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giovedì 30 aprile 2009

Spazio ai Lettori - n° 3 del 2009


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Brani tratti da commenti particolarmente significativi o che si prestano ad ulteriori interventi da parte di coloro i quali vorranno interagire e approfondire i temi trattati. Un click sul titolo dell’articolo Vi condurrà ai testi integrali e Vi consentirà di inserire il Vostro pensiero.


Grazie a tutti Voi.


domenica 22 marzo 2009
La “tomba dimenticata” di Mereu

Elle ha detto...
… non credo si possa riuscire ad anestetizzare i sentimenti, ci si può provare e persino illudersi di riuscirci, ma poi arriva sempre il momento in cui realizzi che così non è….

domenica 29 marzo 2009
Arriverà presto il mio interlocutore immaginario

kinnie51 ha detto...
L'introspezione ogni tanto fa bene, però bisogna trovare il coraggio di uscire e parlare con la gente, anche con chi non si conosce…

venerdì 3 aprile 2009
Una stradina

dailygodot ha detto...
… Maugham diceva che ogni produzione di un artista era il frutto di un'avventura della sua anima...

splendidiquarantenni ha detto...
... Mi è tornata in mente la sensazione di splendido isolamento che solo l'isola di un'isola può darti…

venerdì 10 aprile 2009
Comunque… buona Pasqua

Dani ha detto...
… Ci hanno insegnato fin da bambini che per rinascere bisogna morire….

venerdì 17 aprile 2009
Assaggio di “Mystic river” di C. Eastwood

lozirion ha detto...
… Mystic river è uno di quei film che restano nella mente e nel cuore, anche se a tratti è forse difficile comprendere tutti i significati e tutte le sfaccettature....

mercoledì 22 aprile 2009
Il terremoto: dolore e riflessione. Primo flash

BC. Bruno Carioli ha detto...
Giusto discutere anche sulle tragedie, condizione per poter prevenirne di ulteriori.

euclide ha detto...
… siamo in mano a costruttori dei quali non possiamo valutare il lavoro e che si servono di manodopera spesso clandestina e inesperta che fanno lavorare sulle impalcature senza la minima istruzione in fatto di sicurezza sul lavoro. E se non si riesce a controllare nemmeno questo figuriamoci se è possibile misurare la distanza tra le staffe…

lunedì 27 aprile 2009
“Mystic river” di C. Eastwood (parte prima)

Guernica
ha detto...
... Il miglior interprete è Robbins, senz'altro...Eastwood utilizza molto poco, se non per nulla, effetti speciali.Credo che questa sia una delle forze delle sue pellicole.Essenziali e di qualità…

lunedì 27 aprile 2009

“Mystic river” di C. Eastwood (parte prima)


Mystic river, tratto dall’omonimo romanzo di Dennis Lehane parte dal peggior dramma che dei genitori possano vivere: l’assassinio di un figlio.
Eastwood ha lasciato (con una regia discreta ma sicura) che gli attori dipanassero la vicenda senza condizionarli troppo. La sua è stata una guida, non un un’intrusione; “intrudere” o intrudersi è proprio il termine da lui usato in un’intervista con Charlie Rose.
Ora, inizialmente i sospetti si appuntano su Dave Boyle, interpretato da Tim Robbins: per me, forse il miglior attore del film.
Da bambino Dave è stato rapito ed ha subito per alcuni giorni delle violenze da parte di alcuni uomini, falsamente qualificatisi come poliziotti. Quell’esperienza ha segnato tutta la sua esistenza: a livello psicologico ed anche fisico.
Robbins è infatti straordinario nel recitare curvando il suo corpo, quello di un omone alto 1.95. Sembra che Robbins porti su un fisico massiccio tutto il peso del dolore e della vergogna per l’abuso di cui Dave è stato vittima. Egli si muove in modo goffo, insicuro, il suo viso è sempre contratto, tiene gli occhi a fessura, il modo di parlare è cauto fino alla paranoia.
Ma tutto ciò non gli impedirà di comportarsi in modo davvero violento. Come dice Springsteen in Born in the USA: “Finisci come un cane che è stato picchiato troppo.”
Eastwood ha voluto che il film fosse del tutto privo d’effetti speciali, infatti si basa solo sulla fotografia e sulla recitazione, entrambe di prim’ordine.
La musica non invade, a differenza di certi film che sembrano più che altro dei videoclip.
Mystic è la ricerca dell’assassino di Katie, la figlia di Jimmy Markum, interpretato da un Penn essenziale ed intenso.
Fedele a certi codici della mala (di cui fece parte) Jimmy è pronto a farsi giustizia da sé: perciò entra in conflitto, sia pure non dichiarato col tenente della polizia Sean Devine.
Sean, interpretato da Kevin Bacon, era uno dei suoi vecchi amici d’infanzia, come peraltro Dave.

