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venerdì 24 dicembre 2021

Buon Natale 2021 da me & dal mio I.I.

 

A costo di passare per tradizionalista, scemo o per entrambe le cose, ribadisco quanto ho già detto o scritto in precedenti occasioni, cioè che mi piacciono: le canzoni natalizie; l'albero di Natale; il presepe. Mi piacciono perfino le grandi abbuffate/riunioni familiari.

Certo, però c'è soprattutto il significato del Natale, che è evidentemente religioso e che ormai, passa sempre più in 2° piano. Per colpa anche del credente, non solo del consumismo.

Facciamo un esempio pratico: come puoi celebrare la nascita di Cristo, quando saresti prontissimo a rispedire i migranti a casa loro... magari a mitragliate? Anche la famiglia dell'Uomo che preghi non trovava un posto per la notte... chissà, forse il mercato del tempo non era in grado di fornire abbastanza alloggi a tutti!

Anche quella famiglia fu costretta a fuggire in terra straniera (l'Egitto) ed in Deuteronomio 26,5, quindi già molto tempo prima di Cristo, leggiamo: “Mio padre fu un Arameo errante.”

Non dimentichiamo poi che come dice Frei Betto in Gli Dei non hanno salvato l'America, Cristo fu anche un prigioniero politico. Provocazione? Non tanto.

Ma ecco che appare il mio Interlocutore Immaginario. Il tipetto si prepara un buon caffè, fruga tra i miei fogli e commenta: “Bravo, Ric. Stile scorrevole, direi addirittura musicale; concetti poi che vanno controcorrente. E complimenti anche per la musica che stai ascoltando ora... chi è, Etta James?”

Sì, ma tra un po' passerò a Baby it's you delle Shirelles.”

Ah, le Shirelles... grandi! Sai che le ho conosciute? Nel Natale del 1963, la 1/a volta che sono andato nel New Jersey.”

Aspetta, I.I., aspetta: nel '63 io e te avevamo un anno, quindi non potevi/potevamo andare negli U.S.A. da soli.”

Ti dico che ci sono/siamo andati. Comunque adesso non è il caso di cercare il pelo nell'uovo; dopotutto, a Natale tutto è possibile, giusto?”

Sì, ma...”

Niente ma, carissimo. Ma tornando a Baby it's you, a me piace anche la versione dei Beatles. Ah, aspetta, stai zitto un momento!”

Stai zitto un momento? Ma se stava parlando solo lui...

Questo è Chuck Jackson in Any day now: grande cuore, grande soul, anima, il buon Chuck. Accidenti, ma vedo che hai anche Don't go please stay dei Drifters. A proposito, fai i miei complimenti a tua moglie.”

Vediamo se indovino: perché una volta abbiamo sentito una canzone di Natale cantata da loro, e lei disse che solo i Neri potevano sapere che cosa significhi trovarsi al gelo la notte della Vigilia, soli, senza cibo, senza un posto dove andare mentre tutti festeggiano al caldo nelle loro case.”

Sì, lei capì bene lo spirito del gospel e del Natale. Be', adesso devo andare, ma prima dimmi: a che punto sei col nuovo romanzo, quello ambientato nella Cagliari del 1600?”

Ho finito di scriverlo pochi mesi fa. Certo, all'inizio non è stato facile documentarmi su un periodo certo molto interessante, ma che però...”

Va bene, ma ora scusami. Devo andare, devo proprio andare. Comunque, buon Natale a te ed a tutti quelli che ti leggono!”

Buon Natale anche a te e quindi anche a me, I.I.!”

giovedì 2 dicembre 2021

Nuvole e vento, di Antonella Pingiori, seconda ed ultima parte

 


Nel libro di Antonella, che durante lo scorso anno scolastico ho avuto il piacere di avere come collega e di ritrovare anche in questo, si trovano spesso delle stimolanti ed argute osservazioni sul rapporto uomo-donna.

In effetti, come uomini, dobbiamo riconoscere (vedi Due colpetti e un bacio in fronte) che sulle donne molti di noi coltivano parecchi stereotipi: soprattutto di tipo ormonale.

Qualcuno di noi, ogni tanto, si lancia addirittura in analisi (però fallimentari) di tipo psicologico: la donna che ha sempre qualche “paturnia.” Le donne che sarebbero: “Scostanti, quando loro”, (gli uomini), “vorrebbero affetto ed attenzioni, e che chiediamo affetto ed attenzioni, quando loro sono stanchi e hanno problemi seri.”

Poi, le donne pretenderebbero: “Di uscire, quando alla tv c'è la finale dei Mondiali di calcio.”

Etc. etc. Di molti dei pregiudizi che tanti uomini hanno sulle donne, troviamo un bel campionario proprio nel racconto citato, dove tra l'altro, si parla anche della perdita di passione nel matrimonio. Il tutto, mai in modo rancoroso né patetico.

Il discorso prosegue in Vivi e lascia vivere, dove un uomo passa in rassegna i mali dei matrimoni degli altri.

Prendiamo per es. la moglie di Antonio: “Si chiama Teresa ed è di quelle fissate con la pulizia. Mamma mia! I pavimenti sono la sua passione. Sui suoi pavimenti lei ci potrebbe fare un intervento chirurgico. Puliti, splendenti, asettici.”

Naturalmente, per il protagonista del racconto, questa è un'autentica megera, che rinfaccia al marito il proprio lavoro in casa e fuori, il seguire lei i figli con lui che non aiuta mai etc. etc. Ecco perché lui si rifugia nel cibo.

E vogliamo parlare della girlfriend di Piero?

Questo tra un po' dovrà fare una finanziaria se vuole tenersi la fidanzata.”

