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venerdì 13 giugno 2014

La discussione filosofica (16/a parte)*


Spesso chi voglia ragionare di filosofia si lancia in lunghe, talvolta interminabili polemiche. Non di rado questi infuocati polemisti difettano d'effettiva padronanza della materia e degli argomenti che affrontano.
Ora, questo non è necessariamente un male: anzi io apprezzo l'entusiasmo e che alcuni/e vogliano dedicare parte del loro tempo a qualcosa di così difficile ed anche poco divertente come appunto è la filosofia.
Quel che conta è che queste persone siano disposte a prendere sul serio la discussione filosofica: il che significa cercare di capire le tesi del loro interlocutore ed eventualmente accettare la correzione dei loro errori.
Purtroppo, questo capita di rado. Già Platone osservava che per es. “i giovincelli, quando la prima volta assaggiano l'arte del ragionare, ne usano come di un gioco, servendosene sempre per contraddire; e scimmiottando quei che li confutano, van loro confutando altri, godendo come dei cagnolini a trascinare e sbranare coi ragionamenti chi si trovi via via loro vicino.”1
Ma per me tale discorso non riguarda solo i giovincelli. Comunque, il sopraggiungere della cosiddetta “maturità” conduce tanti/e a considerare le questioni più importanti ( il problema del bene e del male, quello della giustizia, della conoscenza, di una umana convivenza civile ecc.) roba da idealisti o da... perdigiorno!
Ammucchiare (spesso non onestamente) danaro, lanciarsi in avventure in fondo pseudopolitiche (perchè in esse ci si disinteressa del bene comune), scolpire il proprio corpo in palestra, considerare le donne o gli uomini semplici prede sessuali, non perdersi una partita di calcio ecc. ecc., tutto questo dalla maggior parte delle persone è considerato davvero importante.
Ma in filosofia il duro ed umile tirocinio passa per folle o inutile. Così, certo giustamente, si pensa che per qualsiasi scienza, mestiere, tecnica o professione serva una preparazione specifica. Addirittura: “Si ammette che per fare una scarpa, bisogni avere appreso ed esercitato il mestiere del calzolaio”, ma: “Solo pel filosofare non sarebbero richiesti né studio, né apprendimento, né fatica.”2
Così, spesso pensa di capire la filosofia perfino chi possegga il “fondamento di un'ordinaria cultura” e soprattutto chi si affida a dei “sentimenti religiosi”3, peraltro genericamente intesi. Tutto questo spiega perché tante persone dimostrino tanta sicurezza in fatto di filosofia, laddove un certo Socrate (che come è noto asseriva di non sapere) doveva capirne pochino...
Ma il vero problema nasce quando la discussione filosofica avviene con chi della disciplina ha una conoscenza ma cerca il cavillo o come si dice popolarmente, va a cercare il pelo nell'uovo. Infatti, poiché in filosofia direi qualsiasi argomentazione, idea o teoria conterrà sempre qualcosa di non totalmente esatto (i filosofi non sono divini), questo permetterà al cavillatore di scovare senz'altro qualcosa a cui aggrapparsi per “dimostrare” che la tesi altrui è errata.
Così questo simpatico personaggio, olimpicamente indifferente al senso complessivo del pensiero da lui criticato, senso che peraltro gli è chiaro, bollerà indifferentemente l'altrui pensiero di astrattezza o all'opposto, di ovvietà. Di sentimentalismo o di cinismo. Di ignoranza o di esibizionismo culturale. Di illogicità o di pedanteria...
L'accusa, condotta sul filo di una polemica in apparenza bonaria ma in realtà parecchio astiosa, attribuirà all'avversario e/o alle sue tesi colpe e difetti d'ogni tipo.
Del resto, per chi abbia una purchessia preparazione filosofica e soprattutto una certa attitudine al cavillo, un'operazione come quella risulta facile: gli basterà fondare le sue critiche sul “buon senso” che porta l'uomo della strada a diffidare di qualsiasi cosa si allontani di un cm dal suo naso e dal ritenere “illogico” l'uso di alcuni termini. Crederà così d'aver ridotto la filosofia ad una sorta di delirio che non reggerebbe il confronto col più scalcinato dei telequiz: nei quali, almeno: “A è a e b è b, diamine!”
L'esasperato culto quindi della logica formale, quella che è stata codificata da Aristotele (e che si fonda sul principio di non contraddizione) viene utilizzato come un killer per assassinare qualsiasi tesi non rientri in un quadro evidentemente già dato, precostituito. Un po' come se uno dicesse: “Va' dove vuoi, ma non uscire da questa stanza.”
A fine '600 commise questo errore perfino il filosofo tedesco Leibniz, che attribuì alla personalità ed al pensiero di Abelardo un'irrazionale ed irritante inclinazione a contraddire comunque il prossimo. “Perché in fondo, non si trattava che di una logomachia: egli alterava l'uso dei termini.”4
Letteralmente, logomachia significa “battaglia di parole.” Per Leibniz uno dei filosofi più importanti del Medioevo era solo un noioso parolaio.
Eppure, già Cicerone aveva chiarito quel che ribadirà Abelardo nel XII secolo: “Soprattutto ci ostruisce il cammino verso la comprensione l'insolita forma dell'espressione e il più delle volte il diverso significato delle medesime parole, per il fatto che lo stesso termine in alcuni casi è utilizzato in un significato, in altri in un altro.”5
Nessuna alterazione dei termini quindi ma semmai un loro ragionato e ragionevole (perciò prudente ed onesto) utilizzo.
Di un problema simile si occuperà nel '900 anche Gramsci quando osserverà che: “Tutto il linguaggio è diventato una metafora e la storia della semantica è anche un aspetto della storia della cultura: il linguaggio è una cosa vivente e nello stesso tempo un museo di fossili della vita passata.  Quando io adopero la parola "disastro" nessuno può imputarmi di credenze astrologiche, o quando dico “per Bacco” nessuno può credere che io sia una adoratore delle divinità pagane, tuttavia quelle espressioni sono una prova che la civiltà moderna è anche uno sviluppo del paganesimo e dell'astrologia.”6
Ma ripeto, chi insista sulla sola logica formale finisce per sembrare più realista del re, poiché né l'ambiente di studi studi aristotelico (il Liceo) né lo stesso Aristotele diedero appunto alla logica particolare importanza.7
Che dire? Purtroppo saranno sempre all'erta quelli che esamineranno con comica anzi ridicola severità (ben lontani quindi dalla latina gravitas) le tesi altrui. Abelardo chiamò costoro “pseudodialettici” cioè falsi dialettici: si riferiva a quei “professori di dialettica” che presumevano di poter spingere il proprio pensiero oltre quello di chiunque altro.8
Ma in questo, essi finivano paradossalmente per assolutizzare la loro filosofia: il paradosso consiste nel fatto che l'autentica dialettica, la vera filosofia deve criticare anche sé stessa e se non fa questo, della vera dialettica ha solo la maschera.
La vera dialettica deve invece trovare alimento anche nei propri errori, vale a dire correggendoli in modo da far progredire realmente il proprio discorso... e forse, contribuendo in questo al miglioramento anche alle riflessioni altrui. Una filosofia così intesa si presenta quindi come un sistema animato da una permanente, continua volontà di automiglioramento.
Bene,con questa 16/a parte chiudo con l'esame dell'eccesso di critica, esame che spero d'aver concluso in modo soddisfacente.
Buoni mondiali!

