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sabato 5 novembre 2011

Un punto di vista forse inedito su Bukowski


Quando si parla di Bukowski, istintivamente molti pensano a lui come ad uno scrittore che scriveva solo d’alcol e di sesso.
Ora, i suoi temi erano in prevalenza quelli, ma secondo me rientravano in una dimensione più ampia: quella del suo dolore, che in un artista assumono una rilevanza (data la natura piuttosto passionale di quel tipo umano) davvero particolare.
In tutte le sue opere Bukowski ha sempre manifestato un fastidio quasi fisico per il noioso, insopportabile “giochetto di iniziati che si dicono paroline fra loro”1: il giochetto cioè di chi scrive cose magari anche molto curate sul piano stilistico, ma che spesso è solo una sorta di codice tra e per eruditi.
Qualcosa insomma di molto lontano dalla vita reale e dalla sofferenza di cui essa è piena. Lui invece dichiara: “Nessuno è mai venuto fuori a dire: “Cristo, (sic) sto male da crepare.”2
Quindi Bacco e Venere, di cui egli parla in parecchi libri (ma non in tutti) non sono da intendersi come una celebrazione vitalistica, divertimento folle ecc. ma al contrario come la denuncia di un profondo disagio esistenziale.
Infatti, raramente nelle opere di Bukowski troviamo autentica gioia o soddisfazione…. perché: “Esser vivi era già una vittoria.”3 Insomma, spesso quella vita è pura, semplice sopravvivenza.
Comunque rimando chi voglia approfondire la dimensione culturale del Nostro, più complessa di quanto non sembri, alla “mappa” fornita da David Stephen Calonne.4
Ora, non intendo certo beatificare Bukowski, che avrebbe trovato la cosa insopportabile.
Tuttavia ricordo che come dice in modo abbastanza plausibile l’editore neozelandese Trevor Reeves, in Bukowski si trovava un “elemento religioso.”5 Religioso non nel senso dell’appartenenza ad una religione ma in senso più ampio, filosofico ed insieme pratico cioè come pratica di virtù morali di “compassione ed onestà.”6
Del resto, Christy ricorda un episodio in cui il protagonista (l’alter-ego di B. Henry Chinaski) di un suo romanzo entra in un bar, una banda di motociclisti in probabile stile Hell’s Angels lo riconosce e benché in modo piuttosto grossolano gli tributa una sorta di acclamazione.
Bene, Bukowski scrive che gli: “Venne voglia di prenderli fra le braccia, di consolarli e di abbracciarli come un qualche Dostoevskij, ma sapevo che non avrebbe portato a niente, salvo al ridicolo e all’umiliazione, per me e per loro. Chissà come, il mondo si era allontanato troppo e mai più sarebbe stato così facile essere spontaneamente gentili. Era una cosa per cui avremmo dovuto sgobbare di nuovo tutti quanti.”7
Al riguardo, Christy osserva (certo esagerando) che: “Bukowski è più importante di Hemingway”; ma certo Christy ha ragione di dire che: “Hemingway, sconfitto dalla fama, col suo mito della virilità, non avrebbe avuto il fegato di scrivere una cose del genere.”8
Sul piano morale ed indirettamente anche su quello letterario, se cioè non vogliamo considerare la letteratura solo come uno sterile esercizio di stile ma come un fenomeno più complesso, Bukowski fu davvero più coraggioso di Hemingway.
Egli infatti scrisse: “La tragedia è la situazione americana nella quale bisogna essere sempre vincenti. Nessuna alternativa è accettabile. E quando il vincitore cade non salva nulla.”9
Ecco perché, come nel caso di Ernest Hemingway, che secondo B. viveva “considerando la vittoria come unica possibilità”10 si può arrivare anche al suicidio. Perché chi punti solo alla vittoria non può accettare la vita per quello che è…e finisce per stroncarla, per stroncarsi.
Ma come dice il Nostro: “No, Ernest si sbagliava: l’Uomo è fatto per la sconfitta. L’Uomo può essere distrutto e sconfitto. Finché l’Uomo si accontenterà del piolo più alto e non prevederà di precipitare, l’Uomo sarà sconfitto, distrutto e sconfitto e sconfitto e distrutto. Solo quando l’Uomo imparerà a salvare ciò che potrà allora sarà sconfitto meno e distrutto meno.”11
Il sentirsi vicino agli sconfitti portò l’ormai ricco e famoso Bukowski a favorire attivamente la riscoperta di John Fante, lo scrittore italoamericano A. del grande Chiedi alla polvere, che Bukowski omaggia come maestro ed a cui con grande generosità confessò d’aver “preso in prestito” un po’ di stile.12
Nella poesia I giovani il Nostro li osserva correre in moto “a manetta lacerando la notte di rumore.”13 Sì, e nonostante l’apparente sicurezza se non arroganza, la vita dei giovani non gli sembra poi così piena di… vita.
Sono solo bande di ragazzi che si incontrano o forse si scontrano, ma il divertimento e la spensieratezza sono lontanissimi.
Penso che qui B. riprenda quanto aveva già detto in Hollywood ( si trattava anche lì di motociclisti): “Di nuovo notai i loro giacconi di pelle e la vacuità dei loro volti e la sensazione che in nessuno di loro c’era molta gioia o molta audacia.”14 La vacuità, ciò quindi che riguarda il vuoto, un vuoto quotidiano ed interiore che resiste a qualsiasi atteggiamento da “duri”, sembra caratterizzare anche i giovani.
Ma Bukowski non indossa i panni del moralista o del predicatore: capisce anzi la loro sensazione di solitudine, noia ed impotenza se dice:
mi vien voglia
di andar lì e dire: “dai, troviamo qualcosa da fare...”15
Ma è consapevole di come la mancanza di conoscenza e di coraggio sua e dei giovani vanificherebbe questo slancio. Così aggiunge:
Anch’io ho sbattuto il mio entusiasmo contro un muro,
lo prendevo a pugni fino a sanguinare e continuavo a
picchiare, ma il mondo restava com’era,
spiacevole, mostruoso, letale.”16
Quindi essere vecchi o giovani non conta: il mondo è intrinsecamente sbagliato, sorta di macchina del nulla che inghiotte o svuota tutti, negandoci qualsiasi gioia, ogni giustizia e fantasia. E certo non aiuta la mancanza di entusiasmo, quel qualcosa cioè che potrebbe aiutarci a reagire, a riempire il nulla di qualcosa che valga…
Ognuno di noi può ricordare quando da giovane non avesse granché da fare, tranne (soprattutto noi maschi) dare l’anima in partite di calcio e sassaiole. Come scordare quello starsene inerti, seduti su uno scalino ad aspettare chissà che cosa… magari infilzato dai sorrisetti di quelli che si sentivano superiori perché non si entusiasmavano mai davvero né si facevano uno straccio di domanda
Un po’ come la situazione cantata da Neil Young in Trashers, quando parla dei suoi amici (Ugo Polli http://totanisognanti.blogspot.com/2011/07/thrasher-di-neil-young.htmlhttp://totanisognanti.blogspot.com/2011/07/thrasher-di-neil-young.html ipotizza che egli alluda a Crosby, Stills e Nash) che
sui marciapiedi
e nelle stazioni
aspettavano, aspettavano
ma non c’era niente che cercassero o di cui avessero realmente bisogno.
Ora, i giovani di cui parla Bukowski sono “fottuti, castrati, spogliati senza speranza.”17 Ma:
Il passaggio della fiaccola nei secoli,
e adesso ce l’hanno in mano loro.”18
Eppure c’è sempre quel: “dai, troviamo qualcosa da fare .” Insomma, forse la partita della vita non è chiusa.
I poeti e gli scrittori possono solo scrivere con tutto il loro cuore e con tutta la loro intelligenza, sperando che versi, racconti, poesie, romanzi e saggi siano raccolti da chi arriva dopo di loro… anche in sella ad una moto, perché no?
L’importante è che sia raccolto il senso della loro arte senza che si badi troppo agli elementi più “spettacolari” come l’alcol ed il sesso.
E certo, chi non è moralista capisce che gli esseri umani necessitano anche di Bacco e Venere ma alla fine, forse il solo modo di mettere nel sacco la Morte è come dice Bukowski proprio l’arte, soprattutto quella della parola perché:
il lampo abbagliante della
parola
batte la vita in vita,
e la morte arriva troppo tardi
per vincere davvero
contro
di te.”19