E da vero italiano medio, per il protagonista le mogli degli altri sono dei mostri ed i loro mariti, delle vittime o degli imbecilli. Lui, invece, che la molla per andare a giocare a calcetto e deve trovare la cena pronta alle 20 “e non ci sono santi”, è uno che vive e lascia vivere.

In Nuvole e vento troviamo anche delle riflessioni sull'insonnia, che ne L'agguato è chiamata, giustamente la Bestia. L'insonnia, che non auguro neanche al mio peggior nemico...

Inoltre, Antonella riflette su malattie mortali ed incurabili, chiedendosi: “Può avere un senso tutto questo? Perché tutto questo dolore? Perché e per chi? Per espiare quale colpa? Forse l'unica, la più grave: quella di essere vivi.”

Da qui il piano del protagonista (Il piano).

Nei racconti Un piatto di minestra e Pregiudizi e cous-cous Antonella affronta anche il tema del razzismo e dell'ignoranza che lo alimenta.

Non manca, inoltre, un omaggio al Kafka de La metamorfosi. Un omaggio, il racconto Una metamorfosi, naturalmente, che però rispecchia il punto di vista di una donna e che in poche pagine illumina tutto un mondo

Come? Con sofferenza ed anche con un doloroso senso di impotenza, di fronte all'insensibilità che spesso manifestano i famigliari verso mogli e madri.

Dato che del racconto che chiude la raccolta, cioè Senza vorrei parlare in un post a parte, oggi dirò solo che esamina il tema dell'amicizia uomo-donna che secondo alcuni “non può esistere.”

In conclusione: Nuvole e vento merita di esser letto e... riletto: il suo insieme di satira, umorismo e malinconia dimostra da parte dell'Autrice un'attenzione verso le persone ed un rispetto per le parole che francamente, si trova di rado. Molto di rado.

Chapeau, Antonella!

venerdì 15 ottobre 2021

Sull'attacco neofascista alla sede della CGIL

 

Sabato 9 ottobre, un'orda facente capo al movimento neofascista Forza Nuova, ha attaccato e devastato la sede nazionale della CGIL di Roma. Ingenti i danni, vari i feriti tra le forze dell'ordine. Non si vedeva una situazione del genere dai tempi in cui le squadracce che portarono al potere Mussolini (sia pure con l'acquiescenza se non con la complicità della monarchia) spadroneggiavano in lungo ed in largo per l'Italia.

Veniamo ora al recente fattaccio di Roma. Si è trattato di decine e decine di persone che inquadrate e guidate dai loro rappresentanti (Fiore e Castellino), hanno assaltato la sede del più importante sindacato dei lavoratori italiani. Nel far questo, inoltre, si sono accanite vigliaccamente contro i pochi poliziotti che presidiavano la sede. Quell'azione era del resto già stata pubblicamente auspicata, se non organizzata, dai capi dell'orda.

Inoltre, pare che se ne parlasse già nei social. Ancora: all”azione” hanno partecipato anche elementi in passato coinvolti nel terrorismo neofascista dei NAR.1

Risultano gravi ed evidenti le responsabilità di chi avrebbe dovuto impedire questo squallido revival dello squadrismo. Appunto quelle responsabilità sono state di prefetto, capo della polizia, ministro degli interni? Non lo so, ma certo la cosa andrà chiarita. Ed anche molto in fretta.

Tuttavia, il fatto che vi sia stato chi non ha vigilato abbastanza, non assolve assolutamente chi ha attaccato, picchiato, devastato.

Né ci si può limitare a dire, come ha fatto l'on. Meloni che: “E' sicuramente violenza e squadrismo poi io la matrice non la conosco. Nel senso che non so quale fosse la matrice di questa manifestazione ieri, sarà fascista, non sarà fascista non è questo il punto. Il punto è che è violenza, è squadrismo e questa roba va combattuta sempre.”2

Invece la matrice si conosce e quelli che hanno scatenato la violenza hanno sempre esibito la loro fedeltà al fascismo senza alcuna ambiguità.

In una sorta del resto di citazione della marcia su Roma: “Durante i servizi preventivi alla manifestazione – sottolinea la questura – sono stati intercettati ed identificati 600 manifestanti provenienti da Reggio Emilia, Padova, Mantova, Brescia, Verona, Torino, Milano, Bergamo, Pesaro Ancona, Firenze, Trieste, Bolzano, Modena, Treviso, Rovereto ed Arezzo.”3

E' stato inoltre: “Devastato il pronto soccorso dell'Umberto I da un gruppo di manifestanti coinvolti nelle violenze (…). A quanto apprende l'agenzia Adnkronos, nel reparto era stato ricoverato un manifestante ferito, già in stato di fermo, quando si sono presentate una ventina di persone che hanno creato il panico nel pronto soccorso dell'ospedale romano, devastandolo (…). Ci sono quattro feriti, due tra le forze dell'ordine e due operatori sanitari.”4

La condanna delle violenze è stata unanime ed è stato anche chiesto lo scioglimento di Forza Nuova a cui, tutto sommato, i partiti di centro-destra pare che non vogliano opporsi.

Ma questi ultimi hanno dichiarato che non aderiranno alla manifestazione nazionale antifascista indetta da CGIL, CISL, UIL per sabato 16 ottobre. Motivazione? Non dovrebbe tenersi durante il silenzio elettorale.

Assurdo. La manifestazione, infatti, non sarà partitica ma contro il fascismo, non contro il centro-destra. Però questo schieramento afferma che sarebbe strumentalizzata dalla sinistra. Io penso invece che proprio non partecipare appunto alla manifestazione possa far sospettare una vicinanza dell'attuale centro-destra a certi movimenti.