Note

* Ho pubblicato su questo blog le precedenti parti di questo post rispettivamente: la 1/a il 25 /03/2008; la 2/a il 4/4/2008; la 3/a il 17/6/2010; la 4/a l’11/10/2011, la 5/a il 27/11/2011;
La 6/a il 15/11/2012; la 7/a l'8/12/2012.
Il riepilogo di questo post (sino alla 7/a parte) è stato pubblicato il 21/02/2013.
Ho pubblicato l'8/a parte il 20/03/2013 e la 9/a il 14/09/2013; la 10/a il 5/10/2013, l'11/a il 30/10/2013, la 12/a il 16/11/213.
Il riepilogo di questo post (dall'8/a all'11/a parte) è stato pubblicato il 13/12/2013.
La 13/a parte è stata pubblicata il 19/01/2014 e la 14/a l'8/02/2014.
La 15/a è stata pubblicata l'8/03/2104.


1 Platone, La repubblica, Fabbri Editori/Bur, Milano, 2000, vol. II, p.276. Il corsivo è mio.
2 G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Laterza, Roma-Bari, 1980, Vol. I, §5, p.8.
3 G. W. F. Hegel, Enciclopedia, op. cit.,p.8.
4 Pietro Abelardo, Teologia del sommo bene, a cura di Marco Rossini, Rusconi, Milano, 1996, p.45.
5 M. Rossini, Introduzione a P. Abelardo, Teologia del sommo bene, op. cit., p.23. La citazione è tratta dal Prologo alla più nota e controversa opera di Abelardo, il Sic et non (Sì e no).
6 Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Edizione critica dell'Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 2007, p.438.
7 Eric Weil, Filosofia e politica, Vallecchi Editore, Firenze, 1965, pp.51-52.

