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lunedì 7 luglio 2014

“Dirty boulevard”, di Lou Reed


Il 27 ottobre 2013 è morto Lou Reed: tra i rockers, per me uno dei più aperti e pronti al confronto anche con un mondo lontano da quello “solo rock”. Penso infatti al suo rapporto con Andy Warhol, con David Bowie, penso agli studi da lui condotti all'università di Syracuse, all'attenzione che prestava al costume ed alla cultura. Soprattutto riguardo al legame tra arte ed individuo, in un'intervista alla domanda su che cosa saremmo appunto senza l'arte, rispose: “Saremmo solo degli stupidi insetti.”
Forse le sue canzoni più note sono Walkin' on the wild side e Sweet Jane. Quest'ultima è secondo me uno dei rock più potenti di tutti i tempi: a me ancora oggi, a distanza di tanti anni, sentire Lou che la canta preceduto e poi sostenuto dalle chitarre di Ian Hunter e di Dick Wagner, dà una grandissima carica; mi riferisco all'esecuzione che del pezzo troviamo in Rock ' roll animal.
Ma non conoscendo benissimo biografia e discografia di Lou, passo ora al commento di Dirty boulevard. Il pezzo si trova in New York, lavoro tostissimo che mi fu registrato, quando facevamo il militare, dal mio amico Bruno Manca.
Appunto in New York Lou alterna grandi rock come Romeo had Juliette, There is not time ecc. a pezzi che potrebbero andar bene anche nell'ambiente di un cabaret raffinato ed irriverente; qui penso per es. ad Halloween parade.
Inoltre, Lou morì 4 giorni prima di Halloween... non voglio scorgere in questo il compimento di un fato, di un destino, comunque mi colpisce che un artista che come lui si occupò tanto di dolore fisico e mentale, dei lati più oscuri della vita, sia morto poco prima di una ricorrenza come quella. Certo si tratta di una casualità, ma di quelle che fanno pensare.
Bene, protagonista di Dirty boulevard è un certo Pedro. Il brano è una ballata rock con le chitarre, il basso e la batteria che accompagnano con misurata potenza la voce di Lou, impegnato a raccontare l'odissea di questo ragazzo che vive accanto al Wilshire Hotel in una “casa” i cui muri sono di cartone, il pavimento è fatto di giornali ed è picchiato dal padre perchè: “He's too tired to beg”, è troppo stanco per mendicare.”
Pedro ha 9 fratelli e sorelle ma:
Dreams of being older
and killing the old man
but that's a slim chance”,
sogna di essere più grande/ e di uccidere il vecchio/ ma è una cosa improbabile.
Così Pedro deve andare nel Dirty boulevard, lo sporco viale, dove dovrà mendicare, rubare, partecipare a delle risse, magari anche spacciare. Le chitarre, incalzanti ma mai invadenti, sostengono il cantato di Lou mentre svela il lato più duro dell'american dream il sogno americano:
Give me the hungry, your tired
your poor I'll piss on 'em
that's what the Statue of Bigotry says
your poor huddled masses
let's club 'em to death and get it over with
and just dump 'em on the boulevard”,
portatemi gli affamati, gli stanchi/ i poveri e orinerò loro addosso/ questo è ciò che dice la Statua dell'Intolleranza./ Le vostre masse di poveri accalcati/ picchiamoli a sangue facciamola finita/ e buttiamoli sul viale.
Qui deve aver ragione il regista Terry Gilliam quando dice che a lui New York sembra una “città medievale”, verticalmente spaccata tra un'élite di persone oltremodo famose, ricche e potenti da una parte e moltitudini di miserabili dall'altra che arrancano nella miseria e nella disperazione.
La spaccatura risulta ancora più evidente quando Lou ci presenta un quadro in cui si fondono lusso, tecnologia e celebrità.
Fuori è una notte luminosa
danno un'opera al Lincoln Center
le stelle del cinema arrivano in Limousine.
Le luci al laser proiettate oltre l'orizzonte di Manhattan
ma le luci sono spente nelle strade malfamate.
Non c'è molto altro da dire, no? Magari, noterei come la strofa si chiuda con l'espressione “mean streets” che fu il titolo di un film di Scorsese del 1973, ambientato nel mondo della vecchia mala italoamericana. Ma dal '73 del film di Scorsese al Dirty boulevard di Lou fino ad oggi, mi pare che le cose in tutto il mondo siano decisamente peggiorate...
A Pedro rimangono ben poche speranze: forse l'ultima è questa... in un bidone della spazzatura trova un libro di magia e mentre:
Guarda le figure e fissa il soffitto crepato
'Al 3', dice, 'spero di scomparire'.”
Una strana coincidenza: su www.loureed.it (dove ho trovato testo inglese di Dirty boulevard e traduzione italiana, da me però in parte rivista) si dice che Lou prese il nome del gruppo Velvet underground dal titolo dell'omonimo romanzo, da lui trovato nella spazzatura. Bene, sarà anche la classica leggenda metropolitana, ma lasciatemi giocare un po': da ragazzo Lou trova un libro da cui trarrà ispirazione per il suo gruppo e prenderà il volo diventando una rockstar e volando via dal mondo asfittico della sua famiglia e da quello della provincia americana.
Pedro che vedrei come l'alter ego di Lou trova un libro di magia... anche questo nella spazzatura. E si spera che lui voli via dal mondo degli sporchi viali.
La canzone si chiude infatti con ripetuti accenni al volo: “I want to fly away/from the dirty boulevard”, voglio volare via/dallo sporco viale.
Buon viaggio, Lou... o meglio, buon volo.


