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venerdì 4 settembre 2015

Scusa, ti disturbo?


Ricordo quando non esistevano ancora i telefoni cellulari: c'era solo il telefono fisso (in casa) e quello pubblico, che potevi utilizzare in strada (o al bar) e che si trovava nelle cabine.
A volte qualche amico della comunicazione si premurava di asportare il telefono dalla summenzionata cabina, oppure di bruciarla.
Allora dovevi girare mezza città in cerca di una nuova. Comunque rischiavi di non trovare un telefono funzionante se non dopo qualche decina di tentativi.
Ma non sempre perché le cabine fossero state arrostite o i telefoni estirpati come erbaccia, quanto perché c'era un numero davvero limitato di telefoni pubblici.
Ovviamente potevi tornare a casa e telefonare da lì, ma in quei tempi i genitori concepivano & concedevano l'uso dell'apparecchio telefonico (la terminologia di molti di loro era spesso curiosamente burocratica) solo per:
a) chiedere informazioni di tipo scolastico;
b) lavorativo;
c) chiamare il medico oppure il becchino. Era tutto.
Qualsiasi altra comunicazione telefonica veniva disturbata o troncata dopo circa 5 secondi (nei giorni di festa dopo 6).
Spesso al telefono si applicava il lucchetto o il contascatti. O entrambi.
Possiamo quindi dire che quella del telefonino sia stata una bella invenzione.
Ma... Ma! Perché c'è sempre un “ma.”
Bene, avete notato che ora abbiamo sempre il cellulare appresso? Diciamo la verità: siamo drogati di telefonia.
Certo, il cellulare è comodo e maneggevole... anche se la scheda va pagata; nonostante le varie offerte, mica te la regalano!
Comunque quando chiami uno devi dire: “Scusa, ti disturbo?”
Prima dicevi: “Pronto, sono il tale, vorrei parlare col tale o con la tale.”
Adesso la formuletta è questa del: “Scusa, ti disturbo?”
Al che uno potrebbe anche rispondere: “Sì, in effetti hai scelto il momento peggiore degli ultimi 25 anni. Sai, sono stato appena investito sulle strisce pedonali e sono mezzo morto. Arriverò tardi al lavoro perciò sarò di sicuro licenziato. E ho appena divorziato.”
Ma se ci penso anche prima quando chiedevi: “Pronto” ecc. ecc., uno poteva rispondere: 
“No, non sono per niente pronto a parlare con te. Hai la conversazione più noiosa di un giurista del 1200 e” (questo poteva dirlo una ragazza) “perfino al telefono l'alito ti puzza come una fogna dei tempi di Nerone. O per meglio dire, di quelli di Vespasiano.”
Comunque perché cavolo devi attaccare discorso chiedendo ad uno se lo disturbi? Chi si pone un dubbio del genere non dovrebbe neanche telefonare. Dico bene?
Io proporrei un più amichevole e realistico: “Ciao, sono X. Come va?”
Poi spetterà a quello/a dire: “Ciao. Mah, tiro avanti. Piuttosto, ora non posso trattenermi al telefono. Magari ti richiamo, va bene?”
Scusa, ti disturbo? Boh! Se uno andasse al mercato e dicesse una frase del genere al fruttivendolo o al macellaio, lui risponderebbe: “Ma che domande mi fa? Si metta in fila ed aspetti il suo turno. Appena potrò la servirò. E non mi frughi tutta la merce!

14 commenti:

  1. Lo ammetto, sono una di quelle che dice: "Ciao, sono Sonia", e l'altro risponde solitamente "Oh ciao!", e io "Ti disturbo?". Sì, perché sono cresciuta con l'amara convinzione di disturbare chiunque con la mia presenza. Comunque, i telefonini comincio davvero ad odiarli, soprattutto perché non sono mai stata una avvezza al telefono: a casa eravamo una delle poche famiglie che non l'avevano. Atri tempi, Riccardo mio...

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  2. rif. Sonia Ognibene
    Quello che mi... disturba, cara Sonia, è che il "Ti disturbo?" di certi o certe sembra più che altro un clichè, qualcosa di sicuramente non sentito...
    L'amara convinzione di cui parli è una fastidiosissima spina con cui cresciuto anch'io e che nonostante i decenni trascorrano con una certa (eccessiva e fastidiosa) velocità, non riesco ancora a togliermi.
    Anche se forse, ora mi punge un po' meno, la dannata!
    O almeno credo. O spero.
    Salutone, carissima!