Infine, anche a costo di passare per cerchiobottista, vorrei ricordare un altro fatto. Il 10 maggio 1996, nel suo primo discorso da presidente della Camera, Luciano Violante (pur con alcuni distinguo) dichiarò che bisognava: “Sforzarsi di capire i motivi” di coloro i quali si schierarono dalla parte del regime nazifascista di Salò.5

Ecco, secondo me anche queste scriteriate aperture, quasi delle (involontarie?) legittimazioni, hanno reso la nostra democrazia parecchio indifesa di fronte al risorgere del neofascismo.

Attenzione, dunque... perché come scriveva Brecht riferendosi ad Hitler (ed io direi che questo potrebbe riferirsi anche al nuovo nazifascismo): “Il grembo da cui nacque è ancor fecondo.”6

Note


1 Si tratta di : “A.L., di anni 65, ex-appartenente ai NAR.”

“A. L.” è Luigi Aronica. Circa i NAR ricordiamo che: “I suoi membri sono stati giudicati tra i responsabili della Strage di Bologna, l'attentato commesso il 2 agosto del 1980 alla stazione ferroviaria della città che provocò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200.”

Su Aronica e sui NAR cfr. “Dalle condanne con i Nar alle azioni con Forza nuova: chi è Luigi Aronica, arrestato per gli scontri a Roma”, in www.open.online 10 ottobre 2021

Cfr.: “Attacco alla CGIL, Landini: “Abbiamo sconfitto il fascismo. Non ci fanno paura”, in www.rainews.it 10 ottobre 2021.

2 cfr. www.ilsole24ore.com 10 ottobre 2021. Il corsivo è mio.

3 “Attacco alla CGIL, Landini: 'Abbiamo sconfitto il fascismo', in www.rainews.it articolo e sito citati.

4 Ibid. I corsivi sono miei.

5 “Violante: riflettere su Resistenza e sui vinti di ieri. Capire le ragioni senza revisionismi falsificanti”, in www.1adnkronos.com

6 “Il grembo da cui nacque è ancor fecondo”, in www.luduslitterarius.it L'art. da cui è sta tratta la citazione brechtiana risale al 2013. Da allora, la galassia neo-nazifascista non si è di certo ristretta.

venerdì 27 agosto 2021

Nuvole e vento, di Antonella Pingiori

 

Si tratta di 13 racconti che hanno tutti in comune 2 elementi: la brevità (il più lungo è di sole 10 pp.); lo stile, sempre molto elegante e scorrevole, ma con ogni parola al suo posto... in quella che sembra facile naturalezza.

Questa 2/A considerazione mi porta a ripetere una cosa certo nota, ma nondimeno sacrosanta: scrivere bene dei bei racconti è molto più difficile che scrivere un bel romanzo.

Perché dico questo? Semplice. Il racconto, soprattutto quello breve, necessita di un tocco apparentemente leggero e comunque, particolare.

Il romanzo no, o magari, meno: è una sorta di “bestione” nel quale possiamo inserire digressioni, salti spazio-temporali, dialoghi, riflessioni, descrizioni etc etc. E' un bizzarro congegno per far funzionare il quale si può anche ricorrere al colpo di scena o al Deus ex machina: per es., ecco che l'amico che credevamo morto in realtà è vivo, e sta bussando alla nostra porta; 10 anni o 238 pagine dopo.

Ma passiamo finalmente a Nuvole e vento, titolo che indica il nostro tentativo di “dare un ordine al mondo”, in pratica un senso. Ma spesso, tutto questo si rivela vano o frustrante.

Tuttavia,in Antonella c'è sempre questa tensione verso la ricerca appunto di senso e così, il tentativo di combattere il caos ed il dolore.

Prendiamo per es. il racconto La lettera anonima. Spesso si parla (ma senza conoscere quel mondo dall'interno) della pretesa fannullaggine che sarebbe “tipica” del mondo della scuola. Fannullaggine che potrà certo riguardare qualcuno: ma come potrà riguardare qualsiasi altra persona appartenente a qualsia altro campo lavorativo.

Bene, il protagonista del racconto è un professore che col suo mix di menefreghismo, prepotenza ed incompetenza, si resa odioso agli occhi di genitori, degli alunni e colleghi.

Disgustata da tutto questo, una collega chiede a sé stessa: “Dobbiamo sempre sopportare i prepotenti e farci mettere i piedi in testa? Eh, no! A tutto c'è un limite.”

Decide quindi di scrivere una lettera anonima.

Ora, l'azione era già abbastanza spregevole, ma la donna supera perfino questo livello di spregevolezza... aggiunge, infatti, alla missiva dei particolari non solo scandalosi, ma anche falsi.

A questo punto, stop.

Posso però aggiungere almeno questo: qui l'Autrice ci invita a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni, che a volte nascono da un civismo più malinteso che altro.

Comunque, nel libro troviamo anche molto umorismo: non quello però di grana grossa, volgare ed in definitiva insopportabile come quello che ci ammannisce troppo cinema e tanta tv. No, si tratta di osservazioni fatte apparentemente en passant, ma che lasciano il segno.

Qui penso soprattutto a Brunetta. Costei, non aveva parlato fino al 5° anno di età. Oltretutto, la piccola rifiutava con grande ostinazione il tipico cibo destinato ai suoi coetanei: “Così era passata dal latte al miglio, che la bambina sottraeva al canarino di casa.”

Ma arriva appunto il giorno del suo 5° compleanno.

La mamma aveva preparato una torta a base di fiori di zucca e l'aveva poi decorata con fettine di cetriolo e foglie di basilico.”

E poi, il miracolo: la bambina, che fino a quel momento non aveva ancora spiccicato una sola parola, esclama: “Io voglio vivere per raggiungere la perfezione!”

Segue quindi una cascata di frasi, sapientemente pronunciate ed articolate. Esultanza dei parenti: “Mentre Brunetta tenendo la manina alzata, con gesto benedicente, si volgeva verso tutti e ringraziava con un piccolo ed elegante gesto del capo.”