mercoledì 22 aprile 2009

Il terremoto: dolore e riflessione. Primo flash


Penso che si debba ragionare anche di fronte alle peggiori tragedie. Ora, certo tutti coloro i quali si sono impegnati nell’opera di soccorso alle popolazioni abruzzesi hanno dato prova di grande abnegazione, di forte spirito di sacrificio.
Risulterebbe però che sull’opera di prevenzione (non su quella di previsione assoluta del terremoto, certo impossibile) ci sarebbe da discutere.
Certo, tutto ciò che è umano è soggetto ad errore, niente e nessuno possono essere perfetti. Ma nessuno chiede la perfezione. Si può però chiedere che ciò che è soggetto ad errore possa essere almeno migliorato.
Così prendo come bussola questa norma di ragionamento: il nostro Paese ed il mondo hanno subito tante tragedie; ma le persone non hanno mai rinunciato al loro diritto di ragionare su quelle tragedie e sulle loro cause, in modo da evitare il loro ripetersi.
Ciò vale per disgrazie umane (guerre, terrorismo, crisi economiche) che per quelle naturali, che se non trovano le loro cause direttamente nell’uomo, possono però trovare colpevoli complicità nelle sue approssimazioni, sottovalutazioni, carenza di misure preventive eccetera.
Perciò condivido senz’altro le parole del presidente Napolitano che il 18, in un incontro con le Famiglie Francescane ha dichiarato come non si possa ritenere che “alla gravità del danno”, e del “dolore umano”, non abbiano contribuito “anche questi comportamenti: sprezzo delle regole, disprezzo dell’interesse generale e dell’interesse dei cittadini.”
L’idea infatti che regole, norme ecc. siano un fastidioso ostacolo e che senza di esse tutto sarebbe più efficiente e funzionale, si rivela quindi un tragico errore. Del resto, per l’architetto Ugo Tonietti, docente di scienze delle costruzioni a Firenze: “Ora si parla molto della nuova legge antisismica ma quella che c’era prima, se rispettata, avrebbe salvato tutte le vite umane dell’Aquila” (Left. Avvenimenti, 17/04/09, p.24).
Tonietti specifica che tra le prime cose che un semplice studente di architettura ed ingegneria legge nei suoi libri, “quando studia il cemento armato”, è che “non si deve utilizzare la sabbia di mare perché contiene sali che corrodono il ferro che arrugginisce e che quindi fa sbalzare quella parte piccola di cemento che sta sopra il ferro, portando al collasso” (Left, cit.).
All’Aquila, quindi, nel costruire c’è stato chi non ha osservato semplici norme di base. Ignoranza o malafede? Sarebbe gravissimo uno qualsiasi di questi casi.
Per il Tonietti altro grave errore è dato dal non osservare la giusta distanza nella disposizione delle “staffe”, quelle “fasciature orizzontali che fanno in modo che i ferri non escano dalla loro verticalità. Ebbene, la legge dice che devono essere messe ogni 25 cm e invece uno magari le mette a 50, oppure a un metro. Insomma, i crolli si verificano perché non si rispettano le leggi.” (Left, cit.)
Il Tonietti afferma che esistono norme precisissime e facilmente consultabili, quindi non si può parlare d’”errore umano involontario”, bensì di “negligenza, superficialità.” (Left, cit.). Il che, aggiungo io, è moralmente e penso anche penalmente, gravissimo.

venerdì 17 aprile 2009

Assaggio di “Mystic river” di C. Eastwood


Mystic river è uno dei film più belli che abbia mai visto; ma per la sua complessità, meriterebbe parecchi post.
Nel prossimo post che troverete nell’etichetta cinema ne comparirà uno in cui esplorerò il film in generale, ma cercando di collegare tra loro i vari elementi di quello che io considero un capolavoro.
Definizione del tutto mia di capolavoro (cinematografico): opera che si impone su tantissime altre per forza evocativa della storia, di intimo collegamento tra le immagini, recitazione realistica ed intensa da parte di attori ed attrici, sobrietà ma non rozzezza nella direzione del regista, presenza forte ed insieme discreta della musica.
Mystic river ha come principale protagonista il solito, “mostruoso” Sean Penn. Detto questo, aggiungo però che io considero miglior attore Tim Robbins.
Comunque il film fonde tra loro elementi come la pedofilia, l’amicizia nel vecchio quartiere, l’amore, il tradimento (presunto o reale) dell’amore e dell’amicizia, il problema del conflitto tra la giustizia ed i codici della malavita e/o del clan, il rapporto uomo-donna all’interno del matrimonio e la sopravvivenza di vecchi demoni.
Il risultato di tutto questo è Mystic river, un film che secondo me vale la pena di vedere. Assolutamente.

venerdì 10 aprile 2009

Comunque… buona Pasqua




Auguri di buona Pasqua a tutte le persone: uomini e donne,
giovani, vecchi e bambini.
A chi ha un lavoro.
A chi il lavoro l’ha perso
o può perderlo.
A chi sta bene, a chi sta male.
A chi è in crisi.
A chi da quella crisi è uscito ma teme
di risprofondarvi.
A chi ha un amore.
A chi un amore non ha.
A chi ha perso il suo amore,
a chi troverà un altro amore.
Soprattutto,
auguri di buona Pasqua
a tutte le abruzzesi, ad ogni abruzzese…

E poiché si definisce la Pasqua “un passaggio” (si presume verso una nuova vita) spero che chi con eventuali negligenze o inadempienze, volontarie o involontarie possa essersi reso colpevole di qualche lutto, si assuma le sue responsabilità di fronte alla giustizia degli uomini.
Comunque buona Pasqua, anche se mai come quest’anno è così difficile dirlo.

venerdì 3 aprile 2009

Una stradina


Quando a Carloforte, da bambino mi mandavano a fare qualche commissione, al ritorno passavo spesso dietro casa di mia nonna. Non facevo questo per risparmiare del tempo: benché non avessi ancora letto il Diario d’Irlanda di Boll, sapevo che quando Dio creò il tempo, “ne creò abbastanza.”
Non sceglievo quell’itinerario neanche perché dietro la magione dell’anziana donna si nascondessero tesori di pirati oppure architettonici. Carloforte è sempre stata una graziosa cittadina, un angolo di Liguria trapiantato dalla storia in Sardegna ma privo di veri tesori.
Però avevo scoperto una stradina stretta tra due file di palazzi, larga al massimo 2 metri… era poco più di un corridoio. In quella strada (o strettoia?) c’era un panificio. Di mattina presto l’aroma del pane caldo era meraviglioso e rimbalzava da un muro all’altro. E mi piaceva percorrere quella stradina proprio perché era così stretta e quasi nascosta.
Penso che la letteratura (e la sua funzione) sia molto simile a quella specie di corridoio: passare dove non passa nessuno, prendere vie strette e che in apparenza possono far perdere del tempo, entrare in budelli che sembrano assurdi, esplorare… vicoli ciechi.
Sopra di noi mura altissime, mura da un lato e dall’altro, voci che dalla piazza arrivano attutite mentre quelle provenienti dalle case ci assordano. Stretti dallo spazio e dal tempo, impossibilitati a comunicare, assediati da voci che sono rumori… è la vita nostra e degli altri ed è anche la letteratura.
Ma scegliamo d’entrare in quel caos per capirlo e per cercare d’esplorare tutte le possibilità ed i sentimenti che la logica non può afferrare, legata com’è ai meccanismi dell’evidenza e del principio di non-contraddizione.
E questo compito è arduo anche per la filosofia, perché perfino la filosofia più “folle” è tenuta alla dimostrazione.
La letteratura no, lei può inoltrarsi in qualsiasi vicolo e trovare vie di fuga anche dove pare che vi siano solo mura, voragini e tagliole. Con lei possiamo far marameo allo spazio ed al tempo, entrare nella mente di Gilles de Rais (Barbablù), nelle giornate di Jack lo squartatore e nella grande e tragica storia d’amore di Eloisa ed Abelardo.
La via è stretta, certo; ma dice bene Santucci in Come se: “La fantasia, Klaus, ricordare, profetare, capovolgere, scappar di trappola. E’ questa la redenzione.”
In ogni caso i romanzi e le poesie sono degli sguardi che vanno in molte direzioni e raggiungono molti tempi, cambiano strada, prendono strane scorciatoie, suonano spartiti pieni di note mai inventate ma non per questo inesistenti.

