Proseguiamo. In un suo
articolo, Fabio Sebastiani1 riporta
dati davvero impressionanti. Alcune cose sono in parte note, benché
spesso ci siano proposte dai media in modo soft: per es. calo di
consumi, produzione industriale, crescita di disoccupazione e cassa
integrazione ecc.
Ma
i dati e la situazione cui Fabio fa riferimento vanno ben oltre...
egli, infatti, riporta quanto dice Walter Ricciardi, direttore
dell'Osservatorio nazionale sulla salute dell'Università cattolica
di Roma, il quale dichiara che spesso in Italia si rinuncia non a
beni voluttuari, a sfizi o al lusso ma a cure mediche.
“Un
esempio lampante viene dalle cure dentali,
con un aumento delle persone che perdono i denti e non li
sostituiscono, anche perché l'odontoiatria in Italia è quasi
esclusivamente privata.”2
Ricciardi
suggerisce (ma questo lo verificano parecchi di noi di persona) che
cure di quel tipo e che avvengono appunto in ambito privato, sono
troppo costose. E chi non lavora o lavora quando può, deve
rinunciarvi.
Sempre
secondo i dati dell'Osservatorio, “dall'inizio della crisi è
aumentato l'utilizzo di farmaci antidepressivi (da
8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010).”3
E
non basta, perchè come dice Fabio: “Agli effetti diretti sulle
persone si aggiungono quelli dei tagli ai servizi
sanitari.” Egli cede di nuovo
la parola a Ricciardi che conferma, rilevando come i tagli producano
una situazione che spesso impedisce di intervenire con successo in
casi particolarmente drammatici come per es. i tumori alla
mammella.4
Ma la
crisi non ha pessimi effetti solo in Italia. Infatti, secondo Martin
Mckee della London School of Hygiene, le misure di austerity “non
hanno risolto i problemi economici e hanno creato grandi problemi
sanitari. Non è solo la disoccupazione a peggiorare la salute, ma
anche la mancanza di un sistema di welfare.”5
Sì,
perché dalle cifre riportate dalla rivista Lancet risulta
che “il tasso dei suicidi nei
15 Paesi che facevano parte dell'Ue prima del 2004, che stava
calando, dal 2008 in poi ha ricominciato a salire, e ora è del 20%
più alto rispetto al minimo
toccato nel 2007.”6
Certo:
“Nei Paesi colpiti dalla crisi il tributo è più alto, con ad
esempio un 40% in più in Grecia,
ma anche in Inghilterra si stima che siano almeno mille le vittime
della crisi dal 2008 al 2010.”7
Ed
appunto in Grecia, “si segnala un forte aumento dei casi di Aids
dovuto allo stop ai programmi di fornitura di siringhe, ma anche
l'arrivo di malattie come malaria, dengue e Tbc che 'approfittano'
della carenza di risorse sanitarie.”8
Ma attenzione: il
rapporto dei medici di Lancet afferma che: “Nonostante le perdite massicce nel sistema sanitario,
l'Islanda ha rifiutato le
misure prescritte dal Fondo monetario internazionale_ in
questo Paese la popolazione è addirittura più sana
rispetto a prima della crisi.”9
Sempre
stando a Lancet i
tagli alle spese per la salute dispiegheranno tutti
i loro peggiori effetti solo tra qualche anno; quindi questo è solo
l'inizio...
La
stessa commissione Ue denuncia quanto i tagli alla spesa sociale
abbiano gravissime ripercussioni su salute, lavoro, istruzione ed
innovazione tecnologica... ed il rapporto Ue segnala il fallimento
della riforma Fornero delle pensioni.10
Del
resto che il governo “tecnico” abbia fallito anche sul piano del
lavoro è provato dalla disoccupazione. Ancora: i dati
comunicati da Eurostat, dopo aver posto in luce come appunto la
disoccupazione sia in Spagna “fissa al 26%, in Portogallo al 17%,
mentre in Grecia è al 26%, aggiunge che “nei 17 Paesi
dell'Eurozona febbraio è stato il mese dei record: i senza lavoro
sono 19 milioni, il 12% della forza lavoro attiva.”11
E
l'Italia? Per l'Istat abbiamo “solo” l'11,6% di
disoccupazione, ma essa risulta in crescita di 1,5% punti negli
ultimi dodici mesi.”12
Inoltre,
col 37,8% siamo terzi in Europa quanto a disoccupazione giovanile
e nel 2012 abbiamo dovuto registrare ogni giorno la
perdita di 1641 posti di lavoro.13 E il ministero del lavoro afferma
che sempre nel 2012 hanno perso appunto il lavoro ben 1.027.642
persone!14
Per
Francesco Garibaldo, ex-direttore dell'Ires (Istituto di studi e
ricerche economiche e sociali) questo drammatico quadro nonché la
stessa crescita dei licenziamenti, che sono stati 329259 solo
nell'ultimo trimestre, sono un effetto della riforma Fornero.
Per Garibaldo, infatti, “quella riduzione delle tutele
dell'articolo 18 ha dato il via libera a tutta quella serie di
licenziamenti anche individuali.”15
Ricordiamo
che l'art.18, prima della sua radicale modifica, prevedeva il
licenziamento “per giusta causa e giustificato
motivo”; prevedeva inoltre la “reintegra” cioè il ritorno (su
sentenza del giudice) al lavoro per chi fosse stato ingiustamente
licenziato.
Note
1 F.
Sebastiani, Coesione sociale a rischio, 28/03/2013,
controlacrisi.org
2 F.
Sebastiani, art. cit. Il corsivo è mio.
3 F.
Sebastiani, art. cit. il corsivo è mio.
4 F.
Sebastiani, art. cit.
5
Fabrizio Salvatori, controlacrisi.org, 28/03/2013.
6 F.
Sebastiani, art. cit. Il corsivo è mio.
7 F.
Sebastiani, art. cit. Il corsivo è mio.
8 F.
Salvatori, art. cit.
9 F.
Salvatori, art. cit. I corsivi sono miei.
10
Roberto Ciccarelli, Il manifesto, Caduta libera e veloce,
27/03/2013.
11 R.
Ciccarelli, Il manifesto, 3/04/2013.
12 R.
Ciccarelli, art. cit.,
13
R. Ciccarelli, art. cit.
14 La
stampa.it, 8/04/2013.
15 Controlacrisi.org, 8/04/2013.
Anche La
stampa concorda sul
fatto che in Italia il problema non consistesse di certo nella
sostanziale abrogazione o svuotamento dell'art.18; cfr. La
stampa.it, 8/04/2013.