Note

1) Fernanda Pivano, Introduzione a Charles Bukowski, Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle, Sugarco, Milano, 1982, p.53.
2) F. Pivano, Introduzione, op. cit., p.53.
3) C. Bukowski, Donne, Sugarco, Milano, 1980, p.150.
4) D.S. Calonne, Introduzione a C. Bukowski, Azzeccare i cavalli vincenti, Feltrinelli, Milano, 2008, pp. 7-19. Utili anche le osservazioni della Pivano, che ricorda l’ammirazione di Bukowski per il Decamerone di Boccaccio ed il suo interesse per “la musica classica e le letture raffinate”; cfr. F. Pivano, Introduzione, op. cit., pp. 19 e 44.
5) Jim Christy, La sconcia vita di Charles Bukowski, Feltrinelli, Milano, 1998, p.47.
6) J. Christy, La sconcia vita di Charles Bukowski, op. cit., p.47.
7) C. Bukowski, Hollywood, Hollywood, Feltrinelli, Milano, 1992, p.44.
8) J. Christy, op. cit., pp.89.
9) C. Bukowski, Azzeccare i cavalli vincenti, op. cit., p.74.
10) C. Bukowski, Azzeccare, op. cit., 74.
11) C. Bukowski, Azzeccare, op. cit., p.74. I corsivi sono dell’A.
12) C. Bukowski, Azzeccare, op. cit., p.233. Nel racconto Incontro il maestro, contenuto nel cit. Azzeccare egli ricorda il suo incontro con Fante (nel racconto Bante) ormai con le gambe amputate causa diabete, prossimo alla morte ed abbandonato da tutti. Per i debiti stilistici contratti da B. verso Fante cfr. almeno F. Pivano, op. cit., p.40 e C. Bukowski, Prefazione a J. Fante, Chiedi alla polvere, Sugarco, Milano,1983, pp.7-10. Fante è nominato anche in C. Bukowski, Donne, op. cit., p.208.
13) C. Bukowski, The young, in Id., Il grande. Poesie II, Feltrinelli, Milano, 2002, p.33.
14) C. Bukowski, Hollywood, Hollywood, op. cit., p.44. Corsivo dell’A.
15) C. Bukowski, The young, op. cit., p.33.
16) C. Bukowski, op. cit., p.33.
17) Ibid., p.33.
18) Ibid., p.35.
19) C. Bukowski, Puntare sulla musa, in Id., Le ragazze che seguivamo, Guanda, Parma, 1996, p.83.

