. In ogni caso, tutti noi abbiamo il DOVERE di ricordare la Storia e di difendere la verità.
    E la verità è un fatto morale ed intellettuale che richiede un impegno vero e costante.
    Come diceva Gramsci la verità costa cara (e nessuno più di lui seppe quanto!), inoltre essa esige "uno sforzo continuo, una continua lotta contro il tempo, contro la pigrizia, contro la disattenzione, contro il sonno che fa cascare la mano e ammorbidisce il cervello."
    Sempre Gramsci aggiungeva che parlava di un amore per la verità "non verboso e sterile, ma fecondo di sacrifizio e di lotta."
    Ciao e grazie per visita e commento.

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