Molly Malone
è un famoso pezzo irlandese che a me piace molto, noto anche come
Cockles and mussels (arselle
e cozze). Io conosco il brano in questione grazie all'esecuzione del
gruppo folk The dubliners.
Di
solito si attribuisce la paternità della canzone allo scozzese
(dell'800) James Yorkston; qualcuno pensa che con essa intendesse
deridere gli irlandesi che emigrarono appunto in Scozia durante una
devastante crisi economica.
Ma
come vedremo, l'intenzione (di per sé spregevole)
ha ottenuto l'effetto contrario. Chi ascolti la canzone col
cuore solidarizzerà con Molly e
col suo destino.
Ora,
probabilmente non è mai esistita una ragazza come quella cantata da
Yorkston. Le fonti storiche registrano una M.M. che sarebbe morta di
febbre tifoide a fine '600, ma non pare che dicano molto altro.
A
Dublino, per l'esattezza a Grafton Street, esiste una statua dedicata
appunto a Molly e mi è stato assicurato da persone che hanno
vissuto e lavorato in quella città che laggiù il brano è cantato
(e con forte trasporto) praticamente da tutti.
La
questione storica cioè
quella che riguarda la reale esistenza
di Molly, beh, quella non interessa granché: in casi come questi
contano l'aspetto poetico e quello romantico. E secondo me, in un
mondo dannatamente storto, spigoloso, spinoso ed insomma ingiusto
come questo, il romanticismo non
è poi il peggiore dei mali.
Bene,
la canzone è una ballata ed i Dubliners accompagnano
il cantato con una o due chitarre acustiche; forse anche con un banjo
ed un violino (o almeno, io ce li metterei).
Il
giorno di S. Patrizio, io, Little Steven, Elliott Murphy, Van Morrison,
Elvis Costello e Grace Slick l'abbiamo eseguita in versione
folk-rock. Doveva accompagnarci al tamburello Dolores O' Riordan, ma
purtroppo quella sera doveva andare nel bosco a raccogliere mirtilli.
Ma vedo che sto divagando o che addirittura, non mi credete... perciò
proseguiamo.
Celeberrimo
l'inizio del pezzo: “In Dublin's Fair City/ when the
girls are so pretty/ I firts set my eyes on sweet Molly Malone,
nella bella città di Dublino/ dove le ragazze sono tanto carine/
posai per prima lo sguardo sulla dolce Molly Malone.
Il
brano prosegue dicendo che lei conduceva un carretto attraverso ampie
e strette strade gridando: “Cockles and mussels alive,
alive, o!, arselle e cozze
fresche!
Molly
era quindi una “fishmonger”,
una pescivendola e come aggiunge la canzone, di questo non dobbiamo
meravigliarci: lo furono prima di lei già suo padre e sua madre.
Lei
apparteneva quindi ad una classe di lavoratori che cercava di
sbarcare il lunario in qualche modo. Inoltre, dal brano si potrebbe
ipotizzare che alcuni di loro mancassero di un posto di lavoro
stabile, o che ne fossero esclusi... come per esempio da un box al
mercato del pesce.
A
quei lavoratori, che potremmo definire itineranti, occasionali,
avventizi ecc. mancava (ovviamente, parliamo di tanto tempo
fa!) qualsiasi
garanzia di tipo economico, sociale e sanitario; infatti l'ultima
strofa dice: “She died for a fever/ and no one could save
her, morì di febbre/ non
avrebbe potuto salvarla nessuno.
La
fine di Molly ricorda un po' quella di Michael Furey, un povero
“ragazzo che lavorava nell'azienda del gas”, che nel racconto di
Joyce I morti amava
Gretta, futura moglie di Gabriel Conroy.
Sia
Molly che Michael appartengono a quella schiera di umili lavoratori
per i quali esisteva solo una vita fatta di sfibranti sacrifici,
malattie e duro lavoro: fino alla morte.
La
canzone termina infatti così: “But her ghost wheels her
barrow/ through the streets broad and narrow/ crying cockles and
mussels alive, alive o!, ma il
suo fantasma conduce
il suo carretto/ attraverso le ampie e strette strade/ gridando
arselle e cozze fresche!
Insomma,
Molly non trova pace neanche da morta, continua a vagare per le
strade di quella Dublino che aveva già percorso tante volte e con
ogni clima, quando cercava di guadagnarsi almeno il necessario per
vivere.
Joyce,
nel Portrait of the artist as a young man (Ritratto
dell'artista da giovane, da noi
tradotto spesso solo come Dedalus)
sostiene che gli irlandesi sarebbero “sentimentali.”
Non
saprei: non ho mai conosciuto un irlandese o una irlandese di persona
Sempre
gli irlandesi, che in letteratura sanno essere dei gran burloni come
Flann O' Brien; o che possiedono come lo stesso Joyce una forte
inclinazione per la satira e la parodia; o che come Beckett,
possiedono uno spirito piuttosto amaro e caustico, ebbene, essi hanno
fornito della vicenda della povera Molly anche interpretazioni molto
meno romantiche... che però ora
tralascio per non guastare la magia del brano.
Che
dire? Molly e Michael appartengono ad un mondo di fantasia tuttavia
non lontano dalla realtà: per me sono simboli di
fatiche e dolori che torturarono, per generazioni, un'infinità di uomini e donne.
Ne
I morti, a G. Conroy
pare di vedere Michael
e tante altre “figure”, anche queste di morti.
Il
brano di Yorkston continua a tenere viva, pur attraverso la sua
esistenza di spettro, la voce e la persona della “dolce Molly
Malone”... e la semplice ma incisiva melodia del brano rende il
tutto molto malinconico, anche struggente... ma nello stesso tempo,
quasi confortante.
Ora
vado a studiarmi il pezzo con l'armonica.
Ci
vediamo!