42 commenti:

  1. Mi hai letteralmente spiazzata. Un post troppo interessante, veramente ben esposto. Lo sai, adoro Bucowski soprattutto come poeta, mi ci sono a volte perfino rispecchiata per quella indolenza, sfacciatagine e modo di esprimersi piuttosto esplicito, soprattutto quando in età adolescenziale, le mie poesie erano un inno al cinismo, al qualunquismo, e al mal di vivere e sparavano a zero contro la società ben pensante. Ma i suoi racconti sono delle vere e proprie storie di ordinarie follia, tra ubriacature e pu...dove non vi sono parole d'amore ma esclamazioni piuttosto toste a volte rasentano il 'porco', così come lo additava una mia compagna di classe, ogni volta che qualche amico sorrideva e commentava i suoi scritti...ma dietro a contesti piuttosto fatiscenti e discorsi sarcastici, c'erano aforismi che a noi giovani davano da riffletere. Io ho fatto mia una sua frase che é questa: "La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata". Ancora oggi, mi sento una nessuno, e credo che sia la cosa più sensata, che seguire ambizioni troppo pretenziose.
    Alla prossima Riccardo
    un caro saluto

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  2. Leggo tutto di e su Buk, mi mancava quello di D.S. Calonne,che mi devo procurare. Hem superato da Buk... l'allievo che supera il maestro? mmmh, interessante, e, alla fin fine, non lontano dal vero. Le classifiche sono sempre difficili, ma, se devo dire la verità, non mi annoio mai a leggere Bukowski, mentre Hem qualche volta sì (però lui ha scritto un capolavoro come "Addio alle armi") ... vabbè, potrei andare avanti all'infinito, troppi "miei" hai citato con questo posto ... anche John Fante e Neil Young, chiapperi.

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  3. Caro e carissimo Ricca' Riccardos Riccardu :-)..ti ho appena letto, come al solito lettura su lettura il mio stato d'animo "pasolino" cresce di affetto e stima verso te e ti dico perchè:
    1 prima cosa è quella della gioia ogni volta nel ritrovarti nell'esposizione dei tuoi pensieri..è un ritrovare molto molto personale e collettivo poichè non è visione "cattolica" o di alcuna professione religiosa di gabbia al viaggio nella propria e altrui vita, mettere al centro del discorso che tutti ma proprio tutti ci riguarda che è IL DOLORE. Ovviamente non quello venduto schizofrenicamente dalle rèclame delle varie propagande catodiche e non , ma quello che in sè è la malattia del vivere fra le gabbie che l'uomo costruisce se va bene facendo male solo a se stesso e, visto IL POTERE nei secoli dei secoli di ogni ipocrisia e violenza per governare gli uomini facendo male a moltitudini fatte però di ogni singola storia /biografia che poi compone quella piu collettiva , di questo o quel pezzo di mondo e l'intero globo. Solo sapendo il maggior giro possibile di questo dolore, si può trovare " l'altro" simile nel dolore e quindi la gioia del comprendersi per il rpofondo disagio e orrore che "deve" fare la malattia del vivere se mascherata da mille ipocrisie e inconsapevolezze oppure da illusioni che riducono di vedere la radice del male ,organizzato o spontaneo

    2 è bello rileggerti in una domenica mattina di tipico novembre grigio e piovoso

    3 è ancor piu bello , però per me per nulla inedito con questa visione del nostro Bukowski. In parte le ragioni sono gia nel punto1 , in altra parte sono nel fatto di averlo ritenuto sempre un " rivoluzionario" al pari di Pasolini e di ogni "cuore" scomodo al POTERE....la sua visione sul SACRO e sull' EST-ETICA è di un nitido da far paura a chi di dx sx sotto o sopra ha bisogno del sistema paura piu becero e riduce ad apparenza cio da cui infatti sei partito del luogo comune di aver confinato anche questo CUORE in droga o alcol. E' il suo potere di denuncia del "mostro"- creato per organizzare in modo criminale la vita delle persone- che ha dato luogo come sempre a false letture , come capita a ogni vita che non vuole avere nulla a che fare con i meccanismi di potere ( di qualsiasi tipo compreso quello intellettuale piu spesso usato contro l'uomo e non per l'uomo).

