Inizialmente pare che la Frau sia stata sequestrata ed arruolata da terroristi palestinesi. La simpatia (sul piano storico ed intellettuale) dimostrata dalla prof per la causa palestinese, rinforza nel lettore tale convinzione.
Marreri è un agente segreto… sovrappeso; non guida fuoriserie; alla guida, bloccato nel traffico “turistico” che ogni estate intasa le strade della Sardegna, suda ed impreca come chiunque; ha chiuso con la moglie e deve combattere con la figlia teenager; non ha mai storie di sesso facile nè gioca d’azzardo… E’ lontanissimo da James Bond o dall’eroe di “Mission impossible”. Ma è freddo, efficiente e quando serve, durissimo.
Forzando un po’ la lingua sarda, potremmo rendere Marreri con “zappatore” (dal verbo “marrai”, zappare); del resto, chi zappa scava ed un agente segreto, con la sua attività investigativa, cerca d’andare al fondo di cose che l’opinione pubblica non conosce. Bè, nomen est omen, il nome è un destino. Comunque, a Marreri i superiori affidano il compito di ritrovare Sonia, che a quel punto potrebbe esser già morta o diventata una terrorista.
Altro pregio del libro, oltre a quello d’allontanarsi dal “topos” del perfetto 007, è dato dal non indulgere l’A. sulla bellezza della Frau. All’inizio della "Recluta” Picciau parla di “un’espressione che le illuminò gli occhi verdi e profondi” (p.12); trovo questo veloce cenno perfetto, nella sua immediatezza. Poi l’A. passa ad altro.
Penso che nella rappresentazione del dramma israelo-palestinese il linguaggio de “La recluta” sia volutamente secco, essenziale. Il libro, che come ha detto il da tanti anni critico cinematografico del quotidiano “L’Unione Sarda” Sergio Naitza (e collega dell’A.) ha tempi filmici. Inoltre, nella "Recluta” la violenza compare senza inutili compiacimenti. Allo stesso attentato che nelle intenzioni dei terroristi dovrebbe colpire i leaders di Usa, Russia e Gran Bretagna, sì da “far esplodere il Medio Oriente”, sono riservati solo i cenni tecnico-militari di base.
Nel romanzo troviamo anche qualche momento quasi comico… nel corso di una attacco sferrato da vari Paesi ad una base di terroristi, un parà americano “fece un po’ di chiasso: infilò il piede destro e il recipiente andò a sbattere contro la portiera di un’auto parcheggiata a meno di un metro” (pp.210-211). L’episodio mi ha ricordato certi film western di Sergio Leone, nei quali la violenza si mescola a fatti ed inconvenienti spesso esilaranti.
Tuttavia, nel romanzo non mancano raids israeliani, attentati kamikaze, sparatorie, demolizione di case palestinesi… Così il quadro dipinto dall’A. è senz’altro tragico, ma fa parte di un bel romanzo… di cui non voglio anticipare altro, per non rovinare a nessuno la lettura.










