I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura


martedì 9 marzo 2010

Femminicidio. L’uccisione delle donne


Il termine femminicidio è abbastanza nuovo e significa uccisione di donne. Ora, spesso si definisce l’uccisione sia dell’uomo che della donna omicidio cioè uccisione di un uomo (homo).
Ma esiste anche l’uxoricidio, l’uccisione della moglie (uxor). Che la donna possegga una dignità sul piano semantico solo in quanto moglie?
Però “femminicidio” dirige la nostra attenzione sul fatto che la femina, la donna (il latino femina significa femmina, quindi donna) è spesso vittima di violenza, talvolta mortale in quanto donna.
Nel mondo la 1/a causa di morte per le donne è l’uccisione volontaria da parte di un uomo. Ciò è meno scontato di quanto non sembri: infatti si può morire anche per un incidente, di vecchiaia, di malattia, perfino per un’aggressione subita da un’altra donna. Ma le donne muoiono soprattutto assassinate e da uomini.
Il termine femminicidio ha una ben precisa origine storico-geografica: risale alla strage di donne della città messicana di Ciudad Juarez… là, per il giornalista Michele Cinque (che cita Amnesty International più varie altre fonti http://michele5.blogspot.com/): “Sono già più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse dal 1993.”
Donne tra i 15 ed i 25 anni, che lavoravano nelle fabbriche della zona “guadagnando” 4 $$ al giorno per 10 ore di lavoro. Inoltre, come aggiunge Cinque, la città è infestata da oltre 500 gangs che spesso impongono ai nuovi aderenti (rito di ingresso o di iniziazione?) lo stupro di una ragazza. Si dirà: be’, sai, le gangs…
Eppure, secondo le statistiche fornite dal Centro di crisi di Juarez, Casa Amiga, il 70% delle donne che chiedono aiuto “sono state picchiate dai loro mariti” ed il “30% lo sono state da qualcuno che conoscevano.” Solo nel 2001 sono state presentate “4540 denunce per stupro (12 al giorno).”
Sono poi frequenti anche le “molestie sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei supervisori e dei proprietari delle maquiladoras” (sorta di fabbriche) “alle donne che rifiutano le loro avances.”
Ciò anche grazie all’impunità del governo messicano: per il governatore dello stato di Chihuahua, Barrio Terrazas, le vittime di stupro e/o di assassinio erano responsabili “perché passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti.”
E persistono protezioni e connivenze da parte di politici, polizia, militari ed imprenditori spesso collegati al narcotraffico.
Si dirà: è il Messico; invece il femminicidio è diffuso ovunque.
Per la studiosa e giurista Barbara Spinelli: “Femminicidio si ha in ogni contesto geografico, ogni volta che la donna subisce violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale, religiosa, in famiglia e fuori. Quando non viene riconosciuta come soggetto, quando le viene negato il diritto di andare contro il ruolo impostole dalla società e di autodeterminarsi” (http://femminicidio.blogspot.com/).
Perciò i vari tipi di violenza compiuti sulla donna esulano dal “semplice” quadro criminale; per la Spinelli rientrano in un più complesso quadro sociale e culturale.
Purtroppo, certe donne assorbono la mentalità dei loro persecutori. In un grande romanzo di Sonia Ognibene, ad Isabel scampata a stento alla violenza sessuale, la madre del suo quasi violentatore grida che suo figlio “non avrebbe mai potuto aggredire una ragazzina indifesa e, se anche fosse stato”, lei se l’era “cercata” (S. Ognibene, “Il segreto di Isabel”, Raffaello Editrice, p.102).
Giusto comunque denunciare le tante violenze che le donne subiscono fin da bambine (vedi infibulazione) in Paesi magari dominati da feroci islamismi, o il massiccio ricorso all’aborto in Cina quando nascono appunto delle bambine.
Ma il femminicidio esiste anche in Italia ed è in espansione: 101 donne uccise nel 2006; 107 nel 2007; 112 nel 2008; 119 nel 2009.
La strada da fare è dunque tanta… e dobbiamo farla insieme. Uomini e donne.

64 commenti:

  1. Il maschilismo esiste ovunque e non c'è alcuna barriera geografica, culturale, o di classe che possa fermarlo. E' qualcosa che pervade la nostra società da tempi immemorabili e che persiste ai più radicali cambiamenti. Lo si evince dai discorsi che fanno certe persone, dai comportamenti, dai programmi televisivi e ovviamente, molto più drammaticamente, dalle violenze che subiscono le donne ogni giorno da parte di uomini.
    L'ideologia maschilista è sfruttata dal potere, per vendere, o per fini egemonici. Tutto questo, retaggi di vecchie tradizioni, chiacchiere tra amici, televisione, opportunismi dei politici, cinismo degli speculatori, alimenta la violenza.
    Qualche tempo fa ci fu una pubblicità di Dolce e Gabbana che mostrava un donna che stava per essere stuprata da un gruppo, ci furono molte polemiche. Si alludeva, nello spot, ipocritamente, allo stupro senza rappresentarlo direttamente.

    RispondiElimina
  2. rif. Matteo
    Condivido senz'altro la tua analisi, Matteo.
    Quel che più mi preoccupa, in un quadro come questo, è la persistenza di mentalità molto violente ed arretrate.. perfino all'interno, talvolta, di società economicamente e tecnologicamente avanzate.
    Segno, questo, che senza un autentico e GLOBALE progresso civile, sociale e culturale, la barbarie è destinata a prosperare.

    RispondiElimina
  3. La cosa incredibile è che il passo avanti era stato fatto. La nostra generazione di donne tutto sommato era riuscita almeno a livello emotivo e civile ad ottenere rispetto e uguaglianza nei rapporti di coppia. Il degrado della cultura inesorabilmente iniziato col berlusconismo sta facendo tornare le cattive abitudini ed esalta l'uso mediatico femminile solo come oggetto del desiderio e merce di scambio. E come si sa, le cattive abitudini sono veloci da instaurarsi molto più di quelle buone. Io spero che le ragazze di oggi tornino a farsi sentire. Sarebbe davvero triste che fossimo state meglio noi delle nostre figlie!

    RispondiElimina
  4. Caro Riccardo, infatti il duo violenza alle, sulle donne e miseria, arretratezza è un comodo alibi per quietare le coscienze, pensando in modo ipocrita che la maggior parte di noi non ne è interessata.
    Come un buco nero in cui altri, e mai noi, dovranno guardare.
    Ed invece, come ben espresso da te, questo binomio non è affatto vero, la violenza, sia essa psicologica, economica, fisica e sociale attraversa trasversalmente tutte le fasce sociali, economiche e culturali.
    In tutte, la donna è vista come oggetto proprietà del maschio che ne possiede (vuole possederne) l'interezza dei gesti e dei pensieri.
    Concordo pienamente con Barbara (che è bravissima) e le sono grata per l'impegno profondo e costante che mette nel denunciare, tenacemente, tutte le forme di violenza perpetrate in tutti i modi e con tutti i mezzi anche quelli più subdoli, meno visibili che ancora di più si imprimono nelle coscienze e nelle mentalità.