    ti/vi abbraccio fortemente lasciandovi quanto segue.
    ro

    http://www.ritornoalmondonuovo.com/search/label/Bukowski%20Charles

    in particolare:NATI IN TUTTO QUESTO
    http://www.youtube.com/watch?v=ed1-Pjdypd4&feature=player_embedded

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  4. Post estremamente interessante e riflessivo. Senza dubbio hai portato scompiglio nella mente di chi ti segue Riccardo. Ci sono dissonanze che possiamo accettare ed altre meno, ma alla fine della favola, trovo il tutto molto attuale. Ieri come oggi , la vita è fatta di corsi e ricorsi, e l'insofferenza giovanile, è sempre esistita. Si cerca di colmare con qualche palliativo, come si cerca ancor oggi di fare , ma i risultati sono alquanto scadenti. Si aspetta certo, ma fino a quando, fino a quando la parola avrà ragione dell'essere? Non basta più e personalmente , mi sento ormai tagliata fuori da queste battaglie giornaliere. Ma esisteranno sempre esseri umani che cercheranno di essere utopisticamente felici, su di una moto, o sulle sponde di un fiume , bevendo o fumando chissà... Non è questo l'unico baratro! Non cerchiamo di vedere il fondo, cerchiamo solo di mantenerci a galla, nella maniera meno faticosa possibile! Con stima e simpatia, un abbraccio, blood brothers! Nella

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  5. rif. Lilly
    Ciao Lilly.
    In effetti, la frase che citi è estremamente significativa e per così dire, sintetizza il “credo” del Nostro…
    Bukowski, insomma, non si dava delle arie e spesso, molto spesso non si prendeva nemmeno sul serio.
    Penso che questa sia o almeno debba essere una lezione per noi tutti… che spesso siamo un po’ troppo seri, rigidi ed anche (alla fine) noiosi.
    Come poi tu hai ben capito, la sua inclinazione all’osceno non nasceva mai da compiacimento o da sterile voglia di scandalizzare bensì da quella di buttar fuori tutto il veleno che spesso la vita ci dà… ed anche quello che a volte diamo agli altri!
    Alla prossima e buona domenica!

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  6. Il bello di Bukowsky è stato proprio il decantare l'ordinarietà, l'essere semplici, senza atteggiarsi a opere più nobili o più importanti

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  7. rif. Alligatore
    Ehilà, Al!
    Che dire?
    Francamente, come ho scritto penso che dal punto di vista strettamente letterario Hemingway sia stato uno scrittore superiore a Bukowski.
    Ma considero B. più importante da un punto di vista meta-letterario… cioè come persona che oltre a scrivere bene (e con un talento ESPRESSIONISTA non da poco) non poneva una barriera tra sé e la gente comune.
    Sul piano dei dialoghi, non si può tuttavia negare che lo stile di Hemingway sia tuttora notevolissimo. Di lui mi è piaciuto molto anche “Di là dal fiume e dagli alberi”, anche se so che non è considerato uno dei suoi capolavori.
    A presto!

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  8. Ric, in questo post tocchi molti argomenti veri che vanno dal senso della vita, inteso come le bostre ambizioni, idee e perchè no, anche miti da seguire, fino alla morale, all'ambiguità che si cela nelle parole espresse proprio nell'arte o meglio da alcuni scrittori.
    E i giovani, poi, ai quali non abbiamo passato "un testimone" da condurre verso una fiaccola da tener ancora accesa, ma abbiam dato loro in mano solo l'attesa, quella nostra, descritta seduta su un marciapiede, dentre un brano di Neil Young (che forse neanche conoscono), nell'attesa che passi il metrò.
    Condivido appieno la tua filosofica recensione su Bukowski ed il "paragone" con l'altro grande di Hemingway.
    Dietro ogni estensione di alcool e sesso c'è sempre amarezza e dietro ogni grande enfasi di vita c'è sempre un desiderio mai realizzato, che riguarda il sesso, la cosa più naturale per l'uomo!
    Grande Ric sei sempre il Prof preferito!
    Un bacio tra una corsa in moto verso l'indefinito e una sassaiola con le fionde fatte dai rami ormai in terra di alberi che un giorno hanno visto il cielo molto più vicino di come ora lo vediamo noi!
    Elisena