15 commenti:

  1. Amo Lou Reed e questa tua lettura mi ha incantata. E mi ha incantata non solo perché non sarei mai capace di raccontarla così bene, ma anche, soprattutto perché si coglie l'amore che tu hai per questo grandissimo artista.

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  2. ps: posso linkarlo sul mio blog?

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  3. Stupenda interpretazione, il finale poi è un vero colpo d'ala :)
    Ho amato molto quel disco, duro sì, ma lui era un duro. Quando è scomparso gli ho dedicato un post citando proprio quel disco (il vinile di New York ha un profumo particolare, che nessuno altro mio disco ha... tra le luci del successo e un cestino della spazzatura?).

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  4. rif. Perla
    Ti ringrazio molto, Francesca!
    Ed a dire il vero, per quanto mi riguarda, l'amore per Lou è cresciuto nel tempo.
    Inizialmente, di lui avevo una conoscenza se non scarsa, diciamo un po' schematica, limitata a poche (sebbene grandi) canzoni.
    Oggi però riesco a vederlo sotto più lati e penso che la sua morte sia stata davvero una grande perdita: pochi, infatti, hanno avuto la sua lucidità e direi doverosa durezza...
    Puoi linkare tranquillamente il post sul tuo blog, cosa questa che mi fa molto piacere!
    Salutone.

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  5. rif. Alligatore
    Carissimo Al, grazie!
    Dici bene: Lou era un duro.
    Perfino nelle interviste (nel sito citato ne trovi una straordinaria data ad un giornale tedesco) lui sapeva prendere le cose in mano con apparente arroganza...
    In realtà, si trattava di grande sicurezza in ciò che diceva e che faceva, si trattava di amore per la ricerca interiore e per il rock; qualcosa quindi di molto diverso dalle banali ed irritanti pose da macho che hanno tanti.
    Ed il disco citato, “New York”, ha forse con... lucida visionarietà anticipato il cosiddetto nuovo ordine mondiale.
    Rock 'n roll can't never die, canta un altro grande (Neil Young): il rock non può morire.
    In un certo senso, non lo è neanche Lou.

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  6. Emozionante. Come sentirla sulla pelle questa canzone bellissima e terribile; viva come il dolore, come la disperazione e la rassegnazione di quelli che vivono ai margini di tutto, anche della speranza. E un'ottima occasione per ri-ascoltare un gran pezzo di musica.
    Saluti affettuosi.

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  7. rif. Linda
    Ciao, Linda.
    Ben detto, estremamente ben detto.
    E le persone alle quali hai fatto riferimento aumentano, aumentano sempre più... finché la loro/nostra pazienza non esploderà... e come vorrei che avesse iniziato a farlo!
    Un caro saluto.

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  8. Letteralmente catturata da questo Tuo scritto su Lou Reed. Si avverte quasi la presenza fisica di questo "duro" rocker, si lascia conoscere attraverso la Tua magistrale penna (tastiera).
    Il mondo è peggiorato e l'assenza di queste formidabili menti ne aggrava ancora più il degrado.
    Ora vado ad ascoltare il pezzo che ben descrivi.
    Grazie. Un affettuoso saluto
    Francesca

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  9. rif. Francy274
    Grazie, davvero grazie molte, Francesca!
    Hai toccato un punto importantissimo: la mancanza di menti come queste ci rende tutti più piccoli, più deboli, meno fantasiosi ed anche meno grintosi...
    In questo modo, finiamo per sembrare dei surrogati di noi stessi; o poco più.
    Con lo stesso affetto
    Riccardo

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. rif. Paola D.
    rif. Paola D.
    Sì, Paola, ricordo quel racconto che per te era, evidentemente ben più che un pezzo (del resto notevole di letteratura).
    Si trattava di vita vera e veramente vissuta...
    Ma a quanto pare, a questo mondo esistono persone che non sanno o non vogliono affrontarla, la vita...
    E la cosa si rivela particolarmente grave nel caso di persone come quella in questione, che non sono più adolescenti... ma come adolescenti, continuano a fuggire.
    Ma come diceva Dante, non ti curar di lor...

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  12. rif. Paola D.
    Prego, Paola.
    Non prendertela, non ne vale la pena... e goditi il fine settimana!

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  13. Riccardo, vado in OT :)
    Visto che siamo in periodo vacanze, ho pensato di coinvolgere anche un blogger serissimo come te in un gioco.
    Se ti va, passa da me o copiaincolla il link seguente
    http://lenotediperla.blogspot.it/2014/07/talento-innato.html

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  14. rif. Perla
    Serissimo io?!
    Sicura di non aver sbagliato blogger?
    Scherzi a parte, appena avrò un minuto passerò senz'altro a vedere... confusion uber alles!
    Salutone.

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