8 P. Abelardo, Teologia del sommo bene, op. cit., p.100.

7 commenti:

  1. Preferirei iniziare da qualche commento "dotto" fatto in precedenza, infatti nel mondo dei blog vi si trovano tanti parolieri ed esperti di dialettica e di Arti vari, sopratutto l'Arte del Pensiero. Mi sento "gnurant" in materia filosofica, pur leggendo quanto mi è di possibile e pur cercando di comprenderla e di riflettere.
    Credo di capire da questo interessante post che la Filosofia dovrebbe fungere ad accrescere le potenzialità mentali e dello spirito, a correggerci in una forma di autoanalisi e sopratutto di ascolto, con spirito critico costruttivo quando invece tendiamo a demolire tesi, studi e risultati conoscitivi solo per una nostra mania di grandezza che dovrebbe portarci ad emergere a sentirci superiori, adulati, apprezzati magari con l'ostentazioni di interessi vani o beni materiali ancora più inutili.
    Ah l'uomo!! Quanta strada ha percorso nei secoli, quante invenzioni, quanta conoscenza e più ne percorre più si accorge di quanto sia immenso il mondo del conoscere, quanto sia piccolo ed immenso l'universo, quanto sia affascinante continuare a cercare osservando possibilmente il cielo.

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  2. "Mi è venuto a noia questo filosofeggiare, questo frantumare tutto, questa negazione e questa ricerca non della verità – questo sarebbe positivo – ma di cose che non siano ancora state dette, di qualcosa di nuovo, di sorprendente, di insolito: è deprimente. ... Quando le persone hanno una sofferenza nel cuore cercano per sé la verità e ciò è sempre positivo e degno di rispetto; ma farlo con lo scopo di stupire gli altri...
    (Sof'ja Tolstaja - moglie di Lev Tolstoij - 29 luglio 1897)

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  3. Ciao, Alessandra!
    Hai colto davvero nel segno, perché l'essenza della filosofia quale può essere, se non (fermo restando l'impegno per la verità) lo spirito costruttivo?
    Spesso il mondo sembra dominato dal caos, dal dolore, dalla mancanza di senso, dalla solitudine...
    Ed il compito della filosofia è proprio questo: trovare delle risposte, magari risposte che non ci conforteranno sempre ma che comunque, ci aiuteranno ad andare avanti.
    Invece, demolire il pensiero e la persona altrui serve solo ad aggiungere altro caos, solitudine etc etc.
    Molto bella, da questo punto di vista, la citazione da Sofia Tolstaja... andrebbe scolpita sui muri di tutte le facoltà di filosofia!

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  4. Se la filosofia aiuta a trovare delle risposte,mi ci dedicherò con un po di impegno:non sono sicura di riuscirci,ma almeno so che posso pormi delle domande ,e sperare di capire le risposte,continuando a vivere.
    Io ci provo,Riccardo,ma forse sbaglio approccio,o forse mi sono creata una filosofia tutta mia,personale,e rinuncio a capire il resto.

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  5. rif. chicchina
    Secondo me non sbagli approccio.
    Infatti, come scriveva Gramsci, ognuno di noi è a suo modo filosofo/a.
    Ogni essere umano, nel momento in cui sviluppa una sua "visione del mondo", si confronta coi valori e con le idee degli altri e cerca di affermare i suoi valori e le sue idee; magari, cerca anche di trovare un collegamento tra ciò che pensa lui e ciò che pensano gli altri.
    Del resto, lo spirito filosofico esiste davvero in tutti noi, se Aristotele affermava che la filosofia nasce originariamente dallo "stupore" e dagli interrogativi che l'uomo si poneva di fronte allo spettacolo della natura.
    Ed ai tempi dei primi uomini (ma penso che questo discorso valga anche per noi) non esistevano facoltà di filosofia! Eppure...
    Buona giornata a te.

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  6. Ciao Riccardo, mi sono permesso, senza chiederti autorizzazione, di pubblicare il tuo commento a mo' di post,
    grazie ancora.

    Zac

    http://zacforever.wordpress.com/2014/06/18/riccardo-uccheddu-un-compagno/

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  7. rif. zac
    Molto bene, Zac, per me è un vero piacere....
    Perciò, grazie a te!
    Ovviamente, per me è importante oltre che il lato artistico, anche quello politico-sociale. Ma penso che questo si sia capito, no?
    Salutone.

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