domenica 5 giugno 2016
“Infanzia, adolescenza e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano”, di Luigi Comencini (1969)
Principali interpreti: Leonard
Whiting (Casanova), Maria Grazia Buccella (la madre), Raoul Grassilli
(don Gozzi), Senta Berger (Fiammetta
Cavamacchie).
Seguiamo il
famoso seduttore ed avventuriero dall'infanzia al momento in cui, sui
20 anni, decide di gettare la tonaca alle ortiche per diventare uno
sfrenato libertino.
Ma
in che cosa può consistere, oggi,
il fascino di quest'uomo... a 218 anni (1798) dalla sua morte?
Secondo
me la risposta è: Venezia.
Perché in quell'intrico di stradine, canali, vicoletti, campielli,
in quell'intreccio di palazzi più o meno in rovina, nei meandri di
quell'architettura orientaleggiante, splendida, pericolante e
pericolosa che è una
scommessa giocata e vinta contro il mare,
sembra che si possa vivere qualsiasi avventura.
E
pazienza se come ricordano Marcello Brusegan, Maurizio Vittoria ed
Alessandro Scarsella nel loro Guida insolita ai misteri, ai segreti,
alle leggende e alle curiosità di Venezia,
il “Gazzettino” denuncia la tendenza di certa cinematografia a
ridurre la città a: “Sfondo-bordello” delle proprie
intollerabili farneticazioni.”
Certo, forse
la venerazione per il sesso di Casanova era qualcosa di malato, ma
credo che in lui cerchiamo soprattutto Venezia; ed insieme a quella,
diamo la caccia anche alle nostre ossessioni... religiose, culturali,
familiari etc. etc.: non solo, quindi, a quelle erotiche.
Ed
anche quando si tratta di queste ultime, forse quel che ci tormenta
davvero è la paura della morte.
E' del resto quel che si chiede Bukowski nel suo romanzo Donne,
se appunto il sesso frenetico non sia poi un'illusione con cui si
spera di sconfiggere la Falciuta.
Comunque,
Casanova è stato anche un letterato, forse anche di buon livello; le
sue Memorie (scritte
in francese) sono una
lettura godibile e denotano uno stile sicuro e raffinato. Quando poi
(come vediamo nel film) si reca in convento per conferire con le
suore, lo fa in buon latino.
L'inizio,
in modo che fa quasi il verso al film muto e/o in bianco e nero,
ricorda le origini della famiglia Casanova; come avrebbe detto mia
nonna: “Non erano farina da far ostie.” La mamma, per es.,
abbandona quasi subito il piccolo Giacomo, per seguire la
“scandalosa” carriera teatrale. Una volta tornata a Venezia, si
dà da fare, con impegno poco penelopiale,
per mantenere lui ed altri 3 figli... avuti ognuno con uomini
diversi.
La brava e
procace signora non ci mette molto per scaricare un'altra volta il
figlio: stavolta col pretesto di inviarlo a Padova per gli studi.
Comencini
non mostra solo la Venezia ricca ed aristocratica, ma anche quella
miserabile ed abbruttita dalla fame e dominata da ignoranza e
superstizione, con un popolino che assiste a spaventose operazioni
chirurgiche come se si trovasse a teatro.
E'
una Venezia ed un tempo in
cui i nobili folleggiano in sontuosi palazzi ma chi prende i ragazzi
a pensione (come capita a Giacomo) li fa dormire per terra e li nutre
con cibo avariato.
Il severo ma
onesto ed intelligente don Gozzi scopre il valore del ragazzo, così
lo fa studiare finché non diventa abate.
Passato
al servizio del potente senatore Malipiero, Giacomo accede ad una
vera cucina e ad una ricca biblioteca. Presso il senatore, egli ha
inoltre modo di studiare i appunto i potenti, e magari anche di
indirizzarli alla vita cristiana; ma le fiamme della
carne bruciano...
Prima
il pur casto incontro con una novizia poi quello, carnale,
con la sensuale e giocosa Fiammetta, mettono in crisi la sua
vocazione. Del resto, già mentre predicava, Giacomo riceveva
bigliettini d'amore!
Il colpo di
grazia alla sua vita religiosa sarà poi inferto dalle cugine della
novizia...
Discreta
protagonista del film è la musica:
talvolta soffusa come una luce riposante e confortante, talaltra
briosa come un bel mix di Mozart & Vivaldi.
La
recitazione degli attori e delle attrici: mai sopra le righe, ma mai
fredda; anzi naturale anche
nelle vicende più rocambolesche.
Il
Casanova di Comencini
è un bel
filibustiere, ma tutto sommato, onesto: capisce di non esser fatto
per la vita religiosa, così evita l'ipocrisia e la simulazione.
