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martedì 2 luglio 2013

La chiamano crisi (3/a parte)


Da quanto detto nei precedenti post ricavo alcune conclusioni, insieme ad altre che esporrò in questo.
La prima: questa non è una crisi qualsiasi ma come è stata definita da Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve Americana, “la peggiore crisi finanziaria della storia mondiale, ivi compresa la Grande Depressione del 1929.”1
La seconda: questa crisi ha ripercussioni devastanti non solo su un'economia astrattamente intesa, ma sull'intero complesso della vita delle persone... cioè sulle relazioni sociali, lavorative, psicologiche, culturali e perfino sanitarie di interi Paesi.
La terza: le misure che sono di fatto imposte ai vari Paesi dalla cosiddetta trojka cioè Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea peggiorano la crisi.
Immaginiamo che una persona abbia dei debiti e che stia morendo di fame: gli ordiniamo di non mangiare perché così “risparmia” e paga i debiti. Magari quelli riesce a pagarli però a forza di non mangiare, muore. Ma poi, uno che non deve mangiare non riesce neanche a lavorare per ripianare i debiti, no?
Davanti quindi ai cosiddetti “consigli”, “prestiti” ecc. della trojka bisognerebbe rispondere come Laocoonte ne L'Eneide: “Timeo Danaos et dona ferentis”, temo i Greci anche quando portano doni.”2 Laocoonte intendeva dissuadere i Troiani dall'accogliere in città il famoso cavallo. Purtroppo i poveretti accettano il dono, grazie al quale gli “eroi” nemici entrano a distruggono la città.
Oggigiorno, i Greci che espugnano e demoliscono tutto non sono certo i moderni discendenti di Omero ma la trojka; i Troiani siamo tutti noi quando accettiamo il suo perverso mix di misure inutili e micidiali.
Del resto, la stessa Bce dichiara: “I tagli al bilancio nel settore pubblico e privato insieme alla stretta sul credito seguiteranno a gravare sull'attività economica.”3 Inoltre, un'eventuale uscita dalla crisi, “non produrrà occupazione, e lascerà sul campo persone non 'riconvertibili.'”4
Quindi ci stiamo svenando... più o meno per niente; almeno, non per ottenere nuovo lavoro ed altro pane.
Del resto: “Quanto più a lungo i disoccupati restano senza lavoro- si legge- più è probabile che le loro competenze diminuiscano e che il loro capitale umano si deprezzi. Gli individui che accumulano periodi di disoccupazione più lunghi possono essere considerati meno favorevolmente dai potenziali datori di lavoro.”5
Così, una volta finita la crisi, per chi è stato disoccupato, inoccupato ecc., le cose rimarranno come prima. Per tutte queste persone non esisterà insomma alcuna possibilità reale di ritorno nel ciclo produttivo e lavorativo perché per quel ciclo, chi ha subito gli effetti più devastanti della crisi sarà (il che non è però assiomatico) più o meno equiparabile ad un ferrovecchio.
E comunque, la crisi non è stata certo scatenata da chi l'ha subita, allora quelle persone avrebbero diritto ad essere reinserite nel vivo di attività produttive e lavorative. Avrebbero diritto ad una riqualificazione professionale e ad un reinserimento sociale, pena una loro (pressoché infinita) esclusione dal lavoro, dalla vita attiva e di società, dal reddito ecc. ed un continuo sprofondare nella miseria e nella disperazione.
Del resto, la nostra Costituzione dichiara quanto segue: “E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione economica e sociale del Paese.”6
Ed ancora: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”7
Invece, niente di tutto questo. Meraviglioso, no?

Note

1 Serge Halimi, Quattro anni dopo, ne Le monde diplomatique, n.5, anno XVIII, maggio 2011, p.1
2 Virgilio, Eneide, II, 49.
3 Roberto Ciccarelli, Record dei senza futuro, ne Il manifesto, 12//04/2013, p.6.
4 R. Ciccarelli, Record dei senza futuro, art. cit.
5 R. Ciccarelli, art. cit.
6 Costituzione della Repubblica italiana, art. 3. I corsivi sono miei.
7 Costituzione della Repubblica italiana, art. 4. I corsivi sono miei.

20 commenti:

  1. Come dire: siamo ciechi e non vogliamo nessun trapianto; ci piace sguazzare nelle tenebre.
    Riccardo, quando potranno rinsavire? E quale prezzo pagheremo ancora?
    Ti stringo forte.