domenica 29 marzo 2009

Arriverà presto il mio interlocutore immaginario


Sono sempre stato un grande lettore delle opere di alcuni santi che erano anche pensatori di tutto rispetto.
Mi riferisco per es. al Monologion di S. Anselmo ed alle Confessioni di S. Agostino.
Si tratta di opere in cui costoro dialogavano oltre che con Dio, anche con sé stessi.
Io non sono S. Anselmo e neanche S. Agostino.
Ma di questo penso che vi siate accorti/e tutti/e.
Quel che è peggio, non posso farci niente.
Ma quest’idea di dialogare (almeno) con me stesso mi è sempre piaciuta… anche perché molti dei miei amici sono lontani e purtroppo qualcuno ha cambiato del tutto… scenario (sebbene non volontariamente).
C’è poi un altro motivo che mi fa optare per la scelta automonologante: non posso torturare sempre mia moglie, che potrebbe denunciarmi per crudeltà… sbadigliatoria.
Infine, dall’automonologo (che non è il dialogo con l’automobile) potrei imparare qualcosa su me stesso.
Insomma, ho 4 ragioni:
1) i santi;
2) gli amici defunti o emigrati;
3) la salvaguardia dei nervi della coniuge;
4) correggere me stesso.
Perciò ho deciso di crearmi una sorta di interlocutore immaginario. Sì, penso proprio che sia una buona idea.
Ora vado a crearlo.

domenica 22 marzo 2009

La “tomba dimenticata” di Mereu


Ho già avuto l’occasione anzi l’onore di scrivere un post su Peppinu Mereu; oggi sono felice di… concedere il bis.
Vorrei riprendere e sviluppare la mia idea di Mereu come grande poeta ed uomo che scriveva e sentiva anche nello spirito del blues. Nel dir questo penso in particolare a Dae una losa ismentigada, “Da una tomba dimenticata.”
Si tratta di un canto molto triste, poiché qui Mereu immagina la sua futura vita.. da morto. Ma in Dae oltre alla tristezza c’è anche un consapevole ed amaro senso di sconfitta e di rimpianto.
Il poeta si rivolge ad una donna che amò. Egli chiede anzi implora che si fermi presso la sua tomba e tralasci i divertimenti, sas allegrias e ispassos e che prenda in considerazione il fatto che vermes ischivos si sunt fattos rassos/ de cuddos ojos chi tantu has miradu, vermi viscidi si sono ingrassati/ con questi occhi che hai ammirato tanto.
I ricordi dell’antico innamorato vanno alle ore un tempo riempite dall’amore e dall’allegria… mentre ora si trova in compagnia di ossa e teschi.
L’uomo il cui corpo è ora pastu de vermes e formigas, cibo per vermi e formiche si rivolge alla sua donna per ricordarle l’amore giuratogli con troppa superficialità. Le gioie ed i piaceri passati sono ormai un malinconico ricordo, sono annullati dal tormento della sorte ingloriosa del poeta.
Particolarmente toccante la penultima strofa: “Bae, ma cando ses dormind’a lettu/ una oghe ti det benner in su bentu,/ su coro t’hat a tremer in su pettu/ a’ cussa trista boghe de lamentu/ chi t’hat a narrer: custu fit s’affettu,/ custu fit su solenne giuramentu?”, cioè
“Va’, ma mentre giaci nel tuo letto/ sentirai una voce nel vento,/ il cuore ti tremerà nel petto/ per una triste voce di lamento/ che ti dirà: fu questo l’amore,/ questo il solenne giuramento?”
Tutto il canto sembra continuamente pervaso dalle invocazioni che provengono dalla tomba e da quella voce nel vento che non smette di ricordare alla donna il suo uomo… abbandonato in una losa ismentigada.
Per me, qui siamo davvero molto vicini allo spirito di Robert Johnson e di altri bluesmen, perché anche in Peppinu Mereu troviamo quel sentimento di perdita, fatalismo e morte che perseguitò loro per tutta l’esistenza.
Il vento che soffia in modo inquietante e beffardo porta in giro la loro voce, ma quella voce non sarà ascoltata.
Del resto Rudi Blesh nel descrivere Hellhound on my trail parla proprio di un “vento beffardo che passa tra le corde della chitarra”, finchè non compare un uomo che “sotto il braccio tiene una chitarra legata al collo da una corda da impiccato.”
In ogni caso, le tombe di questi uomini, il loro dolore ed anche quello di Mereu… tutto ciò è ormai ismentigadu, dimenticato.
Ma per tutti e per tutte noi che consideriamo l'amore e la poesia non dei semplici ispassos bensì dei modi totali di essere e di collegarci alla vita, non è così; la loro voce ed il loro dolore continuano a raggiungerci.


domenica 15 marzo 2009

Spazio ai Lettori - n° 2 del 2009


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Brani tratti da commenti particolarmente significativi o che si prestano ad ulteriori interventi da parte di coloro i quali vorranno interagire e approfondire i temi trattati. Un click sul titolo dell’articolo Vi condurrà ai testi integrali e Vi consentirà di inserire il Vostro pensiero.