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  3. Interessanti considerazioni e vecchi ricordi..Con il telefono avevo un rapporto di timidezza e quasi fastidio,col tempo mi ci sono abituata,anche al telefonino,ma non chiedo se disturbo:quando sono inopportuna lo capisco subito,e pazienza..Ma vuoi mettere il fascino delle vecchie cabine,la trepidazione quando aspettavi un 'pronto',la delusione quando la voce era un'altra.....

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  4. rif. Chicchina Acquadifuoco
    Sì, la comunicazione aveva un altro fascino...
    Certo, ora si può comunicare in modo molto più veloce ed in qualsiasi momento: non sottovaluto di certo questo fatto.
    Più in generale, a me, lo squillo del telefono (fisso o cell.) ha sempre dato un po' d'ansia.
    Non so perché, ma col passare del tempo l'ansia sta aumentando.
    Ciao!

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  5. Sono andata in vacanza qualche giorno dimenticandomi a casa il cellulare..che pace!!! decisamente mi mette l'ansia, e se posso cerco di non disturbare, anche se lo chiedo ogni volta. Ricordo che 30 anni fa bruciò il camino di casa mia e dovetti correre un kilometro per chiamare i pompieri che arrivarono in ritardo. E' una bella invenzione, da usare con criterio , purtroppo mi sembra che questo non stia avvenendo.

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  6. rif. alessandra
    Sono più che d'accordo, Alessandra!
    Il cellulare è diventato ormai una sorta di droga... una droga che peraltro, non offre particolari "sballi."
    Una droga che inoltre, vede sempre più persone impegnate ad urlare ai quattro venti i propri segreti... in pizzeria, in pulman, in strada, sul treno...
    Che tristezza!

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  7. Il telefono cell. è stato uno dei simboli della rivoluzione copernicana della comunicazione tra noi umani avvenuta tra la fine del XX sec. e l'inizio del XXI.Condivido i limiti da te esposti. Sono stata senza cell. finchè ho potuto; ancora oggi mi ostino ad usare un cell. senza connessione, ma dovrò adeguarmi prima o poi perchè i figli mi rimproverano la mancanza di whatsapp. Ogni cambiamento ha i suoi pro e i suoi contro: molto dipende dalla saggezza di chi lo usa ... Buona giornata.

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  8. rif mari da solcare
    Davvero ben detto.
    Tutto sta nell'uso che facciamo. che decidiamo di fare delle cose.
    Purtroppo, molte volte finiamo per farci usare da quelle, con risultati spesso non esaltanti!
    L'antico mito (o se preferiamo "mito-paura") della macchina che sottomette l'essere umano, andrebbe sempre tenuto presente...
    Buona giornata anche a te.

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  9. A me è capitato: investita sulle righe, senza neanche toccare i freni, centrata in pieno, un volo di non so quanti metri, scaraventata sull'asfalto di faccia in una pozza di sangue - e suona il cellulare. E non potevo non rispondere perché era una telefonata concordata per quell'ora.

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  10. rif. ilblogdibarbara
    Quel che nel mio post era solo una battuta, per te è stata la realtà...
    Ovviamente, spero che poi la cosa si sia risolta nel migliore dei modi, ma è pazzesco che perfino in circostanze così drammatiche, non si possa essere liberi neanche di soffrire senza scocciature!

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    1. Purtroppo non si è risolta esattamente "nel migliore dei modi": ho danni permanenti e danni che spero si risolveranno del tutto ma che ancora danno problemi dopo quasi due anni, cicatrici deturpanti ecc. Ma è un tale miracolo che sia viva (non mi aveva proprio vista, ha cominciato a frenare solo quando ha sentito il botto dell'auto contro il mio corpo e si è fermato a un paio di centimetri da me: a questo punto poteva anche passarmi sopra) che non posso neanche lamentarmi granché.
      Poi tu pensa anche a quella povera disgraziata che chiama per concordare dove e quando vederci e si sente dire, senza neanche il convenzionale pronto, "Letiziasonostesainmezzoallastrada mihapresosottounamacchina stoaspettandol'ambulanza tichiamoquandoposso".