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  2. Analisi ineccepibile: il neoliberismo, responsabile della crisi, contnua ad imperversare, alimentandosi da essa come un vampiro con il nostro sangue. E il vampiro, se lo lasci succhiare ti vampirizza sempre di più ...

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  3. rif. Sonia Ognibene
    Temo che pagheremo ancora molto, anzi troppo e che il rinsavimento sarà davvero difficile.
    Come leggiamo (se non sbaglio) in Giovanni: "Gli uomini preferirono le tenebre."
    Un discorso, quello, che secondo me si può applicare anche all'economia ed alla società...
    Abbraccione!

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  4. rif. Alligatore
    La metafora "vampiristica" spiega egregiamente l'attuale situazione.
    Se possibile, qui la situazione è ancora più grave, perchè il vampiro ci dice chiaramente che ci sta succhiando il sangue, vediamo bene che lo fa ogni giorno e ribadisce che continuerà a farlo...
    Eppure, noi lo lasciamo fare, siamo suoi stupidi o vigliacchi complici.

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    1. Già, la passività delle genti europee, in questa fase storica, è impressionante, ma siamo stati instupiditi abilmente, da decenni: prima con la tv, e ora con un uso sbagliato del web, cellulari e via dicendo ...

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  5. Riccardo non andavo in giro per blog da una vita (considerati i tempi del web), oggi sono venuta a leggerti e l'amara constataziione che le tue parole appartengano ad una visione reale rafforzata da elementi storici, mi stringe il cuore. E purtoppo l'uomo non ha memoria, altrimenti potremmo salvarci.
    Ok passo al altro, io che sono immortale e quindi lentissima, ti chiedo: dove trovo i tuoi libri? intanto complimenti per i Titoli che sono tutto un programma... e l'ossimoro del terzo intriga molto.
    Saper titolare è un valore aggiunto che tu hai
    La streghetta

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  6. rif. strega bugiarda
    No problem: anche i miei tempi non è che siano proprio il massimo!
    La mancanza di memoria è una delle piaghe peggiori, perchè quando dimentichiamo quel che è stato fatto per ottenere qualche risultato, chi trae profitto dalla nostra... amnesia, poi sta ben attento a soffocare eventuali ritorni di memoria.
    I miei libri... umh... guarda (non è una battuta!) sul lato sinistro dell'home page poi fammi sapere.
    E grazie per la stima (sai com'è, tra noi "immortali")...

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    1. hahaha Riccardo, non appena scritto il commento mi sono accorta del banner... ho pensato questa sera invio altro mes..
      poi è andata che sono andata a vedere ed ho deciso che lunedi ordino....
      Un sorruisone
      la strega svampita

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  7. rif. Alligatore
    Concordo e condivido alla grande!
    La mancanza di senso critico è stata abilmente coltivata.
    Insieme al sabotaggio dell'appartenenza ad un "noi", insieme cioè alla distruzione dell'idea che non siamo singoli individui irrimediabilmente staccati l'uno dall'altro.
    Questo anche con la nostra complicità: per esempio per la nostra paura di non risultare abbastanza "moderni."
    Risultato? Un veloce ed umiliante ritorno all'800... quando va "bene."

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  8. La prima cosa che faccio quando non mi fido di qualcuno ne rifiuto i doni! E' così difficile fare regali, farli senza offendere sensibilità e orgoglio, farli senza togliere al ricevente il desiderio/bisogno di migliorarsi con le sue capacità per soddisfare quello che più comodamente sta per ricevere...
    Ma ci sono condizioni in cui il dono è indispensabile, senza quello non c'è possibilità di riprendere il cammino.
    Penso che in questo momento per molti italiani sia quest'ultima la condizione, ma attenzione ci sono sempre molti furbetti che si rubano i doni non permettendo una corretta distribuzione.
    Accidenti Riccardo ne verremo a capo? Comunque chi ancora un lavoro ce l'ha, deve impegnarsi di più a pagare il giusto dando il contributo economico con le tassazioni e il buon uso delle risorse di tutti, lavorando (so che già è un privilegio averlo un lavoro, ma spesso è anche un salasso, e non per lo stiracchiameto di risorse), lavorando quindi con coscienza e professionalità.

    Avrò ancora detto le solite piccolezze che non servono a nulla, ma che facciamo se non aver rispetto dei valori e tendere a quelli?
    Sento che la tua rabbia è grande e giusta... ti sono vicina, ma ora ci vuole altro!