Grazie a tutti Voi


venerdì 9 gennaio 2009
Riprendere il filo con Eduardo

Miriam ha detto …
…Sta a noi trovare il filo per dipanare la matassa... sciogliere i nodi che ci imbrigliano in cose inutili, respirare un'aria più fresca e frizzante.
Se non sbaglio Nietzche afferma: "Bisogna avere un caos dentro di sè per generare una stella danzante"…

euclide
ha detto...
… Non dimentichiamo che scriviamo per comunicare agli altri che cosa siamo e pensiamo ed è importante far capire anche COME pensiamo. Viva la lucida confusione….

martedì 20 gennaio 2009
“Gli Esami” (parte quinta)

dailygodot
ha detto...
… Che dire... forse questa è una delle opere più contemporanee di Eduardo... con l'alta percentuale di laureati disoccupati... eh già... laurearsi non basta... e non bastava agli occhi di Eduardo... in un periodo in cui era realmente un traguardo….


il monticiano ha detto...
… il teatro napoletano in genere, quello di Edoardo in particolare, ha sempre avuto per me un'enorme attrattìva…


Elle ha detto...
… Mi conforta sapere che "ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male" e che anche l'estrema scelta (che poi forse tanto scelta non è) di lasciarsi sia stata compiuta in nome di quell'amore che, in questa veste di "abbandono del campo", troverà pochi consensi…

venerdì 13 febbraio 2009

l’altra effe
ha detto...
… penso che fb sia comunque un'opportunità, un'ulteriore possibilità di comunicare, esprimersi e relazionarsi in genere, in maniera diversa che col blog, che mantiene, ed è giusto così un contenuto più profondo o più..."di sostanza" anche quando è telegrafico o solo un'immagine con didascalia….

romaguido ha detto...
... FB offre un sacco di opportunità, ma potrebbe creare, almeno ai meno accorti, qualche problema, per così dire, di carattere diplomatico…

giovedì 19 febbraio 2009
Piccole osservazioni sul Medioevo

Guernica
ha detto...
Condivido poi il fatto che mancherebbero opere importanti frutto di quel periodo e opere più recenti ispirate a quegli anni.
D'altronde io sono una fan del Romanticismo e questo movimento ha rivalutato per molti aspetti il M.E.
Sarà una sorta di Odi et Amo per me?

domenica 22 febbraio 2009
A scuola con Abelardo

Sara ha detto...
.. Non credo ci sia un solo metodo d'insegnamento, non credo ce ne sia solo uno di valido, ma di certo a metterne in pratica solo uno si sbaglia di sicuro. Parte dell'apprendimento può essere mnemonica, ma dopo i dati vanno elaborati; così come l'uso della dialettica…

domenica 1 marzo 2009
Venerdì sulla spiaggia

natalibera ha detto...
… Con signora morte mi è capitato di prendere il caffè un paio di volte.....
Non amo tornarci su,non amo pensarci e non riesco a vivere serenamente l'argomento …

domenica 8 marzo 2009
Su Dylan e “Thunder on the mountain”

Max ha detto...
… Dylan non va semplicemente ascoltato ma va vissuto intensamente in ogni sua componente artistica e intellettuale al di là della melodia…

domenica 8 marzo 2009

Su Dylan e “Thunder on the mountain”


Chi vuole ascoltare Dylan deve essere disposto ad ascoltarlo davvero. Puoi ascoltare altri senza dannarti troppo l’anima: la loro musica è gradevole, i loro testi non male; il che risulta più piacevole che stare 2-3 ore in coda all’ufficio postale. Con Dylan è diverso. Dylan è esigente. Gli altri si fanno ascoltare; lui no.
Ora, non è che se compri un cd del Bob decida lui tempi e modalità dell’ascolto. Comunque con lui non devi accendere solo lo stereo; per la sua musica devi mettere in moto orecchie, piedi, testa e cuore. Altrimenti Dylan ti sfugge.
Veniamo a Modern times: un disco che è una grande sintesi della miglior musica americana… rock, blues, jazz e che contiene echi di vaudeville, orchestre ed anche qualcosa di chapliniano… nel mix di stupore e disincanto che lo attraversa. L’esplicito riferimento del disco al capolavoro di Chaplin è quindi più che legittimo.
Modern, per me il miglior disco del Bob da parecchi anni si “apre” con Thunder on the mountain, un trascinante rock-blues in cui è stato scorto lo spirito di Johnny B. Goode di Chuck Berry. Infatti le chitarre di Stu Kimball e Denny Freeman guidano Thunder in un modo che fa ballare anche i morti. Ne parlavo ieri ad una mummia del V sec. …che sta ancora ballando!
L’attacco della canzone: una sontuosa chitarra blues. Poi il pezzo parte con un ritmo incalzante almeno quanto quello della Highway 61 che Dylan rifece con Mick Taylor. Ma forse Thunder è più agile: la voce del Bob scorre meglio, il suono è molto compatto, la band sembra che suoni con lui da secoli.
Thunder on the mountain cioè “tuono sulla montagna.” Molte culture e religioni associano al tuono l’idea di potenza della natura e manifestazione del divino. Talvolta nell’Antico Testamento Dio si fa “annunciare” da tuoni e lampi e lo stesso Cristo dice d’essere venuto “a portare il fuoco sulla terra” (Matteo 12,49). Dylan gioca spesso con simboli religiosi.. in Shelter from the storm (1975) afferma che una donna gli tolse la crown of thorns, corona di spine e che In a little hilltop village they gambled for my clothes, in un piccolo villaggio in cima a una collina si giocarono i suoi vestiti. Chiari i riferimenti alla Passione e Morte di Cristo.
Ai tempi della Rolling Thunder Revue (metà anni ’70) un giornalista chiese al Bob. “Perché Rolling Thunder Revue?” Lui narrò che un giorno stava pensando al nome da dare al tour quando sentì un tuono perciò, disse: “Tuono che rotola, mi sembrò il nome giusto.” Il giornalista osservò che quello nel linguaggio dei pellerossa significava la verità che parla. Ma forse Dylan lo sapeva già…
Bene, fin dall'inizio tutta la canzone è una successione di immagini concrete e visionarie: si nomina the art of love, l’arte dell’amore; cenno all’Ars amandi di Ovidio?
Il protagonista vuol riconquistare la sua donna; ma pensa alla giovane e bella Alicia Keys. Vorrebbe “reclutare” il suo “esercito negli orfanotrofi”, I’ll recruit my army from the orphanages ma dice d’essere andato “alla chiesa di St. Herman e d’aver pronunciato i voti”, I been to St. Herman’s church and I’ve said my vows; poi annuncia disinvolto che ha “succhiato il latte di un migliaio di mucche”, I’ve sucked the milk of a thousand cows: rima irriverente tra vows, voti e cows, mucche.
Intanto il tuono continua a rotolare mentre la gente fugge in massa: sta per scatenarsi una tempesta, un attacco terroristico, un’ondata di follia collettiva o che altro? Dylan, divertito e sarcastico, non risponde; già in Jokerman (1983) cantava you don’t show any response. Al Bob piace raccontare delle storie, non offrire risposte o responsi.