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  11. rif. Ilblogdibarbara
    Mi dispiace moltissimo, credimi!
    Ma hai ragione, verrebbe davvero voglia di dire che si sia trattato (qualsiasi cosa vogliamo pensare di questo termine) di un miracolo, qualcosa che perlomeno, esce dal corso normale o naturale degli eventi, per offrirci una sorta di “riparazione” o compensazione.
    Inoltre, mi chiedo se non sarebbe il caso di pensarci un po' meglio, prima di dare la patente a certe persone...
    Io, per es., ansioso e distratto come sono, non ho mai pensato di guidare.
    E così, devo aver salvato la vita a me stesso ed a tanti altri esseri umani.
    E poi, a volte uno fa una battuta, come quella che ho scritto nel post, e a volte rischia (sia pure involontariamente) di fare delle gaffes pazzesche...
    Coraggio!

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  12. Ciao Riccardo.
    Il telefonino ha il suo lato oscuro: ci rende tutti "reperibili". Ricordi quando solo qualche raro chirurgo si dotava del cercapersone e le persone (gli amici, i parenti, ecc) li andavi a trovare direttamente a casa senza preavviso?
    Ecco, allora uno seguiva un codice non scritto per cui, a meno di vere drammatiche emergenze, cercavi di non presentarti all'ora di cena o a ore notturne.
    Oggi succede che chiunque si senta autorizzato a chiamarti a qualunque ora seguendo solo il proprio desiderio, il proprio impulso, le proprie esigenze di comunicarti qualcosa.
    Mica tiene sai il paragone con il macellaio o il mercato: chi ha un'attività di commercio negli orari di apertura è lì proprio per servirti, cioè è se mai preoccupato se non arriva nessuno alla porta.
    Non è la stessa cosa di quando chiami qualcuno sul cellulare: non sai mai né dove si trova (magari in capo al mondo) né cosa stia facendo.
    Per me, che per ragioni di lavoro sono spesso al telefono e mi capita di chiamare persone con un'attività, buona educazione mi impone di chiedere sempre "Disturbo? Vuole che ci sentiamo in un altro momento?".
    L'altra cosa che l'esperienza mi ha insegnato è che a volte il rispondere è talmente ormai una reazione pavloviana da essere noi stessi a non saperci gestire: se siamo occupati, a meno che a chiamare sia un parente che sappiamo in difficoltà o il fidanzato investito da un camion mezz'ora prima, buona norma sarebbe inserire una segretria telefonica e richiamare noi quando siamo disponibili.
    Capita invece che spesso chi risponde sia in realtà in un momento in cui il telefono è uno stress aggiuntivo e risponda in modo sgarbato, magari senza rendersene conto, facendoci sentire degli intrusi quando magari volevamo essere carini con un rapido saluto.
    Insomma, la facilità d'uso e il fatto di averne sempre uno sottomano ci trova nevrotici e impreparati a gestire quello che è e dovrebbe essere uno strumento di comodità che ci semplifica la vita ma che non dovrebbe essere fonte di quella sorta di ansia per cui se tace a una chiamata andiamo nel panico e se perdiamo una chiamata ci sembra che ci caschi il mondo addosso.
    Ricordo di aver letto, parecchio tempo fa, un'intervista a fu Giovanni Agnelli. Diceva che lui rispondeva a chiunque tutti i giorni, ma solo fra le 6 e le 7.30 del mattino. Poi non voleva essere disturbato perché aveva altro da fare.
    Oggi non riesco a immaginare nessuno dei nostri imprenditori o dei nostri politici senza un telefonino in mano a qualsiasi ora, per farci qualsiasi cosa.
    Saranno anche più disponibili ma, a mio avviso, sono indubbiamente più nevrotici e meno charmant del fu Agnelli.
    (scusami: quando parto ho difficoltà a fermarmi e scrivo commenti chilometrici...)
    Ciao!

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  13. Rif. Rossland
    Quella continua reperibilità è in effetti il lato che trovo più pericoloso e come dire?, irritante-irritante... sa molto di "Grande Fratello" stile Orwell...
    Soprattutto poi oggi, con certe nuove leggi sul lavoro, che potrebbero prevedere anche un controllo (magari occulto) sul nostro cellulare.
    La faccenda del macellaio era più che altro una battuta, ma per me se uno pensa di disturbare non dovrebbe farlo... oppure dovrebbe chiedere quello che gli preme, senza far tante cerimonie. Il senso era più o meno quello.
    Ma ho scritto il pezzo in un momento di stress, forse la battuta non era delle migliori!
    Il riflesso pavloviano, però, esiste: ed è un ulteriore segno della nostra meccanizzazione...
    Tra l'altro, io spesso non mi trovo il cell., che spesso suona in modo ossessionante.
    Non scusarti per la lunghezza del commento perché mi piacciono quelli interessanti e "polposi"!
    Ciao!

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