Si tratta di una delle più belle
canzoni di Stefano. Il brano è autobiografico e secondo me molto
visivo: ascoltandolo, a me
sembra di di veder scorrere persone, case, auto, gatti, fasi della
giornata... mi sembra di sentire suoni, rumori, gusto atmosfere
chiare, nette eppure indefinibili.
Nel
pezzo lui ricorda una degenza in ospedale, forse quando era bambino e
nomina Via della Scala,
la via di Trastevere in cui
visse e crebbe.
Dal
documentario di Simone Avincola Stefano Rosso. L'ultimo
romano risulta come Ste' sia
stato soprattutto un trasteverino verace,
un uomo quindi che apparteneva ad un mondo (quello appunto di
Trastevere) davvero a parte. Ed il documentario di Simone ha il
notevole merito di evidenziare come egli appartenesse totalmente a
quel mondo: scanzonato, irriverente, popolare e che considera
l'amicizia valore
primario.
Letto 26,
fedele poi a certi miti che esistono in ogni rione popolare, presenta
anche dei personaggi come Biancaneve che:
“
E' ancora là
è un po' invecchiata ma che fa
le mele non le mangia più
forse i ragazzi giù del bar.”
Si
ignora chi sia questa “Biancaneve” ma a me fa pensare ad una che
faceva la vita ,
magari occasionalmente.
Del
resto, forse Biancaneve era
anche uno dei fumetti porno-soft che trovavamo dal barbiere quando
eravamo ragazzi... o pischelli,
come mi pare che si dica a Roma. Da parte di Ste' si tratta qui di
citazione, strizzata d'occhio o di semplice ricordo d'adolescenza?
Chissà. Ma forse, stabilirlo non è tanto importante.
Penso
che con la 2/a strofa e con Biancaneve ci
troviamo attorno ai primi anni '50 (“La guerra già non
c'era più/ e poi non c'eri neanche tu”).
Arriviamo
alla scuola ed come si doveva andarci:
con decenza e rispetto,
come si diceva dalle mie parti. Il che significava: “La
brillantina e via così.”
Io
ricordo la
Brillantina Linetti
che mia padre mi spalmava sulla testolina. Quando la giornata
scaldava, la Linetti ti si seccava in testa diventando una specie...
non so, di crosta.
Però
era profumata e
teneva i capelli in ordine; sembravo un bambino prussiano ma quasi
quasi me la ricompro...
Vabbe',
il piccolo Ste' cresce e sente attorno a sé attorno a sé il
disprezzo per la cultura:
“Diceva
non ti serve a niente
la
scuola non ti servirà
e
invece io tra quella gente
capivo
un po' di verità.”
Ecco,
questo è un aspetto di Rosso che forse è stato poco indagato: il
rapporto con la cultura.
Nel
documentario citato, un amico dichiara che benché Ste' fosse un vero
gatto di strada (in Letto
26 si
parla apertamente di alcol, donne e marijuana) comunque studiava
parecchio.
Del
resto in Compleanno
canta:
“E con gli
amici adesso a casa mia si parla spesso di filosofia.”
Addirittura, una sua canzone si intitola Metempsicosi:
la credenza nella reincarnazione o trasmigrazione delle anime. In
Metempsicosi
troviamo
poi dei riferimenti (sebbene scherzosi) a Platone ed a Plotino. E
forse, potremmo continuare.
Tornando
a Letto 26,
nella penultima strofa il Nostro fa un bilancio della sua vita:
“Ho
conosciuto tante donne
cattive,
oneste, senza età
a
tutte ho dato un po' qualcosa
con
tanta generosità
a
lei, mia madre, i dispiaceri
mentre
a mia moglie dei bambini
al
primo amore i sentimenti
i
baci e l'acne giovanile.”
Ma
in questo bilancio il riferimento alle donne
non
ha niente di macho:
è invece molto rispettoso e sincero. Ste' dice d'averle
“conosciute”: non gli interessa vantarsi d'esser stato un latin
lover; sottolinea anzi come con le donne abbia cercato un contatto
più pieno, più vero.
A
fine canzone il ragazzo è ormai un uomo... ha attraversato il
dopoguerra, vissuto gli anni della lotta politica, raggiunto una
certa notorietà (che ingiustamente perderà presto), è diventato
padre e marito, ha sofferto e fatto soffrire... ma sembra che si
guardi ancora attorno con un misto di divertimento , curiosità ed
inquietudine.
Ma
sia detto senza false e stupide modestie, questo articoletto non
rende un gran servizio a lui ed a Letto
26. Perciò
ascoltatela: anche molte volte. Le corde di quella chitarra pizzicate
come faceva lui e la sua voce dolente ed insieme appassionata danno
sensazioni che toccano e scavano. Molto. Moltissimo.