domenica 1 marzo 2009

Venerdì sulla spiaggia


2 giorni fa, verso le 17.30 camminavo con mia figlia sulla spiaggia; c’era un bel sole tiepido, in cielo poche nuvole e non un filo di vento. Non uno.
Era tutto (non solo il clima) molto placido.
Non avevamo una meta precisa, io e la mia bambina… ma non importava.
Parlavamo di futuri castelli di sabbia e d’altri progetti estivi.
C’era molto silenzio.
La sabbia era della compattezza ideale, per una passeggiata.
Sembrava una giornata di primavera.
Per fortuna!
Perché quest’anno il freddo e l’umido mi hanno proprio distrutto. Quest’anno ho davvero odiato l’inverno.
Ad un certo punto ho guardato alle mie spalle; all’orizzonte, il sole era ancora alto.
Non vedevo le rovine dell’antica villa romana, ma non aveva nessuna importanza.
Ho pensato che un giorno il sole scenderà e si spegnerà sotto il “mio” orizzonte.
Ho immaginato il mio incontro con sorella Morte come una lunga e tranquilla passeggiata su una spiaggia lontana da questo mondo, mentre io andrò senza rimpianti verso un promontorio su cui splenderà un sole ancora alto… e che scenderà lentamente, ad ogni mio passo.
Eppure questo pensiero non mi ha reso triste; neanche felice, sia chiaro, ma sono rimasto tranquillo nella consapevolezza di una realtà che per ora, non esiste.
Abbiamo continuato a passeggiare, io e la mia bambina. E’ stata davvero una bella passeggiata.

domenica 22 febbraio 2009

Introduzione a “A scuola con Abelardo”


Ho sempre avuto una speciale predilezione per il pensiero di Abelardo.
Così, ho accolto con piacere l’invito rivoltomi qualche giorno fa su fb da romaguido (docente di scienza dell’alimentazione) di scrivere qualcosa su possibili influenze, stimoli ecc. che potevano esser venuti a lei ed al suo gruppo di e-learning dal pensiero appunto di Abelardo.
Mi pare che il post che andrete ora a leggere sia un esempio di come talvolta fb possa stimolare riflessioni meno legate (come accade di solito) alla frammentarietà del… famigerato fb.
Poco o molto che valga il testo che propongo, penso che sia importante il fatto che sia nato sulla base oltre che di un mio, pluriennale interesse, anche su quella di un invito rivoltomi da una docente di una disciplina che può avere collegamenti con la storia, l’economia, la sociologia, il rapporto città-campagna ecc.
Spero che il post che seguira' possa essere un es. almeno accettabile di dialogo tra discipline tra loro diverse, ma aventi interessi comuni.


A scuola con Abelardo


Abelardo: l’amore e la stupenda corrispondenza con Eloisa (qui forse parafraso il Gilson) concorsero all’elaborazione di quella “teologia della coppia” che poi influenzò anche la filosofia del Bretone.
Perché ho pensato ad Abelardo? Perché nei suoi “Insegnamenti al figlio” (Armando, Roma, 1991) G. Ballanti ha scorto quasi un “programma Abelardo”: cioè un modo di far lezione che fissava una sorta di (termine mio) anatomia dell’insegnare… che procedeva attraverso la preliminare fissazione ed il successivo esaurimento di fasi (cit., p.51).
Penso che ciò consentisse di insegnare evitando il nozionismo. La gradualità permetteva cioè all’allievo di imparare secondo dei tempi, non necessariamente cronologici. Negli “Insegnamenti”, qui… ri-concordo con la Ballanti esiste un “flusso di coscienza” pedagogico, dove un tema richiama l’altro e lo introduce per somiglianza o per contrasto (…)” (cit., p.63).
Osservo che in caso contrario, si svilirebbe la dialettica maestro-allievo, al punto che l’insegnamento diventerebbe monologo. Invece, credo che quel “flusso” stimoli nell’allievo sia l’attenzione ai temi trattati, sia l’interesse per svilupparne altri… ad essi collegati. Così l’allievo collabora col maestro.
Dovrei poi dilungarmi sul concetto di “sequenza” elaborato da Abelardo che mi pare, la programmazione scolastica ha adottato da tempo; ma vorrei limitarmi ad una questione di metodo che trovo fondamentale. In tutte le sue opere Abelardo distinse sempre tra 1) “usus” e 2) “ingenium”; il 1° termine indica la ripetizione mnemonica, la logica ridotta a solo principio di non-contraddizione, il seguire strade già battute e riproposte acriticamente. Il 2°, l’”ingenium”, indica l’ingegno personale, la creatività, il rischiare (cfr. la sua “Dialettica”).
Mi chiedevo se voi foste dalla parte dell’”usus” o dell’”ingenium”; ma da come scrivi, penso che almeno tu sia da quella del 2°.
Propongo ora un’altra distinzione ma simile alla precedente: quella tra “prolatio verborum” ed “intelligentia” (testi: “Historia calamitatum” e “Dialogo tra un filosofo, un ebreo e un cristiano”). Per il Nostro, il proferire parole (“prolatio verborum”) è cosa inutile o dannosa quando tale atto manchi, perfino nel dominio della fede della comprensione razionale (”intelligentia”). Aggiungo che la “prolatio” può sembrare segno di creatività mentre spesso non fa che confondere l’allievo. E questo può accadere anche con proposte bibliografiche formalmente ineccepibili, ma che si risolvono nella moltiplicazione dei… testi; fatto tutt’altro che miracoloso!
Penso insomma che da Abelardo si possa imparare l’uso della dialettica come metodo e come atteggiamento nella pratica didattica. Da quello che ho letto nel vostro blog, forse con voi ho sfondato la classica porta aperta; comunque, ho esposto miei interessi, e chissà, posto qualche stimolo o solo qualche quesito.

