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domenica 29 marzo 2009

Arriverà presto il mio interlocutore immaginario


Sono sempre stato un grande lettore delle opere di alcuni santi che erano anche pensatori di tutto rispetto.
Mi riferisco per es. al Monologion di S. Anselmo ed alle Confessioni di S. Agostino.
Si tratta di opere in cui costoro dialogavano oltre che con Dio, anche con sé stessi.
Io non sono S. Anselmo e neanche S. Agostino.
Ma di questo penso che vi siate accorti/e tutti/e.
Quel che è peggio, non posso farci niente.
Ma quest’idea di dialogare (almeno) con me stesso mi è sempre piaciuta… anche perché molti dei miei amici sono lontani e purtroppo qualcuno ha cambiato del tutto… scenario (sebbene non volontariamente).
C’è poi un altro motivo che mi fa optare per la scelta automonologante: non posso torturare sempre mia moglie, che potrebbe denunciarmi per crudeltà… sbadigliatoria.
Infine, dall’automonologo (che non è il dialogo con l’automobile) potrei imparare qualcosa su me stesso.
Insomma, ho 4 ragioni:
1) i santi;
2) gli amici defunti o emigrati;
3) la salvaguardia dei nervi della coniuge;
4) correggere me stesso.
Perciò ho deciso di crearmi una sorta di interlocutore immaginario. Sì, penso proprio che sia una buona idea.
Ora vado a crearlo.

domenica 22 marzo 2009

La “tomba dimenticata” di Mereu


Ho già avuto l’occasione anzi l’onore di scrivere un post su Peppinu Mereu; oggi sono felice di… concedere il bis.
Vorrei riprendere e sviluppare la mia idea di Mereu come grande poeta ed uomo che scriveva e sentiva anche nello spirito del blues. Nel dir questo penso in particolare a Dae una losa ismentigada, “Da una tomba dimenticata.”
Si tratta di un canto molto triste, poiché qui Mereu immagina la sua futura vita.. da morto. Ma in Dae oltre alla tristezza c’è anche un consapevole ed amaro senso di sconfitta e di rimpianto.
Il poeta si rivolge ad una donna che amò. Egli chiede anzi implora che si fermi presso la sua tomba e tralasci i divertimenti, sas allegrias e ispassos e che prenda in considerazione il fatto che vermes ischivos si sunt fattos rassos/ de cuddos ojos chi tantu has miradu, vermi viscidi si sono ingrassati/ con questi occhi che hai ammirato tanto.
I ricordi dell’antico innamorato vanno alle ore un tempo riempite dall’amore e dall’allegria… mentre ora si trova in compagnia di ossa e teschi.
L’uomo il cui corpo è ora pastu de vermes e formigas, cibo per vermi e formiche si rivolge alla sua donna per ricordarle l’amore giuratogli con troppa superficialità. Le gioie ed i piaceri passati sono ormai un malinconico ricordo, sono annullati dal tormento della sorte ingloriosa del poeta.
Particolarmente toccante la penultima strofa: “Bae, ma cando ses dormind’a lettu/ una oghe ti det benner in su bentu,/ su coro t’hat a tremer in su pettu/ a’ cussa trista boghe de lamentu/ chi t’hat a narrer: custu fit s’affettu,/ custu fit su solenne giuramentu?”, cioè
“Va’, ma mentre giaci nel tuo letto/ sentirai una voce nel vento,/ il cuore ti tremerà nel petto/ per una triste voce di lamento/ che ti dirà: fu questo l’amore,/ questo il solenne giuramento?”
Tutto il canto sembra continuamente pervaso dalle invocazioni che provengono dalla tomba e da quella voce nel vento che non smette di ricordare alla donna il suo uomo… abbandonato in una losa ismentigada.
Per me, qui siamo davvero molto vicini allo spirito di Robert Johnson e di altri bluesmen, perché anche in Peppinu Mereu troviamo quel sentimento di perdita, fatalismo e morte che perseguitò loro per tutta l’esistenza.
Il vento che soffia in modo inquietante e beffardo porta in giro la loro voce, ma quella voce non sarà ascoltata.
Del resto Rudi Blesh nel descrivere Hellhound on my trail parla proprio di un “vento beffardo che passa tra le corde della chitarra”, finchè non compare un uomo che “sotto il braccio tiene una chitarra legata al collo da una corda da impiccato.”
In ogni caso, le tombe di questi uomini, il loro dolore ed anche quello di Mereu… tutto ciò è ormai ismentigadu, dimenticato.
Ma per tutti e per tutte noi che consideriamo l'amore e la poesia non dei semplici ispassos bensì dei modi totali di essere e di collegarci alla vita, non è così; la loro voce ed il loro dolore continuano a raggiungerci.


domenica 15 marzo 2009

Spazio ai Lettori - n° 2 del 2009


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Brani tratti da commenti particolarmente significativi o che si prestano ad ulteriori interventi da parte di coloro i quali vorranno interagire e approfondire i temi trattati. Un click sul titolo dell’articolo Vi condurrà ai testi integrali e Vi consentirà di inserire il Vostro pensiero.