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  9. rif. In soffitta
    Carissima Ro, davvero bello rileggere te in questa giornata che è grigia anche qua… purtroppo!
    Sottoscrivo in toto quanto da te scritto (e “stato d’animo pasolino” è bellissimo, chapeau!).
    Il discorso sul dolore, che ovviamente dipende oltre che da questioni individuali anche da dinamiche economico-sociali, è quello che l’arte cerca sempre d’affrontare e possibilmente, di fronteggiare.
    Con quali risultati? Non si sa.
    Ma a volte ecco un Autore come Bukowski che non si nasconde… anche a costo di farsi trasformare nel solito cliché dello scrittore “maledetto.”
    Eppure lui ha corso quel rischio e ha trovato persone che come te e poche altre, hanno capito che Bacco e Venere sono spesso spie di un disagio molto più profondo.
    E’ un po’ (forse qui vado fuori tema) come quando seguivo le lezioni di estetica su Walter Benjamin, all’università…
    Benjamin era presentato come un pensatore certo importante, ma non si parlava mai della sua carica profetico-rivoluzionaria.
    Quando poi lessi, molti anni dopo le “Tesi di filosofia della storia” e seppi dell’alleanza che auspicava tra teologia e materialismo storico (quest’ultimo era LO STESSO termine che usò Gramsci per “marxismo”!) be’, allora mi si accesero tante luci… luci che illuminato tuttora la mia strada.
    Tornando a Bukowski, sono felice di leggere che per te il mio punto di vista non è “inedito”; felice perché intendo la cultura come un percorso da fare IN COMUNE, quindi come una ricerca che può condurre persone che abbiano certe affinità e sensibilità a scoperte simili.
    O a volte anche contrastanti, ma in vista di obiettivi abbastanza vicini.
    Il problema del dolore, secondo me, è che o condanna le persone al fatalismo (“non c’è niente da fare, soffrire è il mio destino”); o le chiude in uno sterile rancore (“sono tutti quanti degli ipocriti e dei delinquenti, non sanno quanto valgo!).
    Se poi il dolore è alimentato da chi ha interesse a tener divisi gli uomini e le donne, be’, allora la frittata è fatta…
    Ti abbraccio forte anch’io, grazie per i links ed a presto, magari sul tuo blog!

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  10. rif. anella
    Ciao Anè, tutto bene?
    Un saluto anche a te…

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  11. rif. Nella
    Ciao, Nella!
    Scompiglio… umh, non saprei, ma forse sì.
    Perché ho cercato di presentare un Bukowski che benché non moralista, aveva comunque una sua dimensione morale.
    Un po’ come potrebbe averla, per esempio, Tom Waits… il musicista secondo me a lui più affine.
    Stare a galla è la cosa più difficile, tante volte, ma… l’arte aiuta.
    Pensiamo (come sappiamo) agli “eroi a pezzi che ingorgano l’autostrada” in “Born to run” di zio Bruce!
    Certo, prima o poi il disagio dovrà essere rotto da qualcosa di più della parola… speriamo!
    Con la stessa stima e simpatia, ti abbraccio anch’io, blood sister!
    P.s.: un abbraccio particolare alla forte ed orgogliosa Liguria che sta soffrendo tanto sotto i colpi del maltempo!!!

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  12. rif. Charlie68g
    Ciao Charlie, bentornato!
    Sì, sono d'accordo con te ed alla grande...
    La sua semplicità è stata una dote straordinaria... e questo, anche mentre il Nostro scriveva cose che molto probabilmente, rimarranno nella storia della letteratura... anche quando molte mode saranno ormai finite.
    A presto!

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  13. rif. Joe Black
    Ciao Eli!
    E’ vero, Elisè, forse (se ti interpreto bene) ai giovani non abbiamo passato un testimone…
    Ci abbiamo provato, forse continuiamo a provarci… ma i risultati non sono certo granché.
    Alla fine, in un certo senso su quel marciapiede ci siamo anche noi. Ancora noi.
    Forse da lì non ci siamo mai mossi, o lo abbiamo fatto con una certa fatica.
    Mi piace il fatto che tu condivida il mio sproloquietto filosofico su Bukowski; il tipo pensava anche ad altro, oltre che a Bacco ed a Venere…
    L’amarezza, poi, l’ha saputa dipingere come pochi!
    La tua “chiusa” è grande: davvero quegli alberi hanno visto un cielo più vicino di come lo abbiamo visto noi. Gli assalti al cielo, comunque, non devono finire. Giusto?
    Abbraccione y besos!

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  14. Hai messo a fuoco l'anima di Buk.
    Io adoro l'attaccamento alla sofferenza della sua infanzia, la proietta nel futuro degli altri personaggi usandola come una sorta di incantesimo, un trucco che gli ha permesso di entrare a fondo nella melanconia dell'essere umano.

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  15. ... ok... io parlo di argomenti "aulici e profondi" come scarpe vengo qui e... Bukowski?!??! O_o E hai pure scritto cose giustissime... eh beh ma allora lo fai appostaaaa! Allora vuooiiiii proprioooo schiacciarmi in grandezza! :D

    Ti ho già chiesto se hai l'account Anobii?! sai com'è parlando di libri!

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  16. rif. La Mente Persa
    Be', ci ho provato...
    Quanto alla sofferenza come dici della sua infanzia, Bukowski è stato grande anche in "Panino al prosciutto."
    Le "sedute" in cui gli curavano (?!) la pelle col trapano dovevano essere un'autentica tortura...
    A presto!

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  17. rif. dailygodot
    Ah, daily, si fa quel che si può... o no?
    (Rima involontaria).
    Di grande, purtroppo, c'è solo la mia pancia!
    Anobi... umh, mi hanno spiegato come entrarci, ma non è che abbia capito granchè.
    Salutone!