Non sembra di vedere un mix del papa, di Berlusconi e di Sophia Loren? Quando ho letto quel passo mi trovavo sul bus e per poco non scoppiavo a ridere con esiti a dir poco imbarazzanti!

Gli anni passano, Brunetta diventa docente di tedesco: è la tipica collega che-sa-tutto e che è- sempre-aggiornata.Per difendere (a suo modo) i diritti delle donne, entrerà anche in politica...

Altro bel racconto, pieno di sottile umorismo e di tenerezza, è Maria la bella e l'omino matto. Maria, docente di filosofia, è bella, intelligente, dinamica, ma “impegnativa.”

E: “Qualcuno le aveva detto era una donna troppo impegnativa e che, davanti alle donne impegnative, gli uomini han paura e scappano.”

Lei, infatti, rimaneva puntualmente sola. Ci credereste che addirittura un uomo: “Fascinoso ed intraprendente, al primo appuntamento aveva ritenuto opportuno accompagnarla a visitare una mostra bovina, dato che le mucche erano la sua vera passione?”

Eppure, questo racconto, punteggiato com'è di osservazioni anche taglienti sul rapporto uomo-donne, vola verso qualcosa di inaspettato.

Antonella non manca poi di ironizzare si chi “crede” di essere credente, ma in realtà, assume verso il prossimo e verso le stesse donne un atteggiamento ipocrita e contraddittorio. E' il caso de Uomini di Dio? Libera me, Domine.

In effetti, la protagonista spera che il Signore la liberi da chi utilizza come altrettanti armi: “I paroloni, le citazioni in latino, i concetti di alta teologia.”

Ma ce n'è, come in Parole di cera, anche per alcuni “baroni della facoltà”, come per es. un docente di filosofia teoretica che dopo aver parlato quasi senza costrutto per 40 minuti, vien liquidato con una sola domanda da Serena... l'antica fiamma del protagonista.

Nel prossimo post finirò di analizzare Nuvoel e vento, ma per non togliervi il gusto della sorpresa e della scoperta, non esaminerò in dettaglio i restanti racconti.

A presto!

mercoledì 4 agosto 2021

Storia di una bomba, di Cinzia Venturoli*

 

Sono passati 41 anni dalla strage alla stazione di Bologna, che vide il barbaro assassinio di 85 persone ed il ferimento (in alcuni casi gravissimo) di altre 200. Per quanto possibile, da quando ho aperto questo blog, ho cercato di ricordare quella tragedia ogni volta che ho potuto. E continuerò a farlo sempre. Continuerò e non con un senso di stanchezza o in modo “rituale”, scontato etc. etc., come pure da noi si sarebbe tentati di fare.

Invece continuerò con convinzione e con la giusta indignazione, perché considero mio preciso dovere sul piano storico e morale, ricordare quegli innocenti. Esiste, infatti, un legame tra i vivi ed i morti che il filosofo Benjamin definiva così: “Un'intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra.”1

Io penso che faccia parte di questa intesa: ricordare quei morti; esecrare chi si sporcò le mani del loro sangue; esecrare anche chi per tanti anni aiutò gli assassini a sfuggire alla giustizia.

In tutto questo c'è ancora posto per esprimere il mio profondo sconcerto verso chi (pur applicando beninteso la legge) ha scarcerato personaggi come Mambro e Fioravanti... personaggi che pure in precedenza erano già stati condannati ad otto (Fioravanti) ed a nove ergastoli (Mambro). Per il 1° la pena è “estinta” dal 2009; per la 2/a lo è dal 2013. 2

Ora , io non sono un giurista: sono un cittadino comune che comunque rispetta sentenze e decisioni dei giudici, ma mi amareggia che a costoro sia stato permesso di tornare in libertà dopo aver totalizzato ben 17 ergastoli complessivi.

Poi, durante il processo chi andava a testimoniare vedeva: “Sta gente che sghignazzava dietro le sbarre, sembrava che se ne fregassero.” E: “Ridevano, prendevano in giro noi, gli avvocati.” Il bambino di un testimone chiese al padre: “Papà, perché quei due là si baciano? E mi indica Mambro e Fioravanti.”3

Fioravanti, che oggi si definisce “ex-criminale”, si considera innocente per Bologna, ma riconosce (bontà sua) di avere sulla coscienza trentatré vittime di precedenti omicidi. Del resto, già il 9 gennaio del 1979 non si fece scrupolo di sparare: “Contro alcune donne che stavano conducendo una trasmissione”, e neanche di: “Lanciare delle bombe a mano nella sezione del PCI dell'Esquilino.”4

In ogni caso, il curriculum non certo vitae bensì mortis dei due è tragicamente ricco.5

Tuttora, sia loro sia altri che sono stati accusati e condannati per aver partecipato alla strage negano qualsiasi responsabilità. Una delle “motivazioni” a favore della loro innocenza dovrebbe consistere nel fatto (tra l'altro estremamente cinico) che tanto avevano già ucciso molte altre persone, quindi perché non avrebbero dovuto ammettere anche questa carneficina?

Ma la “motivazione”, inconsistente sul piano logico, odiosa sul piano morale e priva di validità su quello giudiziario, è stata agevolmente smontata (se non ridicolizzata) dai giudici.6

Naturalmente, ci si chiede come sia possibile che i mandanti di un abominio del genere non siano mai stati individuati. Ancora, ci si chiede quali siano stati quei mandanti.

Penso che sia evidente che questi quesiti rimandino al quadro della strategia della tensione. Questa definizione che fu: “Coniata sei giorni prima della bomba di piazza Fontana dal giornalista Leslie Finer dell'”Observer”,7 indicava una situazione che ai più giovani potrebbe far pensare ad uno scenario da film d'azione o di spionaggio. Purtroppo in Italia, nel periodo compreso tra il 1969 ed i primi anni '90, i morti ed i feriti sono stati un fatto tragicamente reale.8

Si trattava di una: “Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario.”