    RispondiElimina
  5. Ciao Riccardo,cosa vogliamo dire a quella madre che difende ad oltranza il figlio colpevolizzando la ragazzina? La prima responsabile del tentativo di violenza è lei,non deveve aver fatto alcuno sforzo per insegnare al figlio cosa sia il rispetto dell'altro, forse non è stata in grado nemmeno di pretenderlo per se e non ha pietà delle altre.Le altre madri che,pur emigrate in Italia,continuano a far mutilare le bimbe,non ricordano più i loro pianti e quanto dolore hanno provato? Certi uomini sono innegabilmente bestie,ma bisogna pur dire che anche fra di noi non ci si vuole un gran bene, ed è triste. Penso che l'educazione ricevuta in famiglia sia importante, che i maschi non nascano già futuri violentatori o prevaricatori in genere,lo diventano. A casa si dice che l'albero va corretto da piccolo e penso sia vero. Se ognuno correggesse il suo alberello,chissà...ciao,buonanotte

    RispondiElimina
  6. Ma femmina, non significa femmina? Voglio dire: un insieme più vasto di quello delle donne. Le donne sono un sottoinsieme dell'insieme femmina, no? Sarebbe il caso di essere precisi: donne, è il termine esatto. Donnicidio. Dominicidio. Di cui l'uxoricidio è un sottoinsieme. Forse si vuole intendere anche l'uccisione e la violenza perpetrata sulle bambine, e allora si usa il termine femmina per questa estensione? Però ho una perplessità, e l'ho detta. Perché questo termine che richiama qualcosa di biologico e sessuale più che esistenziale? Una bambina è un essere umano come un bambino, poi è una piccola femmina della specie umana come il bambino è un piccolo maschio della specie umana. Così, una donna è un essere umano adulto della specie umana, poi è una femmina adulta. Prima e poi semantici che cambiano nell'uomo - omicidio, non maschicidio.

    E nel leggere il tuo post m'è venuto da pensare che la prima donna ad essere violentata e uccisa, la prima presenza femminile adulta da cui tutti nascemmo a da cui tutti ci nutrimmo e ci nutriamo, con cui tutti abbiamo avuto stretto intimo rapporto, e lo abbiamo e lo avremo fino alla nostra morte, è la Terra.

    RispondiElimina
  7. rif. aleph
    Pienamente d’accordo, Aleph.
    Anzi, io sposterei l’origine del degrado di cui parli addirittura più indietro nel tempo: alla mentalità cioè della “Milano da bere” che si diffuse in Italia nei primi anni ’80.
    Tutto ciò prova che anche le grandi conquiste sociali e sul piano del costume non sono mai acquisite una volta per tutte. Proprio come i diritti.
    L’evoluzione della società, così come il processo storico non è mai del tutto pacifico e lineare… anzi, forse lo è di rado. Si verificano spesso “cadute, ondeggiamenti, regressi.”
    Tutto ciò ricordava già Gramsci nello scritto del 1918(!) “La retta e i minareti” (in A. Gramsci, “Sotto la Mole”, Einaudi).
    Se insomma manca la volontà di difendere determinate conquiste, posizioni ecc. si finisce quasi “naturalmente” per perderle.
    E poi, spesso risalire la china è più difficile di prima.

    RispondiElimina
  8. rif. Silvana
    Verissimo, Silvana: esiste una trasversalità a dir poco incredibile.
    Tutti noi vediamo come il costume ed il modo di considerare la donna subiscano grandi arretramenti.
    Arretramenti che possono prescindere dal grado di cultura e di società.
    Quel che accomuna un certo modo di considerare, anzi di NON considerare la donna, è come dici bene il fatto che molti maschi abbassino la donna a “proprio” oggetto di proprietà.
    Così fanno di essa una “cosa.”
    Il discorso sembrerà troppo filosofico, se non astratto, perciò ribadisco il mio orrore per gli aspetti più rivoltanti della questione: esistono infatti uomini che magari… si limitano a rifilare alla loro donna “ogni tanto” 2 o 3 ceffoni.
    Per loro, quella “non è” violenza…

    RispondiElimina
  9. rif. L.
    La prima causa (o una delle prime) di violenza è proprio l’educazione alla violenza che alcuni maschi ricevono in famiglia.
    Probabilmente, già in famiglia certe madri (e certi padri) insegnano che esistono comportamenti censurabili, da poco di buono.”
    Perciò, molte donne se la “cercano” e non meritano comprensione.
    L’anno scorso fece scalpore (se ne parlò anche in tv) il caso di una ragazzina che subì violenza dal classico branco; branco che però fu difeso da quasi tutti gli abitanti della cittadina, con rarissime eccezioni.
    Talvolta vi sono genitori che liquidano le gesta dei loro eroi definendole “bravate”!
    Di recente, nella mia città tutto un quartiere ha difeso un uomo che a coltellate aveva ridotto in fin di vita la moglie. Motivazione? Gli rispondeva “male”; insomma, in modo troppo brusco.
    Perciò concordo con te: la famiglia è fondamentale, per la correzione dell’albero-uomo.

    RispondiElimina
  10. Oddio, qua si parla di cose serie, e sapeste quante cose so sull'argomento visto che il mio lavoro mi fa stare a contatto con molte persone. Ma ho il segreto professionale, e menomale.Tristezza infinita.

    RispondiElimina
  11. rif. rom
    Benvenuto, Rom!
    Donnicidio anzichè femminicidio? Non so, forse potrebbe andare bene anche questo termine.
    Comunque, la genesi del termine in questione risale alla sociologa sudamericana Marcela Lagarve, che come ricorda Barbara Spinelli in un'intervista a Olivia Ferilli "ha coniato questa distinzione tra "femicidio", con cui si intende l'omicidio di donne e "femminicidio", che invece è utilizzato in un'accezione più ampia e sottintende tutte quelle violenze, sia fisiche che psicologiche, rivolte contro la donna e volte al suo annientamento, inteso, appunto, sia come annientamento psichico o morale sia come annientamento fisico."
    E questo annientamento o annichilimento è riservato anche alle bambine, non sole alle donne adulte.
    Al di là comunque di questioni semantico-formali (pur interessanti) rimane il fatto, sostanziale, di un complesso di atti di incredibile gravità rivolto contro la donna.
    Tutto ciò produce ogni anno, nel mondo, a centinaia di stupri, violenze fisiche, psicologiche, ferimenti, ricatti e... morte.
    Ma condivido senz'altro la tua visione della Terra come madre... da noi costantemente degradata.