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  18. Se hai bisogno di aiuto su Anobii hai la mia mail domanda e ti sarà risposto!!! :D Io ci sono entrata in estate ed è uno spasso... letteratura a GoGo!

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  19. Carissimo Ricca' :-))) che pazienza che hai avuto a leggermi sia qui da te, che nel zibaldonante del mio diario ! mmamma mia che tortura che ti sei inferto , però sai che gioia ritrovarci fra anime sensibile alle foglie che fra i cavalli e le bottiglie amava per primo anche Buk nostro?
    :-))


    questa èla prima cosa senza grigi e di tutti i colori di Grazie :)

    seconda cosa, ma piu importante, è quellarelativa al tuo cristallino "saper" essere/pensare Gramsci in ogni suo strumento di lettura della realtà. Mi ha fatto tanto piacere come ogni volta ritrovarti con questo tuo sapere.

    grazie di tutto davvero, anche del tuo modo di sapere del dolore in amore e della gioia, del prendersi sul serio ma anche no, insomma della tua sensibilità "filosofica"

    controabbraccio a te ,e nel pensiero fino a tutti i tuoi cari e all'isola piu bella del mondo in cui non per niente infatti sei come Lei e tutta la sua storia e i suoi uomini ..e un abbraccio addirittura fino a quei cari poeti come Buk, e a tutte le tue/i tuoi lettrici


    ro

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  20. rif. dailygodot
    Allora appena avrò un minuto passerò ad angosciarti.
    Garantito!

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  21. rif. In soffitta
    Carissima Ro, quale pazienza o tortura?
    Direi anzi piacere ed in un certo senso anche "consolazione" nel constatare che nel pensare certe cose, non sono un alieno o un don Chisciotte!
    Aggiungo che abbiamo ancora un gran bisogno del pensiero inquieto e critico di Gramsci... e di alcuni (magari non tantissimi) altri.
    L'importante è mantenere gli occhi ben aperti sul futuro senza mai dimenticare il passato... come tu fai con GRANDE coraggio ed intelligenza.
    Dall'Inferno, quel cioè che spesso sembra questo mondo si può fuggire; l'importante è farlo tutti INSIEME, altrimenti la Storia non ha senso.
    Ri-controabbraccio e magari non c'entra niente, ma sai che questi giorni ho riscoperto Stefano Rosso?

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  22. Tania era ndata via.
    A dire il vero se ne erano andati in tanti : il nonno e la nonna di Giacomo;il suo complice di bevute, poesia e rock ' roll Francesco; Tommaso, il viveur di periferia; De Andrè; un certo n° di (amatissime) zie; Bukowski; zio Giovanni, il fratello del pater di Giacomo.
    ************************************************
    Capita mi hai?
    Oggi pomeriggio, finalmente....
    U/n grazie ed un caro saluto.
    Cristiana

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  23. Ricca' nostro carissimo, nostro come un "faro" dei fari più belli che sono appunto lì da voi..mi hai scritto cose in questo commento che mi fanno molta emozione e riflessione, come sai trasmettere tu ...usi la parola coraggio e intelligenza in modo così "pieno" che per quel pizzico che voglio esserne trasmetterne appartenervi, senza sapere bene come ( perchè non sono un'intellettuale) , mi fa tanto piacere tu me le abbia attribuite..è su quelle qualità emotive intellettive , anche di archè splendidi come don chisciotte ma anche ET che dici, che ho potuto riconoscere l'anima con cui scrivi il tuo pensiero...infine mi hai proprio dato una bella idea per stasera e l'angolino serutino lo dedicherò grazie a te che me lo hai ricordato al nostro "Rosso" , perchè se siamo qui in questo radio/libro macondo infinito che è anche il web, è per tenere vive tutte le musiche dei dai più "monumento" come Gramsci ma anche Rosso.
    A presto nostro caro FARO
    ro

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  24. rif. Cristiana2011
    Capita ti ho!
    Si tratta dell'incipit, dell'inizio del mio ultimo romanzo, "Il gioioso tormento"...
    Grazie per averlo acquistato, grazie davvero di cuore e mi raccomando: 1, buona lettura; 2, fammi sapere che cosa ne pensi!
    A presto e grazie ancora!

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  25. rif. In soffitta.
    Carissima Ro, "Faro" è troppo, dai!
    Sono semplicemente, come disse il nostro comune maestro A. Gramsci un uomo comune che ha le sue convinzioni e che non intende cambiarle per niente al mondo.
    E di quelle convinzioni fanno parte il senso critico, la solidarietà, la lotta contro i privilegi e contro l'ignoranza.
    Si tratta di convinzioni profonde che fanno parte anche del tuo animus...
    Che sei intellettuale nel senso più ampio: quello cioè non nozionistico ma dell'essere umano che si dimostra aperto al mondo e chiuso solo all'ingiustizia.
    Gli altri sono intellettuali per modo di dire... un modo che è in fondo inutile ed anche pericoloso, perchè non fa che perpetuare ignoranza, sfruttamento e solitudine.
    E quanto a Stefano, appena possibile correrò a leggerlo/ti; un vero piacere averti fornito "ispirazione" (anche se non ne hai bisogno)!
    Abbraccione!

