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lunedì 29 febbraio 2016

La “puntera” ed altre cosette


Chi abbia letto il post Sole messicano e pallone avrà visto che nella Cagliari di inizio anni '70 esisteva un particolarissimo modo di calciare il pallone, che consisteva nel calciarlo con la punta del piede. Questa tecnica, dai più considerata poco ortodossa o meglio, grezza, squalificava chi tirava appunto di punta o come dicevamo allora, de puntera.
A Cagliari e nel suo hinterland durante la confessione il prete non ti chiedeva: “Hai commesso atti impuri?”, ma: “Hai tirato de puntera?”
Ora, il mio amico Carlo tirava così... ed aveva un tiro terrificante. Dal suo piede partivano dei veri e propri missili terra-aria, magari centrali (pare che col tiro di punta sia difficile centrare l'angolino) ma comunque molto insidiosi; soprattutto se il pallone ti beccava in faccia o in altre zone...
Qualche anno dopo nel libro di Pelè Giocando con Pelè (Società editrice internazionale, Torino, 1976), lessi che: “Un gol realizzato di punta vale quanto uno segnato in rovesciata.”
Ma ormai eravamo tutti al liceo ed a calcio giocavamo con altri. La vecchia compagnia si era quindi dissolta ed insieme ad essa, anche la possibilità di dimostrare ai puristi del calcio la nobiltà (certificata da O' rey, il re, come era chiamato Pelè) del tiro de puntera.
Comunque io tiravo soprattutto di piatto, di interno e qualche volta, anche d'esterno. Inoltre mio padre mi consigliava sempre di “Piazzare la palla.” Trovava la gran botta noiosa, prevedibile, quasi volgare; del resto, lui venerava l'Ungheria di Puskas, Kocsis, Hidegkuti...
Ovviamente, il pater familias ammirava tantissimo Riva, uomo che a Cagliari riteniamo in possesso di doti taumaturgiche di poco inferiori a quelle possedute da S. Efisio.
Chi ricordi il gol segnato dal grande Gigi contro la Germania Est (Napoli, 1968)... in testa, in tutto, a volo d'angelo, sarà senz'altro d'accordo con me. Senz'altro!
Del resto, lui non aveva “solo” dinamite al posto dei piedi né era “solo” uno che poteva segnare in rovesciata o di testa a volo d'angelo; basti pensare al gol che segnò contro la Germania Ovest (Città del Messico, 1970).
Bene, siamo al 13° minuto del del 1° tempo supplementare, Italia e Germania si trovano sul 2-2.
Riva riceve palla da Domenghini, con un elegante dribbling fa fuori Schnellinger quindi tira rasoterra (forse anche forte ma soprattutto preciso) ed in diagonale... il pur grande Sepp Maier si lancia in un disperato ma inutile tuffo. E' gol! Italia 3, Germania 2.
In quell'occasione Riva sfoderò oltre che la sua solita potenza, anche un dribbling secco ed insieme sontuoso ed inoltre, un tiro preciso e tagliente come un rasoio.
Beh, se un giorno lo incontro gli chiedo che cosa pensi del tiro de puntera.



domenica 7 febbraio 2016

Ballata per capitan Emilio


Capitano, capitan Emilio, grande capitano,
dove sei ora, dove sei adesso?
Un giorno o una sera tra gli alberi di Torino
hai deciso
di tagliare in due te e la tua vita, generoso capitano.


Come un antico samurai, con una spada
ti sei colpito, hai colpito te
come faceva coi suoi nemici il grande, grande Sandokan.
Hai fatto questo tu, capitan Emilio:
malese per finta ma non fingeva il tuo cuore
quando la tua penna e la coraggiosa risata
affrontavano la miseria tua, della tua famiglia
e di tua moglie, la follia.


All'ultimo momento non è arrivato Yanez il fratellino
col suo sigarillo, col suo sigarino,
Yanez leale volpe e tigre portoghese:
Yanez che con un sorriso in tralice
ed una discreta e muy furba carabina
ti avrebbe salvato, caro e sfortunato capitano:
ma egli non tradì...
fu colpa solo di questo mondo che troppe, troppe volte
litiga come un idiota con la nostra fantasia.


Ma ora stai tranquillo, capitano,
stamattina ho ripensato a te ed ai tuoi libri,
quelli che leggevo da bambino
e che Ignacio, sì, proprio il Messicano,
vero e grande pirata sudamericano
sta cercando di riportare in vita...
ma nessuno potrà riportare in vita te,
buono, allegro, generoso e coraggioso capitano.


Però qualcuno isserà ancora la bandiera rossa con la testa della Tigre
e prenderà il largo: del mare, dell'asfalto,
della giunga, dell'inchiostro o delle barricate...
e prima o poi ci sarà pace,
però quella verrà
solo quando avremo vinto tutte le giuste guerre
contro chi brucia le speranze e la giustizia ed i sogni
con false parole di logica ed efficienza.


La pace verrà solo quando avremo strappato un irridente sorriso
ed un insanguinato e scippato bottino
a chi umilia la generosità e la fratellanza
col suo danaro, le sue armi
e le false leggi di un diritto assassino.


Così addio, adios, farewell, adieu, aufwiedersehen, adiosu,
insomma, addio in tutte le lingue del mondo,
grande capitano Salgari
perchè io so e tu sai
che devi prendere il largo
ma un giorno o l'altro ci rivedremo,
io ed altri avremo fiasche di matè, di rum, chitarre, risate e pistole
e la guerra, anche quella della vita
sarà vinta e finita
ed anche la tua Ida o Aida
come una vera principessa egiziana o veronese
avrà vinto la sua guerra con la follia
ed insomma, alla fine,
buon anzi ottimo viaggio, grande capitano!