    RispondiElimina
  12. rif. Simona
    Tristezza infinita, davvero.
    Ed anche grandissima rabbia!
    Comunque, se ti va puoi parlare (senza violare il segreto professionale) di ci ciò che pensi tu di questa tragedia.
    Capisco però che non deve essere facile scindere il lato personale da quello professionale.

    RispondiElimina
  13. Grazie per aver citato il mio libro, ma ancor di più per aver scritto questo post.
    Dal più profondo del cuore... in una giornata per me molto dolorosa.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  14. Mamma mia, quante cifre...c'é da inorridire. eppure ancora si subisce, ancora molti uomini hanno un concetto di donna oggetto fragile, oggetto men che nulla, pressoché schiava dei loro bassi istinti che vogliono perpetrare fino alla fine, fino all'omicidio, uxoricidio, infanticidio...E questi uomini non sono di certo depravati, anzi, hanno la mente molto lucida.
    Ne ho conosciuto uno che ci ha provato con me quando ero molto giovane, ma ho avuto molta fortuna. Il mio carattere e la mia prontezza di riflessi a fatto si che saltassi dall'auto e scapassi a gambe levate. Un ricordo che ho stampato da una vita, che sono riuscita a confidare solo ora dopo così tanto tempo a te. Lo sapeva solo la mia famiglia...fu un dolore grandissimo che mi lacerò l'anima e mi portò a non aver più fiducia nel prossimo per tantissimi anni, finché non trovai l'uomo della mia vita.
    Un caro saluto
    Lilly

    RispondiElimina
  15. In parte ho scritto un post simile per l'8.
    Pensare, conoscere tutto questo mi fa arrabbiare, mi riduce ad una jena.Ma non mi posso voltare.

    RispondiElimina
  16. rif. Sonia Ognibene
    Semmai, grazie a te per averlo scritto!
    Inoltre, se vorrai mi piacerebbe riparlare del tuo libro anche da un punto di vista letterario.
    Spero più di tutto che in questa tua giornata il dolore possa se non proprio svanire, almeno attenuarsi di parecchio...
    Un abbraccio!

    RispondiElimina
  17. rif. Maga di Endor
    E’ probabilmente questo, uno dei punti-chiave: in apparenza si tratta di uomini affidabilissimi, quasi privi di difetti.
    La loro volontà di sopraffazione può così avvalersi del fattore sorpresa.
    In parecchi casi sono amici, parenti o almeno colleghi di lunga data.
    Mi dispiace davvero molto per la sconvolgente esperienza che ti capitò e sono contento che mi ritenga meritevole di questa confidenza.
    Soprattutto, però, sono felice che tu abbia avuto la necessaria prontezza di spirito e di riflessi per scappare!
    Sono persone che anche quando non riescono nel loro proposito, come hai scritto possono comunque fare molto male.
    Esiste un’astuzia (non la chiamerei nemmeno intelligenza) che di umano ha ben poco, se non niente.
    Caro saluto anche a te.

    RispondiElimina
  18. rif. Guernica
    Dici bene, Guernica.
    Infatti, molti di questi esseri o jene prosperano proprio sul silenzio, su un assurdo senso di vergogna o sulla rassegnazione di tante.
    E’ invece fondamentale NON tacere.

    RispondiElimina
  19. Cifre da capogiro, senza contare i casi di violenza mai denunciati e tutte le donne che continuano a vivere nel terrore... La nostra società, negli ultimi tempi, ci ha trasformati completamente e trovo tanta indifferenza ed impassibilità della gente di fronte a casi di violenza che si consumano davanti ai loro occhi...Una donna viene picchiata mentre il tizio che è accanto continua a leggere il giornale...Una ragazzina viene molestata dai ragazzi e ognuno prosegue per la sua strada....Ma dove siamo? Nessuno pensa che quella donna potrebbe essere sua madre, sua sorella, sua moglia? Ma come possiamo pretendere di cambiare questa società malata se il Berlusca, di fronte ai casi di violenza, risponde "è segno che in Italia ci sono belle ragazze"...ma che vergogna! Il mio rammarico è rendermi conto che molte donne non vogliono più lottare per difendere i propri diritti perchè hanno trovato una strada molto più facile da seguire imposta da questa malata società. Mi auguro che tutte le donne ritrovino quel forte messaggio per imporre l'ascolto...e se tutte le voci saranno unite allora sì che qualcosa potrà cambiare. Non mi prolungo più...

    RispondiElimina
  20. E' molto bella e dolorosa questa discussione, soprattutto se sei femmina. E impotente di fronte a tanta ignoranza del mondo.

    RispondiElimina
  21. rif. Antonella
    Esatto. Antonella.
    E’ come se sulla società fosse calata una gigantesca benda che impedisce di vedere tutta l’estensione e la gravità del male.
    Si tratta di qualcosa che va perfino oltre il punto di vista di questo o quel leader politico… è un’incredibile ed assurda perdita di contatto con la realtà… una perdita morale, civile, sociale e culturale.
    Tutto ciò mi ricorda quel che dice dell’umanità Dostoevskij nell’ultimo capitolo de “Il sogno di un uomo ridicolo”: “Impararono a mentire e amarono la menzogna, conobbero persino la bellezza della menzogna.”
    Ed a proposito di epoche in cui forse esisteva un po’ di rispetto e di vicinanza tra gli esseri umani, il protagonista del racconto continua: “Non si ricordavano che a fatica di ciò che avevano perduto, e addirittura non volevano nemmeno credere che un giorno lontano essi erano stati innocenti e felici. Ridevano persino della possibilità di questa loro passata felicità, e la chiamavano “un sogno”.”
    Sembra quasi che Dostoevskij abbia previsto l’attuale situazione, quando il cinismo e l’indifferenza passano per modernità ed il dolore altrui è inteso come una fastidiosa perdita di tempo.
    Del resto, prima di tornare sui suoi passi, il protagonista del racconto ignora completamente una bambina a cui stava morendo la madre e che gli chiedeva aiuto.
    Bisogna insomma stare molto attenti e fare la scelta giusta. Un primo passo può essere continuare ad informarci sul crimine di cui stiamo parlando. Anche perché, di solito, di femminicidio i media non parlano molto.