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  9. Ciao Riccardo, sono la persona più lenta che si possa immaginare, ma rieccomi.
    Il guaio grande è che la nostra Repubblica è stata tradita dai mediocri politici e dirigenti. Di fatto siamo un popolo indebitato e incapace di badare a se stesso. Siamo nelle mani di chi governa la trojka. E' da tanto che abbiano capitolato, già dal primo governo Prodi con lo smembramento dell'IRI e via di seguito con tutte le ns tisorse produttive industriali. Sempre Prodi fuatore della globalizzazione senza regole che ha fatto morire i piccoli artigiani e con l'introduzione selvaggia dell' euro che ha dimezzato il potere d'acquisto di tutti noi.
    Insomma chiunque poteva capire l' andazzo anche vent'anni fa. sofferenza prolungata.
    Vogliono prendersi tutto il nostro patrimonio artistivo e architettonico, compreso il territorio meraviglioso e buttare a mare gli italiani.
    Nonostante tutto to auguro una buona estate, tanti bei bagni nel mare di Sardegna. Io mi trovo a Eraclea mare e mi accontento dell'Adriatico che sembra cristallino anche lui.
    un abbraccio
    Nou

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  10. rif. alicemate
    Io penso che determinati "doni" siano semplici trappole, che fanno bene solo a chi li fa.
    Chi dovrebbe pagare la crisi sono le persone che possiedono grandi, anzi enormi ricchezze.
    Tutti gli altri hanno già dato e da molto, troppo tempo.
    E' una vita che sento parlare di "sacrifici"... e non sono più un ragazzino: anche questo da troppo tempo!
    Facciano i sacrifici banche, miliardari, evasori fiscali, grandi truffatori ecc.; la crisi (con relativi "doni") fa bene solo a loro.
    Dal testo "Titanic Europa" dell'economista Vladimiro Giacchè risulta che la VERA crisi, quella che ha messo in ginocchio interi Paesi, è nata verso il 2007... quando Usa e vari Paesi europei hanno regalato alle banche ed a speculatori vari ben 14mila miliardi di dollari!!!
    Per poi dirci, dopo aver svenato le casse dei vari Stati e tramite la trojka e governi compiacenti, che "abiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità"... e da lì i "sacrifici."
    E' vero, ci vuole altro, oltre la rabbia... cioè che si faccia una politica economica giusta e solidale. E riparatoria nei confronti della povera gente.
    E non hai detto nessuna sciocchezza, chiaro?!
    Salutone.

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  11. rif. Nou
    Nessun problema, carissima Nou!
    Sono d'accordo su Iri ecc.
    Comunque siamo un popolo che ha troppa pazienza con le persone sbagliate e che non ha ancora capito una cosa fondamentale...
    Cioè che cosa?
    Che siamo entrati (questo già da molto tempo) in una fase storica in cui chi dà il "la" a tutto è l'economia.
    Spesso un'economia sganciata dalla vita e dalla produzione reali.
    Economia e/o finanza che è spesso speculazione, imbroglio ecc.
    Ed i governi contano sempre meno, abbassati come sono (insieme ai popoli) al rango di scolaretti che devono "fare i compiti"...
    Buoni bagni, comunque... e speriamo "quasi" bene!

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  12. rif. strega bugiarda
    Se tu sei "svampita", io so non non poco suonato... infatti non ho capito.
    Magari ti riscrivo.
    Ciao!

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  13. Ottimo articolo, Riccardo. Che mette da parte le analisi fuorvianti e fumose di chi ha solo da "guadagnare" in una situazione sociale caotica, anzi esplosiva.
    Purtroppo le soluzioni che tu proponi, frutto del buon senso che dovrebbe animare chi sta nella "stanza dei bottoni", cozza con gli interessi delle lobby che di fatto governano l'Italia.... per cui non credo saranno mai attuate.
    Sono molto pessimista, lo so, ma non potrei essere altrimenti, trovandomi in una condizione lavorativa paradossale (precaria a rischio esclusione lavorativa) e guardando intorno a me altre moltitudini che versano in condizioni più o meno simili.
    "Avrebbero diritto ad una riqualificazione professionale e ad un reinserimento sociale, pena una loro (pressoché infinita) esclusione dal lavoro, dalla vita attiva e di società, dal reddito ecc. ed un continuo sprofondare nella miseria e nella disperazione."
    ... questa potremmo chiamarla "utopia"!
    Se continua così arriveremo a quel punto di non ritorno che produce solo macerie, modificabile solo con una rivoluzione che parta dal basso. Ma gli italiani non hanno mai vissuto una rivoluzione come popolo, per cui....
    ... è tutto meraviglioso, sì!