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  26. Ciao Riccardo, è questo il mio primo saluto dopo la svolta. Ti ho pensato perché da parecchio la stavamo aspettando. Insieme al saluto auspico che questo nuovo governo metta le basi per un vero risanamento dell'Italia, nel senso che noi da tanti anni aspettiamo, come la giustizia sociale in primo luogo.
    Un abbraccio
    Nou

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  27. Beato te che riesci a leggere tante cose e poi ad approfondirle così bene. Son veramente belli post come questo che ci stimolano alla lettura e alla conoscenza di tanti autori. Un salutone, Fabio

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  28. rif. nounours(e)
    Ciao Nou, bentornata!
    Io sono, purtroppo, un po' pessimista....
    Temo che a) dato il consenso acritico e bipartizan di cui gode il nuovo premier e b) essendo uomo di banche e mercati (vedi Goldman & Sachs, da quello che ho letto) non penserà molto alla giustizia sociale.
    Comunque, mai perdere la speranza...
    Un abbraccio!

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  29. rif. Blogaventura
    Ciao Fabieddu!
    Beh, diciamo che la lettura e l'approfondimento sono un piacere ma in effetti, anche il mio lavoro...
    Per la serie: a marolla (per forza)!
    Ti ringrazio per la stima e guarda che come ti ho promesso, il prossimo Autore in programma (tra non molto) sarai tu...
    Salutone!

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  30. Staremo a vedere. Credo che dovrà comunque tenerne conto, visto che è l'unica chance ai problemi di questo paese (così dichiarano tutti), ormai l'hanno capita che alcune forze sociali sono fortemente indignate e arrabbiate.
    Speriamo...cos'altro fare?!
    Ciao a presto :)
    Nou

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  31. rif. nounours(e)
    In effetti, nella situazione in cui ci troviamo, sperare è una delle poche cose che possiamo fare...
    E più in generale, credo che la speranza mantenga sempre un suo valore.
    A presto!

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  32. Senza parole!
    Ho letto "Il maestro e Margherita" (giusto?) troppi anni fa e mi sono riproposta di rileggerlo, ma non s'è ancora fatto. Adesso più che mai devo leggere qualcosa di lui, ma ci vuole pazienza...
    Mi ha soddisfatto la definizione della religiosità in Bukowski:
    “... Religioso non nel senso dell’appartenenza ad una religione ma in senso più ampio, filosofico ed insieme pratico cioè come pratica di virtù morali di “compassione ed onestà”.
    Tanto e tanto e tutto mi interessa in questo grande, tranne un po' di troppo di tristezza ... o no? Secondo me un artista non deve, o meglio, può evitare di soffrire troppo, la sofferenza fa parte della vita, un artista deve saperlo e la deve trasformare in creazione... o no?
    Buona settimana!!!

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  33. Un post da leggere e rileggere il tuo, caro Riccardo.
    Condivido tutto quanto hai scritto.
    Di certo posso dire che Bukowski, al di là di quel certo moralismo ipocrita che non va oltre l'apparenza, è stato un Uomo che ha conosciuto la sofferenza e pertanto la compassione o meglio la comprensione dell'Altro gli è congeniale.
    Cosa che non sento leggendo Hemingway.
    Grazie!
    E un caro saluto,
    Lara

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  34. rif. Alicemate
    "Il maestro è Margherita" è di Bulgakov: grande, grandissimo romanzo di cui mi sono occupato in questi bloggistici paraggi.
    Arte e sofferenza sono sempre un grande problema...
    L'artista cerca di sublimare la sofferenza attraverso la creazione appunto artistica, ma spesso questo è difficile: perchè la sofferenza, prima o poi, riemerge.
    E riprende a tormentare l'artista che comunque, è un uomo.
    Ma l'arte è una delle chiavi principali, la sola forse che non sia difettosa (per un artista).
    Salutone!

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  35. rif. Lara
    Innanzitutto ben tornata, Lara!
    Sì, Bukowski ha conosciuto la sofferenza... e ne conosciuto anche molta!
    E la com-passione, il soffrire con gli altri ha dimostrato la sua grandezza anche d'uomo, oltre che d'artista.
    Hemingway aveva un po' troppo (benchè sia stato superiore come romanziere) il mito dell'uomo duro, quello che non "se la beve" ecc. Condivido senz'altro. Peccato!
    Un caro saluto anche da me ed a presto.