    RispondiElimina
  22. rif. Calzino
    Il senso di impotenza esiste ed è una delle armi più devastanti di cui può servirsi chi intende sopraffare la donna.
    Si tratta, probabilmente, di un'arma tanto più devastante quanto più è subdola.
    Infatti, è molto difficile combattere contro qualcosa che porta a pensare che sia tutto vano o comunque, destinato alla sconfitta.
    Come poi dici davvero bene, ci troviamo di fronte ad un'ignoranza del fenomeno diffusa su scala mondiale...
    Ignoranza di chi non conosce il problema oppure di chi condivide (ma solo per "fare dello spirito"!?) certa mentalità sulle donne. Ricordiamo il caso di Putin che si complimentò con l'allora primo ministro israeliano Olmert perchè il suo presidente, disse, aveva stuprato 10 donne e non lo considerava capace di tanto...

    RispondiElimina
  23. Che interessante questo blog! Ci sono passata per curiosità attratta dalle parole che ho letto nel commento all'"ultimo post" di un altro blog: in questo mondo virtuale nel quale leggiamo fiumi di parole e dove spesso tutto sembra attraversarci senza neanche sfiorarci, è difficile che qualcuno utilizzi i termini adatti con una tale intensità da far si che arrivino direttamente al cuore e alla mente di chi legge.

    RispondiElimina
  24. Proprio in questi giorni siamo costrette ad assistere all'ignobile giustificazione pubblica del mostro Izzo ed è l'ennesima umiliazione, l'ennesimo escremento sulla nostra dignità violata!
    Caro Riccardo, quante donne poi si lasciano plasmale dalla mentalità e diventano ciò che ci si aspetta da loro! Quanto avrei da dire Riccardo! Ti lascio un saluto!

    RispondiElimina
  25. Caro Riccardo.
    Questo post sulle ''donne o femmine'' è veramente interessante. Mi piacciono soprattutto i commenti ma anche le risposte che dai. Bravo!
    Grazie per essere passato dal mio blog.
    Buona serata. Stefano di Semplici Conversazioni

    RispondiElimina
  26. Sul "femminicidio" mi trovo totalmente d'accordo con te e mi auguro che le nuove generazioni di donne, ma anche di uomini certamente, si diano da fare a muso duro, come un tempo, come ai bei tempi.
    Sul Messico e sullo sfruttamento delle donne che lavorano chi dice a 2 dollari e chi a 4 dollari al giorno, mi viene da pensare alla notizia fresca fresca che ci viene fornita: l'uomo più ricco del mondo è un messicano!!!
    Ma che razza di mondo è mai questo?

    RispondiElimina
  27. caro riccardo, se mi è consentito dare del tu,ho appena letto il commento riportato da uno degli ultimi articoli scritti da mia sorella sul suo blog, ti avrebbe felicemente risposto e in seguito ampliato o intensificato la vostra conoscenza, ma non è più possibile perchè due mesi fa ha lasciato dignitosamente questa terra vittima di un cancro. leggo tutto ciò che la riguarda per sopportare la disperazione e apprezzo il ricordo degli altri, la stima e la condivisione che le viene ancora offerta. grazie, patrizia

    RispondiElimina
  28. Rifacciamoci alla legislazione penale vigente in Italia. Il codice penale (art. 575) recita: "Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.".
    Questo significa che se viene uccisa una donna il reo rimane impunito? No! L'interprete sa che uomo deve essere inteso come essere umano.
    L'assassinio di un essere umano è un reato odioso perchè chi lo commette di umano non ha molto in sè.
    L'omicidio di una donna è particolarmente odioso? Per me sì, sicuramente. Anche le donne uccidono? Naturalmente, ma la spropozione è enorme. Comunque lo si voglia chiamare è un essere umano che si spegne.
    Nell'America del sud poi non mi sembra viga grande civilità giuridica.
    Bel Post Riccardo!

    RispondiElimina
  29. rif. idea
    Benvenuta da me!
    Ti ringrazio davvero per la stima.
    Cerco di mettere un po’ di vita in questo mondo virtuale e se ogni tanto ci riesco, sono veramente contento.
    Purtroppo, il mondo virtuale non è reale e quello reale sembra fatto di ghiaccio.
    Ma credo che comunque si possa e si debbano cambiare le cose.
    Il fatto stesso di comunicare (anche via web) può contribuire ad abbattere alcune barriere ed a collegare persone che magari non si incontreranno mai o che potranno farlo solo con una certa difficoltà (per motivi geografici, di tempo, disponibilità economica ecc.).
    A proposito: passerò presto da te!

    RispondiElimina
  30. rif. dautretemp
    Condivido totalmente, D’autre.
    Com’è possibile che un uomo come quello possa avere tanta visibilità?
    Quell’”uomo” è stato uno dei simboli più tragici della storia recente del nostro Paese.
    Ed ieri in un tg ho sentito parlare della sua “conversione religiosa”…
    Un saluto a te.

    RispondiElimina
  31. rif. Stefano
    Benvenuto, Stefano!
    Gradisco molto il tuo apprezzamento, soprattutto perché a volte temo di risultare, come dire?, un po’ astratto ed anche emotivo.
    Sono un po'... paranoico!
    Buona giornata a te ed a presto.

    RispondiElimina
  32. rif. il monticano
    Ciao, Aldo.
    Speriamo davvero che le donne reagiscano così come ti auguri tu.
    Comunque, giustamente chiedi che mondo sia questo. Un mondo im-mondo, dico io.
    Pensa che le cifre sulla sparizione di queste povere donne sono probabilmente cifre “al ribasso.”
    In questi anni, infatti, la rete di soldi, sadismo, violenza ed omertà tra potere politico, narcotraffico, imprenditori, polizia e militari si è fatta sempre più intricata e resistente.
    Inoltre, in quell’area gli omicidi (con tutto l’insieme di stupri, umiliazioni, torture ecc.) delle donne sono stati definiti da tale Robert K. Ressler “assassini per divertimento” (spree murders)!

    RispondiElimina
  33. rif. anonimo
    Cara Patrizia, certo che puoi darmi del tu!
    Ora, ho letto con fortissima emozione quanto mi hai scritto.
    Mi riesce quindi difficile rispondere: soprattutto in una circostanza come questa, temo che le mie parole possano risultare vuote, inadeguate.
    Inoltre, senza un link o un riferimento più preciso… sai, ho qualche idea ma non vorrei fare delle gaffes. Potresti inviarmi appunto qualcosa del genere?
    Ovviamente, per una questione di privacy non pubblicherei il tuo commento ma se vorrai, potrei risponderti (per es. tramite e-mail) privatamente.
    In ogni caso, sono sicuro che dopo una sofferenza come la sua, lei continui ad esistere in una dimensione al di fuori di questo spazio e di questo tempo da cui è bandito ogni male.
    Prendendo esempio dalla sua forza, non cedere comunque alla disperazione (benché capisca quanto sia difficile) e se poi ti va, riscrivimi.
    Considera pure questo blog un po’ come casa tua, va bene?
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  34. rif. Luigi Morsello
    Effettivamente, Luigi, è un problema di civiltà giuridica.
    In Messico come un po' in tutto il mondo...
    Quel che più conta, è che il diritto deve essere applicato: perchè formalmente può anche essere impeccabile, ma se poi la società nel suo complesso preferisce ignorarlo, allora la barbarie dilaga.
    Grazie per la stima, in ogni caso.
    Passerò presto da te ed ancora complimenti per il tuo libro, che leggerò tra non molto.