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  14. Riccardo allora che si fa? Come si "convince" chi deve a fare una giusta politica? Speriamo nei nostri giovani? Quindi li si deve sensibilizzare al giusto... conosco dei giovani che più opportunisti non si può! saranno una piccola minoranza ;)
    Buona domenica, per quel che resta. Ciao!

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  15. rif. Perla
    Sono d'accordo, Francesca: la sola alternativa sarebbe, come scrivi, una “rivoluzione dal basso”, fatta dalla gente.
    Un processo che secondo me dovrebbe essere innanzitutto culturale, un processo che dovrebbe quindi riguardare la coscienza e la mente delle persone.
    Bisogna quindi che le persone capiscano quanto certe “crisi” non siano affatto casuali o ancor meno inevitabili.
    Perché in certe situazioni molti indubbiamente soffrono, ma sono stati convinti che non ci siano “alternative”; il mantra del ”ce lo chiede l'Europa” fa il resto.
    Ma chi ha sempre fatto sacrifici, ha tutto il diritto di dire basta!
    Purtroppo il precariato, condizione che vivo anch'io, non aiuta per niente... La paura di perdere il lavoro o di non trovarne è spesso paralizzante e comunque costringe il precario (se appunto vuol lavorare e mangiare) ad accettare condizioni lavorative e/o salariali davvero scadenti.
    Un moderno sistema schiavistico... che però possiamo sconfiggere, benché la cosa non sia affatto facile.

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  16. rif. alicemate
    Verissimo: molti giovani (e non solo loro!) inclinano all'egoismo. Perciò, hanno ben poca voglia d'opporsi a questa situazione.
    Per me, questo dipende dal fatto che molti di loro sono cresciuti nella convinzione che certi modelli televisivi e cinematografici fossero la realtà o comunque, qualcosa a cui puntare.
    Una società “di divi del cinema”, come dice Lennon in “Remember”: per molti/e il modello è stato quello. Un mondo in cui tutti sono ricchi, belli, famosi e senza problemi.
    Ecco perché, come dici, il punto è la “sensibilizzazione”, che li riporti alla realtà. Una realtà spesso dolorosa e deludente. Ma... reale.
    Buon inizio settimana.

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  17. Questa crisi è anche il frutto di comportamenti incanalati dalla comunicazione. Comportamenti orientati dal pessimismo e dalla depressione non possono che avere come risultato un inasprimento della crisi , non certo la sua soluzione. Se giornali, televisioni non fanno che dire che tutto va male, non ci si può aspettare un arcobaleno in fondo all'orizzonte. Penso ci voglia anche un pò di ottimismo. Io sono un piccolo imprenditore agricolo, figlio di contadini. Sono molte le famiglie che si rivolgono direttamente a me saltando la filiera, che vengono in gruppo a comprare prodotti della terra a basso costo, mentre i grossi centri di distribuzione mi propongono sempre più contratti capestro. Però vedo negli amici ed anche in molti blog che sto visitando la voglia di rimboccarsi le maniche, ognuno proteso a ricostruire il proprio territorio, il rione, il quartiere. Inoltre credo che continuare con tagli a Sanità, Scuola, Lavoro, Previdenza e Ambiente non ci porti da nessuna parte, come del resto la Costituzione va in senso contrario :la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
    Appunto.
    Buone cose. :)
    Tommaso

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  18. rif. Tommaso Rossi
    Innanzitutto benvenuto, Tommaso!
    Purtroppo, non credo che pessimismo e depressione possano portare ad un "inasprimento della crisi", che si trova ormai al di là di questioni psicologiche, stati d'animo soggettivi ecc.
    La crisi è infatti una questione economica e finanziaria oggettiva, anche se posso essere d'accordo sul fatto che forme di associazionismo o comunque di iniziativa popolare quali quelle di cui parli, possano aiutare; almeno un po'.
    Condivido senz'altro la tua condanna dei tagli e la tua difesa della Costituzione... sempre più ignorata ed offesa.
    Rischiamo di perdere anche quel patrimonio storico-artistico... magari per rimettere a posto i conti; magari mettendolo in vendita, quel patrimonio.... ah, spero che questo non succeda mai!
    Buone cose anche a te e complimenti per il blog, che trovo molto originale e che appena possibile, visiterò.

    P.s.: scusa il ritardo nella risposta: la connessione internet ha fatto i capricci.

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