Grazie a tutti Voi


venerdì 9 gennaio 2009
Riprendere il filo con Eduardo

Miriam ha detto …
…Sta a noi trovare il filo per dipanare la matassa... sciogliere i nodi che ci imbrigliano in cose inutili, respirare un'aria più fresca e frizzante.
Se non sbaglio Nietzche afferma: "Bisogna avere un caos dentro di sè per generare una stella danzante"…

euclide
ha detto...
… Non dimentichiamo che scriviamo per comunicare agli altri che cosa siamo e pensiamo ed è importante far capire anche COME pensiamo. Viva la lucida confusione….

martedì 20 gennaio 2009
“Gli Esami” (parte quinta)

dailygodot
ha detto...
… Che dire... forse questa è una delle opere più contemporanee di Eduardo... con l'alta percentuale di laureati disoccupati... eh già... laurearsi non basta... e non bastava agli occhi di Eduardo... in un periodo in cui era realmente un traguardo….


il monticiano ha detto...
… il teatro napoletano in genere, quello di Edoardo in particolare, ha sempre avuto per me un'enorme attrattìva…


Elle ha detto...
… Mi conforta sapere che "ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male" e che anche l'estrema scelta (che poi forse tanto scelta non è) di lasciarsi sia stata compiuta in nome di quell'amore che, in questa veste di "abbandono del campo", troverà pochi consensi…

venerdì 13 febbraio 2009

l’altra effe
ha detto...
… penso che fb sia comunque un'opportunità, un'ulteriore possibilità di comunicare, esprimersi e relazionarsi in genere, in maniera diversa che col blog, che mantiene, ed è giusto così un contenuto più profondo o più..."di sostanza" anche quando è telegrafico o solo un'immagine con didascalia….

romaguido ha detto...
... FB offre un sacco di opportunità, ma potrebbe creare, almeno ai meno accorti, qualche problema, per così dire, di carattere diplomatico…

giovedì 19 febbraio 2009
Piccole osservazioni sul Medioevo

Guernica
ha detto...
Condivido poi il fatto che mancherebbero opere importanti frutto di quel periodo e opere più recenti ispirate a quegli anni.
D'altronde io sono una fan del Romanticismo e questo movimento ha rivalutato per molti aspetti il M.E.
Sarà una sorta di Odi et Amo per me?

domenica 22 febbraio 2009
A scuola con Abelardo

Sara ha detto...
.. Non credo ci sia un solo metodo d'insegnamento, non credo ce ne sia solo uno di valido, ma di certo a metterne in pratica solo uno si sbaglia di sicuro. Parte dell'apprendimento può essere mnemonica, ma dopo i dati vanno elaborati; così come l'uso della dialettica…

domenica 1 marzo 2009
Venerdì sulla spiaggia

natalibera ha detto...
… Con signora morte mi è capitato di prendere il caffè un paio di volte.....
Non amo tornarci su,non amo pensarci e non riesco a vivere serenamente l'argomento …

domenica 8 marzo 2009
Su Dylan e “Thunder on the mountain”

Max ha detto...
… Dylan non va semplicemente ascoltato ma va vissuto intensamente in ogni sua componente artistica e intellettuale al di là della melodia…

domenica 8 marzo 2009

Su Dylan e “Thunder on the mountain”