    RispondiElimina
  35. Un quadro con cifre molto inquietanti!!!
    Di fronte alla paura... e all'ignoranza si è impotenti...
    Chissà se ci sarà mai una rivolta tutta al femminile e conquistare il diritto di essere donna!!!
    Ciao Riccardo piacere di conoscerti... grazie della visita e di esserti aggiunto ai miei lettori... cosa che contraccambio volentieri... se a te non spiace...
    Ti lascio una buona serata... un abbraccio

    RispondiElimina
  36. Il tuo post, caro Riccardo, è importantissimo. a volte riteniamo che la nostra società si sia evoluta ma, in realtà, il cammino è molto più lungo di quanto non si possa pensare. Soprattutto, non bisogna mai abbassare la guardia: io dico sempre, a costo di esser noioso, che i diritti, le garanzie, le conquiste sociali sono il risultato di dure lotte. Un risultato che non dobbiamo mai dare per acquisito ma difendere giorno per giorno, con tutta la nostra forza. La parità fra donne e uomini, in molti strati della società e in molti paesi, non è una realtà e la violenza nei confronti del sesso femminile lo dimostra. Bisogna impegnarsi tanto, non solo le donne ma, come giustamente tu rimarchi, anche noi uomini. Un abbraccio, Fabio. P.S.: ho preso contatto con Solindue e questo fine settimana cercherò di preparare qualcosa per il giornale...sono preoccupato...spero di far bene. Ancora un salutone e...a presto.

    RispondiElimina
  37. Due cose mi hanno colpito,
    primo: il termine "femminicidio", che rifiuto a priori.
    Che significa? Se l'uccisione di un uomo è detto omicidio perchè quello delle donne "femminicidio"? Per sottolineare maggiormente che si tratta della morte di una femmina??? Come dire nulla di chè, cosa da poco, era solo una femmina che comportandosi come tale ha rischiato ciò che le è capitato, è noto che il termine femmina sottolinea di fatto una donna consenziente, logorio psicologico per minimizzare un crimine, dubito che nell'attimo in cui una donna viene violentata o uccisa sia d'accordo nell'essere femmina!
    Ragionamento tortuoso il mio, lo so, ma lo trovo irriguardoso e discriminante come vocabolo, maschilista!
    Il maschilismo è l'insidia invisibile che forgia parole ben precise e ciò che mi dispiace è che le donne non ne colgono le sfumature rifiutandosi di pronunciarle.
    Purtroppo devo ammettere che il maschilismo è fomentato dalle madri, femmine sempre, che nel generare un figlio maschio si autoconvincono d'aver partorito un dio e come tale lo educano, sono proprio queste la causa maggiore dei delitti contro le donne. Sono proprio le donne a infibulare le bambine, a venderle bambine, a buttare loro l'acido in faccia per deturparle, a difendere il maschio che le violenta o le uccide.
    La seconda cosa che mi ha colpito è l'aumento numerico nel corso degli anni delle donne uccise in Italia.
    Evolutivo per un Paese governato dal "vento delle novità", ma non si era promesso più sicurezza ai cittadini? Certo ormai è che quelli quando parlano di cittadini si riferiscono alla classe politica e corte a seguito.
    E'chiarissimo dal Tuo post che queste orribili brutture sulle donne sono maggiormente commesse in quei Paesi, compreso il Nostro, dove la religione è sovrana.
    Combattere insieme simili mostruosità, dici bene. Per farlo l'inizio è la mente delle "madri dei cretini" che ahimè ovunque è sempre incinta!
    Bel post :)
    ciao ciao

    RispondiElimina
  38. Trovo importante occuparsi di questo argomento,mi fa proprio piacere che tu esprima la tua grande sensibilità rispetto a questa tragedia ,pare molto frequente in ogni epoca.Mi è piaciuto anche il commento di L. che ha centrato in pieno il "problema educativo".In realtà è davvero tutto qui,causa e soluzione.Carnefice e vittima sono "figli della stessa madre",il fatto educativo è diverso a seconda che il figlio sia maschio oppure femmina.In realtà,senza alcuna eccezione,si fanno dei distinguo che indirizzano i figli verso direzioni opposte.Quando parlo con le mie amiche che crescono dei maschi le esorto con forza a focalizzare la loro attenzione ...perchè "chi stupra le donne ha avuto una madre".Care amiche,proviamo a rispolverare la vera cultura sessantottina,curiamo l'educazione sentimentale di ci ci vive intorno,educhiamo primariamente noi stessi.A mio avviso dovremo ricordarci che, tutti,siamo parte in causa rispetto a ciò che accadrà ai nostri figli.Perdona la mia "invadenza".Un caro saluto

    RispondiElimina
  39. rif. Paola
    Benvenuta, Paola!
    Ora, il senso di impotenza è davvero grande ma io penso questo: la rivolta delle donne a certi orrori (più che sacrosanta) salverà loro ed in un certo senso, salverà anche noi uomini.
    Nel senso che ci renderà oltre che uomini, più umani...Felice che abbia aggiunto anche me tra i tuoi lettori.
    A presto!

    RispondiElimina
  40. rif. Fabio
    Totalmente d’accordo, caro Fabio!
    Spesso è arduo far capire un concetto come quello che tu hai illustrato e che cerco d’illustrare anch’io.
    Infatti, quel che si raggiunge (soprattutto in un mondo profondamente ingiusto) non è mai acquisito una volta per tutte.
    Spesso, conquiste anche piccole sono il risultato di lotte durissime. Ed ogni volta è come un continuo, sfibrante ricominciare daccapo.
    Come il Sisifo della mitologia greca, che arrivato col suo masso in cima alla montagna, finiva per perdere appunto la presa sul masso e doveva sempre tornare a valle e riprendere a scalare la montagna…
    Ps.: uno come te non deve preoccuparsi per il pezzo per la rivista!
    Salutone ed a presto!

