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sabato 16 novembre 2013

La discussione filosofica (12/a parte)*


Stando ad Aristotele, negli esseri umani questo interrogarsi nasce da quel che egli chiama thaumazein1, che significa sia “provare meraviglia” che “turbamento.” L'uomo, di fronte allo spettacolo meraviglioso ma anche terribile della natura, prova quanto detto poc'anzi. E da quel momento comincia ad interrogarsi, il che lo conduce a filosofare.
Vivendo poi in società l'uomo sarà dunque portato a confrontare le sue domande e le sue risposte anche con quelle degli altri.
Ecco perché la filosofia, che nasce da esseri razionali, possiede anche una natura sociale. Ora, lato sociale e lato razionale sono tra loro legati o meglio, intrecciati. Del resto, tutti noi siamo esseri dotati di ragione e viviamo in una dimensione sociale.
Per piccola che sia quella dimensione e per quanto poco sviluppata possa esser l'inclinazione che ognuno di noi può avere a ragionare, però nessuno può sottrarsi al vivere sociale ed all'esercizio della ragione.
A meno che qualcuno non opti per un volontario isolamento dall'umanità...
Ma anche in quel caso, nessuno potrà rinunciare alla sua natura d'essere dotato di ragione. Ed anche se lo volesse, dovrebbe compiere comunque un che di filosofico: imporre a sé stesso di non ragionare più; dovrebbe insomma utilizzare (magari portato dalla rabbia o dall'amarezza) la sua ragione per smettere di ragionare.
Però anche se volesse pensare solo a bisogni puramente biologici quindi alla mera sopravvivenza fisica, anche questo sarebbe un atto compiuto da un essere razionale. E che tale rimane.
Non possiamo quindi sottrarci, o lo possiamo solo a stento, alla dimensione sociale-razionale.
Sì, forse per qualcuno questo sottrarsi potrà essere un gran bene: perché la razionalità e la socialità ci chiedono conto di chi siamo e di che cosa facciamo, di chi eravamo e di che cosa abbiamo fatto; già, perché appunto razionalità e socialità possiedono anche un lato morale.
Comunque, chi vorrà rifiutare l'ambito sociale, quello razionale o entrambi dovrà compiere una o più scelte che potranno sembrare solo di tipo pratico: voglio vivere pensando soltanto al mio benessere fisico, cercare il piacere dei sensi (l'edonismo), puntare al potere, o al danaro, alla fama ecc. o comunque rifiutare tutto quanto possa comportare lunghe, complesse ed anche dolorose riflessioni ed autocritiche.
Voglio vivere solo per e nell'azione.
O essere come lo Stirner che dichiara: “Io ho riposto la mia causa nel nulla.”2
Ma anche queste scelte saranno compiute da un essere razionale che vive in società e che perfino nel rifiuto di socialità e razionalità, manterrà almeno il ricordo e forse anche il rimpianto di quella sua duplice (in realtà unica, come visto) dimensione.



Note
  • Ho pubblicato su questo blog le precedenti parti di questo post rispettivamente: la 1/a il 25 /03/2008; la 2/a il 4/4/2008; la 3/a il 17/6/2010; la 4/a l’11/10/2011, la 5/a il 27/11/2011; la 6/a il 15/11/2012; la 7/a l'8/12/2012.
    Il riepilogo di questo post (sino alla 7/a parte) è stato pubblicato il 21/02/2013.
    Ho pubblicato l'8/a parte il 20/03/2013 e la 9/a il 14/09/2013; la10/a il 5/10/2013 e l'11/a il 30/10/2013.
1 Aristotele, La metafisica, Utet, Torino, 1996, I, 2, 982b 12 sgg. Ma questo concetto era già stato scoperto ed illustrato da Platone; “E' veramente propria del filosofo questa emozione, il provar meraviglia, né altra che questa è l'origine della filosofia.” cfr. Platone, Teeteto, Utet, Torino, 1981, 11, 155d.
2 Max Stirner, L'unico e la sua proprietà , Giunti Demetra, Firenze, 1996, p.414. Il corsivo è mio.

6 commenti:

  1. Insomma un dono e una condanna!
    Eppure spesso non è immediato indovinare il pensiero razionale dietro certe azioni ...
    O forse viene a mancare quel passaggio dal razionale al morale...

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  2. rif. nina
    Esattamente un dono ed una condanna... soprattutto quando tendiamo (e lo facciamo più o meno tutti, direi) a separare il lato razionale da quello morale.
    Così prevale o il lato cerebrale o quello spontaneistico, immediato.
    Un bel problema, che però si può risolvere (almeno secondo me) solo discutendo molto tutti insieme e con molta pazienza.
    Rifuggendo inoltre dal pericolo dello spazientirsi o dalla smania del risultato... che secondo certi dovrebbe essere immediato ed a tutti i costi.
    Buona serata!

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  3. Caro Riccardo, sto assistendo al disastro e alla tragedia che ha colpito la Sardegna e sento il bisogno di esprimere la mia solidarietà e vicinanza a tutto il popolo sardo.

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  4. rif. nina
    Cara Nina, ti ringrazio di cuore!
    Purtroppo non si conosce ancora tutta l'entità del disastro che comunque, anche così è spaventosa.
    Si era già verificato qualcosa del genere qualche anno fa, ma aveva causato molte meno vittime.
    Non so se in un caso come questo (o anche come il precedente) si possa parlare di "fatalità", di evento imprevedibile ecc.: certo, come si è detto, sulla Sardegna si è abbattuta una vera "bomba d'acqua."
    Comunque, è possibile che su questo nostro territorio, peraltro già funestato da una crisi economico-sociale forse perfino più drammatica di quella che sta devastando il resto del Paese, siano mancati sufficienti uomini e mezzi.
    Sicuramente accerteremo le responsabilità, gli eventuali ritardi negli aiuti ecc. e sia detto senza alcun forcaiolismo, se ci sono dei colpevoli, dovranno pagare. E molto caro.

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  5. In questi giorni non mi capacitavo del fatto che non abbiano provveduto a mettere in sicurezza i disabili, oltre naturalmente ad una capillare e insistente informazione alla popolazione a rischio. Di sicuro le responsabilità ci sono. Proprio in questo momento sento che anche Solarussa è stata colpita, dove un tempo avevo un'amica, Maria Teresa Craba, amicizia poi interrotasi a causa della lontananza. Allora non avevamo neppure il telefono tradizionale. L'ho pensata in questi giorni, come tutte le persone colpite dalla alluvione. Spero che si riprendano presto e che la solidarietà porti loro un effettivo aiuto. Purtroppo dobbiamo piangere le persone che potevano essere salvate se ci fossero stati soccorsi adeguati.
    Un abbraccio a te Riccardo sapendoti nell'amarezzza dell'accaduto alla tua Regione, agli abitanti in primo luogo e al territorio.


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  6. rif. Nou
    Le reponsabilità ci sono, sono enormi ed oltretutto, assurde... Molto, molto assurde.
    Quel che è (se possibile!) peggio, è il fatto che già verso il 2008 c'era stato qualcosa di simile ma a quanto pare, chi doveva imparare dalla lezione precedente, non ha imparato assolutamente nulla.
    Sono furibondo al punto che non me la sento neanche di scrivere qualcosa, anche se probabilmente lo farò, prima poi... lo farò senz'altro.
    Ti abbraccio anch'io e grazie per la vicinanza... da parte di di una persona come te che è passata per un'esperienza addirittura peggiore di questa, è ancora più gradita!

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