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sabato 9 aprile 2016

I miei primi litri di inchiostro

Con questa espressione intendo le letture che feci a partire dai 13-14 anni. Non intendo quindi sminuire l'importanza delle letture da me fatte da bambino, per es. il Riccardo cuor di leone di Walter Scott.
Il punto è che quando sei piccolo, altri decidono per te: genitori, parenti, insegnanti, preti, vicini ecc. Le letture non sfuggono a questa regola. Ma al riguardo è stato particolarmente illuminante Edoardo Bennato con la sua Quando sarai grande.
Però quando non sei più un bambino inizi a costruire il tuo io molto più liberamente. Per quanto riguarda me, quella costruzione ha coinciso (e continua a farlo) oltre che col leggere, anche con lo scrivere. E con lo scrivere quello che volevo e che voglio scrivere io! Perciò per me la dipendenza dall'inchiostro, la sola da me ammessa, è sempre stata un'autoliberazione.
Insomma, non dirò con Christa Wolf che un giorno trascorso senza scrivere sia un “giorno sprecato”, ma capisco benissimo che cosa intendesse la grande scrittrice tedesco-orientale.
Bene, quando a 13-14 anni iniziai a ricostruirmi con l'inchiostro, non è che fino a quel momento avessi letto solo favole o che credessi ancora alla Befana (anche se certe maestre potevano provare tranquillamente l'esistenza delle streghe).
Per es., avevo uno zio poeta di cui lessi varie poesie ed altri libri che mi prestò: per es. un libro di testi di Bob Dylan.
Soprattutto, mio padre, che come ho scritto nel romanzo Il gioioso tormento era un “gigante di malinconico umorismo”, mi indirizzò alla lettura (sia pure antologica, data l'allora mia tenera età) di Papini, degli illuministi e di Gramsci. Sentii poi declamato da lui il Dante politico, quello che tuonava:
Ahi serva Italia di dolore ostello
nave senza nocchiero in gran tempesta
non donna di provincia ma bordello!
Per conto mio avevo letto il vangelo, un po' di S. Paolo e varie vite di santi: tutte molto tragiche, queste ultime; mi furono donate da uno zio gesuita, persona piuttosto rigida ma di notevole integrità morale.
Comunque le mie prime letture furono dei romanzi di fantascienza. Sappiate poi che leggevo con sommo compiacimento anche i giornali sportivi, esaltandomi per le imprese del Liverpool, dell'Ajax e del Bayern... ho sempre amato il calcio nord-europeo e forse per bilanciare questo amore, mio padre mi regalò il libro Giocando con Pelè.
Bene, il mio 1° litro di inchiostro fu Vita con gli automi (1961) dello scrittore di Belfast James White.
Ma ora che ci penso, ricordo che prima del libro di White lessi (verso i 10-11 anni) altri libri di fantascienza. Ciò avvenne nella casa di campagna di mia nonna a Carloforte, ma di quei testi non ricordo molto... tranne un po' di sconcerto, dovuto al fatto che si trattava di opere che narravano mondi dominati dalla tecnologia, non dalla magia.
Tornando invece a Vita con gli automi: quel testo mi turbò molto.
Vi riassumo l'essenziale.
Pianeta Terra, anno 2308. Protagonista della storia è Ross, uno studente di medicina ormai ultimo terrestre vivente ed amorevolmente assistito... dai robot.
In attesa che sulla Terra torni finalmente la vita, Ross si sottopone a frequenti periodi di ibernazione, periodi che durano anche migliaia di anni.
Ricordo che lo sprofondare Ross in quel sonno ghiacciato mi dava una certa ansia; inoltre, ad ogni risveglio era sempre la stessa minestra: vita, zero.
Ad un certo punto ebbi addirittura la sensazione di non aver capito la fine del libro!
Bene, ma sull'argomento “primi litri” c'è ancora molto da sciroppare; come diceva però un mio vecchio prof dell'università: “Sciropperemo, sciropperemo...”

