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domenica 2 agosto 2015

Strage di Bologna: chiarezza e verità


Sono passati ben 35 anni da quando per mano dei neofascisti Mambro e Fioravanti, il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna furono dilaniate da materiali esplosivi 85 persone e rimasero ferite (alcune in modo anche molto grave) circa 200.
Trentacinque anni; all'epoca ne avevo 18.
Nel 1980 molti di quelli e di quelle che ora sono giovani non erano ancora nati/e.
Né probabilmente si erano ancora incontrati i loro genitori.
Nel 1980, i genitori dei loro genitori (insomma, i nonni) erano relativamente giovani, o comunque avevano davanti ancora alcuni anni di vita.
E' vero, su questo punto mi sto dilungando tanto.
Ora, serve a qualcosa riflettere su questo albero genealogico?
Riflessioni come la mia possiedono forse l'arcano potere di riportare in vita i morti?
Alla prima domanda rispondo : perchè ogni sincero democratico ed antifascista ha il dovere storico e morale di difendere il legame che esiste tra le generazioni; soprattutto quando quel legame è stato stroncato in modo così brutale, beffardo, ingiusto.
Alla seconda domanda, ovviamente rispondo di no.
Nello stesso tempo, penso proprio che riflettere su tragedie come queste (e quella di Bologna è stata la più grave dalla fine della guerra) sia un modo per dare a quelle povere, innocenti vittime, nuova vita. Una vita che consiste nell'ospitarle nel nostro ricordo, nella nostra nostalgia... benchè la maggior parte di noi non le abbia mai conosciute.
Qui farei insomma lo stesso discorso con cui Gramsci concludeva (il 15 giugno 1931) una lettera alla madre. Egli scriveva che lei era da sempre: “Nell'unico paradiso reale che esista, che per una madre penso che sia il cuore dei propri figli.”
Alle stesso modo, quelle innocenti vittime stanno nei nostri cuori: perchè anche se la maggior parte di noi non aveva con loro alcun rapporto di parentela, il legame con chi cadde senza alcuna colpa per mano fascista è un legame profondo, spirituale nel senso migliore del termine.
Anche se chi è caduto poteva non sapere nulla del fascismo o del neofascismo. Così come, durante la Resistenza, i nazifascisti massacravano anche chi chi sapeva ben poco della loro immonda esistenza. Del resto, tra le vittime del 2 agosto c'era anche una bambina di 3 anni!
Allora oltre al ricordo serve la giustizia, che offre effettiva riparazione al sentimento di dolore e punisce l'iniquità perpetrata.
La giustizia che come sosteneva Aristotele (Etica nicomachea, V, 3) è “virtù completa”, la “più eccellente”, quella cioè in cui (come diceva il filosofo citando il poeta Teognide) “si riassume ogni virtù.”
Giustizia che nel nostro caso non si riduce al mero, astratto ambito giuridico, se il presidente dell'Associazione familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, chiede al governo risposte circa questi punti:
risarcimenti ai familiari delle vittime;
reato di depistaggio;
declassificazione sugli atti delle stragi.
Sul reato di depistaggio Bolognesi afferma: “Doveva avere una corsia preferenziale invece ha avuto una corsia ad ostacoli.”
Sulla declassificazione sempre Bolognesi dichiara: “E' applicata in maniera assolutamente non corretta e non porta da nessuna parte.”
Bolognesi ribadisce infatti che il problema non è solo quello degli esecutori ma anche quello dei mandanti.
Ora pare che in parlamento si stia iniziando a discutere su questo e speriamo che la discussione porti a qualche risultato...
Altrimenti dovremmo sottoscrivere le parole del dott. Scarpinato, che nel suo libro Il ritorno del principe scrive che in Italia “lo stragismo” è stata (fin da Machiavelli) la modalità classica di gestione del potere.
E l'insabbiamento, aggiungo io, il suo osceno, indegno copricapo.


6 commenti:

  1. Allora ventenne, ricordo bene quel tragico 2 agosto 1980. Mi associo a quello che hai scritto, chiedendo verità e giustizia.

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  2. rif. mari da solcare
    I soli valori, verità e giustizia, che insieme alla solidarietà rendano la vita in società degna di essere vissuta...
    Verità e giustizia per le tante, troppe orribili stragi di questo martoriato Paese.

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  3. L'ennesima strage poco chiara, con depistaggi, condannati che dicono di non essere stati loro (forse è così, chi può dirlo?), indignazione, manifestazioni, fischi, e si va avanti ipocritamente così da anni ... già 35, ed è già troppo. Avremo verità definitive in Italia?

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  4. rif. Alligatore
    C'è proprio da pensare, o da temere, che non avremo mai ombra di verità...
    Purtroppo, le giovani generazioni non sanno praticamente niente di queste stragi... né conoscono la storia (almeno recente) di questo Paese.
    Il che non aiuta.
    Ma non dobbiamo rassegnarci o arrenderci. E' proprio quello che vuole chi ordina di massacrare e poi, insabbia.

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  5. Arrenderci all'oblio,mai! é questo che vogliono i depistatori professionisti.Noi che abbiamo vissuto quei momenti,quei giorni di incubo e di terrore,noi dobbiamo continuamenter parlarne,ricordare,raccontare,perchè anche i più giovani sappiano.Ed anche oggi un'altro giorno da ricordare,un'altra strage,meno recente ma non meno dolorosa.4 agosto 1974.Emigrante da sempre,avevo un buon rapporto con i treni,ma dopo quegli anni mi hanno fatto paura.

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  6. rif. Chicchina Acquadifuoco
    Sì, non dobbiamo arrenderci!
    Hai visto che per la strage di Piazza della loggia, quella di Brescia, sono stati condannati gli esecutori?
    Non a caso (senza per questo voler assolutamente giustificare il terrorismo di B.R. e simili) "rosso") quegli esecutori erano dei neofascisti.
    Certo, ogni volta ci vogliono dei decenni. E' deprimente ed anche umiliante...

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