Infine:
Comencini aveva a disposizione donne come la Buccella, Tina Aumont,
Silvia Dionisio...
Per
non parlare di Senta Berger,
che con la sua gioiosa e giocosa sensualità, ha meritato davvero
l'appellativo di Venus viennensis,
Venere viennese. L'unico appunto che potrei rivolgere al regista, è
solo quello d'averla fatta comparire (stavo per scrivere apparire)
poco... Peccato!
Comunque,
Comencini non ha abusato dell'avvenenza delle signore, puntando molto
di più sulla trama.
Per
me, anche a distanza di 47 anni,
questo film ha mantenuto tutta la sua freschezza: il sapiente
intreccio, poi, del registro drammatico e di quello brillante ne ha
fatto (secondo me), un classico.
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Ci metti passione,quando scrivi o racconti,ma questo lo sai già,e riesci a coinvolgere chi legge.Annotazioni e sfumature che ad essere superficiali-io lo sono-possono sfuggire,tu riesci a rimarcarle e così penso sempre ad una ri-lettura,ri-ascolto,ri-visione.Su Venezia,ottime annotazioni anche sul testo di cui ti avevo accennato,su Antonello da Messina.Mi ha incuriosita e rivelato un mondo che conoscevo confusamente.Ciao
RispondiEliminarif. Chicchina Acquadifuoco
RispondiEliminaTi ringrazio (come sempre) per la stima, Chicchina!
In te o in altri, però, non scorgo alcuna superficialità: più semplicemente, per quanto mi riguarda, forse sono afflitto da una discreta gamma di fissazioni...
Antonello da Messina... merita anche lui un'attenta, "densa" lettura: visiva, pittorica e letteraria.
Ciao ed a presto!
Ciao Riccardo! eccomi finalmente "in ferie" e visitarti è sempre stimolante! Ho guardato il film che presenti, e come altre volte ho fatto l'ho guardato, sapendo di non perdere tempo. Mi pare un racconto di formazione, forte e crudo come è sempre una formazione, indipendentemente da dove sfoci.
RispondiEliminaMi è venuto una riflessione: dopo queste spesso eccessive scene di violenza per un bambino: fattucchiera stregonesca, sesso, umiliazioni, fame, corruzione, falsità... non pare che il bambino entri in patologie. Quindi i bambini sanno difendersi se diamo loro la possibilità di farlo? Bisogna evitare di imbrigliarli in false e pericolose gabbie dorate? mah...
rif. Maria Valenti
RispondiEliminaBentornata, Maria!
Ringrazio molto per quello che scrivi: anche perché 'sto Casanova era, forse, un personaggio più complesso di quanto lui stesso non sospettasse.
Il tema che poni è molto interessante.
Io penso che in un bambino certi traumi si creino e che questo sia accaduto anche nel piccolo Giacomo.
Contemporaneamente, è probabile che
(soprattutto ai tempi di Casanova) quel miscuglio di situazioni davvero poco edificanti fossero vissute e percepite in modo meno traumatico.
Ripeto: ai tempi di Casanova.
Però è vero (almeno secondo me) che spesso imbrigliamo i bambini in "pericolose gabbie dorate"... il tema è molto complesso e come vedi, non so darti una risposta.
Però i suggerimenti e gli spunti di riflessione sono sempre una gran cosa!
Grazie per la visita, ci vediamo presto sul tuo blog...
in qualche modo siamo tutti traumatizzati, tutti un po' da curare, ma entro limiti sopportabili è la vita, è sempre il troppo che rovina, certi errori sono irreparabili, ma come vediamo dai fatti di ogni giorno sarà il nostro destino umano questo, seppur tendente al bello e al buono! A me pare che oggi rispetto ai tempi di Casanova (forse) si trasformano i problemi in patologie per giustificare e normalizzare tutti, rendendo invece tutto più anormale e malato! Sono solo opinioni, riflessioni ;) Ciao!
RispondiEliminarif. Maria Valenti
RispondiEliminaSono molto d'accordo con te.
La vita è qualcosa di estremamente complesso ed anche di doloroso e fermo restando che soprattutto ai bambini vadano evitati traumi e sofferenze, comunque esistono situazioni (pensiamo al conflitto coi genitori) che non vanno "curate" perché fanno parte della crescita dei bambini.
Inoltre, prendiamo la morte: sarà anche vero che i piccoli, per es. in internet, vedono di tutto: ma si tratta di uno spettacolo, in un certo senso; mentre evitiamo di parlare appunto ai bambini, ed in modo adeguato, di quella realtà, che purtroppo esiste---
A presto!