giovedì 19 febbraio 2009

Piccole osservazioni sul Medioevo


La nostra idea di Medioevo oscilla spesso tra la sua esaltazione ed una non meno esaltata denigrazione. Epoca oscura; anticipazione dell’epoca moderna; origine d’ogni fanatismo; fondamentale base della nostra era.
Ma forse in queste, opposte idee prevale più il partito preso che una seria disposizione a ragionare, infatti il Medioevo (476 d.C-1492) durò circa 1000 anni (critico verso questa periodizzazione J. Le Goff, L’immaginario medievale, Laterza, Bari, 1991, pp.xv-xxii). Ed è difficile sostenere affermazioni o giudizi categorici per un’epoca così lunga e complessa.
Discutibile anche il fare del M.E. un’epoca a volte oscura, a volte luminosa. Il tratto caratteristico del M.E. consistette, come dice la Fumagalli nel suo libro su Eloisa ed Abelardo (Mondadori, Milano, 1989, p.149) nell’applicare a tutta la società lo schema già elaborato da Platone nella Repubblica: al vertice dovevano stare i filosofi (nella variante medievale gli uomini di Chiesa) seguiti dai guerrieri; alla fine della piramide sociale, i lavoratori manuali.
Fondandosi sull’insegnamento di S. Paolo e della Chiesa, la donna doveva essere “sottomessa” al marito. La schiavitù era esclusa, si ammetteva però la servitù della gleba. La sola religione considerata “vera” era quella cristiana ed il discostarsi da essa su uno o più punti relativi al dogma o alla morale attirava l’accusa di eresia, punibile con la scomunica, la tortura ed anche con la morte. Il potere del re derivava direttamente da Dio. Giudichi ognuno quanto spazio quello schema lasciasse alla giustizia ed alla libertà.
L’idea platonica rimase in auge per tutto il M.E. e l’assetto sociale che da esso derivava non fu mai sostanzialmente modificato. Una volta detto questo si può concedere che il M.E. sia stato attraversato da varie correnti culturali. Per es., il XII sec. vide l’emergere di una visione più serena della natura, benché forse il Padre Chenu esageri quando ritiene che per gli uomini del XII essa fosse “come una compagna” (M.D. Chenu, La teologia nel XII secolo, Jaca Book, Milano, 1999, p.26).
Una visione così serena apparteneva certo ad alcuni teologi e filosofi, in particolare a quelli di Chartres, non alla maggior parte degli uomini e delle donne del tempo… che nella migliore delle ipotesi potevano considerare la natura come una sorta di fata bizzarra, capace di qualsiasi stranezza.
Né convince di più il vedere nel XII il secolo dell’amor cortese, che fu tale solo per il mondo nobiliare. Se il XII riscoprì l’Ars amandi di Ovidio, con la sua esaltazione del corteggiamento e dell’amore fisico, comunque nel De amore l’ecclesiastico Andrea Cappellano dice a proposito delle “villane” (donne del popolo): “Se trovi l’occasione favorevole, non esitare a soddisfare il tuo desiderio, prendile con la forza.”
Il Cappellano, che al nobile innamorato di una sua pari raccomandava poesia e gentilezza, quando si trattava di una villana invitava tranquillamente allo stupro (G. Duby, I peccati delle donne nel Medioevo, Laterza, Bari, ora in Euroclub, 1997, p.131).
Su questo versante non si riscontrava infrazione alcuna a norme morali, a codici teologici, religiosi, relativi alle norme del diritto canonico e probabilmente, neanche a quelle laiche e penali.

venerdì 13 febbraio 2009

Sbarco uccheddiano su Facebook


Da qualche giorno “sono su” Facebook, grazie al quale ho ripescato amici e vecchie conoscenze che avevo perso di vista.
Ora, come scrissi anni prima che esistessero internet, i blog, la posta elettronica, appunto FB, chat ecc., è un po’ come avere “l’universo in linea.”
Sia chiaro, però, che non voglio atteggiarmi a profeta, indovino, sciamano e neanche a Mago Merlino.
Detto questo, mi propongo di utilizzare FB (che io speravo volesse dire “football club”) come ulteriore mezzo di comunicazione ed anche come 2°…caminetto.
Il 1°, come dissi qualche tempo fa è questo blog.
Ho cercato e trovato personaggi pubblici e gruppi di discussione piuttosto interessanti: per es. sul filosofo, critico letterario e polemista Walter Benjamin, su don Gallo, Endrigo, Gino Strada, Springsteen e dulcis in fundo, su Gramsci.
Ho dato la… caccia anche ad altri, ma ora non voglio annoiarvi coi miei elenchi.
Ho poi trovato uno spazio che mette in comunicazione gli Autori della “Riflessione” (e non solo loro) di Davide Zedda: la casa editrice che sfidando l’ira degli Dèi, mi pubblica.
Penso che FB offra molte opportunità di comunicazione e che inoltre fornisca ad uno scrittore della visibilità. Mica male…
Magari, dato che mi trovo su FB solo da 5 giorni, devo ancora vincere un certo spaesamento…
Ed anche un po’ di confusione.
Ma penso che passerà; come tutto, del resto.
Tuttavia, questo blog non chiude. Col cavolo che chiude! Ed anche con la barbabietola, se è per questo…
Né vedo come (affrontando la questione da un punto di vista mistico-blues) possa chiudere tale fenomenale contenitore di deliri artistici e musicali.
Vi pare?



lunedì 9 febbraio 2009

“Gli Esami” (ultima parte)