6 commenti:

  1. Buongiorno Riccardo! Piove da ieri sera, ma ho dormito bene e, "visto che non di può fare altro andremo a fare la spesa": parole di mio marito che è un ottimizzatore ad oltranza del quotidiano!
    Io non penso che la giornata sia una miglior giornata se ne ottimizziamo il tempo e organizziamo gli eventi.
    Al contrario credo che vivendo assaporando il piacere di un senso di liberta e improvvisazione sia molto più gratificante e rigenerante.
    L"inchiostro:un' invenzione magnifica!
    L'amore per la lettura è un dono grandissimo. Leggo da sempre, mi sono senz'altro formata più attraverso le letture che attraverso i suggerimenti educativi e in qualche aspetto a causa delle imposizioni. Ho letto soprattutto quello che leggeva mio fratello: fumetti e gialli. Ad un certo punto ho chiesto a mio papà in regalo un libro di poesie dato che una mia cugina me ne aveva letto una bellissima. .. quello che mi è sempre mancato,ancora oggi,ma molto meno,è la conoscenza dell'autore e l'ambito letteraio in cui le opere nascevano.
    ...ci sarebbero tante altre osservazioni da fare...
    Sulla scrittura penso che sia un grande aiuto per riordinare emozioni e pensieri.
    Vorrei dire qualcosa sulla tua scrittura, ma ho la consapevolezza di non avere un bagaglio culturale approfondito per apprezzare tutte le sfumature. Penso tuttavia che tu sia uno scrittore dallo stile raffinato.
    ...forse ho divagato ...
    Buon fine settimana e a presto forse anche per completare meglio il tema, molto interessante.
    Un abbraccio
    Nou

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  2. rif. Nou
    Sì, sono anch'io un improvvisatore... anche se alla fine, dato che tendo ad improvvisare un po' troppo, mi devo imporre una disciplina quasi militaresca!
    Ma solo per uscire dai pasticci nei quali vado a cacciarmi, sia chiaro...
    Riguardo all'autore, l'ambito letterario etc. etc., vedo che è un problema di molti.
    Penso che dipenda dal fatto che nel nostro Paese ben pochi svolgono una buona e sana opera di divulgazione: si pensa che la cultura sia "roba" solo per scuole ed università, col pessimo risultato che chi vuole accostarsi alla letteratura, alla storia, alla filosofia, alla poesia etc. etc., si trova abbandonato a sé stesso. Il che è davvero un peccato.
    Servirebbe qualche decina di Piero Angela in versione letteraria... io la vedo così.
    Ti ringrazio di cuore per i complimenti, ma dì pure quello che pensi senza importi freni di sorta: la cultura è un ponte, e chi scrive ha sempre bisogno dei pareri altrui.
    Altrimenti, anziché un ponte, diventa un muro o un ghetto, sia pure dorato.
    Ricordo ancora con un grande senso di fastidio la spocchia di certi miei colleghi, sia all'università (da studente) sia nelle varie scuole in cui ho insegnato...
    Un abbraccio: qui pioviggina, poi esce il sole e viceversa. Ma quando finisce? Ma che primavera è? Che noia!

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  3. Tra gli autori predilogo spesso e volentieri autori che si farebbero anche qualche litro di buon vino con me, a partire da Bukowski e John Fante :)

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  4. rif. Alligatore
    Be', diciamo che ho anch'io quella predilezione, caro Diego!
    D'altronde, anche sul versante letterario, sono meno ovvi di quello che potrebbero sembrare... soprattutto se consideriamo il loro umorismo e la loro visione della vita.
    Buona domenica.

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  5. Lego l'inchiostro ai banchi delle elementari,con il calamaio inserito e il liquido,di pessima qualità che veniva dispensato come fosse preziosa bevanda..
    Quanto all'inchiostro dei libri,mi ubriacavo letteralmente,quando ne avevo la possibilità.Alle medie accettai di fare la bibliotecaria,dalle suore,pur di poter divorare i testi presenti:i libri del focolare e tante vite di santi,quello passava il convento,allora.La fortuna o la curiosità mi hanno aiutata,in seguito.Ho gestito librerie per decenni e potevo sceglie.Quanto a scrivere,è più difficile.Scrivo molto e cancello moltissimo,semplici esercizi di memoria e ..bella calligrafia.Ma tu hai un ottimo rapporto con la scrittura.Quanto ti emoziona pubblicare un libro?

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  6. rif. Chicchina Acquadifuoco
    Penso che la sensazione dell'inchiostro sia unica, meravigliosa, irripetibile... non riuscirò mai ad usare il computer.
    Poter poi vivere tra i libri, come hai fatto tu...
    Penso che sia molto importante anche (come dici) il fatto di scrivere e cancellare. perché la scrittura implica dubbio, incertezza, anche sofferenza. Molto sofferenza.
    E' come pensare e ripensare a noi stessi, alla nostra vita, ai nostri incontri: chi di noi può essere mai del tutto sicuro di tutto questo?
    Pubblicare è un'esperienza strana ma anche molto bella: ma per quanto mi riguarda, cerco ogni volta di non montarmi la testa!
    Finora, penso di esserci riuscito.
    Magari, devo decidermi a rimandare qualcosa agli editori... quello è più difficile, sai? Molto, molto più difficile.
    Un caro saluto e buon fine settimana!

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