    RispondiElimina
  41. rif. Francy274
    “Femminicidio”, secondo me, perché “omicidio” pone l’accento sul termine “homo”, uomo.
    Con “omicidio” si evidenzia così il fatto che ogni essere non razionale e non vegetale sia un uomo e per estensione, un essere umano.
    Ma così si pone in ombra il fatto che possa essere uccisa anche una donna o una bambina, la cui individualità ed uccisione rientra in una categoria più generale che fa capo appunto all”homo”, al lato maschile.
    Nessuna riserva invece sulla 2/a parte del tuo commento: le connivenze da parte di certe donne sono innegabili…
    Così come è innegabile il caos relativo a “sicurezza” e religione, che se non esistesse permetterebbe invece a legge degli uomini e legge di Dio effettive giustizia e fratellanza.
    Spesso esse sono purtroppo manipolate per scopi che con la sicurezza e con Dio non hanno proprio niente a che fare.
    Buona domenica a te.

    RispondiElimina
  42. rif. maffy
    Benvenuta da me, Maffy e tranquilla: nessuna "invadenza" da parte tua!
    In effetti, hai colto perfettamente il nocciolo del problema...
    Il punto è davvero, come scrivi, "l'educazione sentimentale."
    Senza quella, ogni corretto e leale approccio tra i due sessi è di fatto impossibile, o almeno molto difficile.
    Il rispetto dell'altro, dell'altra permette una vera amicizia tra uomo e donna; penso infatti che lo stesso amore richieda (senza per questo certo escludere il lato della passione) un incontro, una lealtà, un sapersi/volersi ascoltare e "perfino" una... disponibilità alla pazienza.
    Senza tutto questo, esiste sempre, molto concreto, il lato della sopraffazione e della violenza... fisica, psicologica, sessuale o un tragico mix di tutte e 3 queste cose.
    Il mio sembrerà un punto di vista idealistico o romantico, ma francamente non credo che lo sia.
    Un caro saluto anche da me!

    RispondiElimina
  43. Interessante e ben documentato questo argomento sul femminicidio e intelligenti anche i commenti dei tuoi lettori e delle tue gentili lettrici. Mia sorella sarebbe entrata a far parte anche lei e lo affermo con assoluta certezza, di questa schiera di persone che conserva ancora uno spirito nobile, che fortunatamente si distingue dall'...impersonale ... dal superfluo..dallo scarso impegno sociale, tratti emergenti di questa odierna società, condividendo le sane riflessioni e le giuste opinioni.
    Lei, professoressa di lettere alle scuole super. ha sempre dedicato con convinzione e preparazione una attenzione particolare alla condizione politica sociale umana delle donne, lo potrai apprendere dal suo blog e la potrai conoscere personalmente, se ti fa piacere, in un video dedicato appunto ad esse, che puoi guardare leggendo l'articolo del 4 agosto 2009 e cliccando sul titolo del video "Liberamente Angela". Lei era una sostenitrice di una associazione di solidarietà internazionale "Progetto Continenti onlus" che ha a cuore in particolar modo la condizione di vita in africa, dei bambini e delle donne. Ora ho abbrcciato io con onore la sua causa. "La solidarità può cambiare il mondo"..... sì è vero, io ci credo........e spero anche che possa cambiare e migliorare il nostro.....inesprimibile sistema politico.... ciao patrizia

    RispondiElimina
  44. Ciao Riccardo, un bel argomento hai postato stavolta... mentre leggevo il tuo scritto i ricordi mi ruotavano nella mente senza volerli di nuovo risvegliare, ma non è stato possibile. Avrei voluto smettere di leggere e smettere di ricordare, ma nemmeno questo è stato possibile perche qui avrei tantissimo da dire, tantissime cose vissute in prima persona,la rabbia mi assale di nuovo leggendo e volendo assolutamente commentare. Cerco di essere sintetica... Femminicidio o assassinio per me non fa differenza,so solo che le donne vengono maltrattate o assassinate per il semplice fatto che, la persona che compie l´atto è piena di complessi di inferiorità, é una persona instabile Psicologicamente, o sono esseri che non hanno nulla da fare é si annoiano, come quelli che mi hanno violentata a 15 anni. Oppure come quello che mi ha investito in pieno a 17, e per opera di chissà quale santo mi trovo oggi qui a scrivere, oppure mio marito che, moltissime volte ha lui stesso creduto di avermi uccisa stendendomi a terra in fin di vita.. oppure il ricordo di mio padre che.....! Troppa povertà ed ignoranza in quei tempi metteva alla dura prova le donne come me, e come tantissime altre che per troppa vergogna e per il senso di colpa che ci assaliva, siamo state costrette a tacere mentre subivamo in silenzio in quelli che sarebbero dovuti essere i migliori anni della nostra vita!
    È lo stato stava a guardare chiudendosi un occhio mentre noi bambine ( 9-10anni) venivamo trasportate come pezzi di bestiame in un furgone ( 3 ruote ) chiuso con dei dentro degli sgabelli, promettendo di non mettere la testa fuori da quel furgone che dal di fuori prometteva vendite al mercato. Cosi, venivamo trasportate da bambine e quasi vendute a famiglie,dove li ricominciava un altro calvario sanguinoso.
    E lo stato stava a guardare!
    Riccardo, credo che questa sia la storia di tantissime donne nel mondo, sia da noi che in brasile o in Messico..... Mia madre sapeva, lo stato sapeva ed io tacevo!

    RispondiElimina
  45. Hola Ricardo, es inconcebible que aún sucedan estas cosas, tal como si se viviera en la edad de piedra, con la maza y arrastrando a las mujeres por los cabellos.
    Mi nonna ( abuela) decía, "tutto il mondo è un paese" y esto lo aplico a que esta aberración del malatrato se da por igual en todas partes, como si el mundo entero fuese un pequeño pueblo.
    Aspiro, en realidad siento casi con certeza, que las próximas generaciones no sufrirán estos maltratos, ya que la mujer tiene acceso a la cultura lo que conlleva a la libertad.
    Por el momento deberá correr mucha agua bajo el puente hasta que esto termine, como así que también termine la explotación sexual en niñas y jóvenes.
    Scusa che non ho scrito tutto questo in italiano perche tu sai non è la mia lingua e non saprei trasmeterlo. Da molto tempo che non lo parlo.
    un abbraccio

    RispondiElimina
  46. 'Privatamente sincera'. Buongiorno riccardo, ti invito a venire nel mio blog e a leggere il mio post...'privatamente sincera...a Nancy'. Lì spiego le conseguenze che scatturiscono dai maltrattamenti alle donne...mi riferisco a ciò che é accaduto a me in prima persona. parlo dei miei sentimenti, mi libero...é uno scorccio di diario.
    Un caro saluto
    e buon inizio di settimana
    Lilly

