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lunedì 26 giugno 2017

"La più bella donna della città", di Charles Bukowski


Bukowski è stato spesso accusato di aver trattato con eccessiva crudezza temi come l'alcol, il sesso e forse, anche la violenza.
Ma poiché il mondo del Nostro fu per buona parte della sua vita proprio quello della “suburra”, in cui certe realtà andavano per così dire in onda in quel modo, non si vede perché mai lui non avrebbe dovuto dire ciò che vide e come lo vide. Uno scrittore o una scrittrice inventa storie e nello stesso tempo, è anche uno specchio della realtà.
Altra accusa che gli è stata rivolta, quella di maschilismo; tuttavia, credo che questo racconto possa smentirla agevolmente.
I personaggi, infatti delle storie del Nostro, in realtà sono vittime e carnefici di sé stessi. Inoltre, di fronte alle donne, essi hanno la percezione (magari confusa) della propria inadeguatezza. Ed anche quando troviamo casi di prevaricazione nei confronti appunto delle donne, Bukowski non li presenta mai in modo che denoti approvazione o complicità.
La più bella donna della città è un racconto che apre la raccolta Storie di ordinaria follia (trad. it. del grande P.F. Paolini, 1975).
Ecco subito a voi Cass, la protagonista: “Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente”, e del resto: “Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni. Non c'era via di mezzo, per Cass. C'era anche chi diceva che era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevano capirla.
Come vediamo, qui Buk riproduce in modo davvero poetico la natura e l'essenza di una donna non solo molto bella, ma piena anche di cuore e di spirito. ”Dipingeva, danzava, cantava, modellava la cera, e quando qualcuno era ferito, mortificato, nel corpo e nell'anima, Cass provava compassione per costui.
Ed ancora: “Di solito Cass era gentile con quelli più brutti; i cosiddetti fusti non le dicevano niente.
Le sorelle erano gelose dell'ascendente che aveva sugli uomini, questi ultimi la consideravano solo una preda sessuale ed un po' per tutti, era pazza. Perché? Cass è una che come dico io, va in giro a cuore scoperto, senza difese di sorta. In effetti, almeno l'80% di noi uomini, di fronte a donne come lei non sa proprio che pesci pigliare.
Quando si tratta di gestire un rapporto con donne anche non straordinarie come una Cass, in noi subentra comunque uno strano mix di insicurezza, aggressività, narcisismo, ansia ecc. ecc.
Invece il protagonista del racconto dichiara: “Io ero forse l'uomo più brutto della città, e magari questo avrà influito in qualche modo.”
Cass non vuol essere considerata solo per la sua bellezza, ecco perché si sfregia con spilloni e cocci di bottiglia; è una sfida anche per il suo amante, vuol vedere se a lui interessi anche lei, oltre al suo corpo. Sfida questa raccolta e vinta, se lui dice: “A me interessi tu e anche il tuo corpo. Dubito però che gli altri uomini, perlopiù, vedano altro oltre il tuo corpo.”
La risata di Cass: “Quella sua risata – solo lei era buona. Era come gioia sprizzata dal fuoco.
Il rapporto dei due amanti, benché sia disturbato da qualche lite, è però di solito pieno di dialogo, di passione ed allegria. Loro non vivono insieme, ma ogni volta che si ritrovano è tutto, di nuovo, straordinario.
Inoltre, lui la aiuta ad uscire dal carcere quando vi finisce per ubriachezza e rissa.
Attenzione: ora racconterò la fine, perciò chi ama la sorpresa, salti queste ultime righe.
Bene, lui le chiede di mettersi definitivamente con lui, ma lei rifiuta. Lui rispetta la sua decisione e non si vedono per una settimana. Una sera scopre che si è suicidata tagliandosi la gola. Comincia a sentirsi in colpa: se avesse insistito perché restasse da lui, se non si fosse arreso...
Cass, la più bella donna della città era morta a vent'anni.”
Che lei sia vissuta davvero o che sia stata solo una creatura di Bukowski, è stata una gran donna. E ci voleva un grande scrittore per consegnare a noi la grazia di Cass, la sua risata, la sua sensualità.

7 commenti:

  1. Ho letto con interesse questo tuo scritto, debbo esserti sincera, l'inverno scorso, sollecitata da tante citazioni nei media, ho comperato L'amore è un cane che viene dall'inferno, e EHI, Kafka!
    Volevo cominciare con delle poesie, credo che siano la cosa che rivela maggiormente uno scrittore.
    Ho letto spigolando qua e la di ubriaconi, giocatori, puttane, e assenze... ho spento la luce e non ho più avuto voglia di riprenderli. Il tuo post mi da una visione opposta a quella che mi ero creata, forse non sono in possesso di coordinate per capire, e comunque ti ringrazio questa sera li rileggerò.
    sempre con stima La streghetta Gingi

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  2. Condivido in pieno quello che dici, da bukowskiano di lungo corso. Per me quello è uno dei migliori Bukowski, che rendeva il meglio nei racconti, malati, devianti, diversi. Notevole per me, anche il film che ne trasse il maestro Marco Ferreri.

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  3. Io ho letto molte poesie di Bukowski ed ho amato moltissimo questo suo stile duro e quel suo modo quasi "volgare" di raccontare il marcio ed il bello della vita.

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  4. rif. Gingi
    Beh, certo che le sue storie sono fortine...
    E questa impressione è ulteriormente confermata anzi rafforzata dalla maggior parte dei suoi personaggi e dall'intensità delle loro passioni.
    Non è senz'altro facile (non lo è stato neanche per me e per persone ben più qualificate di me) cogliere subito ed appineno le loro motivazioni... che hanno a che fare con un dolore ed un disagio di cui spesso, non si rendono neanche conto.
    Tuttavia, potresti leggere un Bokowski meno estremo: per es., nel suo ultimo romanzo "Pulp. Una storia del XX secolo", si trova uno sguardo sulla morte molto interessante ed in qualche modo, anche tenero.
    Verissimo, comunque, quello che dici sulle poesie. Più riflessive ed anche, talvolta, venate di humor.
    Salutone ed a presto!

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  5. rif. Gingi
    Errata corrige: appieno.

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  6. rif. Alligatore
    Sì, veramente.
    Inoltre, nei suoi racconti (ma anche nei romanzi) emerge a volte un certo surrealismo ed un modo di osservare l'alienazione delle persone, che denotano più profondità di quanto di solito non si pensi.
    Ho visto il film di Ferreri molto tempo fa, ma ricordo che fu notevole.
    Di Ferreri ricordo bene anche "Ciao maschio", che analizzava certo machismo di cui molti di noi sono spesso inconsapevoli.

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  7. rif. Daniele Verzetti il Rockpoeta
    Condivido, Daniele, condivido.
    A molti potrà sembrare starno, ma pare che nei suoi ultimi anni, Bukowski si sia avvicinato al buddismo.
    Il che, però, forse non è così contraddittorio come potrebbe sembrare: perchè si era liberato di tante illusioni che ci rendono schiavi... per esempio, la schiavitù-dipendenza dal danaro, dalla forma fisica, dal successo da ottenersi a qualsiasi costo ecc. ecc.

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