Quanto alla bomba di piazza Fontana essa: “Costituì la risposta da parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all'avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano.”9

Ora, dobbiamo agli italiani del tempo nonché ai loro partiti e sindacati di riferimento, non essere cascati nella trappola di invocare misure autoritarie (tribunali speciali, pena di morte, massiccio ricorso alla tortura, sospensione se non soppressione di parlamento e Costituzione), né nell'aver ceduto alla tentazione di abbandonarsi a rivolte cieche o a vendette sommarie. Tutto questo non avvenne né prima né dopo il 1980, quando pure responsabilità e complicità di alcuni in lunghi anni di stragi e depistaggi pure risultarono evidenti.

Del resto, bisogna combattere una certa mentalità fatalista secondo la quale né della strage di Bologna né di tutte le altre, si saprà mai niente.10 In realtà, che si scopra o meno qualcosa non dipende dal Fato, dal destino: dipende da uomini e donne in carne ed ossa, non da entità astratte, metafisiche. Nell'Iliade perfino Elena ha il coraggio (sia pure per poco) di ribellarsi alla sorte decisa per lei dalla dea Afrodite.11

Ma non i personaggi del mito, della letteratura o della mitologia bensì investigatori e giudici umani hanno accertato e stabilito la realtà dei fatti: non romanzesca né letteraria. Essa ha visto la condanna dei “NAR Mambro e Fioravanti.” Inoltre: “Ufficiali del SISMI Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza furono condannati per calunnia aggravata, ovvero per aver messo in atto azioni di depistaggio.”12

Ancora: il 9 gennaio 2020 un altro membro dei NAR cioè Gilberto Cavallini è stato condannato: “In primo grado per concorso in strage e nel corso del processo sono stati messi in luce i legami fra uomini dei servizi segreti e i gruppi del terrorismo neofascista; mentre scriviamo non sono ancora state rese pubbliche le motivazioni delle sentenze e si dovranno attendere i successivi gradi di giudizio per avere una sentenza definitiva, ma possiamo dire che il processo non ha mostrato per ora discrepanze con le precedenti sentenze definitive che riguardano la strage.”13

Purtroppo, da una recente inchiesta, è risultato che della strage sanno poco gli stessi studenti bolognesi.14 Nè sono i soli. E parlare ai giovani di questi fatti ingenera in loro reazioni di noia, se non addirittura di fastidio. Che questa non sia una vittoria del terrorismo neofascista?

Del resto, quanti di noi informano i giovani di certi drammi? Se nei giovanissimi l'ignoranza è in parte scusabile, in noi adulti (insegnanti, educatori, genitori etc. etc.) tollerare e/o incoraggiare quell'ignoranza è totalmente colpevole. Ben vengano quindi testi come quello della Venturoli che per fortuna, insieme a quelli scritti anche da altri Autori, dicono come siano andate le cose. Forte è in me, infatti, il timore espresso da Benjamin: “Anche i morti non saranno al sicuro, se egli vince.”15

Il filosofo si riferiva all'”Anticristo”, da lui forse inteso più che in senso religioso, come sinonimo di male, colpevole oblio, barbarie economico-sociale etc. etc. Del resto, nel momento in cui permettiamo che si perdano la memoria ed il ricordo di chi fu assassinato, peraltro senza nessuna colpa, ci rendiamo complici di quella che io considero un'autentica profanazione del cuore e dell'anima di quegli innocenti.

D'altronde, in Paesi come per es. la Germania, si sta assistendo da tempo ad una vergognosa opera di cancellazione di prove e ricordo dei crimini nazisti, nonchè dell'opposizione ad essi.16

Stiamo quindi ben attenti a che anche da noi non si arrivi a qualcosa di simile: la cosa avrebbe poi una sua logica... Del resto, all'epoca della strategia della tensione (ricordiamo certo che è esistito anche un terrorismo “rosso”17, benchè non ricorresse a metodi stragisti) Bologna era considerata il centro della sinistra italiana. Colpire quindi quella città aveva un senso politico e simbolico ben preciso, così come secondo me lo ha ora il silenzio che ammanta quella ed altre stragi. Quante altre volte, infatti, si parla di esse al di fuori dei giorni in cui ricorre il loro anniversario?

Attenzione dunque a non dimenticare, se non vogliamo renderci complici di certa barbarie. Lo dobbiamo ai nostri morti, lo dovremo sempre a tutti quegli innocenti.


Note

*

Inizialmente questo post doveva essere una recensione al testo della Venturoli, ma poi data la complessità e l'intreccio di temi che la strage di Bologna comportava, appunto il post è diventato un piccolo saggio sul terrorismo neofascista.

Sono però rimasti i frequenti riferimenti al libro della studiosa bolognese e del resto, l'impianto di questo scritto deve parecchio al suo lavoro.

Inoltre, ho cercato di seguire il più possibile il metodo della Venturoli, fatto di scrupoloso lavoro storico-documentario ed animato da grande passione civile.

1 Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, in W. Benjamin, Angelus novus, a cura di Renato Solmi, Giulio Einaudi editore, Torino 1995, tesi 2, p.76.

2 Cinzia Venturoli, Storia di una bomba. Bologna, 2 agosto 1980: la strage, i processi, la memoria, Castelvecchi, Roma 2020, p.134.

3 C. Venturoli, Storia di una bomba, op. cit., cfr. rispettivamente le pp.117 e 118. Il corsivo è mio.

I due assunsero atteggiamenti gravemente derisori e provocatori anche verso il giudice Mancuso e verso la Corte, così come del resto fecero anche: “Durante il dibattimento per l'omicidio del giudice Amato.” C. Venturoli, op. cit., p.118.