Bonaria racconta di quando (lei aveva undici anni) mammà riceveva in casa l’amante e la faceva esibire, nuda, davanti a loro due.
Perciò ribatte alla “signora”, che la considera donna decisa, che sa quello che vuole, che “questa è la differenza che esiste tra me e voi. Ecco perché siete voi che sapete sempre quello che volete, mentre i’ saccio sulamente chello ca nun voglio.”
Bonaria sa che quello che non vuole è una vita in cui altri le dicano che cosa fare, rifiuta una vita di sottomissione e di miseria anche morale, non solo economica.
E dal punto di vista morale c’è della miseria anche nelle voci e nella malignità di chi vuol giudicare il legame tra lei e Guglielmo. “E”, poi, dichiara con orgoglio, “sono stata io che detto basta!”
L’aspetta, come è accaduto a tanti/e del sud e delle Isole, l’emigrazione.
Comunque di lei, donna cresciuta “sopra ai Miracoli” spiccano il carattere, la spietata autoironia ed il coraggio: tutte doti morali ed intellettuali di prim’ordine.
Potremmo dire che Guglielmo avrebbe dovuto seguirla e che lasciandola andare non si dimostrò degno del suo amore. Forse per lei avrebbe dovuto lasciare la famiglia e distruggere la carriera. Forse non si sarebbe dovuto arrendere. Chissà.
Ma penso che anche questo modo di ragionare, tra l’altro sulla vita di un altro equivalga a sottoporre Guglielmo a nuovi e pesantissimi esami.
Credo quindi che quel che conti davvero sia la problematicità degli Esami, la grandezza di una donna come Bonaria, la sofferta figura di Guglielmo e la recitazione degli attori, mai sopra le righe ma neanche fredda o distaccata. Classica, insomma.

lunedì 2 febbraio 2009

Il linguaggio filosofico (anche il mio)


In filosofia uno dei problemi più spinosi è dato dal suo linguaggio; infatti, esso risulta piuttosto ostico alla maggior parte dei non addetti ai lavori. Non penso però che tra i motivi principali di questa incomprensione vi sia l’insieme dei problemi di cui la filosofia si occupa.
Dico questo perché da sempre ogni filosofia si è posta interrogativi che (in modo talvolta confuso) si sono posti tanti esseri umani… domande sul bene e sul male, sulla giustizia, sulla libertà, sulla conoscenza, sul bello, sulla natura dell’amore ecc.
Si tratta di interrogativi che non di rado si sono intrecciati con l’arte, la mitologia, il diritto, la teologia... Nel corso dei secoli ad alcuni di tali interrogativi non si è risposto o lo si è fatto in modo funzionale ad interessi di parte. Ma l’uomo ha continuato a porseli.
Alla base quindi di quei quesiti stava e sta tuttora un’esigenza reale, una vera sete di verità ed anche di libertà e di giustizia. Prendendo infatti in un senso non solo religioso il detto evangelico: “La verità vi farà liberi” (Gv. 8,32) si potrebbe dire che la verità (o almeno la ricerca incessante di essa) aiuti a spezzare catene di ignoranza e di schiavitù.
Infatti nel ‘500 i contadini tedeschi esigevano che la Riforma promossa da Lutero, da teorica e teologica diventasse anche pratica, li liberasse insomma dalla tradizionale servitù. La nobiltà tedesca venne premurosamente incontro alle loro esigenze… sterminandoli e torturandoli a decine di migliaia (battaglie di Boblingen e Frankenhausen, 12 e 15 maggio 1525).
L’assunto di base dei contadini, che nel marzo avevano presentato il loro programma consisteva nel “non voler più essere considerati come cosa e proprietà del padrone; Cristo ha riscattato col suo sangue tutto il genere umano, il guardiano di armenti e l’imperatore” (il programma in G. Ubertazzi, Lutero, Fratelli Melita Editori, Genova, 1989, pp.209-211).
Evidente però il parallelismo tra le convinzioni di Lutero, che equiparava il contadino ad un “maiale” e quelle dei conquistadores, che consideravano l’indio una scimmia. Per “riformatori” che mantennero la Riforma su un terreno teologico del tutto astratto e per “evangelizzatori” che fecero altrettanto col vangelo, il linguaggio era solo una maschera che serviva per ingannare meglio contadini ed indios.
Insomma, quando si veniva al dunque tutte le motivazioni filosofiche, giuridiche, teologiche ecc. prodotte da riformatori e conquistadores si riducevano a questo: siete liberi… nell’anima; ma se “pretendete” d’esserlo anche quanto al corpo, chiunque ha diritto di “abbattervi.” Anzi, forse non l’avete neanche, un’anima!
Più in generale ed anche tralasciando casi tragici come questi, penso che si debba vedere che cosa certo linguaggio nasconda. E questo è un compito a cui la filosofia non può sottrarsi: esso è pratico e teorico. Come ha osservato Massimo Baldini in Contro il filosofese (Laterza, Bari, 1991) si è coltivato anche troppo un gergo per iniziati, che di realmente filosofico ha poco.
Certo, aggiungo io, la filosofia ha un suo linguaggio, suoi metodi, oggetti, ambiti ecc. e non bisogna neanche cadere nell’errore opposto, quello cioè di fare tabula rasa di esso bensì usarlo in modo sensato. Ma di questo, Baldini è più che consapevole; dovremmo esserlo tutti. Ovvio che ora vi chieda se abbiate trovato comprensibile il mio linguaggio.


lunedì 26 gennaio 2009

Cronaca di dieci straordinari secondi


Uomo a metà tra i suoi anni più verdi
ed altri che vanno verso la cenere,
stamattina attraversavo una strada invasa dal sole
marciando sotto un vento gelido
sconosciuto a questa città di sole.
Attraversavo la strada in una domenica mattina
e quel sole ha scacciato il vento…
almeno per un po’.
Sì, perché la luce mi ha riportato più forte
il ricordo di te…
il tuo,
malinconico e disincantato maestro.
Sai, ormai sono anch’io padre,
ma un padre probabilmente ridicolo…
un uomo che parla con voce da niente
o da quasi niente
che però ride quando vorrebbe piangere
e non piange per non ridere con voce falsa:
almeno questo io, imperfetto allievo, ho imparato da te.
Conosco la differenza tra il sangue e l’inchiostro
ed il valore d’entrambi…
un altro tuo insegnamento.
Non so, davvero non so
sotto quali altri venti dovrò marciare,
non so
se i raggi del sole saranno di fuoco
o di un inutile ghiaccio
nato dal mio cuore.
Ma sento che un giorno
in cui il vento agiterà mulinelli di polvere
tra le nuvole e nel sole,
noi ci rivedremo
e sì, da qualche parte
che ignora lo spazio ed il tempo
risentiremo le note di Nini Rosso
o di Morricone
e ci saranno due posti in platea,
uno spettacolo che inizierà in orario
poi un lungo intervallo
per raccontarci
gli ultimi vent’anni.