    RispondiElimina
  47. rif. anonimo
    Ti ringrazio per la stima e per l’attenzione, Patrizia.
    Penso anch’io che Angela avrebbe condiviso quanto dici.
    Ma in effetti, ho seguito le indicazioni che mi hai fornito nel tuo ultimo commento ed ho visto che è quello che ha sempre fatto.
    Angela ha sempre seguito la via di un pensiero critico ed inquieto… una via che inoltre ha percorso con vera poesia ed autentico spirito religioso.
    Gli antichi (se non sbaglio, tra questi c’era anche S. Agostino) dicevano che nell’insegnare, un insegnante lascia appunto un “segno” (positivo) sui suoi allievi.
    Ed Angela ha fatto sicuramente questo.
    Io penso che il suo amore per gli “ultimi” della Storia, la sua visione quasi mistica della solidarietà siano un esempio per tutti.
    Perché se si pensa di poter bastare a sé stessi o ancora peggio, se si crede che gli altri debbano essere un nostro possesso personale o delle pedine, questo mondo diventerà sempre meno vivibile.
    Del resto, lo stesso femminicidio è un prodotto di questa mentalità… così come la guerra, il terrorismo, la disoccupazione, lo sperpero di risorse economiche e naturali…
    Ciao!

    RispondiElimina
  48. rif. Un tocco di Rosa
    Quel che ti è accaduto è stato tremendo, Rosa, perciò ti rispondo con un sentimento di pudore e di fortissimo imbarazzo.
    Che dire, di fronte a fatti come quelli che hai descritto? Ma per quello che può contare, sappi che ti sono vicino; di VERO cuore!
    Infatti, benchè dall'epoca dei fatti sia passato del tempo, certo quei fatti continuano a far soffrire.
    Dici bene: "Troppa ignoranza e povertà a quei tempi."
    Spesso non si prende abbastanza in considerazione quanto tutto ciò pesi, in certi drammi.
    Poi, chi dovrebbe intervenire non lo fa, o interviene quando è troppo tardi.
    Ma anche dove (in teoria!) non esistono ignoranza e povertà, persiste però in molti uomini l'orribile idea che la donna sia una "cosa", su cui quindi ci si può sfogare fisicamente o sessualmente.
    Finchè non si elimina completamente questa idea, le donne subiranno sempre violenze d'ogni tipo.
    Un abbraccio!

    RispondiElimina
  49. rif. mimita
    Es verdad: "Es inconcepible que aùn sucedan estas cosas."
    E' un problema di cultura, di educazione, di rispetto e di evoluzione sociale.
    Ma in esta situaciòn tu abuela tenia razon: "Tutto il mondo è paese."
    Violencias fisicas y sexuales, manipulaciones psicologicas y sin màs asesinatos...
    Esperamos in un mundo MUY mejor!
    No te preocupes para el italiano; no hay problema y... exculpe mi espanol!
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  50. rif. Maga di Endor
    Ciao Lilly.
    Ti ringrazio per l'invito, ripasserò quanto prima sul tuo blog.
    Infatti, ho già letto il post che hai scritto (mi è piaciuto molto) e voglio rileggerlo con calma, in modo da lasciare un commento ben meditato.
    Intanto, buon inizio settimana!

    RispondiElimina
  51. nn mi fermerei a disquisire sulle parole, gioco bellissimo intrigante, ma allontana dalla drammatica praticità del problema, userei solo parole semplici
    quello che manca è il rispetto dell'essere umano, l'insegnamento del rispetto, l'apprendimento del rispetto
    essere umano donna e uomo nel rispetto delle diversità di genere, nelle infinite sfaccettature che esistono all'interno di ogni genere
    possiamo anche chiederci, arrovellandoci all'infinito, perchè si è violenti verso gli altri, semplificando direi, proprio perchè sono "altri" nn li vediamo, nn li viviamo come simili a noi ma solo come "altri"
    se io incontro una persona e vivo questo incontro come un ritrovarsi fra simili, l'altra persona è come me, allora il mio comportamento nei suoi confronti sarà di rispetto e accoglienza
    solo una persona gravemente disturbata sarebbe violenta nei confronti di se stesso
    mi occupo, marginalmente, di questo grave problema della violenza alle donne, quando mi incontro con i gruppi con cui lavoro osservo queste donne, mi chiedo chi di loro è stata sottoposta a violenza, perchè se le statistiche dicono che 1 donna su 7 ha subito volenza sessuale, fisica, verbale, da parte di un parter o ex partenr, quante donne che incontro ogni giorno rientrano in questo triste gruppo, eppure difficilmente saltano fuori questi racconti, occorre un'intimità particolare perchè se ne possa parlare
    ma vedo che l'incontro, la condivisione coinvolge ogni volta che si crea l'occasione donne diverse
    la scoperta dell'altro simile a me, il rispetto dell'altro che nasce dal rispetto di me stessa, queste sono le fondamenta su cui muovo i miei passi di donna
    pozzanghera

    RispondiElimina
  52. L'idea di far parte di una "categoria" appunto "femmina" non mi piace molto. 119 femmine uccise nel 2009 sappiamo invece quanti uomini?
    Non mi fraintendere Riccardo, a me fa piacere se voi uomini ci rispettare e ci amate. Sarebbe bello poter vivere in pace sotto lo stesso arcobaleno, ma dal momento in cui una vita viene "terminata" ... fa davvero differenza se è maschio o femmina?
    Sono davvero io un essere così debole ed indifeso da dover sperare nella compiacenza del genere maschile per sopravvivere?
    Se fosse così ... oh Cielo!

    RispondiElimina
  53. rif. pozzanghera
    Totalmente d’accordo con te: il problema è il rispetto.
    Perché chi rispetta sa guardare l’altro, in questo caso l’altra senza vedere in essa una sorta di cosa da possedere o di nemico da sottomettere.
    Il rispetto conduce a guardare verso l’altra senza nutrire sentimenti che di umano non hanno nulla, ma anzi a vedere in lei una persona diversa da noi ma non a noi opposta. Una compagna, un’amica; non un’avversaria.
    Una persona, come dici molto bene, che è “altra” ma “simile a me.”
    E naturalmente, simile non significa identica: ognuno di noi, uomo o donna ha una propria storia e la propria strada; che però può esser vissuta in modo umano, se non contrapponiamo appunto le nostre reciproche storie e strade.
    Ciao.