4 Ibid., p.133. Cfr. nella stessa pagina il profilo psicologico-criminale della persona citata come formulato dai giudici. Però costui, nell'ambito della formazione neofascista dei NAR (nuclei armati rivoluzionari) si trovava in buona compagnia: per es. della stessa Mambro e di altri.

5 Curricula criminali di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti, in www.stragi.it

6 Per tutto questo cfr. C. Venturoli, op. cit., pp.130-131.

7 Cfr. Antonella Beccaria, Piazza Fontana. I colpevoli, PaperFirst, Roma 2019, p.36.

Si ricorda qui ai più giovani che il 12 dicembre 1969 a Milano, preso i locali della banca nazionale dell'agricoltura sita appunto in piazza Fontana, una bomba fatta esplodere da elementi neofascisti causò la morte di 18 persone ed il ferimento di altre 88.

Oltre al testo citato cfr. almeno il sito www.piazzafontana.it spec. gli articoli di Fortunato Zinni Piazza Fontana, non è solo una piazza di Milano; La verità storica non basta; Finalmente un giudice a... Milano. E piazza Fontana?

8 La Beccaria osserva poi che che in occasione della strage (23 dicembre 1984) del Rapido 904, accanto alla costante presenza neofascista, si è rilevata anche la presenza della mafia. Comunque, nella strage citata, i morti furono 16 ed i feriti 267.

9 Per tutto questo cfr. www.treccani.it Strategia della tensione. Dizionario di storia (2011). I corsivi sono miei.

Zinni, nell'art. Finalmente un giudice parla di esecutori appartenenti alla “galassia neofascista” che agirono con la: “Complicità di militari italiani e americani e dei servizi segreti (la Cassazione ribadisce anche questo). Zinni ricorda poi come nei processi per stragi originate dalla strategia della tensione abbia sempre pesato: “La sistematica attività di depistaggio (nel caso di Brescia, l'interferenza del Sid nel sottrarre documenti scottanti è stata fatale).”

Il 28 maggio 1974 a piazza della Loggia a Brescia, alle 10.12 del mattino durante un comizio antifascista, una bomba causò la morte di otto persone ed il ferimento di altre 100. L'attentato fu rivendicato dalle formazioni neofasciste “Ordine Nero” e “Anno Zero-Ordine Nuovo”; cfr. www.vittimeterrorismo.it Cfr. anche www.strageabrescia.it

Ottima sintesi della situazione e della positiva conclusione in sede processuale in www.ilfattoquotidiano.it Su piazza della Loggia ora sappiamo la verità, art. di Gianni Barbacetto, 28 maggio 2019.

Infine, la sigla SID stava per Servizio Informazioni Difesa; cfr. www.sicurezzanazionale.gov.it La nostra storia: spec. il paragrafo Il sistema nazionale di sicurezza e intelligence nel secondo dopoguerra: 1948-2007. Come il SISMI anche il SID rimase in attività fino al 2007.

10 Al riguardo, illuminante la lettura della Prefazione dello scrittore Carlo Lucarelli a C. Venturoli, op. cit., pp.6-9. Notevole anche quanto scrive l'ex-giudice Turone: cfr. Prefazione a A. Beccaria, op. cit., pp.9-12.

11 Omero, Iliade, a cura di Franco Ferrari, testo greco a fronte, nuova traduzione, Mondadori, Milano 2018, Canto III, vv.395-412.

12 C. Venturoli, op. cit., cfr. rispettivamente le pp. 128 e 129. Citazione tratta dalla sentenza della suprema Corte di cassazione a sezioni penali unite, 23 novembre 1995.

13 C. Venturoli, op. cit., p.150.

14 Ibid., pp.179-180.

15 W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia, op. cit., 6/a, p.78. Corsivo dell'A.

16 Monika Zorn, Uccisi due volte. Nella Germania unificata è in atto la “soluzione finale della resistenza antifascista, Zambon Editore, Francoforte sul Meno-Verona, 2009.

17 Giovanni Fasanella Alberto Franceschini, Che cosa sono le B.R. Le radici, la nascita la storia, il presente, Bur, Milano 2004.


venerdì 2 luglio 2021

Domande e dubbi di un uomo misterioso


 

Sono seduto in questa stanza. Oggi, non domani.

Domani non è ancora arrivato: a quanto pare, non ha molta fretta. In effetti, non è che debba correre a prendere il treno, dico bene?

Il domani... sto parlando del domani.

Perché il domani (esattamente come l'ieri e l'oggi) appartiene al tempo. E che cos'è, il tempo?

Bella domanda! Per rispondere ad una domanda come questa, ci vorrebbe un filosofo.

Ma che cos'è, un filosofo?

Un filosofo è uno che pensa. Ma allora siamo tutti filosofi, perché qual è lo scimunito che non pensa?

Però non esageriamo... per esempio, le galline, i gatti, le pietre, le sedie e le melanzane (sebbene siano molto buone) non pensano. Sì, ma perché?

Vabbe', lasciamo perdere... tutte queste domande mi fanno venire un gran mal di testa; non starò mica diventando una melanzana?

Dovo sono i miei amici? Penso che stiano organizzando un torneo di calcio, oppure una bella partita a dadi. O forse sono andati a vedere le mummie al museo di arte egizia. Che tipi, gli Egizi! E che costruttori, che architetti!

Ricordo che mi piaceva molto studiare la storia: soprattutto quella antica; più era antica e più mi piaceva.

Adesso però sono seduto in questa stanza, nella stanza di una casa che non conosco. La casa è al buio, ma io non ho mai avuto paura del buio.... forse perché mi è sempre piaciuto tanto dormire. Sì, penso che sia per quel motivo.