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  36. Post pieno di spunti per riflettere. Stranamente mi ha portata ai tempi in cui, vivendo in una zona abbastanza isolata, la sensazione di vuoto non era avvertita, nel senso che il malessere esistenziale colpiva di più i grandi agglomerati urbani. Nella campagna i giovani aspettavano, ma con la certezza che prima o poi qualcosa sarebbe arrivata. Questo dava loro spensieratezza e stavano ore insieme a chiacchierare col semplice piacere di sentirsi vicini. Non vi era distacco fra di loro e neppure con la realtà che era lì attorno e procedeva unitamente. Non c'era il bisogno di riempirla di contenuti esteriori, come più tardi, anni dopo, è stato necessario. Questa scoperta è iniziata all'inizio degli anni ottanta. Gli incontri dovevano avere uno scopo preciso, delle argomentazioni precise, esterne: altrimenti non si aveva nulla da dire! Fui molto colpita di trovarmi ospite di ragazzi della mia stessa età e non riuscire a comunicare, scambiarci pensieri sulla nostra vita e le nostre esperienze. Eppure vivevano il loro tempo di beat generation. Dopo due giorni, per fortuna, ci lasciammo. L'incomunicabilità aveva creato un freddo imbarazzo, probabilmente perché sono sempre stata refrattaria alle tendenze di costume, e certamente ero già pronta a sopportare una vita da "perdente" senza sentire l'urgenza di annegare nell'alcol o nella droga, neppure uno spinello che avrei avuto modo di provare con facilità. Eppure , da lontano, li osservo come tempi eroici, di ribellione contro l’imperialismo capitalistico e bellico. Contro la guerra fredda. Contro il malessere esistenziale.
    Ho letto “Chiedi alla polvere”, “ Poesie, questi sono i miei fiumi”, “ Post office”, “Sulla strada”,ma non sono molto in grado di commentare.
    E' un post che merita di essere letto più volte.
    Ciao Riccardo e grazie per quanto scrivi.
    Un abbraccio, Nou.

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  37. Bene... Prof ho sbagliato, vedrò di rimediare, ma mi dia un po' di tempo. :-)
    Vedrai che troverò il tempo di scoprire anche il tuo Bukowski e di ritrovare Bulgakov... chissà se Hanno qualcosa in comune (nome a parte che mi ha confuso) adesso sono strapresa tanto che la mia curiosità è tenuta strettamente prigioniera dalla stanchezza. Un carissimo saluto.

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  38. rif. Nounours(e)
    Prima di tutto grazie a te, Nou, per il fatto che apprezzi…
    In effetti hai proprio ragione: quella sensazione come di vuoto, di incomunicabilità iniziò proprio in quegli anni, gli ’80.
    Basti pensare a come il fatto di trovarsi per chiacchierare liberamente o per suonare la chitarra sia stato di fatto inghiottito dalla televisione, o dalle televisioni.
    Per non parlare dell’eccessiva importanza che presero cose presentate come “nuovi” valori: qui penso alla competitività, alla tecnica, alla velocità, al danaro (da farsi senza guardare troppo per il sottile…), al “realismo” ecc.
    Gli anni precedenti, senza per questo giustificare (quel che non faccio neanch’io, perché non era neanche il mio stile di vita) determinati eccessi, erano ancora anni in cui si sperava in un cambiamento… della società, dell’uomo… di tutto, insomma.
    Mi viene da dire che eravamo tutti un po’ più umani, rispetto ad ora; forse ingenui, chissà, ma di sicuro più autentici.
    Abbraccione!

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  39. rif. alicemate
    No, ma figurati, scusa, mica mi metto a far lezione!!!
    Non farmi sentire un vecchio bacucco…
    Comunque è possibile che Bulgakov e Bukowski abbiano, nello spirito qualcosa in comune: per esempio il senso dell’umorismo, che in entrambi è piuttosto aspro, poco incline ad una semplice o immediata comicità.
    Il Diavolo che troviamo nel “Maestro e Margherita” si sarebbe (secondo me) trovato benissimo oltre che nella Mosca degli anni ’30, anche nella Los Angeles del tempo di Bukowski... magari seduto al tavolino di un bar, con in mano un bel bicchiere di vodka ghiacciata.
    Carissimo saluto anche da me e buona scuola!

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  40. ciao! sono il nipote di "alice", quella del blog "alicemate" (so che con ogni probabilità non serviva alcuna precisazione, ma mi piace essere completo quando mi esprimo). Mi sono imbattuto per caso nel tuo blog e... sorpresa! In questo periodo sto leggendo proprio Bukowski e devo dire che il tuo articolo è davvero ben fatto e lo condivido in toto. Personalmente trovo che sia un autore in grado di dare molto, se non ci si ferma alla mera classificazione "scrittore che parla solo di sesso e temi scabrosi". Lo sto adorando.
    Grazie per l'articolo.

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  41. rif. Attilio
    Ciao Attilio, benvenuto!
    Apprezzo le precisazioni e... le persone precise; forse perchè io non lo sono per niente!
    Ovviamente concordo con te al 100%: Bukowski era un Autore dotato di una grande umanità ed aggiungo che possedeva anche un notevole senso dell'umorismo...
    Di questo, magari, parlerò un'altra volta.
    In effetti, mi piacerebbe molto, come argomento per un prossimo articoletto.
    Grazie per la visita ed un saluto alla zia!

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