    RispondiElimina
  54. rif. solindue
    Certo, non fa differenza l’uccisione di un uomo o di una donna.
    Ma post e fonti citate evidenziano come l’uccisione di donne da parte di uomini sia la 1/a causa di morte per le donne nel mondo… che sono uccise (e tutto il resto) in quanto donne.
    Inoltre, come ha ricordato nel suo commento Luigi Morsello, che nel nostro Paese ha lavorato per 30 anni nel settore dell’amministrazione penitenziaria, esiste una grande sproporzione tra assassini commessi da uomini sulle donne e viceversa.
    La soluzione consiste quindi, non mi stancherò mai di ripeterlo, in una continua evoluzione morale, sociale e culturale dell’uomo ed anche di quelle donne che abbiano assorbito la mentalità violenta ed arretrata di molti di loro.

    RispondiElimina
  55. grazie Riccardo di questo tuo post.
    Grazie da tanti punti di vista.

    Si parla con cognizione di causa di femminicidio.
    Perchè è quello che succede.
    La violenza sulle donne non interessa gli strati sociali emarginati,o le famiglie piene di problemi o degli individui con conclamate patologie.
    La violenza appartiene più alla normalità che alla patologia (spero di non essere fraintesa).

    Credo che il sessismo e la misoginia esistano proprio perché sono culturalmente legittimate.
    Legittimazione culturale,linguistica e giuridica.
    Se si pensa che le norme riflettono proprio i processi culturali di cui sono espressione non bisogna stupirsi se:

    -solo nel 1981 scompare dal nostro codice il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.

    -solo nel 1996 è avvenuto il cambiamento giuridico della violenza sessuale da "reato contro la morale e il buon costume" a "reato contro la persona e contro la libertà individuale".

    -solo nel 1997 viene emessa una Direttiva che, partendo dalle Piattaforma di Pechino, impegna il Governo a prevenire e contrastare tutte le forme di violenza fisica, sessuale e psicologica contro le donne, dai maltrattamenti familiari al traffico di donne e minori a scopo di sfruttamento sessuale.

    -solo dal 2001 viene esitata la Legge 154 sull'allontanamento del familiare violento per via civile o penale, e stabilire misure di protezione sociale per le donne che subiscono violenza.

    Io quando penso alla vicinanza di queste date,quasi rimango incredula.

    Scusami per questi numeri e date,ma credimi davvero certe volte davvero non è facile per noi.
    E lo dico con dignità non con vittimismo.
    Grazie ancora Riccardo di avermi fatto presente il tuo post,sai bene che sono latitante,ma,è sempre un piacere leggerti.
    Un abbraccio :)

    RispondiElimina
  56. rif. desaparecida
    Non scusarti ASSOLUTAMENTE per i numeri e per le date che fornisci, carissima Desa!
    Non farlo perchè abbiamo bisogno tutti quanti, come di acqua nel deserto, di sempre maggiori informazioni.
    Inoltre, dai dati che fornisci risulta in modo davvero drammatico quanto scarsa sia stata la percezione del fenomeno che denunciamo...
    Questo sia da parte della sfera del diritto che da quella (in generale) della politica, della cultura e della società.
    Davvero degna di nota, poi, la tua osservazione sulla "normalità" in cui avviene questo insieme di atti così terribili.
    Per associazione di idee mi ha fatto pensare a quei ragazzini di "buona" famiglia che bruciano i barboni o gli immigrati, per (come dicono loro) noia...
    Ti abbraccio anch'io e non preoccuparti per la... latitanza!

    RispondiElimina
  57. Oh Cielo su questo non avevo riflettuto: tanti sono gli uomini che uccidono le donne e poche sono le donne che uccidono gli uomini. In generale immagino che le donne uccidano meno degli uomini ... non c'è che dire siamo proprio i "vostri angeli"... vogliateci bene!!!

    RispondiElimina
  58. rif. solindue
    Oh Cielo, come potremmo non volervene... bene, intendo.
    A presto, boss!
    P.s.: per il prox n° di "The Best" è sempre valida la direttiva primaverile?

    RispondiElimina
  59. Riccardo perfetto, è un post perfetto.
    Ciao.

    RispondiElimina
  60. Bellissimo posto Riccardo, lo definirei completo.
    E concordo con la tesi di chiamarlo femminicidio perchè quasi sempre si uccide in quanto donna, femmina, moglie, appartenente all'altro sesso.
    Le motivazioni sono purtroppo molteplici ma hanno tutte una base, l'uomo, in quanto appartenente al sesso maschile, sente un senso di superiorità e di arbitrio nei confronti della donna.
    Non è solo arretratezza culturale o appartenenza a classi disagiate, anzi, semmai spesso il contrario.
    Modelli culturali, quello si ne è la causa. Siamo mbottiti quotidianamente da messaggi dove la donna viene trattata come " esemplare da esibire". Ciò che si esibisce alla fine stufa, si passa ad altro. Ecco la donna oggetto quindi, da esibire in pubblico, nelle Tv, " per fare bella figura", per mettere in evidenza la mascolinità e virilità dell'uomo, per vendere...in tutti i sensi.
    Mai visto annunci del tipo " cercasi commessa preferibilmente carina......."?
    Questo modelli sociali e culturali sono ormai radicati in noi; hai perfettamente ragione quando alla fine dici la strada da fare è tanta e dobbiamo farla insieme.
    Bravo come sempre e io non smetto il vizio dei commenti lunghi! hehhehehhe

    RispondiElimina
  61. rif. Ormoled
    "Grazissime", giovane-vecchio orso!
    Un giorno o l'altro ci troveremo davanti ad un 1/2 litro di quello buono, a parlare di problemi come questi e speriamo, anche di altri meno drammatici... Speriamo!

    RispondiElimina
  62. rif. logos nella nebbia
    Bentornato, Lorenzo.
    Ottima analisi, la tua. Non avrei potuto nè saputo dire di meglio.
    In particolare quando denunci la strumentalizzazione che viene fatta della donna come oggetto per così dire di lusso-lussuria (sarebbe interessante esaminare le radici non solo linguistiche dei termini latini luxus e luxuria).
    Ma per volare in apparenza più basso, trovo tipico di tutta una mentalità il caso della commessa "preferibilmente carina"...
    Grazie per la stima e quanto ai commenti lunghi... non accorciarli!
    Del resto, come sai non è che neanch'io sintetizzi molto, no?
    Passerò presto da te.
    Buon fine settimana.

    RispondiElimina
  63. Mai tacere.
    Buona domenica Riccardo!

    RispondiElimina
  64. rif. Guernica
    MAI. MAI. MAI. Dici benissimo.
    Piacerebbe, a certa gente...
    Buona domenica anche a te, Guern'!
    P.s.: passo presto da te, sorry. Mi riscrivi alla mail (ho perso la tua e tante altre)?

    RispondiElimina

.
Al fine di evitare lo spam, I Vostri graditi commenti saranno pubblicati previa autorizzazione da parte dell'amministratore del Blog. Grazie.
.