Ho studiato molto: latino, greco, francese, filosofia, chimica, psicologia... Peccato però che ai miei tempi non esistesse una scuola di rock!

Non ho più un corpo. Cioè... il mio corpo è come un'ombra. Un'ombra, però, invisibile. O meglio: io la vedo, la mia ombra; è invisibile per gli altri.

Vorrei nuotare. Nuotare mi piaceva molto.

Vorrei avere ancora un corpo e magari anche le ali. Il becco, invece, non lo vorrei. Le piume, neanche: sporcherebbero i tappeti.

Sono pieno di dubbi e di domande, ma soprattutto, ho un corpo vuoto; per meglio dire, non ho un corpo.

Noi fantasmi siamo fatti così.




martedì 27 aprile 2021

Sei giovani sardi ed una giovane toscana durante la Resistenza

 

Sul numero del 25 aprile 2021 del quotidiano L'Unione Sarda ho letto un bell' articolo a firma di Francesca Melis intitolato: Dai campi alle armi: gli eroi partigiani.

L'articolo ricorda la lotta di sei ragazzi: Angelo e Paolo Mascia, Luigi Sulis, Fernando Lecca, Eligio Mainas e Giuseppe Cara. Tutti loro nacquero nel 1923 a Quartucciu, una cittadina che si trova a circa 8 km in linea d'aria da Cagliari. Oggi, essi non ci sono più, ma è rimasto il ricordo del loro coraggio.

Subito dopo l'8 settembre del '43 questi ragazzi: “Si ribellarono alla Repubblica di Salò e dopo un breve periodo di 'sbandamento' decisero di andare nelle montagne Toscane, a Loro Ciuffenna in provincia di Arezzo, per unirsi alle formazioni partigiane che si stavano costituendo per liberare il Paese dai fascisti.”1

Già questa prima informazione ci fa capire qualcosa di estremamente importante: i sei (come del resto rimarca l'articolo) erano dei contadini o comunque, persone avvezze al lavoro dei campi e di ciò che poteva trovarsi oltremare, dovevano sapere ben poco. Del resto, secondo il censimento effettuato nel 1936, in quegli anni Quartucciu contava poco meno di 4ooo abitanti e dai racconti di mia nonna (anche essa originaria della cittadina in questione) almeno l'80% delle persone conduceva una vita di duro lavoro e spesso, anche di stenti. E quasi nessuno poteva frequentare la scuola.

Dunque che cosa poteva aver spinto questi piccioccus (ragazzi) a lasciare la divisa ed a rischiare la vita per combattere contro i nazifascisti? Di sicuro non possedevano una preparazione politico-giuridica e storico-filosofica che avesse fatto capire loro l'intrinseca barbarie e crudeltà dei regimi di Hitler e Mussolini.

Eppure, nell'animo di questi giovani lavoratori delle campagne, era forte il senso della giustizia e l'amore per l'umanità, nonché la consapevolezza che non si può obbedire ad ordini che ci trasformino in un'orda di schiavi e/o di assassini. Si trattava di qualcosa di innato e la storia della nostra Resistenza è piena di persone di umili origini e di scarsa cultura, che però avevano ben chiaro quale fosse il loro dovere.

Triste dirlo, ma certe volte questa chiarezza, questa consapevolezza morale e civile non si trovava neanche in filosofi di primo piano: qui mi limito a citare il nome di Giovanni Gentile, che rimase fino alla fine al servizio del regime di Salò, quindi dei nazifascisti.

Lo stesso Benedetto Croce, come ho illustrato su questo blog (cfr. Oltre la parentesi, 25 aprile 2013) ebbe di fronte al fascismo atteggiamenti ed elaborò ragionamenti non sempre limpidi.2 Ricordiamo poi la quasi divertita difesa del Croce delle “piogge di pugni.”3

Né possiamo dimenticare come di fronte prima al sorgere poi al consolidarsi del fascismo, che arriverà come sua naturale conseguenza all'alleanza con la Germania nazista, tanti persero qualsiasi parvenza di coraggio e di dignità, tanto da piegarsi senz'altro al regime mussoliniano. Il tutto è stato ben documentato da Emilio Lussu.4

Come afferma Fabio Sulis, il figlio di uno dei sei quartucciai, suo padre (il che vale probabilmente anche per gli altri cinque) di fronte agli avvenimenti di quegli anni mantenne sempre un forte e commosso riserbo.5 E questo contrasta felicemente con la tipica ed odiosa retorica militarista hitleriana e mussoliniana, che i regimi dei due dittatori cercavano di instillare nella mente delle persone fin dalle scuole elementari.

Stando sempre a Sulis figlio: “Papà parlava sempre di signora Margherita, una donna toscana che li aiutava e si comportava da mamma.”6

Come sottolinea l'articolista: “Alla Resistenza parteciparono anche molte donne, tra cui Pina Brizzi, 95 anni compiuti a marzo, nata e cresciuta a Carrara in Toscana, ma residente a Quartucciu dal 2003: anche lei è stata un'adolescente resistente.”7

All'epoca, la signora Brizzi aveva solo 16 anni, ma mise a disposizione delle formazioni partigiane la sua conoscenza dei sentieri. Dopo l'8 settembre, nascose a casa sua e salvò ben 60 soldati francesi.

Ora, secondo me c'è un filo che lega i 6 quartucciai e l'allora 16enne Pina: nell'Italia di allora, sia i contadini che le donne contavano pochissimo. Il contadino era considerato, dal punto di vista umano e da quello tecnico e lavorativo, la figura meno importante ed evoluta: di poco superiore all'animale. Questo, nonostante tutta la retorica che tendeva ad esaltare la sua forza fisica, il vivere a contatto con la natura, la genuinità dei suoi costumi etc. etc.

