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martedì 7 agosto 2007

"Candele per Maria" di Heinrich Boll (prima parte)

Boll è uno dei miei pochi ma sicuri maestri. Purtroppo non mi ha influenzato, o alla mia penna si sarebbe attaccato un po’ del suo genio. Lo conobbi nell’autunno del ’77, facevo la V ginnasio e la sera infestavo le librerie. Ma a Cagliari nel ’77 i librai, se dopo 2 minuti non compravi qualcosa, ringhiavano; io compravo sempre, ma prima assaggiavo molte pagine di vari libri. Così, con me gli amabili signori stra-ringhiavano. Lo fanno ancora, e siamo nel 2007. Perciò andavo ad assaggiare all’Upim o alla Rinascente. Compravo un paio di penne e col mio pacchetto al polso stavo tra i libri 2-3 ore. Ogni tanto, per non dare nell’occhio guardavo l’orologio e fingendo impegni che non avevo, uscivo. Facevo 2 passi e tornavo 20 minuti dopo, ricordandomi perfettamente a che p. ero arrivato. Sono un ladro nella casa della cultura. Un giorno comprai il mio 1° libro di Boll, Racconti umoristici e satirici.
Ora parliamo di Candele per Maria, racconto che si trova in Viandante, se giungi a Spa… Siamo in Germania nel 2° dopoguerra, il protagonista è un venditore di candele la cui moglie salvò parecchia stearina da 4 camions in fiamme; poiché nessuno ne reclamò la restituzione, i 2 entrarono nel commercio delle candele. Ma l’uomo non si sente tagliato per la competizione economica: in una Germania ormai rasa al suolo e del tutto priva d’elettricità, spesso le aveva regalate, perdendo così ogni occasione d’arricchirsi. La speculazione, o diciamo pure la borsa nera, non faceva per i 2 coniugi. Poi, la Germania era di nuovo super elettrificata; le loro candele erano ormai inutili né potevano competere con quelle fabbricate su scala industriale. Così l’amico gira tutto il Paese cercando almeno di disfarsene.
E’ un uomo stanco ma con una sua forza interiore, paradossalmente contento di non avercela fatta. Seguiamo la triste ma non disperata odissea di uno che capita nell’ennesima città sconosciuta per vendere della merce che non vuole più nessuno, lo vediamo consumare una misera cena in una povera locanda. Condividiamo la sua simpatia per una coppia che arriva, impacciata e vergognosa, per la notte. Ritroviamo tutti e 3 in chiesa. Sul finale mantengo la suspence. In Candele compare tutto un mondo di uomini e donne con poco cibo, che tira avanti sgobbando o grazie a qualche espediente. Loro solo sollievo, qualche furtiva sigaretta o sorsata di grappa… su uno sfondo di città distrutte. I “furbi”, come li chiama Boll nel racconto Gli affari sono affari si facevano “denazificare un pochetto”, poi riprendevano tranquilli il potere. E tutti gli altri… bè, al diavolo.
In Candele non compare ancora il Boll comico-satirico di Opinioni di un clown, ma c’è già la stoffa del grande scrittore. Nel prossimo post aggiungerò qualcos'altro su Candele.

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