martedì 20 gennaio 2009

“Gli Esami” (parte quinta)


Negli Esami oltre alla sofferta figura di Guglielmo compare anche (II atto) quella di Bonaria, che si caratterizza per maggior sofferenza e per un’autoironica ed amara consapevolezza delle proprie origini. Infatti nel corso di un vero e proprio scontro con Gigliola le rivela che temendo di non saper scrivere “tanto bene”, inviava a Guglielmo delle cartoline “con una sola parola Coremio, tutt’attaccato e lui, per non mortificarmi, mi rispondeva la stessa cosa.”
Questa sola parola d’amore, che affidava quasi con vergogna ad un mezzo di comunicazione a lei tanto estraneo come la scrittura, sarà da Bonaria ripetuta anche quando subirà schiaffi, insulti e maledizioni da Gigliola, la “brava” moglie e madre di famiglia.
Bonaria è la sola figura di donna degna di questo nome: dal suo amore per Guglielmo non ha mai cercato né cercherà (come insinua perfidamente Gigliola) di trarre dei vantaggi… economici, sociali o di qualsiasi altro tipo. Per Guglielmo lei ha affrontato il malanimo ed i pregiudizi della gente. Lei, “la profumiera”, come sarà etichettata da uno dei figli di Speranza, ha amato un uomo che le era di molto superiore per cultura e classe sociale.
Ma in lui Bonaria amò l’uomo, non l’affermato professionista, lo studioso o il benestante; del resto è così che si ama e questo, Gigliola non può capirlo.
Ma nella coscienza di Bonaria una cosa era chiara: quando si ama tutti i concetti di “decoro”, convenienza ecc. non hanno alcuna validità. Pur senza aver mai letto Nietzche, lei sapeva che ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male. Poi, il sentimento che li legava non li conduceva certo a commettere dei reati.
Ora, sotto il peso dell’opinione pubblica decisero di lasciarsi. “Ma non perché ci siamo scocciati l’uno dell’altra: ci siamo messi paura della moglie, dei figli… abbiamo avuto paura della gente. La gente fa paura. Ci hanno messo sotto inchiesta, a me e a quel povero Guglielmo. ” E li vedevano anche quando non andavano da nessuna parte.
Così lei chiese di farsi “trasferire alla succursale di Milano”; avrebbe lasciato Gugliè ed anche Napoli, la sua città e tutti gli amici ed i parenti. Per Bonaria, infatti, il prolungarsi del loro amore poteva significare la “rovina” professionale di lui.
Ai colti ma sarcastici riferimenti di Gigliola (la Dama delle Camelie, Giulietta e Romeo) replica: “Signò, voi siete istruita, io no. Io sono figlia di portinaia: mammà fa la guardiaporte. Mio padre non l’ho mai conosciuto. Tutti questi nomi… Alfredo e Violetta, Giulietta e Romeo…non mi dicono proprio niente.”

giovedì 15 gennaio 2009

Spazio ai lettori - n° 1 del 2009


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Brani tratti da commenti particolarmente significativi o che si prestano ad ulteriori interventi da parte di coloro i quali vorranno interagire e approfondire i temi trattati. Un click sul titolo dell’articolo Vi condurrà ai testi integrali e Vi consentirà di inserire il Vostro pensiero.

Grazie a tutti Voi


martedì 16 dicembre 2008
Come Charlot col cagnolino

confini diversi ha detto...
…. sapere ascoltare è una grande qualità, spesso fonte di involontario altruismo. A volte qualcuno se ne approfitta un po'...ma credo sia normale. Sono convinto che nella società attuale, così portata all'individulismo, chi sa ascoltare, respira molti più malumori che gioie.

sabato 20 dicembre 2008
La mia, personalissima, hit parade

Miriam ha detto...
La fretta , la calma, gli altri, noi...le corse, gli affanni e ancora la fretta, sempre lì come un fantasma in agguato, dietro ogni angolo della nostra vita!Penso che la maggior parte delle persone non ami la fretta ma davvero diventa un argomento di difficile interpretazione...

venerdì 2 gennaio 2009
Comunicare “via” blog

euclide ha detto...
Questa cosa della comunicazione a distanza tra blogger è la cosa che mi piace di più dell'avere un blog. Molti questa cosa non la capiscono anche perché pensano che il blog sostituisca completamente la comunicazione di tipo fisico. Invece no, è una cosa in più.

l’altra effe ha detto...
… Ma sul blog si comunica anche con una poesia..un pensiero alla finestra mentre piove..un copiato da un romanzo che si è letto, ecc..Insomma il blog è una parte di "io-sul-web" con cui esternare ed accogliere contenuti (propri e di altri) e dunque una forma aggiuntiva, si, come ha detto qualcun altro, di comunicazione, giammai sostitutiva.

Elle ha detto...
.. Personalmente non credo che il blog sia il surrogato di niente, bensì qualcosa in più che si ha voglia di condividere e tutta la tecnologia di cui oggi possiamo disporre è anche un'ottima opportunità per accorciare distanze e per ritrovarsi più velocemente e facilmente con chi ci è affine in pensieri ed intenti.
Ad ognuno di noi scegliere la via che preferisce: il blog è una di queste, senza nulla togliere agli altri mezzi, ognuno sceglierà in base alle proprie attitudini ed ai propri desideri.

Aldo Balducci ha detto...
…. il contatto umano, il coltivare un'amicizia richiede un investimento di energie che viene comodamente bypassato utilizzando la comunicazione via Web. Questa che dovrebbe essere integrativa o estensiva della comunicazione personale diventa o per pigrizia innata o acquisita oppure per incapacità di interrelazione personale, la forma primaria di comunicazione...

alessandro perrone ha detto...
… Il Blog è uno strumento, come tale deve essere usato, senza idealizzarlo, ma nello stesso tempo senza demonizzarlo. Mi pare che mai come oggi ci sia stata la possibilità di conoscere e confrontarsi…