La donna, secondo la mentalità fascista, era destinata solo alla vita ed ai lavori domestici. Anzi secondo la brutale sententia di Mussolini, all'Italia la donna serviva solo “per i suoi fianchi.” Per il fascismo, la donna serviva soprattutto per sfornare figli che sarebbero diventati nient'altro che carne da cannone.

Inoltre, durante la Resistenza, le donne che agivano (è il caso della sig.ra Brizzi) come staffette partigiane o che comunque erano antifasciste, rischiavano torture, stupri e morte. E molto di tutto questo è toccato a parecchie di loro.

Anche per questo Pina, che ricorda come i tedeschi la stessero portando via: “Probabilmente per fucilarla,8 ricorda la partigiana Bruna Conti che le trasmise la voglia di lottare. Quel che nonostante la veneranda età, continua a fare. Pur ospite, infatti, di una struttura sanitaria: “Ha chiesto agli operatori di organizzare una conferenza per raccontare agli altri ospiti la sua esperienza e quanto sia importante festeggiare il 25 aprile.”9

Ecco, è importante anzi fondamentale, proprio nel senso di ciò che sta a fondamento della Repubblica nata dalla Resistenza, che esperienze e ricordi di questo tipo non si perdano. Soprattutto oggi, quando in Italia e non solo si tende a vedere la democrazia come un risultato “normale”, a cui si sarebbe arrivati comunque.

Invece quel risultato è stato raggiunto grazie a terribili sacrifici di tantissimi esseri umani e poteva anche non arrivare. Sebbene spesso condanniamo il mondo certo non bello in cui viviamo, esso sarebbe ben peggiore se la guerra fosse stata vinta dai nazifascisti e dai giapponesi.

Al riguardo, mi limito a ricordare che tipi umani sarebbero stati i vincitori, citando solo questi, pochi fatti: quando il comandante supremo delle forze armate tedesche in Italia, Albert Kesserling fu nominato da Hitler capo di tutto il fronte occidentale, egli: “Continuò ad inviare le sue armate a combattere persino dopo il suicidio di Hitler e la resa delle rimanenti truppe tedesche.”10

Nel maggio del 1940: “I tedeschi imposero la resa immediata minacciando altrimenti di distruggere la città (di Rotterdam). Gli olandesi accettarono la resa, ma mentre si svolgevano le trattative, la Luftwaffe, a buon conto, distrusse la città (…). Otto anni dopo che la Germania era stata sconfitta, Kesserling manifestò il rincrescimento di non esser ricorso più spesso all'impiego dei bombardamenti contro i civili, per lo meno italiani.”11

Un anno prima dell'attacco partigiano ad un reparto delle S.S. presso via Rasella, a Roma, tale generale Wolff: “Personalmente, aveva preso disposizioni per l'eliminazione di 300.000 ebrei nelle camere a gas. Ora egli sarebbe andato in volo a sud, per occuparsi dell'ostilità dei romani.”12

In seguito, infatti, all'attacco citato Hitler aveva chiesto la deportazione di tutta la popolazione maschile di Roma. Questo non avvenne: “Non già perché fosse sbagliato o inattuabile_ e tale era, con tutta probabilità_ ma soltanto perché venne rinviato.”13

Questi erano gli uomini che avrebbero dovuto riportare “l'ordine” che alcuni rimpiangono.

Non stanchiamoci quindi di richiamare al dovere storico e morale della memoria, anche perché perfino in regimi democratici come per es. quello dell'odierna Germania, si fa parecchio (anche a livello istituzionale) per cancellare il ricordo perfino di quei pochi che in quel Paese, lottarono contro il nazismo.14

Inoltre, rinascono anche in Italia, Ungheria, Ucraina, Polonia e Grecia movimenti che si ispirano ad ideologie neonaziste. Si sa, del resto, che esiste una sorta di “Internazionale nera” che collega associazioni di quel tipo.15

Dunque noi che grazie a certi uomini ed a certe donne viviamo in democrazia, abbiamo l'assoluto dovere storico e morale di impedire il ritorno del terrore nazista (sia pure sotto altre forme). Inoltre, dobbiamo custodire e difendere la memoria e la lotta di quelle straordinarie persone, perché come diceva Benjamin: “C'è un'intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra.”16



Note



1 Francesca Melis, Dai campi alle armi: gli eroi partigiani. Cfr. L'Unione Sarda, 25 aprile 2021, p.32.

2 Cfr. Eugenio Garin, Con Gramsci, Editori Riuniti, Roma 1997, p. 43.

3 E. Garin, Con Gramsci, op. cit., p. 147, n.6.

4 Emilio Lussu, Marcia su Roma e dintorni, Giulio Einaudi Editore, Torino 1945.

5 F. Melis, Dai campi alle armi: gli eroi partigiani, art. cit.

6 F. Melis, art. cit.

7 Ibid.

8 Ibid.

9 Ibid.

10 Robert Katz, Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine (1968), Editori Riuniti, nuova edizione aggiornata Roma 1996, p. 90.

11 R. Katz, Morte a Roma, op. cit., 90, n.1. I corsivi sono miei.

12 R. Katz, op. cit., p. 104.

13 Ibid., p. 223. Corsivo dell'A.

14 Monika Zorn, Uccisi 2 volte. Nella Germania unificata è in atto la “soluzione finale” della resistenza antifascista, Zambon Editore, Francoforte sul Meno-Verona, 2009.

15 Franco Fracassi, Il Quarto Reich. Organizzazioni, uomini e programmi dell'internazionale nazista, Editori Riuniti, Roma 1996.

16 Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, 2, in W. Benjamin, Angelus novus (1955), a cura di Renato Solmi, Einaudi, Torino 1995, p. 76.