Chi vuole ascoltare Dylan deve essere disposto ad ascoltarlo davvero. Puoi ascoltare altri senza dannarti troppo l’anima: la loro musica è gradevole, i loro testi non male; il che risulta più piacevole che stare 2-3 ore in coda all’ufficio postale. Con Dylan è diverso. Dylan è esigente. Gli altri si fanno ascoltare; lui no.
Ora, non è che se compri un cd del Bob decida lui tempi e modalità dell’ascolto. Comunque con lui non devi accendere solo lo stereo; per la sua musica devi mettere in moto orecchie, piedi, testa e cuore. Altrimenti Dylan ti sfugge.
Veniamo a Modern times: un disco che è una grande sintesi della miglior musica americana… rock, blues, jazz e che contiene echi di vaudeville, orchestre ed anche qualcosa di chapliniano… nel mix di stupore e disincanto che lo attraversa. L’esplicito riferimento del disco al capolavoro di Chaplin è quindi più che legittimo.
Modern, per me il miglior disco del Bob da parecchi anni si “apre” con Thunder on the mountain, un trascinante rock-blues in cui è stato scorto lo spirito di Johnny B. Goode di Chuck Berry. Infatti le chitarre di Stu Kimball e Denny Freeman guidano Thunder in un modo che fa ballare anche i morti. Ne parlavo ieri ad una mummia del V sec. …che sta ancora ballando!
L’attacco della canzone: una sontuosa chitarra blues. Poi il pezzo parte con un ritmo incalzante almeno quanto quello della Highway 61 che Dylan rifece con Mick Taylor. Ma forse Thunder è più agile: la voce del Bob scorre meglio, il suono è molto compatto, la band sembra che suoni con lui da secoli.
Thunder on the mountain cioè “tuono sulla montagna.” Molte culture e religioni associano al tuono l’idea di potenza della natura e manifestazione del divino. Talvolta nell’Antico Testamento Dio si fa “annunciare” da tuoni e lampi e lo stesso Cristo dice d’essere venuto “a portare il fuoco sulla terra” (Matteo 12,49). Dylan gioca spesso con simboli religiosi.. in Shelter from the storm (1975) afferma che una donna gli tolse la crown of thorns, corona di spine e che In a little hilltop village they gambled for my clothes, in un piccolo villaggio in cima a una collina si giocarono i suoi vestiti. Chiari i riferimenti alla Passione e Morte di Cristo.
Ai tempi della Rolling Thunder Revue (metà anni ’70) un giornalista chiese al Bob. “Perché Rolling Thunder Revue?” Lui narrò che un giorno stava pensando al nome da dare al tour quando sentì un tuono perciò, disse: “Tuono che rotola, mi sembrò il nome giusto.” Il giornalista osservò che quello nel linguaggio dei pellerossa significava la verità che parla. Ma forse Dylan lo sapeva già…
Bene, fin dall'inizio tutta la canzone è una successione di immagini concrete e visionarie: si nomina the art of love, l’arte dell’amore; cenno all’Ars amandi di Ovidio?
Il protagonista vuol riconquistare la sua donna; ma pensa alla giovane e bella Alicia Keys. Vorrebbe “reclutare” il suo “esercito negli orfanotrofi”, I’ll recruit my army from the orphanages ma dice d’essere andato “alla chiesa di St. Herman e d’aver pronunciato i voti”, I been to St. Herman’s church and I’ve said my vows; poi annuncia disinvolto che ha “succhiato il latte di un migliaio di mucche”, I’ve sucked the milk of a thousand cows: rima irriverente tra vows, voti e cows, mucche.
Intanto il tuono continua a rotolare mentre la gente fugge in massa: sta per scatenarsi una tempesta, un attacco terroristico, un’ondata di follia collettiva o che altro? Dylan, divertito e sarcastico, non risponde; già in Jokerman (1983) cantava you don’t show any response. Al Bob piace raccontare delle storie, non offrire risposte o responsi.

domenica 1 marzo 2009

Venerdì sulla spiaggia


2 giorni fa, verso le 17.30 camminavo con mia figlia sulla spiaggia; c’era un bel sole tiepido, in cielo poche nuvole e non un filo di vento. Non uno.
Era tutto (non solo il clima) molto placido.
Non avevamo una meta precisa, io e la mia bambina… ma non importava.
Parlavamo di futuri castelli di sabbia e d’altri progetti estivi.
C’era molto silenzio.
La sabbia era della compattezza ideale, per una passeggiata.
Sembrava una giornata di primavera.
Per fortuna!
Perché quest’anno il freddo e l’umido mi hanno proprio distrutto. Quest’anno ho davvero odiato l’inverno.
Ad un certo punto ho guardato alle mie spalle; all’orizzonte, il sole era ancora alto.
Non vedevo le rovine dell’antica villa romana, ma non aveva nessuna importanza.
Ho pensato che un giorno il sole scenderà e si spegnerà sotto il “mio” orizzonte.
Ho immaginato il mio incontro con sorella Morte come una lunga e tranquilla passeggiata su una spiaggia lontana da questo mondo, mentre io andrò senza rimpianti verso un promontorio su cui splenderà un sole ancora alto… e che scenderà lentamente, ad ogni mio passo.
Eppure questo pensiero non mi ha reso triste; neanche felice, sia chiaro, ma sono rimasto tranquillo nella consapevolezza di una realtà che per ora, non esiste.
Abbiamo continuato a passeggiare, io e la mia bambina. E’ stata davvero una bella passeggiata.