Le galere del duca non erano proprio l’ideale per passarci
la vigilia di Natale, così siano benedetti quei pochi pezzi d’argento che hanno
favorito la mia fuga. Qualche ora fa stavo tra i topi ed i vermi ma ora sono di
nuovo libero. La notte è buia, per fortuna: per quei cani di spagnoli sarà più
difficile, trovarmi!
Anno Domini 1576, anno del
Signore… ma a volte questi anni e questo mondo sembrano Diaboli, del
Diavolo…
Il povero lavora come una bestia
da soma per il ricco, che così diventa sempre più ricco; donne e vedove sono il
trastullo di qualche puzzolente hidalgo; il bambino è un fragile,
indifeso essere che chiunque può prendere a calci sulla pubblica via, come se
fosse un cane; il prete parla dell’amore di Cristo ma sbava e ringhia
predicandoci l’Inferno; il dotto usa il suo latino e la sua filosofia non per
scacciare le tenebre dell’ignoranza e della superstizione ma per sbertucciarci
e per confonderci.
Fui “preso a lavorare” (come si
dice da noi) dal duca in quel suo schifoso palazzo che andava in rovina ogni
giorno di più; maledetta sia la mia
fama di bravo muratore!
I miei amici dicono che penso
“troppo” e forse è vero, ma secondo me gli uomini non vengono al mondo per
pensare solo al lavoro, al vino ed alle donne. Mah. Certo che il mondo sarà
sempre un grande mistero.
Quando il duca mi prese a
lavorare mi parlò un po’ in sardo ed un po’ in spagnolo; seppi rispondergli in
entrambe le lingue: in sardo perché è la mia lingua, in spagnolo perché è
quella impostaci dai nostri dominatori.
Mi disse qualcosa anche in
latino… attaccava i sardi che tempo prima (in un villaggio alle porte di Caller)
avevano “osato” astenersi dal lavoro per un’intera giornata.
“E questo perché?!”, aveva
ripreso in spagnolo. “Solo perché non li pagavo da qualche mese, o da un anno!
Come se il loro padrone e signore avesse degli obblighi, dei doveri verso
quell’accozzaglia di pastori, minatori, pescatori ed operai!”
Aveva ripreso in latino, ma anche
se da fra’ Mario ne avevo imparato un po’, finsi di non capire; un uomo
istruito, anche se non molto, poteva essere accusato d’eresia… e per
quella c’era il rogo.
Mi piacerebbe studiare, ma
nell’anno Domini 1576 e sotto i re di Spagna, è già tanto se puoi lavorare come
un mulo e non beccare troppe bastonate…
Un amico di fra’ Mario mi ha
prestato dei pezzi, degli estratti (non so come si dica) di libri greci da lui
tradotti in sardo. Ne ricordo soprattutto uno che diceva: “Le leggi si
pronunciano su tutto e tendono all’utile comune.”
Quella frase mi piace molto perché
per me significa che non conta se sei un pastore, un muratore, un principe o un
ufficiale del re: le leggi sono come un padre che pensa a tutti i
suoi figli.
Certo, i nostri padroni non la
pensano così: le leggi che fanno, le fanno solo per il loro utile.
Comunque io ho capito questo: la
giustizia (che come diceva qualcuno è “virtù completa”) non può arrivare da
sola, come per magia; arriva se tu la fai arrivare.
Ecco perché dopo aver corrotto i
miei carcerieri, prima di scappare ho piantato il mio coltello nel petto del
duca… non volevo essere un evaso o un fuggiasco come tanti. Se non vuoi che la
giustizia sia solo roba per filosofi, giudici e poeti, allora devi prendere
qualche scorciatoia.
Di certo non puoi essere gentile
con chi prende a frustate, deruba, oltraggia o spedisce sul rogo te e la tua
gente. Chi è gentile con l’aguzzino e col succhiatore di sangue, beh, allora
vuol dire che gli dà quel diritto. Il duca è stato il primo a pagare
e spero proprio che non sia l’ultimo.
Spesso sogno uomini e donne che
si muovono in massa per la giustizia, sogno case pulite e ben
riscaldate, acqua e cibo per tutti, sogno che anche quelli come me potranno
leggere e scrivere quello che vorranno senza il terrore d’essere scoperti,
sogno un lavoro che non sia più roba da schiavi, che nessun re ci ordini
più di massacrare in guerre senza senso poveracci come me, sogno medicine che
curano e che curano anche la mia gente.
E’ la notte di Natale del 1576 e
mi piace pensare agli uomini ed alle donne che verranno… chissà, tra 100 anni,
tra 200, 300, 400, 500…
Ed anche se sembra un sogno da
fuggiasco o da ubriaco, vorrei augurare ai fratelli non ancora nati un sereno
Natale. Forse quella gente vivrà quello che io posso solo sognare.